Ich bin dagegen!

 

Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto raccontato in queste pagine.

 

Livello tre: La presentazione

[Giù le mani dalle mie ciabatte!!]

 

****

 

Due giorni.

Solo. Due. Giorni.

E già progettava il suicidio.

E non era neppure minimamente razionale una cosa del genere, lo sapeva bene… insomma un mese di vacanza era praticamente un sogno ad occhi aperti. Ma non poteva farci niente. Due giorni di nausea perenne erano difficili da sopportare.

L’idea di trascorrere un mese sopportando quello strazio… era inaccettabile.

Voleva farla finita.

Anzi no. Perché doveva andarci di mezzo lui?

Era meglio fare fuori lei.

La strega.

La causa di tutti, TUTTI!, i suoi problemi.

Donne…

… in fondo erano tutte uguali. Le categorie non esistevano.

E sì, in realtà lui aveva sempre sostenuto il contrario, ma… erano solo un mucchio di stronzate.

Per questo era arrivato a convincersi che anche lei, come le altre, ambisse ad una cosa sola.

Bill. In un letto. E bye bye al suo puro e vergine fratello.

E poi l’avrebbe scaricato (lei! Cosa inammissibile!), spezzandogli il cuore.

Doveva fare qualcosa.

Ormai era obbligato.

 

*

 

In qualche modo era riuscito ad evitare il contagio con la peste. Accampando scuse assurde, aveva evitato l’incontro. Per due lunghi giorni.

Due giorni d’inferno in effetti. Passati a crogiolarsi nel pensiero che quella strega potesse deviare la mente di Bill.

Alla fine aveva deciso.

Era sempre meglio conoscere il nemico. In quel modo avrebbe potuto realmente aiutare Bill a farsela alla svelta e poi a lasciarla. Due gironi erano ancora pochi. Suo fratello non si era ancora innamorato.

Ma doveva fare presto.

Il pericolo era realmente dietro l’angolo. E lui non aveva intenzione di lasciarsi sorprendere dall’imboscata. Nossignori. Non era il primo idiota che passava per strada. Essere Tom Kaulitz, colui che conosceva la mente femminile come le proprie tasche, a volte aveva dei vantaggi.

Sbuffando decise che era arrivato il momento di alzarsi. Non che la cosa lo entusiasmasse… doversi sorbire le telefonate mattutine di Bill era quasi peggio della solitudine del pomeriggio.

Dio…

… forse per sentirsi meno solo aveva solo bisogno di scopare un po’.

Ci avrebbe seriamente pensato per quella sera.

Si infilò la prima maglietta raccattata nella sua stanza, non preoccupandosi di mettere anche dei pantaloni. I boxer erano più che sufficienti.

Sbadigliò, mentre a piedi nudi prese ad avviarsi verso il bagno. Si sciacquò la faccia, constatò che aveva un aspetto orribile –colpa di Bill e la strega, di sicuro-, e decise che in qualche modo l’avrebbe fatta pagare a quei due.

Anzi. Solo a lei. Bill in fondo non aveva colpe. Era a secco da due, Dio, due anni! Era più che normale che desiderasse un qualche contatto fisico.

Ecco perché non capiva il motivo per cui si ostinasse a non portarsela a letto. Alla fin fine era l’unica cosa di cui aveva realmente bisogno.

Chiuse l’acqua del rubinetto e raccolse i dread in una coda. Mangiare con quell’ammasso informe di capelli che andavano da ogni parte, non era mai stato il massimo.

Scese lentamente le scale, dandosi mentalmente dell’idiota perché, oltre a non aver preso le ciabatte, non si era neppure infilato un paio di calzini. E il marmo della scala era decisamente fresco, per usare un eufemismo.

Stava riflettendo se tornare nella sua camera o meno quando accadde.

Il mondo si fermò.

I suoi occhi si allargarono.

Le sue orecchie percepirono.

Il sortilegio era giunto anche lì.

Liza.

Questo è troppo…

 

*

 

Non riuscì a quantificare i secondi, minuti, ore di immobile staticità in cui sprofondò.

Ma furono tanti.

E fu sicuro di risultare un idiota, agli occhi della tizia.

Insomma… aveva su una maglietta…-si diede una rapida occhiata, constatando che era un’assurda T-shirt rossa e vecchia… bingo, quella che aveva scartato dall’armadio per poterla buttare!- … ed era in boxer –che, ok, si intravedevano appena sotto l’enorme maglietta ma… perché la sera prima aveva scelto proprio quelli con le donne nude? PERCHE’? c’era un fottutissimo motivo?-… e a piedi nudi… e senza cappellino –cosa inconcepibile, visto che le uniche persone che nell’ultimo anno l’aveva visto senza o erano i ragazzi della band, o le ragazze che si era scopato-… ed era certo di avere anche qualche segno del cuscino sulla faccia.

Insomma, era un disastro vivente.

E no, non era quello che si era aspettato dal primo incontro con lei.

Insomma… davanti al nemico avrebbe dovuto presentarsi con le sue armi migliori…

… perché, perché il mondo ce l’aveva con lui?

Tornò in sé, solo nel momento in cui sentì sua fratello chiamarlo. E ancora prima di girarsi per guardarlo in faccia, sapeva –dannato sesto senso gemellare- che stava sorridendo.

Basta. Dio, basta!

Fece un cenno della testa a mo’ di saluto, mentre i suoi occhi tornavano prepotentemente a lei.

Lei.

E lei era proprio il contrario del suo modello di ragazza. E si stupì di come i gusti di Bill fossero caduti in basso. Insomma era… semplicemente carina. Niente di speciale. Niente di niente. E Bill si meritava una ragazza che fosse come minimo bellissima. Non quella… no. Lei proprio no.

E poi era rossa! Mio Dio, suo fratello si era invaghito di una ragazza dai lunghi, lisci e setosi capelli rossi… per di più tinti! Era impazzito. Non c’era spiegazione.

Le rosse erano la peggior specie di ragazze! Ecco perché lui le evitava come la peste!

E poi… e poi era così insignificante che non sapeva neppure su cosa soffermarsi a guardare.

Era insulsa.

Era quasi peggio di ciò che si era aspettato.

“Tu sei Tom!” esordì lei dopo qualche istante di silenzio.

… pure la voce da topo…

Che poi… che cazzo voleva dire “Tu sei Tom”?… insomma, chi altri avrebbe dovuto essere? Il postino?

Dio… come se fosse possibile non conoscerlo.

Tutti sapevano il suo nome. Tutti.

Annuì, risparmiandosi la battuta pungente del tipo “E tu sei Liza?. Le ovvietà le lasciava alla strega.

“Oh sono così felice di conoscerti! Bill mi ha parlato tanto di te!”

Tom alzò un sopracciglio. Eccola… eccola la fan assatanata che c’era in lei… la vedeva farsi largo in quel minuscolo corpicino –perché era veramente minuscola… ed era ancora seduta!-… eccola lì che tentava di uscire.

Alla fine anche lei si stava rivelando.

Era così chiaro. Era una sua fan! E aveva sedotto Bill solo per incontrare lui!

Stupido suo fratello a non capirlo!

Cercò di essere freddo e distaccato, per quanto la sua mise glielo permettesse. Non doveva farle capire che lui sapeva

La vide alzare una mano verso di lui. “Comunque io sono Liza, piacere!” gli disse sorridendo.

Tom fece qualche passo avanti, arrivando fino alla poltrona dov’era seduta e le porse la mano in risposta. “Piacere” biascicò privo di entusiasmo.

E fu in quel momento che il suo cervello venne riattivato dallo stato di belligeranza in cui era caduto.

Liza era seduta sulla poltrona. E no, non una poltrona qualsiasi. Sulla sua poltrona.

Sua. La poltrona di proprietà di Tom Kaulitz. Quella che usava lui e solo lui.

Per quale fottuto motivo suo fratello l’aveva fatta sedere lì?

e per quale altro fottuto motivo indossava le sue ciabatte?

Cos’era quella? Una coalizione contro di lui? ‘Rubiamo tutto ciò che è di proprietà di Tom Kaulitz?’

Era generalmente una persona generosa. Se poteva aiutare qualcuno in qualche modo, lo faceva. Ma quello era troppo anche per lui!

Insomma già era inaccettabile l’idea che questa si stesse impossessando di Bill, ovvero suo –di Tom Kaulitz- fratello. Ma addirittura le sue ciabatte! Qui si sfiorava il patetico!

Liza dovette aver visto i suoi occhi saettare come fulmini sui suoi piedi, perché gli sorrise. “Me le ha date Bill queste…” disse “… spero non ti dispiaccia” aggiunse quasi subito.

Tom si impose di non lasciarsi andare a strane smorfie che già premevano per affiorare sul suo viso. “No, figurati… fa come se fossi a casa tua…” e sperò ardentemente che la sua battuta ironica e pungente la mettesse in imbarazzo…

Liza gli sorrise, grata.

Grandioso…

Anch’io gliel’ho detto! Per questo le ho fatto usare anche la tua tazza… come se fosse una di famiglia…” disse allegramente suo fratello guardando la strega.

E solo in quel momento notò le due tazze appoggiate sul tavolino.

La panda-tazza di Bill e la sua (sua, dannazione, SUA!) scimmia-tazza.

Quello sì che era troppo. Quello sì che rasentava il ridicolo.

Ok per la poltrona. Ok per le ciabatte –anche se non capiva il motivo per cui la tizia aveva deciso di togliersi le scarpe-. Ma la tazza no!

Quello era un regalo di mamma. Un regalo che aveva fatto a lui e a Bill e che usavano solo loro due quando tornavano per qualche giorno a casa.

E ‘solo loro due significava che, per tutti gli altri, erano off limits. E allora perché, cazzo, quella si era impossessata della sua? E perché Bill gliel’aveva data?

Perché?

E Tom notò con orrore una sottile ombreggiatura rosata lungo il bordo della scimmia-tazza.

Oh che palle…

Quello era rossetto! Rossetto! Sulla sua tazza! Il rossetto della strega sulla sua scimmia-tazza!

Ora. Era. Ufficialmente. Incazzato.

 

*

 

No, ma continuate pure a fare finta che io non ci sia…

“Oh!! Che carina questa! Siete così uguali! È proprio bella, sai?”

Ci mancavano le stelle filanti e i palloncini e poi sarebbe stata l’apoteosi del patetico.

Ma qui siamo ancora piccolini, ce ne sono altre più belle!”

Ma sì… tanto cosa cazzo ti interessa della dignità di tuo fratello, eh Bill?

“Guarda questa, Liza…”

Tom sbuffò, portandosi alle labbra il bicchiere con il succo d’arancia. Bicchiere. Ovvio. Perché non poteva di certo usare la sua scimmia-tazza sporca di rossetto.

Ma vaffanculo…

Forse ci stava mettendo un po’ troppo a fare colazione. Lo sapeva. Ma almeno dalla cucina poteva tenerli d’occhio. E, soprattutto, tenere d’occhio lei.

Era il nemico. In casa sua.

Doveva stare attento.

C’era da dire che suo fratello non è che lo aiutasse, eh. Lui e le sue brillantissime idee autodistruttive. Perché solo un malato di mente quale era Bill avrebbe potuto pensare che mostrare le foto di loro due –senza peraltro chiedergli neppure il permesso- da piccoli alla nuova fiamma fosse una cosa carina. Perché in effetti in lui e Bill, piccoli e sgambettanti e… Dio… nudi sul fasciatolo non c’era nulla di carino.

Era umiliante.

Ma suo fratello sembrava essere del parere contrario, ovviamente.

Tom gettò un’occhiata al di là della porta, verso il soggiorno, e vide Bill picchiettare con un dito su una foto e Liza sorridere allegramente.

No. Non poteva rimanere lì, senza sapere per cosa ridevano. Non poteva proprio.

Uscì dalla cucina e attraversò il soggiorno ad ampie falcate. Lanciò un’occhiata all’album fotografico che Bill teneva sulle ginocchia e rabbrividì quando si accorse che i due stavano guardando una sua foto. Quella sulla moto. E Liza ora sorrideva rivolta a lui.

Sei carino qui” gli disse.

Tom non notò sfumature ironiche, ma non importava. Dovevano esserci da qualche parte.

Non sapeva se scappare o strozzarsi con la saliva.

ma no. Non poteva darla vinta a lei. Perché lei aspettava solo quello. Si stava impossessando di tutta la sua vita… stava diventando lui l’intruso della casa e non lei. Non la strega fattucchiera.

Doveva combattere. Con tutte le armi in suo possesso. Che alla fin fine, era sempre la solita…

Tom si lasciò cadere sul divano, proprio accanto a Liza. Sfoderò uno dei suoi migliori sorrisi ammiccanti e ridacchiando le rispose: “Lo sono sempre…”

Liza scoppiò a ridere. Ah ah, eccola qui! Lo sapevo, lo sapevo! Questa mi ama… altro che Bill… è stata un’ottima mossa, mio fratello così potrà vedere che razza di doppiogiochista ha portato in casa…

Ma quando lanciò un’occhiata a Bill, seduto dall’altro lato di Liza, capì che forse la sua idea non era poi così grandiosa.

Bill lo stava letteralmente fulminando con gli occhi.

Oh cazzo. Ci mancava giusto che suo fratello pensasse che ci stesse provando con lei!

Decise di eliminare subito la tecnica ammiccante e di tornare a fare lo scontroso, cosa che gli veniva decisamente meglio, dato che non doveva neppure sforzarsi.

Liza girò un’altra pagina dell’album e questa volta comparve un’altra foto di coppia.

Almeno non è una mia foto singola…

Liza sorrise, guardando i due gemelli intenti a preparare dei biscotti. Si girò leggermente verso Bill e si lasciò sfuggire una risatina. “Sai, mi piacerebbe mangiare dei biscotti fatti da te”

… magari! Così muori intossicata!

Suo fratello si limitò a sorriderle in risposta. Girò un’altra pagina, arrivando a mostrare la foto del loro primo giorno di scuola. Bill fece una smorfia. “Quando ancora non sapevamo cosa ci attendeva…”

Liza annuì e si concentrò sulla foto.

“Dai, prova a indovinare quale sono io!” proseguì suo fratello.

Tom non riuscì a reprimere l’ennesima smorfia della giornata. Era impossibile non riconoscerli in quella foto. Ancora poteva capire quella precedente con la farina, ma quella… anche un cieco avrebbe indicato il bambino sorridente alla destra…

Liza aveva appena appoggiato il dito sul bambino rappresentato a sinistra. Lui.

Allora non si sbagliava! Quella aveva realmente un debole per lui… altro che Bill

Suo fratello scoppiò a ridere. “No! Quello è Tom… ha sempre avuto un debole per le scimmie…” disse, alludendo al pacco che il piccolo Tom reggeva tra le mani.

Tom sprofondò nel divano. Vivere l’umiliazione da vicino era ancora peggio che viverla da lontano.

Voleva fuggire.

“Oh, allora è per quello che sulla tazza c’è una scimmia!” rispose la strega, sorridendo.

Quella. Era. Una. Chiara. Presa. Per. Il. Culo.

Bill ridacchiò e annuì in risposta.

Altro che eliminare la tizia… doveva pensare ad un metodo per uccidere suo fratello. Si stava rincoglionendo del tutto. E lui stava arrivando al limite della sopportazione.

Erano trascorsi solo due giorni.

Ne mancavano ancora ventotto alla fine delle vacanze.

Dio, aiutami…

 

*

 

Tom cercava di non sentire e non pensare. Sentire lo faceva incazzare. Pensare pure. Quindi si limitava ad annuire ogni tanto, tentando di non ascoltare il resoconto della giornata che Bill gli stava facendo. Si era dovuto subire una mattinata di umiliazione… ora doveva sorbirsi il racconto dettagliato del pomeriggio, ovviamente.

 “… e poi ci siamo baciati!”

Questa frase non gli sfuggì. Anzi. Lo colpì proprio. Come se qualcuno gli avesse tirato un pugno nello stomaco.

che assurdità. Probabilmente aveva mangiato troppo a merenda, ecco tutto.

Comunque dopo due giorni quei due si erano baciati.

Suo fratello si era baciato con la strega.

“Ah…”

Bill alzò un sopracciglio, contrariato. “Beh? È tutto quello che sai dire?”

Tom si strinse nelle spalle. Che cazzo voleva suo fratello da lui? “Ehm… congratulazioni…” mormorò “… era anche ora in effetti…” aggiunse sorridendo leggermente.

Bill gli sorrise in rimando. “Oh Tomi è stato bellissimo… ha delle labbra fantastiche e bacia veramen-

“Sì beh, non voglio i dettagli, grazie… ho una vaga idea di come si bacia…” lo interruppe Tom.

Ma tu racconti sempre le tue nottate!” borbottò Bill, incrociando le braccia al petto.

Ma non a te! Le racconto a Georg e Gustav…”

Bill si strinse nelle spalle. “Beh, perché a me non interessano…”

… e a lui sarebbe dovuto interessare di suo fratello e la strega in atteggiamenti intimi?

No, grazie… la scena era già abbastanza raccapricciante da immaginare.

“Sì, beh Bill… insomma, ti credo, non c’è bisogno che tu mi descriva tutto” cercò di dirglielo nel modo più dolce possibile e corredò il tutto con un sorriso. Sperò ardentemente di risultare almeno un minimo convincente.

Sembrò di sì, perché Bill gli sorrise e scosse la testa.

Tom distolse lo sguardo da suo fratello.

E così si erano baciati. Uhm… bene… per loro, ovviamente. E per Bill. Già. Era da tempo che non baciava qualcuno. Ne aveva tutto il diritto.

però lei rimaneva la strega che tentava di circuire suo fratello. Forse con un’altra tecnica, di sicuro innovativa, ma lui sapeva a cosa puntasse Liza. E non era una relazione seria e duratura. No. Era ciò a cui tutte puntavano. Il sesso.

E questo significava che Liza stava affilando le armi, pronta ad attaccare da un momento all’altro. Stava cercando di far innamorare Bill per poi sedurlo e farlo suo.

Non l’avrebbe permesso.

Suo fratello se la poteva baciare. Certo… meritava decisamente di meglio, ma contento lui…

Poteva anche scoparsela…

ma non doveva innamorarsi di lei. Perché quella l’avrebbe lasciato. L’avrebbe preso, usato, rivoltato come un calzino e poi abbandonato.

Aveva l’aria e l’atteggiamento da stronza. Ce l’aveva scritto in faccia di essere falsa.

Non si sarebbe mai fidato. E se Bill non ci arrivava, ci avrebbe pensato lui…

… era o no il fratello maggiore?

 

*

 

Non riusciva a dormire. Ed era una cosa stranissima perché era a casa sua, nel suo letto, nella sua camera. Insomma l’ambiente più confortevole al mondo.

Però non riusciva a dormire. E questa cosa lo faceva incazzare ancora di più.

Perché sì, era già incazzato.

E il motivo era… beh lo era e basta. Insomma non è che doveva per forza essercene uno. Semplicemente quella era una giornata di merda. Non c’era un perché. Non c’era un motivo.

O forse sì. Ma era stanco di pensare a lei e a loro. Ci aveva pensato per tutto il pomeriggio. Era fin troppo. Insomma, nessuno si meritava la sua attenzione per così tanto tempo, soprattutto lei. Solo Bill poteva permettersi di tenergli occupata la mente… ma Bill era suo fratello, era ovvio che gli riservasse un trattamento speciale, ecco.

Mentre lei era la strega da annientare. Quindi doveva sparire dalla sua vita e dalla sua testa.

Dio quanto la odiava.

Ecco. Doveva smettere di pensarci.

E l’unico modo per farlo era esorcizzare il tutto.

Parlarne.

Scartò in partenza Bill. gli voleva troppo bene per pensare di spezzargli il cuore rivelandogli l’atroce verità sulla sua cotta.

No.

Aveva bisogno di qualcun altro.

E nel momento in cui afferrò il cellulare dal comodino, sapeva già che numero comporre.

Lasciò che il telefono squillasse… Andreas ci mise qualche minuto a rispondere… minuti in cui Tom valutò se fosse stata effettivamente una buona idea chiamarlo.

ma sì. Aveva bisogno di supporto. E doveva fare qualcosa per Bill.

“Pronto?” la voce di Andreas era praticamente irriconoscibile.

Andreas… è successa una tragedia!” disse tutto d’un fiato.

Tom?” Andreas sembrò essersi come risvegliato all’improvviso “Che succede?”

Bill…” mormorò.

Tom sentì Andreas trattenere il fiato per un attimo. “Oddio! Cosa gli è successo? È svenuto? Si è tagliato troppo i capelli?”

Tom scosse la testa, come se il suo interlocutore potesse vederlo. “No… peggio…”

Liza era il MALE in persona. Non c’era niente che potesse essere peggio di lei nella sua vita.

“… hanno sbagliato la tinta e gli hanno fatto le meches rosa?” mormorò confuso Andreas.

“Non nominare quel colore!” sbottò piccato “… o comunque qualsiasi cosa abbia a che fare con il rosso…” … gli faceva schifo solo a pronunciarlo, quel colore.

“Rosso… sangue?! Bill è stato ferito? Ha perso sangue?”

Tom sbuffò. Era impossibile parlare con Andreas quella sera. “No, tu non capisci… e comunque ti ho detto di non nominare QUEL colore…”

“Cristo Tom! Dimmi cos’è successo!”

Tom respirò a fondo. “Bill ha trovato una…” mormorò, come se ammetterlo gli costasse un’enorme fatica.

“Una? Una… siringa? OMIODDIO BILL HA PRESO L’HIV?”

“… Andreas, CAZZO, NO! BILL HA TROVATO UNA RAGAZZA!” Tom quasi urlò nel telefono, ricordandosi solo dopo che il resto della casa stava dormendo. Cercò di abbassare leggermente il tono della voce e proseguì “… una ragazza, capisci? Che poi in effetti è una strega, quindi non sarebbe neppure giusto definirla così… ma comunque…”

“…Tom…”

“…sì?”

“E tu mi svegli alle tre di notte per dirmi che sei geloso?!”

“IO NON SONO GELOSO! Sono preoccupato… non puoi capire… quella… quella è matta! E Bill non fa che parlare di lei… è ossessionato!”

“… e tu sei geloso”

Tom sbuffò, infastidito. “Non sono geloso di Bill! voglio dire, non lo sono… perché dovrei? Può vedersi con chi vuole… ma non lei… è una strega, Andreas! Capisci? Bill non può finire tra le braccia di una così!”

Andreas ci mise qualche secondo a rispondere. “… ehm… io pensavo che tu fossi geloso di lei…”

“… e perché dovrei essere geloso di Liza? Andreas ma mi ascolti quando parlo?”

Tooooooooommmmmmmm, sono le tre di notte! E io sarei anche in vacanza…”

Tom sbuffò di nuovo. Andreas proprio non capiva la gravità ella situazione. “... Non manca molto al tuo ritorno e tanto ormai sei sveglio, quindi collabora!... qui serve un piano, un qualcosa... di tutto pur di impedire che il danno sia fatto... dobbiamo fare in modo che Bill si faccia -se vuole- la strega, prima che la strega si faccia Bill!”

Andreas rimase in silenzio per qualche secondo. “… Tom?”

“Sì?”

“Fatti una sega e buonanotte”

Ma…”

Prima che potesse dire qualcosa Andreas aveva già chiuso la telefonata.

Fantastico. Anche il suo migliore amico era dalla parte dei due giovani innamorati.

Tutti, tutti ce l’avevano con lui. Nessuno riusciva a vedere la tragedia che si stava per consumare sotto i loro occhi.

Ma lui non poteva lasciar perdere. Appoggiò con poca grazia il telefono sul comodino e si rigirò nel letto.

No. Ce l’avrebbe fatta.

La guerra era appena iniziata.

 

*

 

Note dell’autrice: Questo capitolo è adorabile *_* Sì. Lo amo. Quanto è bellino? Me lo spiegate? La scimmia-tazza *_* E Liza che finalmente fa la sua comparsa! Amatela! Perché è una ragazza fantastica. E Tom è un idiota invece XD

Un grazie ad ana che mi ha gentilmente fornito le bellissime foto che vengono descritte nel capitolo –e molte, molte di più *_*- e, soprattutto, per la bellissima parte finale. Perché la parte finale è stata scritta in chat su msnana era, ovviamente, Andreas, mentre io facevo Tom… ed eravamo calate in modo preoccupante nei nostri rispettivi ruoli. °

Se pensate che la telefonata finale sia in qualche modo molto Miles Away style (*-* Pure Love)… avete ragione ù_ù Ma dovevo far comparire Andreas in questo capitolo… capirete poi perché…

Bene, detto questo… spero che il capitolo vi sia piaciuto *_* Io ho letteralmente amato scriverlo, sì.