Ich bin
dagegen!
Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è
frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill
non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto
raccontato in queste pagine.
Livello quattro: Il pedinamento
[Tom vs Liza: che la guerra
abbia inizio!]
****
Uno deve imparare a organizzarsi.
A reagire.
Non è che si può andare avanti a subire. Bisogna
fare qualcosa prima o poi.
Bisogna prendere le cose di petto e affrontarle.
Da veri uomini.
Da veri uomini duri.
Da veri uomini duri con le palle.
Da veri uomini duri con le palle quadrate.
Sì.
*
“Biiiiiiilllllll, per favore!” si lamentò.
Suo fratello roteò gli occhi. “Ma si può sapere
che ti prende?”
“Mi prende che non voglio stare a casa un altro
giorno, l’ennesimo, da solo! Ecco che
mi prende!”
Bill scoppiò a ridere. “Ma dai! Guarda che al
massimo sto fuori fino all’ora di pranzo…”
Tom lo fulminò con gli occhi. “Certo… per poi
riuscire al pomeriggio, rientrare e uscire, di
nuovo, alla sera.”
Bill si sedette di fianco a lui sul divano e gli
sorrise, compiaciuto. Tom iniziava sul serio ad odiare tutti quei sorrisi. Era
nauseante certe volte. Soprattutto quando parlava di Liza e, oltre all’odioso
sorriso, si aggiungevano gli occhi luccicanti. Faceva venire il voltastomaco.
“Ti manco?” chiese Bill, avvicinando il suo viso
a quello di Tom.
Tom cercò di sforzarsi di ridere. Girò il viso
dalla parte opposta a dov’era seduto Bill. Che assurdità. Suo fratello doveva
essere completamente impazzito. Liza lo aveva rincoglionito del tutto. “Ma figurati… una volta tanto che c’è un po’
di pace in questa casa…”
Ma quando si girò di nuovo verso Bill, capì che
suo fratello non aveva bevuto mezza parola. Sbuffò infastidito. A volte era veramente
difficile non avere segreti.
“Forse un pochino…” ammise borbottando.
Il sorriso di Bill si allargò. Si avvicinò di più
a lui e lo abbracciò con impeto. Tom si ritrovò, senza neppure sapere come,
pressato contro suo fratello, che non faceva che somministrargli fraterne
pacche sulla spalla.
Aveva trovato qualcosa di più odioso del suo sorriso-da-Liza.
“Oh Tomi!” lo sentì ridacchiare contro la sua
testa, mentre non accennava a lasciarlo andare “che cosa carina che hai detto!
Non mi dici mai cose così…”
Tom capì che era troppo. Ci mise tutta la forza
possibile e si allontanò da Bill.
“Sì va beh, ok…” si alzò dal divano. Via da Bill…
via da Bill…
Si girò a guardarlo. “Non dovevi mica uscire?”
disse, cercando di risultare il più annoiato possibile.
Bill annuì, pensieroso. Sembrava che stesse
valutando i pro e i contro di un’idea, ancora racchiusa nella sua mente. Tom
ebbe la sensazione che, di qualsiasi cosa si trattasse, non gli sarebbe
piaciuta.
“Perché non vieni con noi?” domando alla fine
Bill.
Ecco.
I suoi presentimenti si rivelavano sempre esatti.
Altro che il bambino del Sesto Senso che vedeva i morti. Lui sì, che possedeva
un potere misterioso ed inquietante. Soprattutto perché a volte desiderava sul
serio non capire che cosa passava nella testa di suo fratello.
Era meglio non
sapere.
“Non credo che sia una buona idea…” borbottò,
dirigendosi in cucina.
Certo. Ci mancava l’uscita a tre. Già l’idea che
quella mettesse piede a casa sua, usurpando la sua poltrona, le sue ciabatte e
la sua scimmia-tazza era scandalosa… figuriamoci se aveva voglia di guardarla mentre
amoreggiava con suo fratello.
Che
schifo…
“A te non piace”
Tom si voltò di scatto. Bill era in piedi davanti
alla porta con un’aria triste e abbattuta. Tom quasi si dispiacque di odiare
così tanto la strega. Solo per Bill, ovviamente. Non gli piaceva vedere suo
fratello triste. Non era logico che lo fosse.
“Non è che non mi piace…” Bill sollevò un
sopracciglio, scettico –ma in quella cazzo di casa si poteva avere un qualche
segreto?!?-. Tom sospirò. “… ok… forse non mi piace molto…”
Bill abbassò le spalle abbattuto. Tom notò con
disappunto che aveva gli occhi lucidi. Oh ci mancava pure questa… “Ma perché?”
la voce di Bill tremò leggermente, e Tom tremò di conseguenza, ma di paura.
Non. Aveva. Intenzione. Di. Assistere. A. quella. Scena.
Dannazione.
“Perché…” perché
di sì, che cazzo di domanda è? “… perché ha le tette piccole!”
Bill spalancò la bocca. “Cioè… cioè tu non la
sopporti solo perché ha le tette piccole?” era sconvolto.
Forse non era stata una grande idea rivelargli
ciò che pensava della strega. Ma insomma, cos’altro avrebbe potuto dirgli? Che
era bassa, praticamente una puffa, senza tette e con degli odiosi capelli
rossi, per di più tinti? Quella era falsa. Falsa proprio come la tinta che si
ostinava a fare sui suoi capelli. Tinta di un colore decisamente orrido, tra
l’altro… ma comunque, era falsa, subdola e meschina. L’aveva capito subito.
Quella mirava a impadronirsi di Bill… a… a portarglielo via! Già si era
impadronita della sua casa, non gli avrebbe lasciato nient’altro, quello era
certo!
Tom scrollò le spalle, in risposta a Bill. Suo
fratello sospirò. “Te la farò piacere” mormorò.
Oh no,
grazie…
“Bill, non preoccuparti troppo…” cercò di
rassicurare suo fratello. Non aveva nessuna intenzione di conoscerla meglio. Ma per favore.
Bill scosse la testa, sorridendo. “No, no… so
perché non ti piace! È perché non la conosci bene! Ma vedrai che basterà che tu
ci parli… Oh Tomi, ti deve piacere, voglio
che andiate d’accordo!”
Tom gli sorrise debolmente. “Ok” si sforzò di
rispondere.
Bill sorrise, compiaciuto per essere riuscito a
strappargli quella specie di promessa, e sparì in salotto borbottando che
sarebbe arrivato in ritardo.
Tom si voltò verso il frigorifero. Doveva bere.
Aveva la gola dannatamente secca. Quei due lo stavano facendo impazzire. E la
cosa più assurda era che non riusciva a trovare qualcosa con cui distrarsi…
… urgeva
una notte sfrenata di sesso. Quel pomeriggio avrebbe chiamato Georg per sentire
se era possibile andare a qualche festa e rimorchiare. Ne aveva bisogno.
Seriamente.
Sospirò. Si versò un bicchiere di Coca e lo bevve
tutto d’un fiato. Sospirò di nuovo.
Aveva seriamente bisogno di scopare.
“Io allora esco…”
La voce di Bill lo fece voltare di nuovo verso la
porta. Tom annuì, cercando di mostrarsi rilassato. Come se fosse stato
possibile…
Col
cazzo… questo sta andando di nuovo tra le grinfie della strega…
Bill sembrò scrutare per un attimo il volto di
suo fratello, ma alla fine si limitò a sorridergli dolcemente.
“Dove andate?” si lasciò sfuggire Tom poco prima
che Bill sparisse di nuovo al di là dalla porta.
“Al parco”
“Ah…”
Parco.
Si ricordava del parco di Lipsia. Se lo ricordava
bene. Quando era più giovane e non
famoso ci portava le ragazze che intendeva farsi. Venivano conquistate dalla
panchina, dalla volutamente romantica
atmosfera e dal suo sorriso. Era un bastardo manipolatore già a quei tempi.
Al parco. Bill ci andava con Liza.
Sulla panchina. Magari tenendosi per mano.
Baciandosi. E per un attimo ebbe l’orrenda e disgustosa visione della strega
avvinghiata in un bacio mozzafiato con Bill.
Scrollò la testa.
No.
NO! Dannazione!
Rialzò lo sguardo da terra e lo fissò sul viso di
Bill, che ancora lo guardava dalla porta. Si sforzò il più possibile. Ce la
mise davvero tutta per essere convincente.
Sorriso smagliante. Voce controllata. Occhi
socchiusi. “Ehm… è ancora valida la proposta di venire con voi?”
Bill si illuminò all’istante.
E Tom non potè fare a meno di festeggiare
interiormente.
Preparati
cara stronza, perché la guerra è appena iniziata…
*
Tom si sistemò meglio gli occhiali da sole sul
naso, abbassò ancora un po’ il cappuccio sul viso e lanciò un’occhiata
distratta a suo fratello, che camminava sereno accanto a lui.
Aveva avuto la decenza di vestirsi in modo…
normale, per fortuna. Giubbotto verde militare, capelli lisci e sciolti,
cappellino, occhiali rigorosamente Prada… insomma, più di così non poteva
aspettarsi da Bill.
Tirò fuori un pacchetto di gomme da masticare
dalla tasca della felpa e se ne infilò una in bocca, tanto per fare qualcosa. Rimise
le mani in tasca e sbuffò.
“Dammi!”
Tom gli lanciò un’occhiata. “Che vuoi?”
Bill sbuffò. “Una gomma”
Scosse la testa. Bill era totalmente privo di
gentilezza a volte. Afferrò il pacchetto e ne porse una al fratello. Si rimise
le mani in tasca poco dopo.
Continuarono a camminare in silenzio. Ogni tanto
Tom calciava un sassolino posto sul marciapiede… ogni tanto Bill si sistemava
il cappello.
Lanciò di nuovo un’occhiata a Bill. E si decise a
parlare. “Dimmi che sono io l’idiota che non capisce il romanticismo… oppure
dammi una spiegazione per cui voi due”
e lo sottolineò con una particolare enfasi della voce… il concetto doveva
essere chiaro… “ve ne andate al parco con… Scotty”
terminò, facendo un cenno con il capo verso il grosso cane che trotterellava in
mezzo a loro due.
Bill si girò a guardarlo. “E’ una cosa carina… e
diversa dal solito…”
… diversa di sicuro…
“Uhm… quindi mi stai dicendo che non sono io il
pazzo che non ci vede nulla di romantico…”
Bill scosse la testa. Sembrava divertito dalla
sua risposta. E Tom sperò che quel sorrisetto fosse realmente dovuto a lui… e
non al pensiero di lei…
“Comunque non c’è solo Scotty… anche Liza ha un
cane…”
Ah, ecco dove stava allora la questione
romantica!
L’accoppiamento dei cani!
Tom grugnì qualcosa di incomprensibile in
risposta, e di nuovo Bill sembrò divertito. Tom constatò che, o suo fratello lo
stava palesemente prendendo per il culo, oppure stava pensando a lei…
“Sai una cosa carina?”
… no. E non era sicuro di volerla sapere.
“Cosa?”
“Il cane di Liza… sai come si chiama?”
Tom sbuffò. Che. Domanda. Del. Cazzo.
… e lui odiava le domande del cazzo.
“No, Bill, come diavolo faccio a saperlo?”
sbottò.
Suo fratello non sembrò particolarmente infastidito,
anzi. Ridacchiò di nuovo. Tom pensò di odiarlo sul serio. Lui, la sua risata e lei, ovviamente.
“Billy!
Il cane di Liza si chiama Billy!”
“… Billy?”
Suo fratello annuì. “Billy!” Sorriso. Di nuovo.
Tom scosse un attimo la testa, come se con quel
gesto i suoi pensieri potessero andare a posto da soli. “Cioè, fammi capire…
questa ha chiamato il cane come te?”
Bill scoppiò a ridere di gusto. “Ti ho detto che
si chiama Billy, non Bill!”
“Ma come si fa a chiamare un cane in quel modo?”
Bill fermò la sua camminata. Scotty si mise
diligentemente seduto accanto a lui. Suo fratello lo guardò. E, nonostante gli
occhi fossero coperti dagli occhiali, Tom era sicuro di sapere che sguardo
aspettarsi.
Quello da piantala-di-dire-stronzate.
“Cosa vorresti dire?” mormorò.
Cosa voleva dire? Come cosa voleva dire? Voleva
dire che Billy era un nome idiota, ecco… non era una cosa così importante… era
più il fatto che Liza si stava dimostrando ancora più scema. Ma non era colpa
di suo fratello, se quella non c’era con la testa…
“Uh… nulla…”
“Billy è un bel nome” proseguì Bill. E Tom,
seriamente, non capiva dove suo fratello volesse arrivare.
Tom fece una smorfia. “Ma dai… è un nome scemo…”
“MI STAI DICENDO CHE IL MIO NOME E’ IDIOTA?”
Tom sgranò gli occhi. “Ma no! Sto dicendo che
come nome per un cane è idiota! Che centri tu?”
“Cane o non cane, il nome non cambia!” sbottò
infastidito.
Tom incrociò le braccia al petto. Ci mancava la
scenata in mezzo a una strada per proseguire nel migliore dei modi la giornata.
“Certo che cambia, razza di deficiente! E poi tu sei Bill, il coso… il cane è Billy… c’è differenza
pure nel nome!”
Non diede modo a suo fratello di replicare. Si
girò e proseguì a camminare verso il parco.
Quello stupido. Faceva una questione di stato per
le cazzate più assurde. Lui doveva sempre tirar fuori scene da primadonna e
quant’altro.
A volte lo faceva veramente incazzare. Aveva
degli atteggiamenti così infantili che, sul serio, non capiva come le persone
potessero pensare a lui come a quello più maturo e responsabile.
Ma
per favore…
Qualche istante dopo Bill l’aveva raggiunto con
Scotty, evidentemente correndo, perché stava ansimando.
“Quindi il mio nome non è stupido?”
Tom sbuffò e si cacciò con forza le mani nelle
tasche. “Ti ho detto di no, adesso piantala…”
Bill rimase in silenzio per qualche istante.
Sembrava pensieroso. E Tom giurò interiormente che se per caso se ne fosse
uscito con un altro suo geniale pensiero, non si sarebbe più trattenuto.
“Anche il tuo nome non è stupido…”
Tom si voltò di scatto a guardarlo. Bill gli
stava sorridendo. E questa volta Tom sapeva
che era per lui.
Tom sorrise leggermente in risposta, ma voltò il
viso quasi subito.
Ok.
Gli era appena passata l’incazzatura.
“La mamma ha fatto due buone scelte” aggiunse
poco dopo.
Tom cercò di nascondere il sorriso che ormai
faceva bella mostra sul suo viso.
Sì. In fondo non ci si poteva lamentare.
*
“Liza! Che bello rivederti…” esclamò suo fratello
con quell’odiosa vocina gentile che utilizzava abitualmente con la strega.
Tom sentì la solita fastidiosa morsa allo stomaco
farsi strada in lui. E fu ancora peggio quando vide ciò che non voleva vedere.
Liza sorrise raggiate a suo fratello e si sporse
verso di lui, e Tom fece appena in tempo a girare il viso dell’altra parte
prima di vedere quei due baciarsi.
Che schifo.
CHE. SCHIFO.
“Tom! Sono contenta di incontrarti di nuovo!”
Lui mormorò qualcosa in risposta e Liza sembrò
prenderlo per buono.
Il sentimento, comunque, era tutt’altro che
reciproco.
“Vedo che hai portato anche Scotty! Billy ne sarà
felice, vanno così d’accordo loro due… non è fantastico?”
Bill fece un sorriso entusiasta. Tom pensò che
quei due prima o poi l’avrebbero ucciso veramente. Non sapeva se di nausea,
diabete o carie. Era difficile da stabilire.
Liza si girò verso il prato accanto a loro e
prese a richiamare il suo cane.
Quando davanti agli occhi di Tom comparve una
palla di pelo bianca, fu sul punto di prendere e tornare a casa. Quello non era
un cane era… un topo con il pelo. Lanciò un’occhiata a Scotty e capì il perché
andassero d’accordo quei due. Scotty aveva pietà
del rospetto bianco. Altro che accoppiamento.
Liza prese in braccio Billy e lo mostrò
sorridente a Tom. “Non hai ancora conosciuto Billy, vero?”
“No” grugnì in risposta.
Liza diede un bacio al cane e lo rimise a terra.
La schiena di Tom fu percorsa da strani brividi al pensiero che con la stessa
bocca si era baciata poco prima con Bill.
Ma
che schifo, cazzo…
Osservò il rospo fare dei timidi passi verso di
lui, prima di iniziare ad annusarlo e a strusciarsi in modo osceno contro la sua gamba.
“Oh guarda! Gli sei simpatico!” osservò suo
fratello. Tom sperò dentro di sé che stesse scherzando.
Perché non ci trovava nessuna dimostrazione di
simpatia nel fatto che quel ciospo bianco volesse accoppiarsi con la sua cazzo
di gamba. E, cazzo, non c’era proprio
nulla da ridere! Nonostante la strega non la pensasse allo stesso modo.
Liza scosse la testa divertita, mentre si chinava
a togliere Billy dalle gambe di Tom. “Scusalo, si vede che è in cerca di
compagnia…”
“Sì beh, capita…”
Capita? Sul serio?
Stava impazzendo. Quei due lo stavano facendo
diventare matto.
“Facciamo un giro?” propose Bill. ovviamente
guardando e sorridendo a Liza. Tom si sentì invisibile. Ed era una pessima sensazione.
“Certo”
Presero a camminare lungo il vialetto del parco.
Bill e Liza leggermente avanti rispetto a Tom, che cercava di mantenersi
distante, ma comunque nei paraggi, in modo da impedire ulteriori e più profonde
manifestazioni di affetto. Il bacio di prima gli era bastato.
Scotty trotterellava accanto a lui, mentre Billy
era stato prudentemente legato al guinzaglio da Liza. Rabbrividì al pensiero di
poter avere di nuovo quel mostriciattolo tra le gambe.
Si chinò a raccogliere un rametto per terra e lo
lanciò a Scotty, che corse verso il prato per riprenderlo e portarglielo. Tom
sorrise quando vide tornare il suo cane con il ramo in bocca. “Bravo…” si chinò
verso di lui e gli sfilò il bastoncino dai denti, dandogli delle pacche sulla
schiena. Scotty in risposta gli leccò un po’ il viso, cosa che lo fece ridere.
Lo accarezzò ancora, prima di lanciare un’occhiata ai due piccioncini. Che
ovviamente non si erano neppure accorti che non li aveva seguiti.
“… sai, dovresti seriamente fare qualcosa per me.
Tu mi vuoi bene. Tu mi ascolti. Dovresti essere un mio alleato, e invece te la
spassi con il ciospetto…”
Scotty inclinò leggermente la testa di lato, non
comprendendo le parole del proprio padrone. Ma questo non riuscì a fermare Tom
dal suo monologo.
“… dovresti, ad esempio, mordere quello
stronzetto di un cane che ha cercato di scoparsi la mia gamba… e potresti anche
vedere se è buono come la pappa per cui di sicuro presta il muso…”
Scotty abbaiò, come in risposta, e Tom si sentì
gratificato dal fatto che, almeno lui, lo ascoltava.
Cazzo, quella era proprio una cosa fantastica.
Suo fratello se la spassava con la strega, nonostante il suo disappunto, mentre
il suo cane gli obbediva ciecamente.
Grandioso.
Sospirò. La verità era che non era affatto
gratificante parlare con Scotty. Insomma, gli voleva bene, ed era di sicuro
importante nella sua vita… ma non poteva essere realmente un sostituto di Bill.
Almeno suo fratello interagiva…
Si voltò verso Bill e Liza, che avevano
continuato a camminare, e si rese conto che, per raggiungerli, avrebbe dovuto
mettersi a correre.
Tom strinse i pugni attorno al bordo della felpa.
Quella stronza glielo stava letteralmente portando via.
Fanculo.
Non andava per niente bene.
No.
Proprio no.
*
“Georg devi aiutarmi!” disse tutto d’un fiato,
premendo il cellulare il più possibile vicino alla bocca.
“… Tom, anch’io sono felice di sentirti” rispose
ironicamente l’interlocutore.
Scosse la testa. “Sì, sì ok… devi aiutarmi!”
ripetè con più enfasi.
“Che vuoi?” mormorò annoiato il bassista.
Tom si chiese perché Andreas dovesse essere
ancora in vacanza… e perché Georg dovesse essere così stronzo e menefreghista.
“Bill ti ha parlato della tizia, vero?”
“… intendi dire la sua ragazza?”
“NON USARE QUEL TERMINE!” urlò indignato. Bill e
Liza, seduti su una panchina poco distanti da lui, lo guardarono preoccupati.
Tom gli sorrise e fece un cenno per indicare che era tutto a posto.
Cosa assolutamente falsa.
Non era affatto
tutto a posto.
“… Tom che ti prende?”
“Niente! NIENTE! Cosa dovrebbe prendermi?”
“Mi sembri un po’ agitato” rispose dubbioso
Georg.
“Sto benissimo… e comunque non si tratta di me…
ma di…” guardò di sfuggita la panchina e si coprì la bocca con una mano “…Bill”
“Che ha fatto?” Georg sembrava sinceramente
interessato.
“… è su una panchina… con la tizia…”
“…”
“… hai capito?”
Il bassista mormorò qualcosa che Tom non riuscì a
capire. “… e allora?”
“Come ‘e
allora’? hai capito cosa ti ho detto?”
Georg sbuffò. “Certo che ho capito, non sono mica
scemo… solo non vedo il motivo per cui tu debba essere così agitato…”
“Non sono agitato!” sibilò. “… tu sai cosa vuol
dire la panchina?”
“Che sono in un parco?” rispose incerto Georg.
“No! Che stanno per fare sesso!”
“…”
“…”
“… tu sei matto!”
Tom scosse la testa energicamente. Perché anche
lui non capiva? Perché? Perché era il solo a preoccuparsi del futuro cuore
spezzato di suo fratello?
“Georg dobbiamo fare qualcosa!”
Il ragazzo dall’altra parte del telefono scoppiò
a ridere di gusto. “No, Tom, non dobbiamo fare proprio niente… o comunque, io non farò niente… e ora se non ti
dispiace torno a godermi la mia seconda settimana di vacanza… ciao e salutami
Bill e la tizia…”
Prima che Georg mettesse giù, Tom lo sentì ridere
di nuovo.
Sospirò.
Era di nuovo solo
contro di lei. Di nuovo non aveva trovato un alleato. Ed era stato così preso da Bill, la strega e… tutto,
da non ricordarsi di chiedergli di una possibile uscita alla ricerca di una
qualche bella ragazza.
In effetti gli era passata la voglia. Così. tutto
d’un colpo.
Si grattò la nuca da sotto la fascia.
Forse poteva chiamare Gustav. Ma poi si figurò
l’immagine del batterista disturbato durante il loro periodo di vacanza… ed ebbe
seriamente paura della sua sorte.
No. Era meglio di no.
Doveva aspettare. Quattro giorni al rientro di
Andreas. Quattro giorni. E poi finalmente gli avrebbe esposto tutto. E lui lo avrebbe ascoltato. E
rassicurato. E progettato un piano per far accoppiare quei due –ma solo se necessario- e poi eliminare la
tizia.
Si passò una mano sul viso. In quel momento si
rese conto di non essere più tanto sicuro di voler suo fratello tra le braccia
–e le gambe, pensò con orrore- di
Liza. Anche se si trattava di una notte e basta.
Perché Bill non l’avrebbe mai presa così alla
leggera, e lui era stato uno stupido a crederlo.
Si rifiutò di guardare verso la coppia seduta
poco distante da lui e si diresse invece verso il punto in cui Scotty e Billy
stavano giocando.
Per la prima volta da tanto tempo si sentì
triste.
*
Tom si sedette stancamente sul letto, sospirando
per l’ennesima volta.
Non riusciva a trovare una soluzione. Non
riusciva a venirne fuori.
Ma doveva trovarla. Da qualche parte ci doveva
pur essere. Solo che, evidentemente, si era nascosta particolarmente bene.
Sbuffò e afferrò il cellulare dal comodino. Senza
neppure pensarci, scrisse in fretta un messaggio per Andreas.
Non
sono più sicuro di volere che quei due si facciano… serve un piano di emergenza
per eliminare la strega…
Schiacciò il pulsante dell’invio e attese la
risposta del suo amico.
Andreas fu più rapido del previsto.
Non
ti sei ancora fatto quella benedetta sega?
Tom strinse forte il cellulare. Digitò
violentante la risposta –un secco, conciso e preciso Stronzo- e si sdraiò sul letto.
Stava per mettere via il cellulare quando lo
schermo si illuminò di nuovo, mentre una busta azzurra capeggiava al centro di
esso. Tom schiacciò il tasto verde e sorrise leggermente.
Resisti.
Era una parola.
Non ne poteva più. Non ne poteva veramente più.
Ed era difficile resistere in quelle condizioni…
perché la guerra era appena iniziata, eppure, per la prima volta, non si
sentiva affatto sicuro.
Anzi.
Aveva la bruttissima sensazione di essere
nettamente in svantaggio.
Ma c’era di mezzo Bill. E quella stronza non
poteva permettersi di giocare con lui.
Non aveva ancora fatto veramente i conti con Tom
Kaulitz, questo era poco ma sicuro!
****
Note
dell’autrice: Eccoci qui anche con questo capitolo. <3 C’è
BILLY!!!! Quanto amo quel cagnolino! È adorabile. QUI potete vederlo *_* Ah, il
nome Billy, manco a dirlo, l’ha trovato ana <3. E in questo capitolo si
inizia a intravedere qualcosa. Ah quanto amo le mezze frasi, le battutine e i
pensieri che affollano la mente del nostro povero Tomi. XD In questo capitolo
ci sono anche delle parti abbastanza serie… o per lo meno, pensieri decisamente
meno stupidi… beh, mica si può andare avanti per dieci capitoli facendo fare il
coglione a Tom, vi pare -_-?
Grazie a tutte, come sempre *_* spero vi piaccia!