Ich bin
dagegen!
Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o
quasi) di reale. Tom e Bill
non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto)
nulla di quanto raccontato in queste pagine.
Livello tre: La presentazione
[Giù le
mani dalle mie ciabatte!!]
****
Due giorni.
Solo. Due. Giorni.
E già progettava il
suicidio.
E non era neppure minimamente razionale una cosa
del genere, lo sapeva bene… insomma un mese di vacanza era praticamente
un sogno ad occhi aperti. Ma non poteva farci niente.
Due giorni di nausea perenne erano difficili da sopportare.
L’idea di trascorrere un mese sopportando quello
strazio… era inaccettabile.
Voleva farla finita.
Anzi no.
Perché doveva andarci di mezzo lui?
Era meglio fare fuori lei.
La strega.
La causa di tutti, TUTTI!,
i suoi problemi.
Donne…
… in fondo erano tutte uguali. Le categorie non esistevano.
E sì, in realtà lui
aveva sempre sostenuto il contrario, ma… erano solo un mucchio di stronzate.
Per questo era arrivato a convincersi che anche
lei, come le altre, ambisse ad una cosa sola.
Bill. In un letto. E bye bye al suo puro e vergine fratello.
E poi l’avrebbe
scaricato (lei! Cosa
inammissibile!), spezzandogli il cuore.
Doveva fare qualcosa.
Ormai era obbligato.
*
In qualche modo era riuscito ad evitare il
contagio con la peste. Accampando scuse assurde, aveva evitato l’incontro. Per
due lunghi giorni.
Due giorni d’inferno in effetti. Passati a crogiolarsi nel pensiero che quella strega potesse
deviare la mente di Bill.
Alla fine aveva deciso.
Era sempre meglio conoscere il nemico. In quel
modo avrebbe potuto realmente aiutare Bill a farsela
alla svelta e poi a lasciarla. Due gironi erano ancora pochi. Suo fratello non
si era ancora innamorato.
Ma doveva fare presto.
Il pericolo era realmente dietro l’angolo. E lui non aveva intenzione di lasciarsi sorprendere
dall’imboscata. Nossignori. Non era il primo idiota che passava per strada.
Essere Tom Kaulitz, colui che conosceva la mente femminile come le proprie
tasche, a volte aveva dei vantaggi.
Sbuffando decise che era arrivato il momento di alzarsi. Non che la cosa lo
entusiasmasse… doversi sorbire le telefonate mattutine di Bill era quasi peggio della solitudine del
pomeriggio.
Dio…
… forse
per sentirsi meno solo aveva solo bisogno di scopare un po’.
Ci
avrebbe seriamente pensato per quella sera.
Si infilò
la prima maglietta raccattata nella sua stanza, non preoccupandosi di mettere
anche dei pantaloni. I boxer erano più che sufficienti.
Sbadigliò,
mentre a piedi nudi prese ad avviarsi verso il bagno. Si sciacquò la faccia,
constatò che aveva un aspetto orribile –colpa di Bill
e la strega, di sicuro-, e decise che in qualche modo l’avrebbe
fatta pagare a quei due.
Anzi.
Solo a lei. Bill in fondo non aveva colpe. Era a
secco da due, Dio, due anni! Era più che normale che
desiderasse un qualche contatto fisico.
Ecco
perché non capiva il motivo per cui si ostinasse a non
portarsela a letto. Alla fin fine era l’unica cosa di cui aveva realmente
bisogno.
Chiuse
l’acqua del rubinetto e raccolse i dread in una coda.
Mangiare con quell’ammasso informe di capelli che
andavano da ogni parte, non era mai stato il massimo.
Scese lentamente le scale, dandosi mentalmente dell’idiota perché, oltre
a non aver preso le ciabatte, non si era neppure infilato un paio di calzini. E il marmo
della scala era decisamente fresco, per usare un
eufemismo.
Stava
riflettendo se tornare nella sua camera o meno quando accadde.
Il mondo
si fermò.
I suoi
occhi si allargarono.
Le sue
orecchie percepirono.
Il
sortilegio era giunto anche lì.
Liza.
Questo è troppo…
*
Non
riuscì a quantificare i secondi, minuti, ore di immobile
staticità in cui sprofondò.
Ma
furono tanti.
E fu
sicuro di risultare un idiota, agli occhi della tizia.
Insomma…
aveva su una maglietta…-si diede una rapida occhiata, constatando che era
un’assurda T-shirt rossa e vecchia… bingo, quella che
aveva scartato dall’armadio per poterla buttare!- … ed era in boxer –che, ok, si intravedevano appena sotto
l’enorme maglietta ma… perché la sera prima aveva scelto proprio quelli con le
donne nude? PERCHE’? c’era
un fottutissimo motivo?-… e a piedi nudi… e senza
cappellino –cosa inconcepibile, visto che le uniche persone che nell’ultimo
anno l’aveva visto senza o erano i ragazzi della band, o le ragazze che si era
scopato-… ed era certo di avere anche qualche segno del cuscino sulla faccia.
Insomma,
era un disastro vivente.
E no,
non era quello che si era aspettato dal primo incontro con lei.
Insomma…
davanti al nemico avrebbe dovuto presentarsi con le sue armi migliori…
… perché,
perché il mondo ce
l’aveva con lui?
Tornò in
sé, solo nel momento in cui sentì sua fratello
chiamarlo. E ancora prima di girarsi per guardarlo in
faccia, sapeva –dannato sesto senso gemellare- che stava sorridendo.
Basta. Dio, basta!
Fece un
cenno della testa a mo’ di saluto, mentre i suoi occhi tornavano
prepotentemente a lei.
Lei.
E lei era proprio il contrario del suo modello di ragazza. E si stupì di come i gusti di Bill
fossero caduti in basso. Insomma era… semplicemente carina. Niente di speciale.
Niente di niente. E Bill si meritava una ragazza che fosse come minimo bellissima. Non quella… no. Lei proprio no.
E poi
era rossa! Mio Dio, suo fratello si era invaghito di una ragazza dai lunghi, lisci
e setosi capelli rossi… per di più tinti! Era impazzito. Non c’era
spiegazione.
Le rosse
erano la peggior specie di ragazze! Ecco perché lui le evitava come la peste!
E poi… e
poi era così insignificante che non sapeva neppure su
cosa soffermarsi a guardare.
Era
insulsa.
Era quasi
peggio di ciò che si era aspettato.
“Tu sei Tom!” esordì lei dopo qualche istante di silenzio.
… pure la
voce da topo…
Che
poi… che cazzo voleva dire “Tu sei Tom”?… insomma, chi altri avrebbe
dovuto essere? Il postino?
Dio… come se fosse possibile non conoscerlo.
Tutti
sapevano il suo nome. Tutti.
Annuì,
risparmiandosi la battuta pungente del tipo “E tu sei Liza”?.
Le ovvietà le lasciava alla strega.
“Oh sono
così felice di conoscerti! Bill mi ha parlato tanto di te!”
Tom
alzò un sopracciglio. Eccola… eccola la fan assatanata
che c’era in lei… la vedeva farsi largo in quel minuscolo corpicino
–perché era veramente minuscola… ed era ancora seduta!-… eccola lì che tentava
di uscire.
Alla fine
anche lei si stava rivelando.
Era così chiaro. Era una sua fan! E aveva sedotto Bill solo per
incontrare lui!
Stupido
suo fratello a non capirlo!
Cercò di essere freddo e distaccato, per quanto la sua mise glielo
permettesse. Non doveva farle capire che lui sapeva…
La vide
alzare una mano verso di lui. “Comunque io sono Liza, piacere!” gli disse sorridendo.
Tom fece
qualche passo avanti, arrivando fino alla poltrona dov’era seduta e le porse la
mano in risposta. “Piacere” biascicò privo di entusiasmo.
E fu in
quel momento che il suo cervello venne riattivato
dallo stato di belligeranza in cui era caduto.
Liza
era seduta sulla poltrona. E no, non una poltrona
qualsiasi. Sulla sua poltrona.
Sua. La
poltrona di proprietà di Tom Kaulitz.
Quella che usava lui e solo
lui.
Per quale
fottuto motivo suo fratello l’aveva fatta sedere lì?
… e per quale altro fottuto motivo
indossava le sue ciabatte?
Cos’era
quella? Una coalizione contro di lui? ‘Rubiamo tutto ciò che è di proprietà di Tom
Kaulitz?’
Era
generalmente una persona generosa. Se poteva aiutare
qualcuno in qualche modo, lo faceva. Ma quello era
troppo anche per lui!
Insomma
già era inaccettabile l’idea che questa si stesse
impossessando di Bill, ovvero suo –di Tom Kaulitz-
fratello. Ma addirittura le sue ciabatte! Qui si
sfiorava il patetico!
Liza
dovette aver visto i suoi occhi saettare come fulmini
sui suoi piedi, perché gli sorrise. “Me le ha date Bill
queste…” disse “… spero non ti dispiaccia” aggiunse
quasi subito.
Tom si impose di non lasciarsi andare a strane smorfie che già
premevano per affiorare sul suo viso. “No, figurati… fa come se fossi a casa tua…” e sperò ardentemente che la sua
battuta ironica e pungente la mettesse in imbarazzo…
… Liza gli sorrise, grata.
Grandioso…
“Anch’io gliel’ho detto! Per questo le ho fatto
usare anche la tua tazza… come se fosse una di famiglia…” disse allegramente
suo fratello guardando la strega.
E
solo in quel momento notò le due tazze appoggiate sul tavolino.
La panda-tazza di Bill e la sua (sua, dannazione, SUA!) scimmia-tazza.
Quello sì che era troppo. Quello sì che rasentava il ridicolo.
Ok
per la poltrona. Ok per le ciabatte –anche se non
capiva il motivo per cui la tizia aveva deciso di
togliersi le scarpe-. Ma la tazza no!
Quello
era un regalo di mamma. Un regalo che aveva fatto a lui e a Bill
e che usavano solo loro due quando
tornavano per qualche giorno a casa.
E ‘solo loro due’ significava
che, per tutti gli altri, erano off limits. E allora
perché, cazzo, quella si era impossessata della sua? E perché Bill gliel’aveva data?
Perché?
E Tom notò con orrore una sottile ombreggiatura rosata lungo
il bordo della scimmia-tazza.
Oh che palle…
Quello
era rossetto! Rossetto! Sulla sua tazza! Il rossetto della strega
sulla sua scimmia-tazza!
Ora. Era.
Ufficialmente. Incazzato.
*
No, ma continuate pure a fare
finta che io non ci sia…
“Oh!! Che carina questa! Siete così uguali! È
proprio bella, sai?”
Ci
mancavano le stelle filanti e i palloncini e poi sarebbe
stata l’apoteosi del patetico.
“Ma qui siamo ancora piccolini, ce ne sono altre più belle!”
Ma sì… tanto
cosa cazzo ti interessa della dignità di tuo
fratello, eh Bill?
“Guarda
questa, Liza…”
Tom
sbuffò, portandosi alle labbra il bicchiere con il succo d’arancia. Bicchiere.
Ovvio. Perché non poteva di certo usare la sua scimmia-tazza
sporca di rossetto.
Ma vaffanculo…
Forse ci
stava mettendo un po’ troppo a fare colazione. Lo sapeva. Ma
almeno dalla cucina poteva tenerli d’occhio. E,
soprattutto, tenere d’occhio lei.
Era il
nemico. In casa sua.
Doveva
stare attento.
C’era da dire che suo fratello non è che lo aiutasse, eh. Lui e le
sue brillantissime idee autodistruttive. Perché solo un
malato di mente quale era Bill avrebbe potuto pensare
che mostrare le foto di loro due –senza peraltro chiedergli neppure il
permesso- da piccoli alla nuova fiamma fosse una cosa carina. Perché in effetti in lui e Bill, piccoli
e sgambettanti e… Dio… nudi sul
fasciatolo non c’era nulla di carino.
Era
umiliante.
Ma
suo fratello sembrava essere del parere contrario, ovviamente.
Tom
gettò un’occhiata al di là della porta, verso il
soggiorno, e vide Bill picchiettare con un dito su
una foto e Liza sorridere allegramente.
No. Non
poteva rimanere lì, senza sapere per cosa ridevano. Non poteva proprio.
Uscì
dalla cucina e attraversò il soggiorno ad ampie falcate. Lanciò un’occhiata
all’album fotografico che Bill teneva sulle ginocchia
e rabbrividì quando si accorse che i due stavano
guardando una sua foto. Quella sulla
moto. E Liza ora sorrideva
rivolta a lui.
“Sei carino qui” gli disse.
Tom
non notò sfumature ironiche, ma non importava. Dovevano esserci da qualche
parte.
Non
sapeva se scappare o strozzarsi con la saliva.
… ma no. Non poteva darla vinta a
lei. Perché lei aspettava solo quello. Si stava impossessando di tutta la sua vita… stava diventando
lui l’intruso della casa e non lei. Non la strega fattucchiera.
Doveva
combattere. Con tutte le armi in suo possesso. Che
alla fin fine, era sempre la solita…
Tom
si lasciò cadere sul divano, proprio accanto a Liza.
Sfoderò uno dei suoi migliori sorrisi ammiccanti e ridacchiando le rispose: “Lo
sono sempre…”
Liza
scoppiò a ridere. Ah ah,
eccola qui! Lo sapevo, lo sapevo! Questa mi ama… altro
che Bill… è stata un’ottima mossa, mio fratello così
potrà vedere che razza di doppiogiochista ha portato in casa…
Ma
quando lanciò un’occhiata a Bill, seduto dall’altro
lato di Liza, capì che forse la sua idea non era poi
così grandiosa.
Bill
lo stava letteralmente fulminando con gli occhi.
Oh cazzo. Ci mancava giusto che suo
fratello pensasse che ci stesse provando con lei!
Decise di
eliminare subito la tecnica ammiccante e di tornare a fare lo
scontroso, cosa che gli veniva decisamente meglio, dato che non doveva neppure
sforzarsi.
Liza
girò un’altra pagina dell’album e questa volta comparve un’altra foto di
coppia.
Almeno non è una mia foto singola…
Liza
sorrise, guardando i due gemelli intenti a preparare dei biscotti. Si girò
leggermente verso Bill e si lasciò sfuggire una risatina. “Sai, mi piacerebbe mangiare dei biscotti
fatti da te”
… magari! Così muori intossicata!
Suo
fratello si limitò a sorriderle in risposta. Girò
un’altra pagina, arrivando a mostrare la foto del loro primo giorno di scuola. Bill fece una smorfia. “Quando
ancora non sapevamo cosa ci attendeva…”
Liza
annuì e si concentrò sulla foto.
“Dai,
prova a indovinare quale sono io!” proseguì suo
fratello.
Tom
non riuscì a reprimere l’ennesima smorfia della giornata. Era impossibile non riconoscerli in quella
foto. Ancora poteva capire quella precedente con la farina, ma quella… anche un
cieco avrebbe indicato il bambino sorridente alla destra…
… Liza aveva appena appoggiato il dito sul bambino
rappresentato a sinistra. Lui.
Allora
non si sbagliava! Quella aveva realmente
un debole per lui… altro che Bill…
Suo
fratello scoppiò a ridere. “No! Quello è Tom… ha
sempre avuto un debole per le scimmie…” disse,
alludendo al pacco che il piccolo Tom reggeva tra le
mani.
Tom
sprofondò nel divano. Vivere l’umiliazione da vicino era ancora peggio che
viverla da lontano.
Voleva fuggire.
“Oh,
allora è per quello che sulla tazza c’è una scimmia!” rispose la strega,
sorridendo.
Quella.
Era. Una. Chiara. Presa. Per. Il. Culo.
Bill
ridacchiò e annuì in risposta.
Altro che
eliminare la tizia… doveva pensare ad un metodo per uccidere suo fratello. Si
stava rincoglionendo del tutto. E lui stava arrivando
al limite della sopportazione.
Erano
trascorsi solo due giorni.
Ne
mancavano ancora ventotto alla fine delle vacanze.
Dio, aiutami…
*
Tom
cercava di non sentire e non pensare. Sentire lo faceva incazzare.
Pensare pure. Quindi si limitava ad annuire ogni
tanto, tentando di non ascoltare il
resoconto della giornata che Bill gli stava facendo.
Si era dovuto subire una mattinata di umiliazione… ora
doveva sorbirsi il racconto dettagliato del pomeriggio, ovviamente.
“… e poi ci siamo
baciati!”
Questa
frase non gli sfuggì. Anzi. Lo colpì proprio. Come se qualcuno gli avesse
tirato un pugno nello stomaco.
… che assurdità. Probabilmente aveva mangiato troppo a
merenda, ecco tutto.
Comunque
dopo due giorni quei due si erano baciati.
Suo
fratello si era baciato con la strega.
“Ah…”
Bill
alzò un sopracciglio, contrariato. “Beh? È tutto quello che sai dire?”
Tom
si strinse nelle spalle. Che cazzo
voleva suo fratello da lui? “Ehm… congratulazioni…” mormorò
“… era anche ora in effetti…” aggiunse sorridendo leggermente.
Bill gli sorrise in rimando. “Oh Tomi è stato bellissimo… ha delle labbra fantastiche e bacia veramen-”
“Sì beh,
non voglio i dettagli, grazie… ho una vaga idea di come si bacia…” lo
interruppe Tom.
“Ma tu racconti sempre le tue nottate!” borbottò Bill, incrociando le braccia al petto.
“Ma non a te! Le racconto a Georg e
Gustav…”
Bill
si strinse nelle spalle. “Beh, perché a me non interessano…”
… e a lui
sarebbe dovuto interessare di suo fratello e la strega
in atteggiamenti intimi?
No, grazie… la scena era già abbastanza raccapricciante
da immaginare.
“Sì, beh Bill… insomma, ti
credo, non c’è bisogno che tu mi descriva tutto” cercò di dirglielo nel modo più dolce possibile e corredò il
tutto con un sorriso. Sperò ardentemente di risultare
almeno un minimo convincente.
Sembrò di
sì, perché Bill gli sorrise
e scosse la testa.
Tom
distolse lo sguardo da suo fratello.
E
così si erano baciati. Uhm… bene… per loro, ovviamente. E
per Bill. Già. Era da tempo che non baciava qualcuno.
Ne aveva tutto il diritto.
… però lei rimaneva la strega che tentava di circuire suo
fratello. Forse con un’altra tecnica, di sicuro innovativa,
ma lui sapeva a cosa puntasse Liza. E non era una relazione seria e duratura. No. Era ciò a cui
tutte puntavano. Il sesso.
E
questo significava che Liza stava affilando le armi,
pronta ad attaccare da un momento all’altro. Stava cercando di far innamorare Bill per poi sedurlo e farlo suo.
Non
l’avrebbe permesso.
Suo
fratello se la poteva baciare. Certo… meritava decisamente
di meglio, ma contento lui…
Poteva
anche scoparsela…
… ma non doveva innamorarsi di lei. Perché
quella l’avrebbe lasciato. L’avrebbe preso, usato, rivoltato come un
calzino e poi abbandonato.
Aveva
l’aria e l’atteggiamento da stronza. Ce l’aveva scritto in faccia di essere falsa.
Non si
sarebbe mai fidato. E se Bill non ci arrivava, ci avrebbe pensato lui…
… era o
no il fratello maggiore?
*
Non
riusciva a dormire. Ed era una cosa stranissima perché
era a casa sua, nel suo letto, nella sua camera. Insomma l’ambiente più
confortevole al mondo.
Però
non riusciva a dormire. E questa cosa lo faceva incazzare ancora di più.
Perché
sì, era già incazzato.
E il
motivo era… beh lo era e basta. Insomma non è che
doveva per forza essercene uno. Semplicemente quella era una giornata di merda. Non c’era un perché. Non c’era un motivo.
O
forse sì. Ma era stanco di pensare a lei e a loro. Ci
aveva pensato per tutto il pomeriggio. Era fin troppo. Insomma, nessuno si
meritava la sua attenzione per così tanto tempo,
soprattutto lei. Solo Bill poteva permettersi di
tenergli occupata la mente… ma Bill
era suo fratello, era ovvio che gli riservasse un trattamento speciale, ecco.
Mentre lei era la strega da annientare. Quindi
doveva sparire dalla sua vita e dalla sua testa.
Dio quanto la odiava.
Ecco.
Doveva smettere di pensarci.
E
l’unico modo per farlo era esorcizzare il tutto.
Parlarne.
Scartò in
partenza Bill. gli voleva
troppo bene per pensare di spezzargli il cuore rivelandogli l’atroce verità
sulla sua cotta.
No.
Aveva
bisogno di qualcun altro.
E nel
momento in cui afferrò il cellulare dal comodino, sapeva già che numero
comporre.
Lasciò
che il telefono squillasse… Andreas ci mise qualche
minuto a rispondere… minuti in cui Tom valutò se fosse stata effettivamente una buona idea chiamarlo.
… ma sì. Aveva bisogno di supporto. E
doveva fare qualcosa per Bill.
“Pronto?”
la voce di Andreas era
praticamente irriconoscibile.
“Andreas… è successa una tragedia!” disse tutto d’un fiato.
“Tom?” Andreas sembrò essersi come
risvegliato all’improvviso “Che succede?”
“Bill…” mormorò.
Tom
sentì Andreas trattenere il fiato per un attimo.
“Oddio! Cosa gli è successo? È svenuto? Si è tagliato
troppo i capelli?”
Tom scosse
la testa, come se il suo interlocutore potesse vederlo. “No… peggio…”
Liza
era il MALE in persona. Non c’era niente che potesse essere peggio di lei nella
sua vita.
“… hanno
sbagliato la tinta e gli hanno fatto le meches rosa?”
mormorò confuso Andreas.
“Non
nominare quel colore!” sbottò piccato “… o comunque
qualsiasi cosa abbia a che fare con il rosso…” … gli faceva schifo solo a
pronunciarlo, quel colore.
“Rosso…
sangue?! Bill è stato
ferito? Ha perso sangue?”
Tom
sbuffò. Era impossibile parlare con Andreas quella
sera. “No, tu non capisci… e comunque ti ho detto di
non nominare QUEL colore…”
“Cristo Tom! Dimmi cos’è successo!”
Tom
respirò a fondo. “Bill ha trovato una…” mormorò, come
se ammetterlo gli costasse un’enorme fatica.
“Una?
Una… siringa? OMIODDIO BILL HA PRESO L’HIV?”
“… Andreas, CAZZO, NO! BILL HA TROVATO UNA RAGAZZA!” Tom quasi urlò nel telefono,
ricordandosi solo dopo che il resto della casa stava dormendo. Cercò di
abbassare leggermente il tono della voce e proseguì “… una ragazza, capisci? Che poi in effetti è una
strega, quindi non sarebbe neppure giusto definirla così… ma comunque…”
“…Tom…”
“…sì?”
“E tu mi
svegli alle tre di notte per dirmi che sei geloso?!”
“IO NON
SONO GELOSO! Sono preoccupato… non puoi capire…
quella… quella è matta! E Bill
non fa che parlare di lei… è ossessionato!”
“… e tu sei geloso”
Tom
sbuffò, infastidito. “Non sono geloso di Bill! voglio dire, non lo sono… perché dovrei? Può vedersi con chi
vuole… ma non lei… è una strega, Andreas!
Capisci? Bill non può finire tra le braccia di una
così!”
Andreas
ci mise qualche secondo a rispondere. “… ehm… io pensavo che tu fossi geloso di
lei…”
“… e perché dovrei essere geloso di Liza?
Andreas ma mi ascolti quando
parlo?”
“Tooooooooommmmmmmm, sono le tre di notte! E io sarei anche
in vacanza…”
Tom
sbuffò di nuovo. Andreas proprio non capiva la
gravità ella situazione. “...
Non manca molto al tuo ritorno e tanto ormai sei sveglio, quindi collabora!... qui serve un piano, un qualcosa... di tutto pur di
impedire che il danno sia fatto... dobbiamo fare in modo che Bill si faccia -se
vuole- la strega, prima che la strega si faccia Bill!”
Andreas
rimase in silenzio per qualche secondo. “… Tom?”
“Sì?”
“Fatti
una sega e buonanotte”
“Ma…”
Prima che
potesse dire qualcosa Andreas
aveva già chiuso la telefonata.
Fantastico.
Anche il suo migliore amico era dalla parte dei due
giovani innamorati.
Tutti,
tutti ce l’avevano con lui. Nessuno riusciva a vedere
la tragedia che si stava per consumare sotto i loro occhi.
Ma lui
non poteva lasciar perdere. Appoggiò con poca grazia
il telefono sul comodino e si rigirò nel letto.
No. Ce l’avrebbe fatta.
La guerra
era appena iniziata.
*
Note dell’autrice: Questo capitolo è adorabile *_*
Sì. Lo amo. Quanto è bellino? Me lo spiegate? La scimmia-tazza *_* E Liza che finalmente fa la sua comparsa! Amatela! Perché è una ragazza fantastica. E Tom è un idiota invece XD
Un grazie
ad ana che mi ha gentilmente fornito le bellissime
foto che vengono descritte nel capitolo –e molte,
molte di più *_*- e, soprattutto, per la bellissima parte finale. Perché la
parte finale è stata scritta in chat su msn… ana
era, ovviamente, Andreas, mentre io facevo Tom… ed eravamo calate in modo preoccupante nei nostri
rispettivi ruoli. °_°
Se
pensate che la telefonata finale sia in qualche modo
molto Miles Away style (*-*
Pure Love)… avete ragione ù_ù Ma dovevo far comparire
Andreas in questo capitolo… capirete poi perché…
Bene,
detto questo… spero che il capitolo vi sia piaciuto
*_* Io ho letteralmente amato scriverlo, sì.