Ich bin dagegen!

 

Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto raccontato in queste pagine.

 

Livello dieci: Game over

[In fondo mi stava simpatica]

 

****

 

Tom allungò le braccia verso il soffitto e inarcò leggermente la schiena, cercando contemporaneamente di alzarsi dal comodissimo divano su cui era seduto.

Il campanello trillò di nuovo.

Arrivo, cazzo, arrivo…

Si infilò malamente le ciabatte, andando a sbattere contro lo spigolo del divano e rischiando di cadere a terra. Fu solo lo spirito di sopravvivenza a salvarlo e a fargli afferrare la maniglia della porta, letteralmente, al volo.

Con ancora sulle labbra parole decisamente poco elitarie, spalancò la porta di casa.

… quello che vide lo lasciò letteralmente spiazzato.

Liza.

Tom era sicuro di avere la faccia e l’aspetto da idiota, ma… nulla. Sembrava che tutti gli stimoli del suo cervello se ne fossero andati di colpo. Ed era sicuro che, se Bill fosse stato lì, gli avrebbe detto, con quella sua risatina un po’ scema, che lui, un cervello, non ce lo aveva mai avuto.

Ah. Ah.

Comunque…

… se ne stava lì, impalato e con gli occhi a pesce, a cercare qualcosa da dire o da fare.

A toglierlo dall’imbarazzo e a spezzare l’incantesimo immobilizzante fu la strega cattiva. “Ciao, Tom…” gli disse con un sorriso a trenta e passa denti.

Ciao Tom

… sì, come se fosse normale ritrovarsi la pseudo-ragazza di tuo fratello sulla porta di casa… quando tuo fratello non c’è!

C-ciao” balbettò incerto.

Doveva farla entrare? Doveva farla accomodare sul divano? Offrirle un caffè? Un the? Dei biscotti? Oppure doveva rispedirla da dove era venuta, urlandole che Bill non era in casa?

Fu di nuovo lei a dissipare i suoi dubbi. “Posso entrare?”

Tom si fece da parte, senza dire una parola. Il criceto all’interno del suo cervello stava trottando a mille sulla sua ruota. Solo che non stava producendo molta materia griga.

Cosa doveva fare?

BillBill non è in casa…”

Liza si girò a guardarlo, mentre si toglieva la giacca e l’appoggiava allo schienale del divano. “Lo so… non sono qui per lui… sono qui per te…”

COSA?

Oddio. Eccola. Eccola la rivelazione.

Eccola cazzo.

E chi la spiegava a Bill? Come poteva guardare di nuovo suo fratello negli occhi dopo quello?

Come gli avrebbe spiegato che… beh, la sua ragazza si era rivelata palesemente la stronza che lui aveva sempre sospettato e ci aveva provato con lui?

Non poteva.

E la stronza si era pure tolta la giacca!

Cosa sperava, di ammaliarlo con le tette che non aveva?

Ah, illusa. Lui era abituato a ben altro… mica si accontentava di una così.

Tom? Tutto bene?”

Sbattè gli occhi un paio di volte prima di accorgersi che era rimasto fisso a guardarla per tutto quel tempo.

No, non va per niente tutto bene…

“Certo…” le disse sorridendo.

Adesso ti colgo in fallo, mia cara… la prima manina appoggiata sul mio ginocchio e giuro che la mia ira si scaglierà su di te…

“Non ti dispiace, vero, se parliamo un po’…”

Seh… parlare…

“Certo che no… accomodati pure…” le disse indicando il divano.

Liza si sedette sul divano. Tom sospirò e cercò di mantenere il sangue freddo, per quanto la situazione fosse possibile.

“Forse ti starai chiedendo perché sono qui, dato che Bill non c’è…” oh no, baby, lo so bene… “… e ti giuro che è abbastanza difficile fare tutto questo…” eh, fare le corna è sempre complesso, vero? “… ma non posso continuare così…” … oddio, ti ho intrigato fino a questo punto?

Tom annuì, poco partecipe a ciò che Liza gli stava realmente dicendo.

“… mi segui?” domandò la ragazza inclinando leggermente la testa di lato.

Certo che ti seguo, stronza che non sei altro… sto aspettando il momento buono per mandarti via a calci…

“Credo di sì…” le rispose sorridendole ammiccante, come se potesse farla cedere più velocemente in quel modo.

Ma la reazione della ragazza fu diversa dalle previsioni di Tom.

Liza si irrigidì e lo sguardo cambiò leggermente. “… io credo di no…” mormorò seria “… pensi che io ci stia provando con te?” domandò a bruciapelo guardando Tom negli occhi.

E lui si rese conto che, forse –forse eh!-, tutto quello che si era immaginato non corrispondeva alla realtà.

“No?” domandò titubante.

Liza sgranò gli occhi e Tom giurò di leggerci una sorta di disprezzo al loro interno. “Certo che no! Oddio… oddio non posso credere che tu abbia pensato ad una cosa del genere! Mi credi così stronza?”

Tom aprì la bocca, piccato e punto sul vivo. “Beh… beh ma sei tu che sei piombata qui… e Bill non c’è… e pretendi di parlare con me! Cosa dovrei pensare?”

Liza alzò gli occhi al cielo. “A quello che ho detto, appunto… che voglio parlare con te…”

Tom serrò le labbra e incrociò le braccia sul petto. “Sì… dicono tutte così, poi però uno si ritrova le mani ovunque…”

“… quello non sei tu?”

Tom sbuffò, ancora più infastidito. “Questo non c’entra…” le lanciò un’occhiata di traverso “… e comunque sentiamo, perché volevi parlarmi?” le disse, ritrovando all’improvviso tutto il suo astio.

Liza lo guardò per un lungo istante. Quasi a voler soppesare i suoi pensieri. O le sue parole. “Non capisco come una persona come Bill possa avere un fratello tanto stronzo…”

… e io non capisco come una persona come Bill possa avere una ragazza tanto stronza… siamo pari…

“… non so se ti meriti le mie parole… ma Bill di sicuro sì…” concluse Liza, con un tono amaro che Tom non le aveva mai sentito.

Osservò la figura minuta della ragazza accanto a lui. E all’improvviso tutta la forza e determinazione che aveva dimostrato poco prima sembrò scemare. Per la prima volta Tom la vide fragile.

Per la prima volta la vide più debole di lui.

“… ho deciso di lasciare Bill…” mormorò Liza, cercando di nascondere il tremore della voce e la fatica che stava facendo.

Tom ci mise qualche secondo a capire le sue parole.

“Cosa?” sussurrò con un filo di voce.

Liza si girò a guardarlo. “Hai capito bene… ho deciso di lasciare Bill…”

E Tom realmente non capì. Perché gli bastò guardarla negli occhi per capire che mollare suo fratello era l’ultimo suo desiderio in quel momento. Perché gli bastò guardare in quegli occhi leggermente lucidi per capire che Liza, nonostante tutto, ci teneva a Bill.

“Perché?” riuscì a dire.

Liza lo guardò negli occhi, morsicandosi il labbro inferiore e torturando con le dita di una mano il bordo della sua maglietta. “Perché è giusto così… perché… non potrei mai essere all’altezza, non potrei mai essere al primo posto…”

Tom scosse la testa. “Non… non credo di capire… a te piace Bill…”

Non era una domanda. In quel momento, guardandola in quello stato, Tom capì che sì, effettivamente, a Liza, Bill, piaceva sul serio.

“Certo che mi piace! Bill è… voglio dire, è Bill no? Se lo lasci entrare nella tua vita e se lui ti lascia entrare nella sua… è praticamente impossibile non rimanerne affascinati…”

Tom sorrise leggermente. Lo sapeva. L’aveva sempre saputo.

Era da una vita intera che era rimasto affascinato da Bill.

“… ma non voglio illudermi… e non voglio portare avanti qualcosa che non farà bene né a me né a lui…” concluse, abbassando lo sguardo.

Tom sospirò, passandosi una mano sul viso. “Sì, ma non capisco… perché lo dici a me? e perché vuoi lasciarlo se ti piace così tanto?”

“Perché, per quanto lui si possa affezionare a me… per quanto possa arrivare, magari un giorno, ad amarmi… io non sarò mai il centro completo dei suoi pensieri. Non capisci? Non voglio essere ipocrita… non voglio essere la numero due. Non voglio venire sempre ‘dopo di...’”

Tom alzò un sopracciglio. “Parli della musica?”

Liza lo guardò, stranita. “Parlo di te…”

Tom balzò in piedi con uno scatto improvviso. “Oddio! Cioè… tu lasci Bill per colpa mia? Per quello che ho fatto? Per come mi sono comporta-”

Liza scosse la testa, interrompendolo. “No, Tom… lascio Bill perché tu verrai sempre al primo posto. In ogni nostra uscita, in ogni nostra cena, pranzo, passeggiata… c’eri sempre tu, tra noi. Eri sempre nei suoi pensieri. Sempre. Non fa che parlare di te, Tom… e, lo so, che potrebbe essere brutto trovarmi in mezzo a un legame così forte… ma credimi se ti dico che non ho mai avuto speranze. Tu sei e sarai sempre al primo posto. Io no.”

Tom si lasciò cadere sul divano. Si sentiva come se tutte le forze lo avessero abbandonato all’improvviso. E la testa gli girava a ritmi troppo frenetici per riuscire a seguirla in modo decente.

“Io non…” cercò di dire, ma si fermò.

Non sapeva realmente cosa fare.

Cosa bisognava dire in quelle situazioni?

“So che hai sempre pensato che io volessi portarti via Bill… ma non è così… Bill mi piace sul serio… solo che voglio avere un ragazzo che mi consideri la persona più importante. E con Bill questo non potrà mai accadere…”

Tom chiuse gli occhi. Sentiva così tante emozioni e sentimenti diversi dentro di sé che… non sapeva più chi ascoltare delle varie voci che urlavano dentro di lui.

Da una parte era felice.

Sì.

Felice.

Perché… Bill era di nuovo suo. Niente più Liza. Niente più condivisione. Bill era di nuovo solo e solamente suo.

stronzo egoista che non sei altro…

Ma dall’altra… si immaginò il viso di Bill. e la sua espressione ferita.

Bill era veramente interessato a Liza.

E…

“Mi dispiace…” mormorò.

Liza ridacchiò piano. “Non è vero, e lo sai…”

Tom riaprì gli occhi e le sorrise leggermente. “Forse no…”

La ragazza lo guardò negli occhi e annuì. “Io ora devo andare… dovrò chiamare Bill e… beh, credo di dovergli dare un appuntamento… credo che… beh…” sospirò “devo andare”.

Liza afferrò la propria giacca e si alzò in piedi. “Volevo dirlo prima a te, perché così non penserai che io sia una stronza…”

“Non l’ho mai pensato!” ribattè lui.

stronzo egoista e pure ipocrita…

Liza fece finta di non averlo sentito e si diresse alla porta. “Prenditi cura di lui… per favore…”

Tom sentì le guance infiammarsi. “Certo…” borbottò imbarazzato “… l’ho sempre fatto…” concluse, avvicinandosi a lei.

La ragazza gli diede una pacca sulla spalla e aprì la porta, iniziando a camminare lungo il vialetto.

Tom appoggiò una mano contro lo stipite della porta. “Sai una cosa?” la richiamò. E quando la vide voltarsi, con i capelli rossi illuminati dal sole e gli occhi chiari appena socchiusi, riuscì addirittura a classificarla come ‘carina’.

… in fondo aveva sbagliato tutto con lei. Ma proprio tutto.

“Cosa?”

“… che in questo momento mi sei quasi simpatica…”

Liza alzò un sopracciglio. “La sai un’altra cosa?” rispose “Tu non mi sei mai piaciuto, invece… troppo sicuro di te, troppo convinto di essere nel giusto…” si portò una ciocca di capelli dietro l’orecchio e abbassò lo sguardo “… anche se, te ne do atto… in questo caso avevi ragione tu… Bill è tuo…”

Tom aprì la bocca per rispondere…

… ma Liza era già arrivata al cancellino. E lui non aveva voglia di richiamarla di nuovo.

Anche perché, non avrebbe saputo cosa dirle.

Richiuse la porta di casa e ci si appoggiò contro.

Aveva un’unica cosa da fare. Una sola.

Altrimenti il suo cervello sarebbe veramente esploso.

Sì.

Gli serviva il telefono.

 

*

 

Sospirò e chiuse gli occhi.

Uno squillo.

Due squilli.

Tre squilli.

Oh cazzo

Il tempo che passava gli faceva venire solo più dubbi. E incertezze. E… beh, un altro paio di stronzate del genere, ecco.

Prontoooooooh?” la voce squillante lo riportò prepotentemente alla realtà.

“Ehm... ciao!... sono Tom...” balbettò con voce insicura. Dio! Quanto si odiava quando faceva così!

Tom chi?” domandò la vocetta dall’altra parte della cornetta.

Come ‘Tom chi?’. No, ma, cioè… era veramente possibile che lei, LEI! - Mica la prima persona che passava per la strada, cazzo! -, non sapesse riconoscerlo?

“…tuo cugino, forse?” ribettè piccato.

“…Tom Kaulitz?” sussurrò. E Tom potè immaginarla mentre, rinchiusa nella cara e adorabile casetta rustica, cercava di realizzare che sì, suo cugino Tom Kaulitz, chitarrista e amateur dei Tokio Hotel, la stesse effettivamente chiamando al telefono.

“Hai molti cugini che si chiamano Tom?” domandò sbuffando. “Comunque sì, sono io...” concluse, mentre cercava di agguantare un pacchetto di patatine dalla credenza della cucina.

Oddio oddio oddio… non respiro… aspetta un secondo” gli mormorò con un filo di voce. Tom sentì una sorta di ‘tumpf’ seguito da un rumore non identificato e poi un urlo disumano provenire da molto, molto lontano. “ODDIOODDIOODDIOTOMKAULITMIHACHIAMATOALCELLTom sgranò gli occhi, allibito. Ma quella non era normale! E probabilmente suo fratello era la dimostrazione che c’era un qualche collegamento tra le due famiglie. Stesso cervello bacato, in fondo.

Tom sentì nuovamente il rumore non identificato e si aspettò la voce di suo cugina da un momento all’altro. “… ahem… sì? Ciao Tom, come va?” riprese a parlare con il fiatone.

Tom fu seriamente tentato di sbattere giù il telefono e mangiarsi in santa pace la sue patatine. Perché aveva avuto quella brillante idea?

“… ehm io… sì, tutto ok…” mormorò, portandosi alla bocca una manciata di patatine.

Tutto ok? Se è tutto ok non chiami la tua cazzo di cugina di quinto grado… no?

Scosse la testa, come infastidito. “È tutto a posto lì da te?” domandò, cercando di risultare seriamente interessato.

In realtà non gliene fregava niente… ma… beh… doveva fare conversazione, no?

Cioè…

… perché l’aveva chiamata?

Tom chiuse gli occhi. Di certo non gliene fregava nulla dei suoi due cugini pazzi… forse aveva una simpatia per Hanneke, ma…

“Sì, tutto come al solito… Helmut continua ad odiare il mondo intero, mentre Heilko continua a vivere nel mondo dell'ignoranza…”

“Oh perfetto…” ridacchiò leggermente “… anche qui tutto come al solito…” ah, sul serio? Aveva le mani così sudate e appiccicaticce che la cornetta gli scivolava quasi dalla mano… “… sì, tutto ok…” proseguì “… più o meno” aggiunse in un sussurro che sperò passasse inosservato.

… ma ovviamente non fu così.

“È successo qualcosa?” domandò allarmata sua cugina.

Ma no… non è mica successo niente…

… mi sento un po’ stronzo

… che lancerei quasi un urlo di pura gioia…  solo per due secondi, poi tornerei triste….

“Uh no no, figurati… non è successo granché… no…” rispose subito.

Sospirò.

Come non era successo niente? Era sì successo qualcosa… l’aveva chiamata apposta!

… o no?

“Allora perché mi hai chiamato?” domando prontamente Hanneke, come se avesse sentito in qualche modo i suoi pensieri.

No, ma, in questa cazzo di famiglia c’è qualcuno che non sa leggere i miei fottuti pensieri? Oltre a Bill, adesso ci si mette pure questa?

Hanneke non gli diede il tempo di rispondere. “ODDIO! È SUCCESSO QUALCOSA A BILL?” gridò allarmata. Tom dovette staccarsi il telefono dall’orecchio per un momento, talmente l’urlo risuonò forte nel suo cervello.

Dio! Ogni secondo che passava trovava sempre più somiglianze tra quella e Bill!

Anche le urla isteriche erano identiche!

“Uh no! Bill sta benone, sì…” si affrettò a rispondere “Oh beh, oddio… in questo momento forse starà piangendo o urlando o scappando, macomunquenonènulladiimportante…”

“COMENONENULLAD'IMPORTANTE?E'TUOGEMELLO!E'TUODIRITTOANDAREDALUIECONSOLARLOEDABBRACCIARLOECOCCOLARLOESUSSURARGLIPAROLEDOLCI!!”

Tom si trattenne dallo scaraventare la cornetta dall’altra parte della stanza.

Quella era addirittura peggio di Bill!

Lanciò il pacchetto di patatine sul tavolino del salotto, si sedette sul divano, afferrò con decisione il telefono e se lo portò all’orecchio. “Hanneke!” esclamò “credo che entrambi abbiamo bisogno di una calmata!”

Tom chiuse gli occhi e si impose di respirare a fondo. Dall’altra parte della cornetta sentì sua cugina fare lo stesso.

ok. Potevano farcela…

Poteva farcela…

… “ARGHHHHH!!!” ringhiò, stringendo convulsamente il telefono nella mano destra “Devo dirlo a qualcuno! Altrimenti impazzisco… so che impazzirò lo so, dannazione!” disse tutto d’un fiato. “Liza è stata qui” si interruppe per prendere un respiro profondo “… con me…” aggiunse “… e Bill non c’era…”

Tom sentì Hanneke trattenere il fiato per un istante. “No” esalò come un sospiro “quella troia… puttana… zoccola… LO SAPEVO CHE ERA UNA STRONZA!” urlò nuovamente –e di nuovo, Tom fu costretto a staccare l’apparecchio dal suo corpo, come se le onde sonore potessero nuocerlo anche fisicamente oltre che mentalmente-. “HAUSATOBILLPERARRIVAREATE!”

Tom si massaggiò una tempia. Era troppo chiedere un volume di conversazione quanto meno accettabile dalla norma europea?

Cazzo, quello era inquinamento acustico! Altro che concerti!

“… ma tu non ci sei cascato, vero? L’hai mandata a quel paese!” concluse Hanneke.

“Scherzi?” sbottò “… è il primo momento in cui l’ho seriamente amata!”

Hanneke trattenne sonoramente il fiato. “Uh… Tom! non ti facevo così stronzo… mi sa che toglierò il tuo megaposter dalla porta del bagno…”

Tom sgranò gli occhi. “Ma perché? Non ho fatto niente!...”

“…ma se hai detto che Liza è stata da te…”

“… ma voleva solo parlare con me!”

La ragazza sembrò riflettere per un istante. “Parlare? Solo quello?”

Tom annuì. “Doveva dirmi… ecco… una cosa… ma ti giuro che abbiamo solo parlato!” e nel pronunciare l’ultima frase si mise la mano sul cuore, nonostante Hanneke non potesse vederlo.

“Certo che però pure lei è stupida eh…” mormorò la ragazza in risposta “… Comunque! Di cosa voleva parlarti?”

Tom sospirò.

Alla fine doveva farlo. doveva dirlo.

Doveva.

Oh, dannazione…

“Vuole lasciare Bill…”

“COSA?!” esclamò la ragazza in risposta. Tom non riuscì a staccare in tempo la cornetta dall’orecchio.

“Vuole mollarlo! Piantarlo! Dargli un due di picche… insomma stop, basta, chiuso! Capito?”

“… ma perché?” domandò confusa “Cioè… come fa una persona a voler mollare Bill? insomma lui… lui è Bill!”

Lo sapeva che lui era Bill. Lo sapeva. Fin troppo bene.

Dannazione, dannazione, dannazione. Come glielo diceva adesso?

Non era qualcosa di normale, no? Non era…

… non era.

Oh merda

“Perché è scema…” si ritrovò a dire “… Bill non dovrebbe mai essere mollato, no? È… è ingiusto! E io so che poi lui ci soffrirà e…” sospirò, chiudendo gli occhi. certo che era ingiusto. E certo che Bill avrebbe sofferto, ma… “… oh, ok… sono felice…” respirò a fondo “L’HA MOLLATO, CAPISCI??” gridò balzando in piedi “e sì, mi dispiace per lui… perché soffrirà e allora tornerò ad odiarla, ma…”

Tom si risedette sul divano e sospirò di nuovo.

Che diavolo di discorso stava facendo?

Si perdeva lui stesso nei meandri delle parole…

Dio, stava realmente impazzendo.

“… capito?” concluse in un soffio.

“Sì… e ti giuro che ne sono felice, ma vorrei sapere PERCHE’…”

“… perché sì!” sbottò infastidito “…aquantopareBillnonledavaabbastanzaattenzioni… ma che stupidaggine, ti pare?” Tom si sforzò di ridere. Uscì qualcosa di più simile ad un rantolo che ad una risata vera e propria.

“Ma io avevo capito che passavano insieme un sacco di tempo, come faceva a non darle abbastanza attenzioni?”

“MACHENESOIO!” gridò, mentre sentiva le guance infiammarsi.

Dio, non lo stava veramente dicendo, vero? Non era lui quello che stava confidando… beh… tutto… a lei…

… non era lui! non poteva!

Lui aveva una dignità… qualcosa.

Oddio, oddio, oddio…

“Ha detto che a volte parlava d’altro…” sussurrò.

Tom, sento che c’è dell’altro…”

“Senti male!” Si affrettò a rispondere “assolutamente…”

“Di cosa parlava?”

Tom scosse la testa. No. NO! Quella era la domanda sbagliata!

“… non c’è nulla… sul serio… non è nulla…”

Hanneke dall’altra parte della cornetta sospirò. “Tom, non riesco a seguirti. Fammi capire, Liza ha mollato Bill perché lui parlava d’altro… ma di cosa? Di smalti? Di lacca per capelli?”

“NO!”

Ok tutto, ma non voleva realmente essere paragonato ad uno smalto o alla lacca.

“… parlava di una persona…” sussurrò infine, affranto.

“ah… aaah… AAAAAAAAAAH! Ora ho capito! PARLAVA DI TE!”
Se Tom non fosse stato seduto comodamente sul divano, probabilmente si sarebbe ritrovato col sedere spiaccicato sul pavimento per lo stupore.

Come… com’era possibile?

“Come fai a saperlo?” domandò con voce flebile.

Hanneke ridacchiò. “Tom, sarò sorella di Helmut e avrò soltanto 15 anni, ma sono una fangirl e certe cose le noto…”

Tom si passò una mano sul viso. “Non nominarmi le fangirl!” ci mancavano giusto loro all’appello per completare il quadro delle assurdità in quella storia… “… comunque… beh, l’ha mollato perchè parlava di me…” ridacchiò nervosamente “… ti pare possibile?”

“Ovvio, è del tutto normale…”

Tom strinse con forza la cornetta del telefono. “Ma non è vero! Cazzo… non capisci? NON E’ NORMALE! In una storia normale LEI non molla LUI a causa di SUO FRATELLO!”

“In una storia normale di solito i due non sono gemelli strettamente legati da sempre e per sempre…” asserì di rimando Hanneke con convinzione.

“Il fatto di essere gemelli non c’entra nulla! Mica siamo legati per quello!” borbottò “… e comunque non è normale IN NESSUN CASO!”

Hanneke sospirò. “Tom…” e lui riconobbe il tono usato dalle ragazze quando devono dirti qualcosa di ovvio per il mondo, tranne che per te “… se ti dico ‘non riusciremmo a vivere divisi’, ‘se uno morisse l’altro lo seguirebbe’, ‘siamo anime gemelle’… a cosa pensi?”

“A me e Bill, ovvio!” rispose senza pensarci un istante. “… beh ma…” gli occhi di Tom si sgranarono leggermente “ma non in QUEL senso!”

“… no?” concluse in un sussurro appena udibile.

Tom, è praticamente impossibile dire che tra voi due ci sia solo amore fraterno… basta vedere le vostre interviste, o le canzoni scritte da Bill… e poi lo diceva pure Platone! L’ho letto in una fanfiction!”

Tom strinse gli occhi in due fessure. Di tutte le… stronzate –perché lo erano, no? Insomma… che assurdità! Ovvio che erano stronzate…- che aveva sentito, quella era la migliore. “Adesso vuoi venirmi a dire che tra me e Bill non c’è solo amore fraterno perché l’hai letto in una cazzo di fanfiction? Qui stiamo parlando della mia vita!” disse agitato “REALE!”

Ok, ho capito, ma… tu e Bill siete gemelli, vero?”

“Certo…”

“E non siete eterozigoti”

“Ovvio che no…”

“Siete omozigoti”

“Lo sanno tutti…”

“Ecco… non so se quando avete smesso di frequentare la scuola l’avevate già studiato a biologia, ma i gemelli omozigoti nascono quando una zigote si divide in due… quindi siete due metà della stessa cosa…”

Tom sbuffò. “Ma cosa c’entra?”

“Qui non si tratta di fanfiction… si tratta di scienza!”

“Con la scienza mi ci pulisco il culo!” borbottò. Sentiva che si stava agitando troppo. Troppo! E per qualcosa che… per qualcosa che non esisteva. “Io non voglio nessun tipo di strano amore con Bill… perché… no… giusto?” domandò dubbioso.

Non ne poteva più. Prima la conversazione con Liza. Ora la conversazione con Hanneke. Perché tutti volevano farlo impazzire?

“Non è un amore strano. L’amore non può essere strano perché… è amore…”

Quello lo sapeva. Sì, insomma, in linea teorica, ovviamente.

… però. C’era sempre un però. Ce ne’erano sempre stati. E non era sicuro di riuscire a cancellarli dalla sua testa.

“Lo so, ma…” strizzò forte gli occhi e si sentì ancora più strano quando percepì uno strano groppo in gola “… non posso amare Bill… non posso… non in QUEL modo… è mio fratello!”

“Senti, se si può odiare a morte il sangue del tuo stesso sangue, lo si può anche amare, checché ne dicano gli altri! Nelle antiche civiltà lo facevano spesso, ma poi la società è diventata bigotta…”

“Beh allora voglio tornare indietro nel tempo!” esclamò “Non ho nessuna intenzione di… di… fare cose da non fare con Bill! Perché certe cose non si fanno con i fratelli! Insomma… è Bill! BILL!” concluse, sconvolto.

Tom, per un secondo… potresti pensare a Bill come Bill e non come tuo gemello?” chiese spazientita Hanneke.

“… forse…”

“Ecco… immagina di vivere in una dimensione parallela. Il carattere non cambia, ma tu e Bill non sareste imparentati… cosa proveresti?”

Quello era ancora peggio!

“NON VOGLIO ESSERE GAY!” gridò impaurito.

“… puoi sempre essere bisessuale…” rispose con noncuranza la ragazza.

“… NOOOOOO!!! Non mi piacciono gli uomini! Mi fanno schifo!”

Ed era vero. La sola idea di… beh, fare certe cose con un uomo lo faceva letteralmente vomitare. No. Fuori discussione. Non era assolutamente gay!

“E Bill? Ti piace? Ricorda che siamo nell’universo parallelo… e non guardare ciò che ha nei pantaloni, guarda ciò che è…” lo incalzò.

Tom sospirò. “Certo che mi piace” ammise “… Bill mi piacerebbe comunque, anche se non fosse mio fratello… cioè, è Bill, no? A prescindere da che sangue gli scorre nelle vene… no?” non lo stava dicendo… non poteva essere lui a dire qualcosa del genere… non poteva… vero? “… però… cazzo, non siamo nell’universo parallelo! E Bill rimane mio fratello… e la persona più importante della mia vita…”

“Oh, andiamo Tom! Ti sei mai fregato di ciò che dice la gente?”

“Certo che no…” borbottò, mordicchiandosi il labbro inferiore.

Non voleva sapere la conclusione di quel discorso. Non la voleva sapere.

Aveva il cuore che gli batteva all’impazzata. E il groppo in gola che faceva quasi male. E… si sentiva come se avesse potuto scoppiare a piangere da un momento all’altro.

Stupido idiota, cerca di riprenderti…

“Allora perché te ne importa qualcosa adesso? Sei diventato cacasotto?”

“No! Il problema non è la gente…” ah no? “… è… Bill…” chiuse gli occhi e inghiottì a vuoto “… come faccio a guardarlo e dirgli…” ossignore, fermami… “… tu mi piaci?”

Tom si abbandonò contro il divano. La mano che reggeva il telefono tremava da impazzire.

Aprì gli occhi di scatto, realizzando improvvisamente il significato delle sue parole. “ODDIO! Ho appena ammesso che mi piace Bill!”

“Beh almeno è un passo avanti… hai ammesso che ti piace… magari prova a capire se anche lui prova qualcosa…” Hanneke si fermò un istante “… anzi no, apri gli occhi! Capiscilo, accidenti, perché ormai lo sanno tutti! Sei tutto ciò che scorre nelle sue vene…”

“… che c’entra?”

“…cioè…”

“…secondo te…”

“Lui…”

“…forse…  e dico, FORSE…”

“… prova… ehm…”

“… qualcosa?”

“… per caso, eh!”

Hanneke sospirò. Sembrava distrutta. “Secondo me, e secondo centinaia di ragazze sparse in giro per il mondo, che a differenza tua guardano e ascoltano con occhi ed orecchie aperte… sì, prova decisamente qualcosa…”

Ok.

Come?

Dio.

Tom si passò una mano sugli occhi.

No.

No. No. No. E no!

Non poteva… non… non era vero!

Dio…

Erano tutti impazziti. Lui per primo, di certo. Non poteva essere altrimenti.

Gli piaceva Bill.

Gli. Piaceva. Bill.

Cazzo.

“… Hanneke” sussurrò. Tom quasi non riconobbe la sua stessa voce “… grazie… ma ora… devo andare… Bill tornerà a casa distrutto perché… beh, Liza lo starà lasciando eh… ok…” sospirò pesantemente. Aveva una paura fottuta a porre fine quella conversazione. “… ok…”

“Stagli vicino e tienimi informata… ah Tom!”

“Dimmi…”

“… segui l’istinto e non ti azzardare a pensare ‘forse non…’. Se vuoi fare qualcosa, fallo e basta!”

“… fallo e basta…” ripetè Tom “Grazie…”

“Di nulla…”

“Non pensavo che i cugini di quinto grado potessero essere così in gamba…” disse con un sorriso.

Hanneke ridacchiò allegra. “Beh, non tutti i cugini di quinto grado sono amministratrici di siti twincest!”

“COSA???”

 

*

 

Quando sentì il rumore della chiave nella serratura, si irrigidì all’improvviso.

Ma doveva far finta di nulla. Perché lui, tecnicamente, non sapeva assolutamente niente.

Bill entrò in casa con un’espressione strana sul volto. E Tom si chiese se Liza gli aveva raccontato tutto ciò che aveva detto a lui.

“Ciao…”

Bill lo salutò con un semplice gesto del capo. Appoggiò le chiavi di casa sul mobiletto e si diresse verso le scale.

Tom sentì lo stomaco attorcigliarsi su se stesso. “Hey, è successo qualcosa?”

Suo fratello si fermò, ma non si girò a guardarlo. E Tom intuì perché. “Liza mi ha lasciato… ora scusa, voglio stare un po’ da solo…”

Non aggiunse nient’altro. Non si voltò neppure.

Ma Tom sapeva ogni singola sfaccettatura del viso di suo fratello, anche senza averlo realmente visto.

Aveva gli occhi lucidi, ma era troppo orgoglioso per mostrarsi a lui in quello stato.

Di sicuro aveva anche le guance arrossate, un po’ per lo sforzo di trattenere le lacrime, un po’ per il dispiacere.

E poi c’erano un’altra serie di dettagli. Dettagli che lui conosceva perfettamente.

Tom spense la TV e si avviò su per le scale. Non importavano le parole di Bill… non poteva lasciarlo solo.

Per una serie di motivi, tra cui rientrava il fatto che… beh…

… cioè… a lui… sì…

… Dio! Non poteva vederlo triste! Non poteva immaginarselo a piangere da solo, seduto sul letto a stringere un cuscino e a pensare che ci doveva essere qualcosa di sbagliato in lui.

Perché in Bill non c’era proprio niente fuori posto.

Aprì lentamente la porta, senza bussare. E non si stupì quando trovò suo fratello esattamente come se l’era immaginato. Sdraiato sul letto, rannicchiato con la schiena contro il muro e tra le braccia un cuscino. E il trucco che piano si scioglieva sotto il passaggio delle lacrime.

Bill…” sussurrò, sedendosi sul letto di fianco a lui “Non piangere…”

Suo fratello non rispose. Si limitò a strizzare gli occhi e a portarsi il cuscino a livello della faccia, in modo da poterci sprofondare dentro con la testa.

Tom gli passò una mano sul braccio, nella speranza di calmarlo un po’.

“Sono patetico…” mormorò Bill, senza togliere il cuscino premuto contro il suo viso. Tom sorrise, intenerito. “No, che non lo sei… sei semplicemente Bill… dai, vieni qui…”

E, come se Bill non stesse aspettando altro che quelle parole, lasciò la presa sul cuscino, si portò a sedere e si lasciò abbracciare da Tom.

E forse, Tom lo sperò ardentemente, era vero che suo fratello non stava aspettando altro che lui e un po’ del suo conforto. Perché il modo in cui Bill gli intrecciò le braccia attorno al collo, il modo in cui incastrò la testa nell’incavo della sua spalla, il modo in cui si lasciò abbracciare e stringere e accarezzare… sembrava troppo giusto per non essere semplicemente l’unica cosa adatta a quel momento.

“Ha detto che non le dedico abbastanza attenzioni…” sussurrò Bill, senza spostarsi da quel luogo accogliente “… e io dico… cosa voleva? Che cos’ho sbagliato, Tomi? Ho passato tutto questo mese di vacanza con lei… non ho fatto altro che uscire con Liza perché… perché sapevo che poi saremmo dovuto ripartire…  e non avrei potuto trascorrere così tanto tempo con lei e… e lei mi dice quelle cose…”

Tom lo strinse un po’ di più. E si sentì un po’ male al pensiero che era solo colpa sua. Che alla fin fine era a causa sua se Liza l’aveva lasciato e che…

… che a lui piaceva maledettamente. Che gli era sempre piaciuto. Come un fratello e forse anche di più. Che proprio non riusciva a staccarsi da quella cosa che li aveva sempre tenuti legati insieme. E che forse era ingiusto ritrovarsi in parte ad essere felice per quella situazione. Perché un fratello normale non si sarebbe mai comportato così, ma…

Tom lo strinse forte, cercando di buttare fuori a calci i pensieri dalla sua testa.

Bill, mi piaci…

Mi piaci.

Tanto.

Proprio tantissimo.

E l’unico patetico tra i due sono io…

“Grazie Tomi…” mormorò di nuovo Bill, staccandosi leggermente da lui “… ti ho anche sporcato la maglietta” disse, sfiorando con le dita il tessuto sporco di trucco.

“Non importa.”

E non importava veramente. L’unica cosa che veramente contava era il fatto che Bill non stesse più piangendo.

Il resto passava automaticamente in secondo piano.

Bill si passò una mano sugli occhi e sulle guance, cercando di sistemare il pessimo stato del suo trucco e riuscendo solo a peggiorare la situazione. “Uff… sul serio sai…” disse tra un sospiro e l’altro “… non riesco proprio a capire perché… cos’ho fatto di sbagliato?”

Tom scosse la testa. “Niente, Bill…”

“Se non avessi fatto niente, non mi avrebbe lasciato…” mormorò cupo.

E Tom non se la sentì di dargli torto.

Forse perché, in effetti, non stava affatto sbagliando.

Solo che…

… che certe cose non è che avessero proprio una spiegazione razionale. Se tutto fosse stato scientificamente dimostrabile… beh, prima di tutto lui, di certo, non si sarebbe mai arrischiato di andare a dichiarare a sua cugina quindicenne che gli piaceva suo fratello. In un modo tutt’altro che normale.

E poi… e poi, di sicuro, suo fratello non avrebbe mai tentato di sfidare la gravità con i suoi capelli. O le normali leggi della distinzione uomo-donna con un french a prova di sbavatura.

Insomma. Nel mondo c’erano una serie di cose che… erano. E basta.

Lui e Bill rientravano in quella categoria.

Non c’era realmente un perché.

Non era razionale l’impulso di voler stringere tuo fratello. E neppure l’impulso di baciarlo. E di… e di…

… Dio.

No. Forse, era anche sbagliato.

Ma erano, appunto, quelle cose senza un perché.

Erano.

Bill, sul serio, non devi pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato…”

Suo fratello si sedette accanto a lui e Tom sentì la sua spalla contro la propria. “Beh ma una spiegazione ci deve essere… non può… non può aver deciso che, da un giorno all’altro, non gli piaccio più…”

“Ma tu gli piaci!”

Bill si girò a guardarlo, perplesso. “E come fai a saperlo?”

… beh, vedi… Liza è stata qui… e in effetti mi ha rivelato che la causa di tutto sono io… e poi ho pensato bene di andare a spiattellare tutto ad Hanneke. Sì. Proprio lei, nostra cugina… ah! La vuoi sapere la cosa super comica? Gestisce un sito twincest. Ah beh, poi per ultima cosa, sì, Bill, in questo momento vorrei baciarti…

“Perché si vedeva…” mormorò, con le gote arrossate, nella speranza di essere abbastanza convincente. “Sono sicuro che… sono sicuro che non ti ha preso in giro…”

Bill scosse la testa. “Non lo so, Tomi… vorrei realmente… vorrei realmente avere una soluzione perché… l’avevo appena trovata! Erano due anni che provavo a farmi piacere qualcuna, due anni… e adesso che finalmente avevo trovato una ragazza a dir poco adorabile… perché?”

“Non lo so…”

Ma Bill non lo fece parlare. “Insomma, non posso essere veramente così sfortunato da non riuscire a trovare uno straccio di nessuno! Cosa c’è che non va in me?”

“Niente, Bill…”

“… sono i capelli? Sono troppo appariscenti? Pensi che siano quelli? Ma non può avermi mollato per i capelli!” continuò imperterrito suo fratello “… o forse le unghie. Troppo femminili? Ma sono così belle… O il trucco! Forse era tutto l’insieme… non lo so…”

“Non credo, Bill…” tentò di interromperlo, invano, Tom.

“O magari è qualcosa del carattere. Forse è vero che sono così egoista come dite… forse era quello che intendeva con il fatto che non le ho dato abbastanza attenzioni… forse penso solo a me… sono uno stronzo, quindi! Oddio. Oddio ci credo che non volesse stare con me… neppure io ci vorrei stare con me!”

“BILL!” gridò Tom, riuscendo finalmente ad attirare l’attenzione di suo fratello. “Non è per nulla del genere…”

“Invece sì…” borbottò Bill in risposta, già pronto per iniziare una nuova lunghissima lamentela sul fatto che ci fosse qualcosa di veramente sbagliato in lui.

“NO!” ribattè secco Tom, interrompendo sul nascere la tiritera. “Non c’è niente che non va in te… il motivo non è affatto questo…”

Bill sbuffò, incrociando le braccia al petto e facendo una piccola smorfia con le labbra. “Perché tu sai qual è il motivo?”

Tom si girò a guardarlo. E deglutì. “Vuoi realmente saperlo?”

Bill inclinò leggermente la testa di lato e fissò i suoi occhi in quelli di Tom. E annuì.

Fallo e basta… gli riecheggiò nella testa.

E Tom, semplicemente, lo fece.

 

*

 

Tom non riuscì veramente a distinguere la successione degli eventi. Era venuto prima o dopo il suo sospiro, la pressione della mano di Bill sulla spalla? E lui che faceva scorrere dolcemente la sua lingua contro le labbra di Bill era esattamente l’attimo prima dell’abbraccio dentro cui suo fratello l’aveva inglobato, giusto?

Non ne aveva idea.

Sapeva solo che l’aveva fatto e lo stava facendo.

Aveva baciato Bill.

Così. Senza pensare alle conseguenze. Come se non ci fossero.

Aveva fatto passare una mano tra i capelli di Bill e l’aveva attirato verso di lui. E poi aveva lasciato che accadesse.

E nel momento in cui aveva sentito Bill schiudere le labbra, nel momento in cui aveva sentito il suo respiro mischiato e confuso con il proprio, nel momento in cui aveva sentito il groviglio che attanagliava il suo stomaco sciogliersi, aveva staccato il cervello.

Da quel momento in poi, sarebbe potuto accadere di tutto.

Lui aveva altro da fare.

Don’t disturb.

 

*

 

Quando si staccò dalle labbra di Bill, ansimando leggermente e con gli occhi ancora chiusi, il suo cervello tornò a funzionare a pieno ritmo.

A quanto sembrava il criceto si era rimesso in moto alla grande. Con tutto quello che comportava.

Riaprì gli occhi e non si stupì di trovarsi davanti un Bill decisamente stranito. Cazzo. Era stranito pure lui!

“Ehm…” cercò di schiarirsi la voce. Doveva dire qualcosa. Toccava a lui. Sì. Insomma, lui aveva iniziato e lui doveva finire. Mica poteva scaricare tutto sulle spalle tutt’altro che ben messe di suo fratello. “… ecco… questo… è il motivo…”

Cazzo. Che spiegazione!

sonounidiotasonounidiotasonounidiota

Sì. Era un idiota.

Bill inarcò un sopracciglio e si staccò totalmente da lui… e Tom ebbe l’impulso di riacciuffarlo per la maglietta e di tornare a baciarlo, magari facendolo sdraiare su quel letto, magari stringendoglisi addosso…

… magari era solo un pervertito.

“Hai capito?” mormorò.

Bill attese qualche attimo per rispondere. Attimi in cui Tom non riuscì a non soffermarsi sulle sue labbra umide. E il pensiero che era stato lui –lui, proprio lui- a renderle così.

“Forse…” sussurrò Bill. E Tom ebbe la certezze che, in realtà, Bill non aveva capito quasi nulla. Ma non poteva dargli torto. Ci stava capendo poco anche lui…

Annuì, quasi a voler sottolineare il fatto che, beh, una qualche spiegazione lui l’aveva data, e senza pensare, si lasciò cadere sul letto, sdraiandosi lungo disteso a guardare il soffitto.

L’attimo dopo Bill era accanto a lui, nella sua stessa identica posizione.

E Tom pensò seriamente di nascondere il viso contro il petto di suo fratello, così non sarebbe stato costretto a guardarlo in faccia di nuovo.

“Mi coccoli?”

Tom non si aspettò una richiesta del genere. In effetti, non aveva idea di cosa aspettarsi dopo la sua performance, ma… beh, quell’uscita no. Era decisamente inaspettata.

Non rispose. Si limitò a far passare un braccio attorno a Bill, in modo da permettergli di accoccolarsi addosso a lui.

Suo fratello appoggiò la testa sulla sua spalla e chiuse gli occhi, attendendo. E le carezze non tardarono ad arrivare. Tom prese a coccolarlo dolcemente… e fu strano rendersi conto che, beh, non era qualcosa di nuovo o imbarazzante.

L’aveva sempre fatto.

Aveva sempre fatto scorrere la sua mano tra i capelli di Bill. Aveva sempre sfiorato le braccia di suo fratello in una carezza gentile, facendo solo una leggera pressione, come per non volerlo disturbare. Aveva sempre premuto le labbra sulla sua fronte, sussurrando parole che neanche sapeva, semplicemente parlandogli, perché sapeva quanto a Bill piacesse.

Era tutto come sempre.

Non c’era nulla di diverso dal giorno prima. O da quello prima ancora. O da un mese, un anno, cinque anni prima.

Era sempre stato così, alla fin fine.

Lui e Bill.

Insieme.

 

*

 

In quei secondi –o minuti? Ore? Quanto tempo era passato?- Tom pensò.

Pensò seriamente. O forse si lasciò solo andare al tepore causato dalla vicinanza del corpo di Bill.

Comunque, gli tornarono alla mente, come flash, come vecchi scatti fotografici, le immagini di quel lunghissimo mese trascorso a casa.

Liza. E Suo fratello. E quella sua ostinata determinazione nel volere che tutti andassero d’accordo.

E la propria, stupida, stupidissima… gelosia.

Era geloso.

Sì.

… e il modo in cui aveva odiato quei baci tra Liza e Bill. il modo in cui nessuno sembrava capire. O forse tutti avevano capito molto prima di lui.

… il modo in cui Hanneke era comparsa e gli aveva sputato in faccia l’amara verità. Era un idiota a lasciar andare Bill.

… il modo in cui aveva cercato di ripagare suo fratello con la stessa moneta con Heidi. E la consapevolezza che si era dimostrato veramente un coglione.

… il modo in cui aveva realizzato che tutto ciò che aveva sempre voluto era stare con Bill.

Sospirò e chiuse gli occhi, cullato dal respiro regolare di suo fratello.

Si sentiva bene.

Veramente bene.

Si sentiva come se tutto fosse tornato nel posto giusto.

E, in fondo, era così.

Liza aveva avuto la sua delusione d’amore… ma si sarebbe ripresa, perché era in gamba.

Hanneke avrebbe avuto la sua storia romantica da raccontare… e sarebbe stata soddisfatta.

Bill avrebbe avuto una spalla su cui piangere e una battuta con cui ridere. E sarebbe stato costantemente protetto da lui.

E lui… beh… Tom aveva Bill accoccolato al proprio fianco. E il suo respiro sul collo. E il solletico leggero delle sue ciglia.

Tom sarebbe stato felice.

Bill era nuovamente nell’unico posto in cui sarebbe dovuto stare. Tra le sue braccia.

Era di nuovo suo.

Il resto, per qualche altro secondo –o minuto? Ora?-, avrebbe aspettato.

Tom appoggiò il mento sulla fronte di Bill. E si addormentò.

 

FINE

(7 Ottobre – 10 Dicembre 2007)


 

****

 

Note dell’autrice: Ebbene è finita ç_ç Sì, nel momento in cui ho messo la parola fine a IBD, mi sono sentita un po’ di sperata, lo ammetto XD Ma… come alcuni di voi sanno, e come forse gli altri avranno intuito dal bannerino qui sopra (fatto da ana *.*), le avventure di questo Tom e di questo Bill non si concludono qui. Ich Bin Dagegen termina con il capitolo 10, ma Notausstieg (per i meno inclini al tedesco, ‘Uscita di sicurezza’) riprenderà dove questa si interrompe. Da gennaio però XD Perché io il 26 parto (holè <3) finalmente *_*

Bene. Dopo aver rinfrancato gli animi (ecco perché vi dicevo di non disperare per la fine di IBD XD), passo a ciarlare un po’.

Allora, cosa ve ne pare di questo finale? io personalmente lo adoro, seppiatelo <3. E poi voglio sapere chi ha pensato ad Hanneke e non ad Andreas, quando Tom compone il numero di telefono! Forza, alzate la manina, così vi conto XD

Liza. Liza è un amore, e adesso credo che finalmente tutti voi abbiate capito perché io apprezzi così tanto questo personaggio… perché, come ha detto Mery: ha avuto le palle di mollare Bill. Chi l’avrebbe fatto? XD

E poi… la telefonata… *___* E’ stata, manco a dirlo, simulata da me e ana, perché ho preteso che fosse lei ad impersonare Hanneke. <3 Posso dirvi, però, che è stata una faticaccia enorme. Vi giuro, eravamo sudate alla fine della chattata °_° Tom sa essere piuttosto scemo quando ci si mette ._. E si vede. Ma per fortuna l’amore ha trionfato XD

Adesso devo passare per forza ai ringraziamenti… uno enorme, grande come una casa e anche di più, ad ANA… perché ha tirato fuori la vena comica da me e ha plottato per intere serate con la sottoscritta, sottoponendosi a un tot di conversazioni simulate. GRAZIE, sul serio.

E grazie a tutti voi, perché avete letto e apprezzato una storia che, lo ammetto, pensavo risultasse fin troppo banale nella sua semplicità. <3

GRAZIE DI CUORE.

Poi poiç_ç sì. Ormai siamo alla fine pure di queste note ç___ç *disperazione*. Sappiate però che non vi libererete tanto presto di me… no, affatto. Il 25 inizierò a pubblicare il prologo di quella che, ormai, tutti i miei contatti msn stanno aspettando: Look Closer. Ovvero la storia che già amo alla follia e che dovrete amare anche voi, quindi XD.

Un abbraccio enorme a tutti, grazie per avermi sopportato fino ad ora!

Un bacio

Meg