Ich bin
dagegen!
Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è
frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non mi appartengono
purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto raccontato in queste
pagine.
Livello dieci: Game over
[In fondo mi stava simpatica]
****
Tom allungò le braccia verso il soffitto e inarcò leggermente la
schiena, cercando contemporaneamente di alzarsi dal comodissimo divano su cui
era seduto.
Il campanello trillò di nuovo.
Arrivo, cazzo, arrivo…
Si infilò malamente le
ciabatte, andando a sbattere contro lo spigolo del divano e rischiando di
cadere a terra. Fu solo lo spirito di sopravvivenza a salvarlo e a fargli
afferrare la maniglia della porta, letteralmente,
al volo.
Con ancora sulle labbra parole
decisamente poco elitarie, spalancò la porta di casa.
… quello che vide lo lasciò
letteralmente spiazzato.
Liza.
Tom era sicuro di avere la faccia e l’aspetto da idiota, ma… nulla.
Sembrava che tutti gli stimoli del suo cervello se ne fossero andati di colpo.
Ed era sicuro che, se Bill fosse stato lì, gli
avrebbe detto, con quella sua risatina un po’ scema, che lui, un cervello, non
ce lo aveva mai avuto.
Ah. Ah.
Comunque…
… se ne stava lì, impalato e
con gli occhi a pesce, a cercare qualcosa da dire o da fare.
A toglierlo dall’imbarazzo e a
spezzare l’incantesimo immobilizzante fu la strega cattiva. “Ciao, Tom…” gli disse con un sorriso a trenta e passa denti.
Ciao Tom…
… sì, come se fosse normale
ritrovarsi la pseudo-ragazza di tuo fratello sulla
porta di casa… quando tuo fratello non c’è!
“C-ciao”
balbettò incerto.
Doveva farla entrare? Doveva
farla accomodare sul divano? Offrirle un caffè? Un the?
Dei biscotti? Oppure doveva rispedirla da dove era venuta, urlandole che Bill non era in casa?
Fu di nuovo lei a dissipare i
suoi dubbi. “Posso entrare?”
Tom si fece da parte, senza dire una parola. Il criceto all’interno
del suo cervello stava trottando a mille sulla sua ruota. Solo che non stava
producendo molta materia griga.
Cosa doveva fare?
“Bill…
Bill non è in casa…”
Liza si girò a guardarlo, mentre si toglieva la giacca e l’appoggiava
allo schienale del divano. “Lo so… non sono qui per lui… sono qui per te…”
…
COSA?
Oddio. Eccola. Eccola la
rivelazione.
Eccola cazzo.
E chi la spiegava a Bill? Come poteva guardare di nuovo suo fratello negli
occhi dopo quello?
Come gli avrebbe spiegato che…
beh, la sua ragazza si era rivelata palesemente la stronza
che lui aveva sempre sospettato e ci aveva provato con lui?
Non poteva.
E la stronza
si era pure tolta la giacca!
Cosa sperava, di ammaliarlo
con le tette che non aveva?
Ah, illusa. Lui era abituato a
ben altro… mica si accontentava di una così.
“Tom?
Tutto bene?”
Sbattè gli occhi un paio di volte prima di accorgersi che era rimasto
fisso a guardarla per tutto quel tempo.
No, non va per niente tutto bene…
“Certo…” le disse sorridendo.
Adesso ti colgo in fallo, mia cara… la prima manina appoggiata sul
mio ginocchio e giuro che la mia ira si scaglierà su di te…
“Non ti dispiace, vero, se
parliamo un po’…”
Seh… parlare…
“Certo che no… accomodati
pure…” le disse indicando il divano.
Liza si sedette sul divano. Tom sospirò e
cercò di mantenere il sangue freddo, per quanto la situazione fosse possibile.
“Forse ti starai
chiedendo perché sono qui, dato che Bill non c’è…” oh no, baby, lo so bene… “… e ti giuro
che è abbastanza difficile fare tutto questo…” eh, fare le corna è sempre complesso, vero? “… ma non posso
continuare così…” … oddio, ti ho
intrigato fino a questo punto?
Tom annuì, poco partecipe a ciò che Liza
gli stava realmente dicendo.
“… mi segui?” domandò la
ragazza inclinando leggermente la testa di lato.
Certo che ti seguo, stronza che non sei
altro… sto aspettando il momento buono per mandarti via a calci…
“Credo di sì…” le rispose
sorridendole ammiccante, come se potesse farla cedere più velocemente in quel
modo.
Ma la reazione della ragazza
fu diversa dalle previsioni di Tom.
Liza si irrigidì e lo sguardo cambiò leggermente. “… io credo di no…”
mormorò seria “… pensi che io ci stia provando con te?” domandò a bruciapelo
guardando Tom negli occhi.
E lui si rese conto che, forse
–forse eh!-, tutto quello che si era
immaginato non corrispondeva alla realtà.
“No?” domandò titubante.
Liza sgranò gli occhi e Tom giurò di leggerci
una sorta di disprezzo al loro interno. “Certo che no! Oddio… oddio non posso
credere che tu abbia pensato ad una cosa del genere! Mi credi così stronza?”
Tom aprì la bocca, piccato e punto sul vivo. “Beh… beh ma sei tu che
sei piombata qui… e Bill non c’è… e pretendi di
parlare con me! Cosa dovrei pensare?”
Liza alzò gli occhi al cielo. “A quello che ho detto, appunto… che
voglio parlare con te…”
Tom serrò le labbra e incrociò le braccia sul petto. “Sì… dicono
tutte così, poi però uno si ritrova le mani ovunque…”
“… quello non sei tu?”
Tom sbuffò, ancora più infastidito. “Questo non c’entra…” le lanciò
un’occhiata di traverso “… e comunque sentiamo, perché volevi parlarmi?” le
disse, ritrovando all’improvviso tutto il suo astio.
Liza lo guardò per un lungo istante. Quasi a voler soppesare i suoi
pensieri. O le sue parole. “Non capisco come una persona come Bill possa avere un fratello tanto stronzo…”
… e io non capisco come una persona come Bill
possa avere una ragazza tanto stronza… siamo pari…
“… non so se ti meriti le mie
parole… ma Bill di sicuro sì…” concluse Liza, con un tono amaro che Tom non
le aveva mai sentito.
Osservò la figura minuta della
ragazza accanto a lui. E all’improvviso tutta la forza e determinazione che
aveva dimostrato poco prima sembrò scemare. Per la prima volta Tom la vide fragile.
Per la prima volta la vide più
debole di lui.
“… ho deciso di lasciare Bill…” mormorò Liza, cercando di
nascondere il tremore della voce e la fatica che stava facendo.
Tom ci mise qualche secondo a capire le sue parole.
“Cosa?” sussurrò con un filo
di voce.
Liza si girò a guardarlo. “Hai capito bene… ho deciso di lasciare Bill…”
E Tom
realmente non capì. Perché gli bastò guardarla negli occhi per capire che
mollare suo fratello era l’ultimo suo desiderio in quel momento. Perché gli
bastò guardare in quegli occhi leggermente lucidi per capire che Liza, nonostante tutto, ci teneva a Bill.
“Perché?” riuscì a dire.
Liza lo guardò negli occhi, morsicandosi il labbro inferiore e
torturando con le dita di una mano il bordo della sua maglietta. “Perché è
giusto così… perché… non potrei mai essere all’altezza, non potrei mai essere
al primo posto…”
Tom scosse la testa. “Non… non credo di capire… a te piace Bill…”
Non era una domanda. In quel
momento, guardandola in quello stato, Tom capì che
sì, effettivamente, a Liza, Bill,
piaceva sul serio.
“Certo che mi piace! Bill è… voglio dire, è Bill no?
Se lo lasci entrare nella tua vita e se lui ti lascia entrare nella sua… è
praticamente impossibile non rimanerne affascinati…”
Tom sorrise leggermente. Lo sapeva. L’aveva sempre saputo.
Era da una vita intera che era
rimasto affascinato da Bill.
“… ma non voglio illudermi… e
non voglio portare avanti qualcosa che non farà bene né a me né a lui…”
concluse, abbassando lo sguardo.
Tom sospirò, passandosi una mano sul viso. “Sì, ma non capisco…
perché lo dici a me? e perché vuoi lasciarlo se ti piace così tanto?”
“Perché, per quanto lui si
possa affezionare a me… per quanto possa arrivare, magari un giorno, ad amarmi…
io non sarò mai il centro completo dei suoi pensieri. Non capisci? Non voglio
essere ipocrita… non voglio essere la numero due. Non voglio venire sempre ‘dopo di...’”
Tom alzò un sopracciglio. “Parli della musica?”
Liza lo guardò, stranita. “Parlo di te…”
Tom balzò in piedi con uno scatto improvviso. “Oddio! Cioè… tu lasci Bill per colpa mia? Per quello che ho fatto? Per come mi
sono comporta-”
Liza scosse la testa, interrompendolo. “No, Tom…
lascio Bill perché tu verrai sempre al primo posto.
In ogni nostra uscita, in ogni nostra cena, pranzo, passeggiata… c’eri sempre
tu, tra noi. Eri sempre nei suoi pensieri. Sempre. Non fa che parlare di te, Tom… e, lo so, che potrebbe essere brutto trovarmi in mezzo
a un legame così forte… ma credimi se ti dico che non ho mai avuto speranze. Tu
sei e sarai sempre al primo posto. Io no.”
Tom si lasciò cadere sul divano. Si sentiva come se tutte le forze lo
avessero abbandonato all’improvviso. E la testa gli girava a ritmi troppo
frenetici per riuscire a seguirla in modo decente.
“Io non…” cercò di dire, ma si
fermò.
Non sapeva realmente cosa
fare.
Cosa bisognava dire in quelle
situazioni?
“So che hai sempre pensato che
io volessi portarti via Bill… ma non è così… Bill mi piace sul serio… solo che voglio avere un ragazzo
che mi consideri la persona più importante. E con Bill
questo non potrà mai accadere…”
Tom chiuse gli occhi. Sentiva così tante emozioni e sentimenti
diversi dentro di sé che… non sapeva più chi ascoltare delle varie voci che
urlavano dentro di lui.
Da una parte era felice.
Sì.
Felice.
Perché… Bill
era di nuovo suo. Niente più Liza. Niente più
condivisione. Bill era di nuovo solo e solamente suo.
… stronzo egoista che non sei altro…
Ma dall’altra… si immaginò il
viso di Bill. e la sua espressione ferita.
Bill era veramente interessato a Liza.
E…
“Mi dispiace…” mormorò.
Liza ridacchiò piano. “Non è vero, e lo sai…”
Tom riaprì gli occhi e le sorrise leggermente. “Forse no…”
La ragazza lo guardò negli
occhi e annuì. “Io ora devo andare… dovrò chiamare Bill
e… beh, credo di dovergli dare un appuntamento… credo che… beh…” sospirò “devo
andare”.
Liza afferrò la propria giacca e si alzò in piedi. “Volevo dirlo prima
a te, perché così non penserai che io sia una stronza…”
“Non l’ho mai pensato!” ribattè lui.
… stronzo egoista e pure ipocrita…
Liza fece finta di non averlo sentito e si diresse alla porta.
“Prenditi cura di lui… per favore…”
Tom sentì le guance infiammarsi. “Certo…” borbottò imbarazzato “…
l’ho sempre fatto…” concluse, avvicinandosi a lei.
La ragazza gli diede una pacca
sulla spalla e aprì la porta, iniziando a camminare lungo il vialetto.
Tom appoggiò una mano contro lo stipite della porta. “Sai una cosa?”
la richiamò. E quando la vide voltarsi, con i capelli rossi illuminati dal sole
e gli occhi chiari appena socchiusi, riuscì addirittura a classificarla come
‘carina’.
… in fondo aveva sbagliato
tutto con lei. Ma proprio tutto.
“Cosa?”
“… che in questo momento mi
sei quasi simpatica…”
Liza alzò un sopracciglio. “La sai un’altra cosa?” rispose “Tu non mi
sei mai piaciuto, invece… troppo sicuro di te, troppo convinto di essere nel
giusto…” si portò una ciocca di capelli dietro l’orecchio e abbassò lo sguardo
“… anche se, te ne do atto… in questo caso avevi ragione tu… Bill è tuo…”
Tom aprì la bocca per rispondere…
… ma Liza
era già arrivata al cancellino. E lui non aveva voglia di richiamarla di nuovo.
Anche perché, non avrebbe
saputo cosa dirle.
Richiuse la porta di casa e ci
si appoggiò contro.
Aveva un’unica cosa da fare.
Una sola.
Altrimenti il suo cervello
sarebbe veramente esploso.
Sì.
Gli serviva il telefono.
*
Sospirò e chiuse gli occhi.
Uno squillo.
Due squilli.
Tre squilli.
Oh cazzo…
Il tempo che passava gli
faceva venire solo più dubbi. E incertezze. E… beh, un altro paio di stronzate del genere, ecco.
“Prontoooooooh?”
la voce squillante lo riportò prepotentemente alla realtà.
“Ehm... ciao!... sono Tom...” balbettò con
voce insicura. Dio! Quanto si odiava quando faceva così!
“Tom
chi?” domandò la vocetta dall’altra parte della cornetta.
Come ‘Tom
chi?’. No, ma, cioè… era veramente possibile che lei, LEI! - Mica la prima persona che passava per la strada, cazzo! -, non sapesse riconoscerlo?
“…tuo cugino, forse?” ribettè piccato.
“…Tom
Kaulitz?” sussurrò. E Tom potè immaginarla mentre, rinchiusa nella cara e adorabile
casetta rustica, cercava di realizzare che sì, suo cugino Tom
Kaulitz, chitarrista e amateur dei Tokio Hotel, la
stesse effettivamente chiamando al telefono.
“Hai molti cugini che si chiamano Tom?”
domandò sbuffando. “Comunque sì, sono io...” concluse, mentre cercava di
agguantare un pacchetto di patatine dalla credenza della cucina.
“Oddio oddio oddio…
non respiro… aspetta un secondo” gli mormorò con un filo di voce. Tom sentì una sorta di ‘tumpf’
seguito da un rumore non identificato e poi un urlo disumano provenire da
molto, molto lontano. “ODDIOODDIOODDIOTOMKAULITMIHACHIAMATOALCELL”
Tom sgranò gli occhi, allibito. Ma quella non era
normale! E probabilmente suo fratello era la dimostrazione che c’era un qualche
collegamento tra le due famiglie. Stesso cervello bacato, in fondo.
Tom sentì nuovamente il rumore non identificato e si aspettò la voce
di suo cugina da un momento all’altro. “… ahem… sì?
Ciao Tom, come va?” riprese a parlare con il fiatone.
Tom fu seriamente tentato di sbattere giù il telefono e mangiarsi in
santa pace la sue patatine. Perché aveva avuto quella brillante idea?
“… ehm io… sì, tutto ok…” mormorò,
portandosi alla bocca una manciata di patatine.
Tutto ok? Se è tutto ok
non chiami la tua cazzo di cugina di quinto grado…
no?
Scosse la testa, come infastidito. “È
tutto a posto lì da te?” domandò, cercando di risultare seriamente interessato.
In realtà non gliene fregava niente…
ma… beh… doveva fare conversazione, no?
Cioè…
… perché l’aveva chiamata?
Tom chiuse gli occhi. Di certo non gliene fregava nulla dei suoi due
cugini pazzi… forse aveva una simpatia per Hanneke,
ma…
“Sì, tutto come al solito… Helmut continua ad odiare il mondo intero, mentre Heilko continua a vivere nel mondo dell'ignoranza…”
“Oh perfetto…” ridacchiò leggermente “… anche qui tutto come al
solito…” ah, sul serio? Aveva le mani
così sudate e appiccicaticce che la cornetta gli scivolava quasi dalla mano… “…
sì, tutto ok…” proseguì “… più o meno” aggiunse in un
sussurro che sperò passasse inosservato.
… ma ovviamente non fu così.
“È successo qualcosa?” domandò
allarmata sua cugina.
Ma no… non è mica successo niente…
… mi sento un po’ stronzo…
… che lancerei quasi un urlo di pura gioia… solo per due secondi, poi tornerei triste….
“Uh no no,
figurati… non è successo granché… no…” rispose subito.
Sospirò.
Come non era successo niente? Era sì
successo qualcosa… l’aveva chiamata apposta!
… o no?
“Allora perché mi hai chiamato?”
domando prontamente Hanneke, come se avesse sentito
in qualche modo i suoi pensieri.
No, ma, in questa cazzo di famiglia c’è
qualcuno che non sa leggere i miei fottuti pensieri?
Oltre a Bill, adesso ci si mette pure questa?
Hanneke non gli diede il tempo di rispondere. “ODDIO! È SUCCESSO QUALCOSA
A BILL?” gridò allarmata. Tom dovette staccarsi il
telefono dall’orecchio per un momento, talmente l’urlo risuonò forte nel suo
cervello.
Dio! Ogni secondo che passava trovava
sempre più somiglianze tra quella e Bill!
Anche le urla isteriche erano
identiche!
“Uh no! Bill
sta benone, sì…” si affrettò a rispondere “Oh beh,
oddio… in questo momento forse starà piangendo o urlando o scappando, macomunquenonènulladiimportante…”
…
“COMENONENULLAD'IMPORTANTE?E'TUOGEMELLO!E'TUODIRITTOANDAREDALUIECONSOLARLOEDABBRACCIARLOECOCCOLARLOESUSSURARGLIPAROLEDOLCI!!”
Tom si trattenne dallo scaraventare la cornetta dall’altra parte
della stanza.
Quella era addirittura peggio
di Bill!
Lanciò il pacchetto di
patatine sul tavolino del salotto, si sedette sul divano, afferrò con decisione
il telefono e se lo portò all’orecchio. “Hanneke!”
esclamò “credo che entrambi abbiamo bisogno di una calmata!”
Tom chiuse gli occhi e si impose di respirare a fondo. Dall’altra
parte della cornetta sentì sua cugina fare lo stesso.
… ok.
Potevano farcela…
Poteva farcela…
… “ARGHHHHH!!!” ringhiò,
stringendo convulsamente il telefono nella mano destra “Devo dirlo a qualcuno!
Altrimenti impazzisco… so che impazzirò lo so, dannazione!” disse tutto d’un
fiato. “Liza è stata qui” si interruppe per prendere
un respiro profondo “… con me…” aggiunse “… e Bill
non c’era…”
Tom sentì Hanneke trattenere il fiato per
un istante. “No” esalò come un sospiro “quella troia… puttana… zoccola… LO
SAPEVO CHE ERA UNA STRONZA!” urlò nuovamente –e di nuovo, Tom
fu costretto a staccare l’apparecchio dal suo corpo, come se le onde sonore
potessero nuocerlo anche fisicamente oltre che
mentalmente-. “HAUSATOBILLPERARRIVAREATE!”
Tom si massaggiò una tempia. Era troppo chiedere un volume di
conversazione quanto meno accettabile dalla norma europea?
Cazzo, quello era inquinamento acustico! Altro che concerti!
“… ma tu non ci sei cascato,
vero? L’hai mandata a quel paese!” concluse Hanneke.
“Scherzi?” sbottò “… è il
primo momento in cui l’ho seriamente amata!”
Hanneke trattenne sonoramente il fiato. “Uh… Tom!
non ti facevo così stronzo… mi sa che toglierò il tuo
megaposter dalla porta del bagno…”
Tom sgranò gli occhi. “Ma perché? Non ho fatto niente!...”
“…ma se hai detto che Liza è stata da te…”
“… ma voleva solo parlare con
me!”
La ragazza sembrò riflettere
per un istante. “Parlare? Solo quello?”
Tom annuì. “Doveva dirmi… ecco… una cosa… ma ti giuro che abbiamo
solo parlato!” e nel pronunciare l’ultima frase si mise la mano sul cuore,
nonostante Hanneke non potesse vederlo.
“Certo che però pure lei è
stupida eh…” mormorò la ragazza in risposta “… Comunque! Di cosa voleva
parlarti?”
Tom sospirò.
Alla fine doveva farlo. doveva
dirlo.
Doveva.
Oh, dannazione…
“Vuole lasciare Bill…”
“COSA?!” esclamò la ragazza in
risposta. Tom non riuscì a staccare in tempo la
cornetta dall’orecchio.
“Vuole mollarlo! Piantarlo!
Dargli un due di picche… insomma stop, basta, chiuso! Capito?”
“… ma perché?” domandò confusa
“Cioè… come fa una persona a voler mollare Bill?
insomma lui… lui è Bill!”
Lo sapeva che lui era Bill. Lo sapeva. Fin troppo bene.
Dannazione, dannazione,
dannazione. Come glielo diceva adesso?
Non era qualcosa di normale,
no? Non era…
… non era.
Oh merda…
“Perché è scema…” si ritrovò a
dire “… Bill non dovrebbe mai essere mollato, no? È…
è ingiusto! E io so che poi lui ci soffrirà e…” sospirò, chiudendo gli occhi.
certo che era ingiusto. E certo che Bill avrebbe
sofferto, ma… “… oh, ok… sono felice…” respirò a
fondo “L’HA MOLLATO, CAPISCI??” gridò balzando in piedi “e sì, mi dispiace per
lui… perché soffrirà e allora tornerò ad odiarla, ma…”
Tom si risedette sul divano e sospirò di nuovo.
Che diavolo di discorso stava
facendo?
Si perdeva lui stesso nei
meandri delle parole…
Dio, stava realmente
impazzendo.
“… capito?” concluse in un
soffio.
“Sì… e ti giuro che ne sono felice,
ma vorrei sapere PERCHE’…”
“… perché sì!” sbottò
infastidito “…aquantopareBillnonledavaabbastanzaattenzioni…
ma che stupidaggine, ti pare?” Tom si sforzò di
ridere. Uscì qualcosa di più simile ad un rantolo che ad una risata vera e
propria.
“Ma io avevo capito che
passavano insieme un sacco di tempo, come faceva a non darle abbastanza
attenzioni?”
“MACHENESOIO!” gridò, mentre
sentiva le guance infiammarsi.
Dio, non lo stava veramente
dicendo, vero? Non era lui quello che stava confidando… beh… tutto… a lei…
… non era lui! non poteva!
Lui aveva una dignità… qualcosa.
Oddio, oddio, oddio…
“Ha detto che a volte parlava
d’altro…” sussurrò.
“Tom,
sento che c’è dell’altro…”
“Senti male!” Si affrettò a
rispondere “assolutamente…”
“Di cosa parlava?”
Tom scosse la testa. No. NO!
Quella era la domanda sbagliata!
“… non c’è nulla… sul serio…
non è nulla…”
Hanneke dall’altra parte della cornetta sospirò. “Tom,
non riesco a seguirti. Fammi capire, Liza ha mollato Bill perché lui parlava d’altro… ma di cosa? Di smalti? Di
lacca per capelli?”
“NO!”
Ok tutto, ma non voleva realmente essere paragonato ad uno smalto o
alla lacca.
“… parlava di una persona…”
sussurrò infine, affranto.
“ah… aaah…
AAAAAAAAAAH! Ora ho capito! PARLAVA DI TE!”
Se Tom non fosse stato seduto comodamente sul divano,
probabilmente si sarebbe ritrovato col sedere spiaccicato sul pavimento per lo
stupore.
Come… com’era possibile?
“Come fai a saperlo?” domandò
con voce flebile.
Hanneke ridacchiò. “Tom, sarò sorella di Helmut e avrò soltanto 15 anni, ma sono una fangirl e certe cose le noto…”
Tom si passò una mano sul viso. “Non nominarmi le fangirl!”
ci mancavano giusto loro all’appello per completare il quadro delle assurdità
in quella storia… “… comunque… beh, l’ha mollato perchè parlava di me…”
ridacchiò nervosamente “… ti pare possibile?”
“Ovvio, è del tutto normale…”
Tom strinse con forza la cornetta del telefono. “Ma non è vero! Cazzo… non capisci? NON E’ NORMALE! In una storia normale
LEI non molla LUI a causa di SUO FRATELLO!”
“In una storia normale di
solito i due non sono gemelli strettamente legati da sempre e per sempre…”
asserì di rimando Hanneke con convinzione.
“Il fatto di essere gemelli
non c’entra nulla! Mica siamo legati per quello!” borbottò “… e comunque non è
normale IN NESSUN CASO!”
Hanneke sospirò. “Tom…” e lui riconobbe il tono
usato dalle ragazze quando devono dirti qualcosa di ovvio per il mondo, tranne
che per te “… se ti dico ‘non riusciremmo a vivere divisi’,
‘se uno morisse l’altro lo seguirebbe’, ‘siamo anime gemelle’… a cosa pensi?”
“A me e Bill,
ovvio!” rispose senza pensarci un istante. “… beh ma…” gli occhi di Tom si sgranarono leggermente “ma non in QUEL senso!”
…
“… no?” concluse in un
sussurro appena udibile.
“Tom,
è praticamente impossibile dire che tra voi due ci sia solo amore fraterno…
basta vedere le vostre interviste, o le canzoni scritte da Bill…
e poi lo diceva pure Platone! L’ho letto in una fanfiction!”
Tom strinse gli occhi in due fessure. Di tutte le… stronzate –perché lo erano, no? Insomma… che assurdità!
Ovvio che erano stronzate…- che aveva sentito, quella
era la migliore. “Adesso vuoi venirmi a dire che tra me e Bill
non c’è solo amore fraterno perché l’hai letto in una cazzo
di fanfiction? Qui stiamo parlando della mia vita!”
disse agitato “REALE!”
“Ok,
ho capito, ma… tu e Bill siete gemelli, vero?”
“Certo…”
“E non siete eterozigoti”
“Ovvio che no…”
“Siete omozigoti”
“Lo sanno tutti…”
“Ecco… non so se quando avete
smesso di frequentare la scuola l’avevate già studiato a biologia, ma i gemelli
omozigoti nascono quando una zigote si divide in due… quindi siete due metà
della stessa cosa…”
Tom sbuffò. “Ma cosa c’entra?”
“Qui non si tratta di fanfiction… si tratta di scienza!”
“Con la scienza mi ci pulisco
il culo!” borbottò. Sentiva che si stava agitando
troppo. Troppo! E per qualcosa che… per qualcosa che non esisteva. “Io non
voglio nessun tipo di strano amore con Bill… perché…
no… giusto?” domandò dubbioso.
Non ne poteva più. Prima la
conversazione con Liza. Ora la conversazione con Hanneke. Perché tutti volevano farlo impazzire?
“Non è un amore strano.
L’amore non può essere strano perché… è amore…”
Quello lo sapeva. Sì, insomma,
in linea teorica, ovviamente.
… però. C’era sempre un però.
Ce ne’erano sempre stati. E non era sicuro di riuscire a cancellarli dalla sua
testa.
“Lo so, ma…” strizzò forte gli
occhi e si sentì ancora più strano quando percepì uno strano groppo in gola “…
non posso amare Bill… non posso… non in QUEL modo… è
mio fratello!”
“Senti, se si può odiare a
morte il sangue del tuo stesso sangue, lo si può anche amare, checché ne dicano
gli altri! Nelle antiche civiltà lo facevano spesso, ma poi la società è
diventata bigotta…”
“Beh allora voglio tornare
indietro nel tempo!” esclamò “Non ho nessuna intenzione di… di… fare cose da
non fare con Bill! Perché certe cose non si fanno con
i fratelli! Insomma… è Bill! BILL!” concluse,
sconvolto.
“Tom,
per un secondo… potresti pensare a Bill come Bill e non come tuo gemello?” chiese spazientita Hanneke.
“… forse…”
“Ecco… immagina di vivere in
una dimensione parallela. Il carattere non cambia, ma tu e Bill
non sareste imparentati… cosa proveresti?”
…
Quello era ancora peggio!
“NON VOGLIO ESSERE GAY!” gridò
impaurito.
“… puoi sempre essere bisessuale…”
rispose con noncuranza la ragazza.
“… NOOOOOO!!! Non mi piacciono gli
uomini! Mi fanno schifo!”
Ed era vero. La sola idea di… beh,
fare certe cose con un uomo lo faceva letteralmente vomitare. No. Fuori
discussione. Non era assolutamente gay!
“E Bill? Ti
piace? Ricorda che siamo nell’universo parallelo… e non guardare ciò che ha nei
pantaloni, guarda ciò che è…” lo incalzò.
Tom sospirò. “Certo che mi piace” ammise “… Bill
mi piacerebbe comunque, anche se non fosse mio fratello… cioè, è Bill, no? A prescindere da che sangue gli scorre nelle
vene… no?” non lo stava dicendo… non poteva essere lui a dire qualcosa del
genere… non poteva… vero? “… però… cazzo, non siamo
nell’universo parallelo! E Bill rimane mio fratello…
e la persona più importante della mia vita…”
“Oh, andiamo Tom!
Ti sei mai fregato di ciò che dice la gente?”
“Certo che no…” borbottò,
mordicchiandosi il labbro inferiore.
Non voleva sapere la conclusione di
quel discorso. Non la voleva sapere.
Aveva il cuore che gli batteva
all’impazzata. E il groppo in gola che faceva quasi male. E… si sentiva come se
avesse potuto scoppiare a piangere da un momento all’altro.
Stupido idiota, cerca di riprenderti…
“Allora perché te ne importa qualcosa
adesso? Sei diventato cacasotto?”
“No! Il problema non è la gente…” ah no? “… è… Bill…”
chiuse gli occhi e inghiottì a vuoto “… come faccio a guardarlo e dirgli…” ossignore, fermami… “… tu mi piaci?”
Tom si abbandonò contro il divano. La mano che reggeva il telefono
tremava da impazzire.
Aprì gli occhi di scatto, realizzando
improvvisamente il significato delle sue parole. “ODDIO! Ho appena ammesso che
mi piace Bill!”
“Beh almeno è un passo avanti… hai
ammesso che ti piace… magari prova a capire se anche lui prova qualcosa…” Hanneke si fermò un istante “… anzi no, apri gli occhi! Capiscilo,
accidenti, perché ormai lo sanno tutti! Sei tutto ciò che scorre nelle sue
vene…”
“… che c’entra?”
…
“…cioè…”
…
“…secondo te…”
…
“Lui…”
…
“…forse… e dico, FORSE…”
…
“… prova… ehm…”
…
“… qualcosa?”
…
“… per caso, eh!”
Hanneke sospirò. Sembrava distrutta. “Secondo me, e secondo centinaia di
ragazze sparse in giro per il mondo, che a differenza tua guardano e ascoltano
con occhi ed orecchie aperte… sì, prova decisamente qualcosa…”
Ok.
…
Come?
Dio.
Tom si passò una mano sugli occhi.
No.
No. No. No. E no!
Non poteva… non… non era vero!
Dio…
Erano tutti impazziti. Lui per
primo, di certo. Non poteva essere altrimenti.
Gli piaceva Bill.
Gli. Piaceva. Bill.
Cazzo.
“… Hanneke”
sussurrò. Tom quasi non riconobbe la sua stessa voce
“… grazie… ma ora… devo andare… Bill tornerà a casa
distrutto perché… beh, Liza lo starà lasciando eh… ok…” sospirò pesantemente. Aveva una paura fottuta a porre fine quella conversazione. “… ok…”
“Stagli vicino e tienimi
informata… ah Tom!”
“Dimmi…”
“… segui l’istinto e non ti
azzardare a pensare ‘forse non…’. Se vuoi fare qualcosa, fallo e basta!”
“… fallo e basta…” ripetè Tom “Grazie…”
“Di nulla…”
“Non pensavo che i cugini di
quinto grado potessero essere così in gamba…” disse con un sorriso.
Hanneke ridacchiò allegra. “Beh, non tutti i cugini di quinto grado sono
amministratrici di siti twincest!”
…
“COSA???”
*
Quando sentì il rumore della
chiave nella serratura, si irrigidì all’improvviso.
Ma doveva far finta di nulla.
Perché lui, tecnicamente, non sapeva assolutamente niente.
Bill entrò in casa con un’espressione strana sul volto. E Tom si chiese se Liza gli aveva
raccontato tutto ciò che aveva detto a lui.
“Ciao…”
Bill lo salutò con un semplice gesto del capo. Appoggiò le chiavi di
casa sul mobiletto e si diresse verso le scale.
Tom sentì lo stomaco attorcigliarsi su se stesso. “Hey, è successo qualcosa?”
Suo fratello si fermò, ma non
si girò a guardarlo. E Tom intuì perché. “Liza mi ha lasciato… ora scusa, voglio stare un po’ da
solo…”
Non aggiunse nient’altro. Non
si voltò neppure.
Ma Tom
sapeva ogni singola sfaccettatura del viso di suo fratello, anche senza averlo
realmente visto.
Aveva gli occhi lucidi, ma era
troppo orgoglioso per mostrarsi a lui in quello stato.
Di sicuro aveva anche le
guance arrossate, un po’ per lo sforzo di trattenere le lacrime, un po’ per il
dispiacere.
E poi c’erano un’altra serie
di dettagli. Dettagli che lui conosceva perfettamente.
Tom spense
Per una serie di motivi, tra
cui rientrava il fatto che… beh…
… cioè… a lui… sì…
… Dio! Non poteva vederlo
triste! Non poteva immaginarselo a piangere da solo, seduto sul letto a
stringere un cuscino e a pensare che ci doveva essere qualcosa di sbagliato in
lui.
Perché in Bill
non c’era proprio niente fuori posto.
Aprì lentamente la porta,
senza bussare. E non si stupì quando trovò suo fratello esattamente come se
l’era immaginato. Sdraiato sul letto, rannicchiato con la schiena contro il
muro e tra le braccia un cuscino. E il trucco che piano si scioglieva sotto il
passaggio delle lacrime.
“Bill…”
sussurrò, sedendosi sul letto di fianco a lui “Non piangere…”
Suo fratello non rispose. Si
limitò a strizzare gli occhi e a portarsi il cuscino a livello della faccia, in
modo da poterci sprofondare dentro con la testa.
Tom gli passò una mano sul braccio, nella speranza di calmarlo un
po’.
“Sono patetico…” mormorò Bill, senza togliere il cuscino premuto contro il suo viso.
Tom sorrise, intenerito. “No, che non lo sei… sei
semplicemente Bill… dai, vieni qui…”
E, come se Bill
non stesse aspettando altro che quelle parole, lasciò la presa sul cuscino, si
portò a sedere e si lasciò abbracciare da Tom.
E forse, Tom
lo sperò ardentemente, era vero che suo fratello non stava aspettando altro che
lui e un po’ del suo conforto. Perché il modo in cui Bill
gli intrecciò le braccia attorno al collo, il modo in cui incastrò la testa
nell’incavo della sua spalla, il modo in cui si lasciò abbracciare e stringere
e accarezzare… sembrava troppo giusto per non essere semplicemente l’unica cosa
adatta a quel momento.
“Ha detto che non le dedico
abbastanza attenzioni…” sussurrò Bill, senza
spostarsi da quel luogo accogliente “… e io dico… cosa voleva? Che cos’ho
sbagliato, Tomi? Ho passato tutto questo mese di vacanza con lei… non ho fatto
altro che uscire con Liza perché… perché sapevo che
poi saremmo dovuto ripartire… e non
avrei potuto trascorrere così tanto tempo con lei e… e lei mi dice quelle
cose…”
Tom lo strinse un po’ di più. E si sentì un po’ male al pensiero che
era solo colpa sua. Che alla fin fine era a causa sua se Liza
l’aveva lasciato e che…
… che a lui piaceva
maledettamente. Che gli era sempre piaciuto. Come un fratello e forse anche di
più. Che proprio non riusciva a staccarsi da quella cosa che li aveva sempre tenuti legati insieme. E che forse era
ingiusto ritrovarsi in parte ad essere felice per quella situazione. Perché un
fratello normale non si sarebbe mai comportato così, ma…
… Tom
lo strinse forte, cercando di buttare fuori a calci i pensieri dalla sua testa.
Bill, mi piaci…
Mi piaci.
Tanto.
Proprio tantissimo.
E l’unico patetico tra i due sono io…
“Grazie Tomi…” mormorò di
nuovo Bill, staccandosi leggermente da lui “… ti ho
anche sporcato la maglietta” disse, sfiorando con le dita il tessuto sporco di
trucco.
“Non importa.”
E non importava veramente.
L’unica cosa che veramente contava era il fatto che Bill
non stesse più piangendo.
Il resto passava
automaticamente in secondo piano.
Bill si passò una mano sugli occhi e sulle guance, cercando di
sistemare il pessimo stato del suo trucco e riuscendo solo a peggiorare la
situazione. “Uff… sul serio sai…” disse tra un
sospiro e l’altro “… non riesco proprio a capire perché… cos’ho fatto di
sbagliato?”
Tom scosse la testa. “Niente, Bill…”
“Se non avessi fatto niente,
non mi avrebbe lasciato…” mormorò cupo.
E Tom
non se la sentì di dargli torto.
Forse perché, in effetti, non
stava affatto sbagliando.
Solo che…
… che certe cose non è che avessero
proprio una spiegazione razionale. Se tutto fosse stato scientificamente
dimostrabile… beh, prima di tutto lui, di certo, non si sarebbe mai arrischiato
di andare a dichiarare a sua cugina quindicenne che gli piaceva suo fratello. In
un modo tutt’altro che normale.
E poi… e poi, di sicuro, suo
fratello non avrebbe mai tentato di sfidare la gravità con i suoi capelli. O le
normali leggi della distinzione uomo-donna con un french
a prova di sbavatura.
Insomma. Nel mondo c’erano una
serie di cose che… erano. E basta.
Lui e Bill
rientravano in quella categoria.
Non c’era realmente un perché.
Non era razionale l’impulso di
voler stringere tuo fratello. E neppure l’impulso di baciarlo. E di… e di…
… Dio.
No. Forse, era anche
sbagliato.
Ma erano, appunto, quelle cose
senza un perché.
Erano.
“Bill,
sul serio, non devi pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato…”
Suo fratello si sedette
accanto a lui e Tom sentì la sua spalla contro la
propria. “Beh ma una spiegazione ci deve essere… non può… non può aver deciso
che, da un giorno all’altro, non gli piaccio più…”
“Ma tu gli piaci!”
Bill si girò a guardarlo, perplesso. “E come fai a saperlo?”
… beh, vedi… Liza è stata qui… e in
effetti mi ha rivelato che la causa di tutto sono io… e poi ho pensato bene di
andare a spiattellare tutto ad Hanneke. Sì. Proprio
lei, nostra cugina… ah! La vuoi sapere la cosa super comica? Gestisce un sito twincest. Ah beh, poi per ultima cosa, sì, Bill, in questo momento vorrei baciarti…
“Perché si vedeva…” mormorò,
con le gote arrossate, nella speranza di essere abbastanza convincente. “Sono
sicuro che… sono sicuro che non ti ha preso in giro…”
Bill scosse la testa. “Non lo so, Tomi… vorrei realmente… vorrei
realmente avere una soluzione perché… l’avevo appena trovata! Erano due anni
che provavo a farmi piacere qualcuna, due anni… e adesso che finalmente avevo
trovato una ragazza a dir poco adorabile… perché?”
“Non lo so…”
Ma Bill
non lo fece parlare. “Insomma, non posso essere veramente così sfortunato da
non riuscire a trovare uno straccio di nessuno! Cosa c’è che non va in me?”
“Niente, Bill…”
“… sono i capelli? Sono troppo
appariscenti? Pensi che siano quelli? Ma non può avermi mollato per i capelli!”
continuò imperterrito suo fratello “… o forse le unghie. Troppo femminili? Ma
sono così belle… O il trucco! Forse era tutto l’insieme… non lo so…”
“Non credo, Bill…” tentò di interromperlo, invano, Tom.
“O magari è qualcosa del
carattere. Forse è vero che sono così egoista come dite… forse era quello che
intendeva con il fatto che non le ho dato abbastanza attenzioni… forse penso
solo a me… sono uno stronzo, quindi! Oddio. Oddio ci
credo che non volesse stare con me… neppure io ci vorrei stare con me!”
“BILL!” gridò Tom, riuscendo finalmente ad attirare l’attenzione di suo
fratello. “Non è per nulla del genere…”
“Invece sì…” borbottò Bill in risposta, già pronto per iniziare una nuova
lunghissima lamentela sul fatto che ci fosse qualcosa di veramente sbagliato in
lui.
“NO!” ribattè
secco Tom, interrompendo sul nascere la tiritera.
“Non c’è niente che non va in te… il motivo non è affatto questo…”
Bill sbuffò, incrociando le braccia al petto e facendo una piccola
smorfia con le labbra. “Perché tu sai qual è il motivo?”
Tom si girò a guardarlo. E deglutì. “Vuoi realmente saperlo?”
Bill inclinò leggermente la testa di lato e fissò i suoi occhi in
quelli di Tom. E annuì.
Fallo e basta… gli riecheggiò nella
testa.
E Tom,
semplicemente, lo fece.
*
Tom non riuscì veramente a distinguere la successione degli eventi.
Era venuto prima o dopo il suo sospiro, la pressione della mano di Bill sulla spalla? E lui che faceva scorrere dolcemente la
sua lingua contro le labbra di Bill era esattamente
l’attimo prima dell’abbraccio dentro cui suo fratello l’aveva inglobato,
giusto?
Non ne aveva idea.
Sapeva solo che l’aveva fatto
e lo stava facendo.
Aveva baciato Bill.
Così. Senza pensare alle
conseguenze. Come se non ci fossero.
Aveva fatto passare una mano
tra i capelli di Bill e l’aveva attirato verso di
lui. E poi aveva lasciato che accadesse.
E nel momento in cui aveva
sentito Bill schiudere le labbra, nel momento in cui
aveva sentito il suo respiro mischiato e confuso con il proprio, nel momento in
cui aveva sentito il groviglio che attanagliava il suo stomaco sciogliersi,
aveva staccato il cervello.
Da quel momento in poi,
sarebbe potuto accadere di tutto.
Lui aveva altro da fare.
Don’t disturb.
*
Quando si staccò dalle labbra
di Bill, ansimando leggermente e con gli occhi ancora
chiusi, il suo cervello tornò a funzionare a pieno ritmo.
A quanto sembrava il criceto
si era rimesso in moto alla grande. Con tutto quello che comportava.
Riaprì gli occhi e non si
stupì di trovarsi davanti un Bill decisamente
stranito. Cazzo. Era stranito pure lui!
“Ehm…” cercò di schiarirsi la
voce. Doveva dire qualcosa. Toccava a lui. Sì. Insomma, lui aveva iniziato e
lui doveva finire. Mica poteva scaricare tutto sulle spalle tutt’altro
che ben messe di suo fratello. “… ecco… questo…
è il motivo…”
Cazzo. Che spiegazione!
… sonounidiotasonounidiotasonounidiota…
Sì. Era un idiota.
Bill inarcò un sopracciglio e si staccò totalmente da lui… e Tom ebbe l’impulso di riacciuffarlo per la maglietta e di
tornare a baciarlo, magari facendolo sdraiare su quel letto, magari stringendoglisi addosso…
… magari era solo un
pervertito.
“Hai capito?” mormorò.
Bill attese qualche attimo per rispondere. Attimi in cui Tom non riuscì a non soffermarsi sulle sue labbra umide. E
il pensiero che era stato lui –lui, proprio lui- a renderle così.
“Forse…” sussurrò Bill. E Tom ebbe la certezze che,
in realtà, Bill non aveva capito quasi nulla. Ma non
poteva dargli torto. Ci stava capendo poco anche lui…
Annuì, quasi a voler
sottolineare il fatto che, beh, una qualche spiegazione lui l’aveva data, e
senza pensare, si lasciò cadere sul letto, sdraiandosi lungo disteso a guardare
il soffitto.
L’attimo dopo Bill era accanto a lui, nella sua stessa identica
posizione.
E Tom
pensò seriamente di nascondere il viso contro il petto di suo fratello, così
non sarebbe stato costretto a guardarlo in faccia di nuovo.
“Mi coccoli?”
Tom non si aspettò una richiesta del genere. In effetti, non aveva
idea di cosa aspettarsi dopo la sua performance,
ma… beh, quell’uscita no.
Era decisamente inaspettata.
Non rispose. Si limitò a far
passare un braccio attorno a Bill, in modo da
permettergli di accoccolarsi addosso a lui.
Suo fratello appoggiò la testa
sulla sua spalla e chiuse gli occhi, attendendo. E le carezze non tardarono ad
arrivare. Tom prese a coccolarlo dolcemente… e fu
strano rendersi conto che, beh, non era qualcosa di nuovo o imbarazzante.
L’aveva sempre fatto.
Aveva sempre fatto scorrere la
sua mano tra i capelli di Bill. Aveva sempre sfiorato
le braccia di suo fratello in una carezza gentile, facendo solo una leggera
pressione, come per non volerlo disturbare. Aveva sempre premuto le labbra
sulla sua fronte, sussurrando parole che neanche sapeva, semplicemente
parlandogli, perché sapeva quanto a Bill piacesse.
Era tutto come sempre.
Non c’era nulla di diverso dal
giorno prima. O da quello prima ancora. O da un mese, un anno, cinque anni
prima.
Era sempre stato così, alla
fin fine.
Lui e Bill.
Insieme.
*
In quei secondi –o minuti?
Ore? Quanto tempo era passato?- Tom pensò.
Pensò seriamente. O forse si
lasciò solo andare al tepore causato dalla vicinanza del corpo di Bill.
Comunque, gli tornarono alla
mente, come flash, come vecchi scatti fotografici, le immagini di quel
lunghissimo mese trascorso a casa.
Liza. E Suo fratello. E quella sua ostinata determinazione nel volere
che tutti andassero d’accordo.
E la propria, stupida,
stupidissima… gelosia.
Era geloso.
Sì.
… e il modo in cui aveva
odiato quei baci tra Liza e Bill.
il modo in cui nessuno sembrava capire. O forse tutti avevano capito molto
prima di lui.
… il modo in cui Hanneke era comparsa e gli aveva sputato in faccia l’amara
verità. Era un idiota a lasciar andare Bill.
… il modo in cui aveva cercato
di ripagare suo fratello con la stessa moneta con Heidi.
E la consapevolezza che si era dimostrato veramente un coglione.
… il modo in cui aveva
realizzato che tutto ciò che aveva sempre voluto era stare con Bill.
Sospirò e chiuse gli occhi,
cullato dal respiro regolare di suo fratello.
Si sentiva bene.
Veramente bene.
Si sentiva come se tutto fosse
tornato nel posto giusto.
E, in fondo, era così.
Liza aveva avuto la sua delusione d’amore… ma si sarebbe ripresa,
perché era in gamba.
Hanneke avrebbe avuto la sua storia romantica da raccontare… e sarebbe
stata soddisfatta.
Bill avrebbe avuto una spalla su cui piangere e una battuta con cui
ridere. E sarebbe stato costantemente protetto da lui.
E lui… beh… Tom aveva Bill accoccolato al
proprio fianco. E il suo respiro sul collo. E il solletico leggero delle sue
ciglia.
Tom sarebbe stato felice.
Bill era nuovamente nell’unico posto in cui sarebbe dovuto stare. Tra
le sue braccia.
Era di nuovo suo.
Il resto, per qualche altro
secondo –o minuto? Ora?-, avrebbe aspettato.
Tom appoggiò il mento sulla fronte di Bill.
E si addormentò.
FINE
(7 Ottobre – 10
Dicembre 2007)

****
Note dell’autrice: Ebbene è
finita ç_ç Sì, nel momento in cui ho messo la parola
fine a IBD, mi sono sentita un po’ di sperata, lo ammetto XD Ma… come alcuni di
voi sanno, e come forse gli altri avranno intuito dal bannerino
qui sopra (fatto da ana *.*), le avventure di questo Tom e di questo Bill non si
concludono qui. Ich Bin Dagegen termina con il capitolo 10, ma Notausstieg (per
i meno inclini al tedesco, ‘Uscita di sicurezza’)
riprenderà dove questa si interrompe. Da gennaio però XD Perché io il 26 parto
(holè <3) finalmente *_*
Bene. Dopo aver rinfrancato
gli animi (ecco perché vi dicevo di non disperare per la fine di IBD XD), passo
a ciarlare un po’.
Allora, cosa ve ne pare di
questo finale? io personalmente lo adoro, seppiatelo <3. E poi voglio sapere
chi ha pensato ad Hanneke e non ad Andreas, quando Tom compone il
numero di telefono! Forza, alzate la manina, così vi conto XD
Liza. Liza è un amore, e adesso credo che
finalmente tutti voi abbiate capito perché io apprezzi così tanto questo
personaggio… perché, come ha detto Mery: ha avuto le palle di mollare Bill. Chi l’avrebbe fatto? XD
E poi… la telefonata… *___* E’
stata, manco a dirlo, simulata da me e ana, perché ho
preteso che fosse lei ad impersonare Hanneke. <3
Posso dirvi, però, che è stata una faticaccia enorme. Vi giuro, eravamo sudate
alla fine della chattata °_° Tom
sa essere piuttosto scemo quando ci si mette ._. E si vede. Ma per fortuna
l’amore ha trionfato XD
Adesso devo passare per forza
ai ringraziamenti… uno enorme, grande come una casa e anche di più, ad ANA… perché ha tirato fuori la vena
comica da me e ha plottato per intere serate con la
sottoscritta, sottoponendosi a un tot di conversazioni simulate. GRAZIE, sul
serio.
E grazie a tutti voi, perché
avete letto e apprezzato una storia che, lo ammetto, pensavo risultasse fin
troppo banale nella sua semplicità. <3
GRAZIE DI CUORE.
Poi poi…
ç_ç sì. Ormai siamo alla fine pure di queste note
ç___ç *disperazione*. Sappiate però che non vi
libererete tanto presto di me… no, affatto. Il 25 inizierò a pubblicare il
prologo di quella che, ormai, tutti i miei contatti msn
stanno aspettando: Look Closer. Ovvero la storia che già amo alla follia e che
dovrete amare anche voi, quindi XD.
Un abbraccio enorme a tutti,
grazie per avermi sopportato fino ad ora!
Un bacio
Meg