Ich bin
dagegen!
Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è
frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill
non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto
raccontato in queste pagine.
Livello cinque: Gli amici
[Tra moglie e marito non mettere il dito…
idem per i gemelli]
****
“Quasi quasi chiamo Liza e le dico di venire qui
oggi pomeriggio, così stiamo un po’ insieme…”
Tom si impose di non far trapelare nulla.
Freddo.
Glaciale.
Imperturbabile.
Sì,
ma che due coglioni…
“Oggi torna Andreas…” buttò lì con aria
distratta, come se non stesse seguendo le dita di suo fratello che, frenetiche,
digitavano il numero della strega sul Sidekick. Come se, realmente, non gliene
importasse nulla. Come se non ne avesse letteralmente i coglioni pieni di quei
due. Come se…
Già.
Scosse la testa e si mise a sedere diritto,
guardando Bill indugiare un istante prima di premere il pulsante verde.
“Andreas torna stasera…” gli rispose suo fratello
guardandolo con fare circospetto. E Tom sapeva che stava usando il sesto senso
gemellare per scavargli dentro la mente alla ricerca di qualcosa. Lo sapeva.
“Lo so…”
“…”
“…”
“… e allora perché me l’hai detto?”
Beh perché sì! Perché magari la notizia del
ritorno del loro migliore amico lo avrebbe sconvolto a tal punto che sarebbe
stato impossibile per lui concentrarsi sulla strega.
Ovviamente non era così. Ma gli piaceva sperare,
ogni tanto.
“Per ricordartelo… stasera usciamo con lui…”
Bill sorrise, titubante. Gli si leggeva in faccia
che non credeva a metà delle sue parole. Beh… non poteva dargli torto, non ci
credeva manco lui.
“Ok…”
Già ok.
Come se fosse stato veramente tutto a posto.
Sì.
Certo.
Sbuffò cercando di non farsi notare. Lo aspettava
un pomeriggio nella sua camera… e la cosa aveva un che di noioso.
*
Era annoiato da morire. Anzi no, peggio. E la
cosa fastidiosa era che, più cercava di non pensare a cosa stesse succedendo al
piano inferiore, più ci pensava. E più ci pensava, più sentiva qualcosa farsi
strada dentro di sé. Qualcosa. Qualcosa di fastidioso e doloroso e arrabbiato.
Si sentiva frustrato. Realmente e
inequivocabilmente frustrato. E solo. Solo! Perché quel coglione di suo
fratello aveva deciso che correre dietro ad una strega tinta fosse più
divertente che stare con lui.
Era diventato il secondo. Quello-dopo-di…
Lui! Lui che era stato sempre il primo. Sempre.
Non gli piaceva quella situazione.
Non gli piaceva per niente.
E fu con un moto di rabbia improvvisa che si alzò
di scatto dal letto e decise che non gliene importava un accidenti di quei due.
Che avrebbe potuto anche trovarli mentre scopavano, e non avrebbe battuto
ciglio.
Freddo e glaciale.
Era tutto ciò che aveva da dire al riguardo.
Si legò distrattamente i dread in una coda alta,
si infilò una maglietta abbastanza pulita, si mise i jeans e uscì dalla stanza.
Ma un attimo prima di richiudersi la porta alle
spalle ebbe un ripensamento.
Freddo e glaciale.
No.
NO, dannazione. Suo fratello e la fattucchiera
non avrebbero condizionato la sua esistenza, accidenti a loro! Aveva fame,
voleva fare merenda e niente e nessuno gli avrebbe impedito di portare a
termine l’obiettivo prefissato.
Fece sbattere la porta dietro di sé… così, giusto
per avvisarli nel caso in cui…
… caso che non voleva contemplare.
Prese a scendere le scale con passo sicuro e
sguardo fisso davanti a sé.
Freddo e glaciale.
Ma quando arrivò in salotto, tutta la sua
sicurezza vacillò. Pericolosamente. E, senza neanche rendersene conto, rimase
fisso imbambolato davanti all’orrore che gli si stava presentando davanti.
Oh.
Mio. Dio.
Bill e Liza erano sul divano. E non ci sarebbe
stato nulla di male –se non per il fatto che la strega era di nuovo lì, nel suo territorio-… ma erano sdraiati sul
divano… e si stavano baciando… anzi… stavano proprio limonando alla grande… e
le mani della strega erano appoggiate sulle spalle di Bill… mentre le mani di
suo fratello erano… DIO, DOVE CAZZO ERANO LE SUE MANI?... poteva individuarne
una al di sotto della maglietta della strega… pericolosamente vicina a… Dio… forse stava cercando, visto che non
c’era molta roba da mostrare… mentre l’altra!... non voleva sapere… non voleva
immaginare!
Fu in quel momento che si rese conto di non aver
emesso suoni. Di non aver mosso un muscolo. Di non aver neppure respirato.
Negli ultimi trenta secondi.
E fu in quel momento che decise che non poteva
sopportare di più… e al diavolo il ‘freddo
e glaciale’.
Ma fanculo a tutt’e due, lui doveva mangiare e di
certo non sarebbe tornato nella sua stanza con la coda tra le gambe. Proprio
no!
Fece un respiro profondo e si decise a camminare.
Ma una volta arrivato esattamente di fianco al divano, non riuscì a
trattenersi. E ruttò. Così. Giusto per far sapere ai due coglioni che si
rotolavano sul divano che anche lui era presente. E che vedeva. E che la cosa
gli faceva anche abbastanza schifo.
Si infilò in cucina subito dopo la sua
performance, ma riuscì ugualmente a sentire la chiara voce della strega
mormorare sconvolta “Oddio…”.
Beh, non poteva che darle ragione in quel
momento… Oddio era proprio
l’espressione più adeguata. Seguita a ruota libera da una serie di imprecazioni
di dubbio gusto, ma che a lui piacevano particolarmente.
“Che c’è?” sentì rispondere Bill con una
risatina.
“Tom… ci ha beccato Tom!” rispose lei, in
evidente imbarazzo.
Sì,
ti ho beccato, stronza…
Bill scoppiò a ridere. “Sapessi le volte che ho
beccato io lui… e poi non stavamo mica facendo niente…”
Fermi tutti.
Non stavano facendo niente?
Eggià… e allora perché le sue fottutissime mani
si erano ritrovate improvvisamente nelle mutande di quella… vacca rossa?
Perché?
Quelle erano le stesse mani che usava per…
reggere il microfono, per mangiare… per abbracciare lui! Non voleva essere
contaminato da quella. Non era giusto!
“Devo andare un attimo in bagno…” mormorò Liza
prima di correre verso il corridoio.
Sì,
vai in bagno, buttati nel cesso e tira l’acqua…
Tom sospirò. E cercò di calmarsi.
… e non ci riuscì, ovviamente.
“Certo che potevi entrare in un altro momento…”
Quello era troppo!
Si girò di scatto pronto a replicare in modo
adeguato a quell’idiota… ma si bloccò quando trovò Bill sorridente appoggiato
allo stipite della porta. Tom alzò un sopracciglio e Bill sorrise ancora di
più, portandosi a sedere al tavolo.
“Stavo scherzando… non sono un maniaco come te…
non stavamo facendo granché, quindi non sentirti in imbarazzo, non ci hai
interrotto…”
Tom grugnì qualcosa di incomprensibile in
risposta.
Sentirsi in colpa? E chi diavolo si sentiva in
colpa? Lui no di certo. L’unica cosa che non sentiva era proprio la colpa.
“Che cos’hai?” gli domandò Bill, tornando serio
all’improvviso.
“Nulla, cosa dovrei avere?”
Bill appoggiò i gomiti al tavolo e si sporse
leggermente verso di lui. “Non è vero… hai qualcosa, ammettilo…”
E Tom sentì qualcosa dentro di sé farsi strada.
Qualcosa che non riuscì a trattenere.
La sua
verità. La sua verità sulla strega.
E nel momento in cui iniziò a parlare, ebbe la
sensazione di star sbagliando. Sapeva che non aveva il diritto di parlare così
a Bill. Lo sapeva. E sapeva che suo fratello ci sarebbe rimasto male. Che non
avrebbe capito.
Ma la sua
verità si fece strada troppo rapidamente. Non ebbe neppure il tempo di
pensarci, che già le parole stavano scorrendo fuori.
Troppo veloci.
“Beh sì, ho qualcosa… e il qualcosa è che tu sei
un coglione e non capisci che quella ti sta prendendo per il culo… e, Dio, sei
così occupato a starle dietro che ti dimentichi di tutto il resto, e quella ti
sfrutta, vuole solo una cosa… e non fai che trattarmi come se fossi trasparente!
E non lo sono! E invece quella è sempre perfetta e tu sempre disponibile… e…”
La voce gli mancò.
E il suo discorso rimase così. Incompleto,
sconclusionato e assurdo. Con quella ‘e…’
finale che voleva dire tutto e niente.
Il suo discorso rimase così e non ebbe neppure il
modo di rimediare, perché Bill abbassò gli occhi e uscì dalla stanza,
mormorandogli un chiaro “Sei uno stronzo”.
E mentre rimaneva a fissare la sedia ormai vuota,
non riuscì a non sentirsi male per quello che aveva detto.
E sì. Si sentiva proprio uno stronzo.
*
Merda.
Merda. Merda.
Si tolse e rimise per la settima volta il
cappellino. Ma ancora non gli sembrava a posto.
“Merda”
“Il cappello va bene” gli disse una voce alle sue
spalle.
Tom non ebbe neanche la voglia di girarsi. Poteva
vedere Bill dallo specchio del bagno.
“… sei ancora arrabbiato?” chiese debolmente,
evitando di incrociare lo sguardo di Bill attraverso lo specchio.
“Non preoccuparti”
Tom si girò. Suo fratello non sembrava realmente
arrabbiato, era più che altro… triste… e deluso. E Tom si sentì ancora di più
uno stronzo.
Si meritava di marcire all’Inferno per ciò che
aveva detto. Se lo meritava. Si meritava… le cose più terribili sulla faccia
della terra.
“Bill…”
… mi
dispiace…
“Non preoccuparti” ripeté suo fratello.
E senza prestargli altra attenzione, Bill si mise
davanti allo specchio e iniziò a truccarsi.
Tom non si sentì affatto meglio.
*
“Sì, ragazzi, sono felicissimo di vedervi!” la
voce di Andreas interruppe quei secondi di fastidioso silenzio che si erano
venuti a creare.
Andreas si sforzò di sorridere. “Sì, anche voi mi
siete mancati… e no, non preoccupatevi, è stato un piacere venirvi a prendere…”
Non ricevette risposta da Bill, che si limitò a
continuare a guardare dritto davanti a sè. Tom sospirò e fu tutto ciò che
Andreas ottenne.
“Beh… che mi raccontate di bello?”
Tom si mise ad osservare il paesaggio fuori dal
finestrino posteriore.
“Io mi sono divertito in vacanza…”
Le luci scorrevano e Tom non riusciva a far altro
che concentrarsi su di loro. sforzandosi di non guardare avanti…
“… c’erano delle tipe bellissime, sul serio!”
… perché davanti c’era Bill… e non voleva di
nuovo pensare a lui…
“Il mare, poi, era una favola… non mi trovate
abbronzato?”
… perché si sentiva proprio troppo stronzo per
poter pensare di aver ragione…
“Mi sono anche dato allo sport mentre ero via!”
… e già sapeva che avrebbe dovuto chiedergli
scusa, in un modo o nell’altro…
“Ho fatto surf, sci nautico, paracadutismo in
mare… ho perfino fatto il corso per poter comunicare con i delfini!”
… e la cosa lo faceva sentire ancora peggio…
perché Bill avrebbe voluto chiarire…
“E le immersioni, ovviamente… un giorno, durante
una di queste, ho incontrato uno squalo e ci siamo anche messi a giocare a
briscola…”
… e lui, invece, avrebbe dovuto spiegare…
spiegare cosa, poi? Neanche lo sapeva…
“… purtroppo non ho potuto fermarmi troppo con
lui, sapete, doveva tornare a caccia…”
… perché non è che ci fosse realmente qualcosa… no?
“… comunque è stata una bella conoscenza… certo,
non paragonabile alle quattro svedesi con cui ho passato tutte le mie notti…”
Non c’era proprio niente. Perché lui non aveva
niente. Era solo… preoccupazione fraterna, ecco.
“Beh, posso essere soddisfatto… questa vacanza è
stata entusiasmante, peccato che voi non siate potuti venire!”
Preoccupazione fraterna.
Andreas sbuffò. Tom neppure si accorse che il
loro migliore amico aveva smesso di parlare. Le luci fuori dalla macchina lo
avevano completamente assorbito.
Arrivarono in un locale poco dopo. Andreas
parcheggiò la macchina poco distante dall’ingresso e i gemelli scesero subito
dall’auto.
Tom si sistemò di nuovo il cappello. Preoccupazione fraterna.
“Sentite, non voglio obbligarvi a parlare… ma mi
chiedo solo se sia la serata adatta per uscire noi tre insieme…” disse serio
Andreas, guardando alternativamente prima uno e poi l’altro.
Tom non rispose subito. Come faceva sempre,
istintivamente era andato a cercare gli occhi di suo fratello. E li aveva
trovati.
Erano due idioti.
E lui era anche stronzo.
Un idiota stronzo.
“No, no… non preoccuparti Andi, sarà una serata perfetta… entriamo?”
Tom vide suo fratello sorridere.
Falso…
Ma si sforzò anche lui.
Non voleva rovinare la serata ad Andreas, non ne
aveva il diritto.
Aveva già fatto abbastanza stronzate durante il
giorno.
*
Tom appoggiò sul bancone a loro riservato la
bottiglia della sua… uh… terza birra.
Tre. Solo tre.
Poteva fare di più.
Aveva bisogno
di più.
L’unico modo per portare a termina quella cazzo
di giornata era bere fino a stordirsi.
Sì. Se non poteva avere una sua notte di sesso,
doveva almeno consolarsi con l’alcool.
Lanciò un’occhiata distratta alla sua destra.
Andreas sorseggiava tranquillo il suo cocktail. Ma quando i suoi occhi
trovarono la figura di Bill, si sentì rincuorato.
Evidentemente non era l’unico che cercava di
affogare i pensieri nell’alcool.
Stupida
Liza… guarda dove ci stai conducendo…
“Voglio un Mojito…” mormorò più a sé stesso che
ad altri. Per l’ennesima volta, attirò l’attenzione della cameriera e ordinò il
suo drink.
“… e un’altra birra” aggiunse Bill poco prima che
la ragazza andasse via.
Andreas guardò prima alla sua sinistra, poi alla
sua destra, con aria dubbiosa. “Siete sicuri di reggere tutto?”
Tom si strinse nelle spalle. “Non preoccuparti…”
Non gliene fregava nulla. Non gliene fregava di
Bill. Non gliene fregava di Liza. Non gliene fregava neppure di Andreas, a
dirla tutta.
Che andassero tutti a fanculo. Il mondo sembrava
realmente avercela con lui… e Tom era veramente stanco.
Si avventò sul suo drink quando la cameriera
glielo lasciò davanti.
Alcool.
Aveva bisogno di una grande, grandissima dose di
alcool.
*
Non ne era sicuro. Non era sicuro di molte cose,
già prima. Ma… no. Ora era tutto molto più confuso. Non era affatto sicuro di
come erano arrivati a parlare di quello.
Forse aveva detto qualcosa lui, senza pensarci.
O forse era stato Bill.
Sì.
Era stato suo fratello.
Aveva detto qualcosa ad Andreas… qualcosa su
Liza.
Liza.
L’aveva tirata fuori Bill, quindi, a rigor di
logica, mica era colpa sua. No?
Non ne era sicuro.
Per niente.
Però Liza continuava a ricomparire. Più cercava
di cacciarla via, di farla sparire, più saltava fuori. Come i ratti. I ratti ci
sono sempre perché… perché sì. Perché sono ratti, e anche se li ammazzi poi
ricompaiono.
Lui odiava i ratti.
Ricomparivano sempre.
E odiava Liza.
Perché gli aveva fregato Bill.
*
“Devi conoscerla!” disse Bill in un sorriso.
“NON FARLO!” urlò un po’ troppo forte Tom. La
maggior parte delle persone presenti nel locale si girarono a guardarlo. Andreas
sorrise imbarazzato, in segno di scusa, indicando loro la quantità di bottiglie
e bicchieri vuoti presenti sul tavolino.
Il sorriso si spense immediatamente quando tornò
a concentrarsi suoi due gemelli. “In questo momento non so neppure se voglio
conoscere voi due!”
Bill scosse la testa, sempre con quel sorriso
sulle labbra. “E’ così generosa!” continuò, come se non fosse successo niente
nel frattempo.
“Sì è presa le mie ciabatte!” ringhiò in risposta
Tom.
“Mi dà sempre consigli utilissimi!” proseguì Bill,
mentre gli occhi si chiudevano leggermente…
Tom sbuffò, girandosi verso Andreas. “Gli ha
fatto vedere I passi dell’amore!”
Bill aprì gli occhi di scatto. “Vuoi mettere? È
un film così romantico!”
Inarcò un sopracciglio, mentre sul suo volto si
dipingeva una smorfia di puro disgusto. “Contare le doppie punte di Georg è più
divertente…”
Bill sembrò rimanerci male per un secondo. Giusto
per un secondo. L’alcool gli faceva sempre venire questi sbalzi d’umore. Tom lo
sapeva. E anche Andreas. “E’ che… tu non capisci” rispose seriamente poco dopo
“… perché non hai una parte femminile dentro di te! Io sì! Perché ognuno
dovrebbe avere una parte femminile… e la parte femminile ti farebbe apprezzare
questo film bellissimo…”
Tom si appoggiò al tavolo, rischiando di far
cadere alcune bottiglie vuote, e si sporse verso Bill. “Bill, la mia parte
femminile sei tu!” rispose guardandolo fisso e stampandosi sul volto un
sorrisetto maligno.
Bill allargò gli occhi, scandalizzato. “Vedi? Sei
INSENSIBILE!” la sua voce salì di un’ottava, mentre cercava di spiegare questo
importante concetto a Tom “e non sei neppure simpatico!”
… …
Bill sbuffò, fulminando Andreas, ancora pericolosamente
in mezzo ai due gemelli. “E tu piantala di ridere!! Diglielo che ogni uomo dovrebbe avere un po’ di sensibilità per
essere veramente completo!”
Andreas scosse la testa. “Non mettetemi in
mezzo!” rispose, terrorizzato.
Tom si sporse ancora un po’. Andreas era ormai
praticamente spiaccicato contro lo schienale della sedia nel tentativo di non
trovarsi costretto a subire l’ira crescente dei due. “Io ho
sensibilità! Ho sensibilità alle orecchie e alla vista. E sai una cosa? La
sensibilità alle orecchie se ne va a puttane con la sua voce da oca, mentre la
sensibilità visiva se ne va alla vista dei suoi capelli!”
Bill strinse forte i pugni. “Sei così infantile Tom! Lo senti? Lo senti Andreas come si
comporta? Non trovi che sia infantile? E' infantile! Lo è!”
Andreas lo guardò con aria sconvolta,
ma Bill non ci fece caso e proseguì a parlare, senza distogliere l’attenzione
da suo fratello. “E poi non ha assolutamente una voce da oca! La sua voce è
bellissima... e i suoi capelli anche! Non ha neanche un po’ di ricrescita, li
tratta così bene! Perchè non capisci!”
Andreas respirò a fondo. “Ehm
ragazzi…”
“TACI!” risposero in coro i due
gemelli, senza peraltro degnarlo di uno sguardo.
Tom si allungò ancora un po’ verso
Bill. Ormai il suo volto era a pochi centimetri da quello del fratello. “Bill, cazzo, state uscendo da due settimane e non te l'ha ancora
data. Non è normale! Potrebbe essere un trans! Ed è pure piatta! E… non ha
neppure le french! Si mangia le unghie Bill! Ed è una nana! E' bassissima, la
chiamerei Puffetta, ma Puffetta sembra più donna di lei!”
Bill strinse gli occhi. Le
gote arrossate e gli occhi lucidi facevano chiaramente capire quanto non fosse
in sé. “Due settimane! Due
settimane! Solo perchè tu sei un fanatico dell'usa e getta, non vuol dire
che anch'io mi debba comportare così! Io ho dei criteri! Dei principi morali!
Cose a te sconosciute... e comunque non è assolutamente un trans!” si fermò un
istante a riprendere fiato “... e per compensare ciò che le manca... ha un bel
culo, ecco...”
Tom spalancò gli occhi, sorpreso. “Dio esiste. Ma allora forse SEI imparentato con me”
Bill sbuffò e fece uno strano
gesto con la mano, come a voler scacciare un insetto fastidioso. “... no Tom, la verità è che SEI tu a NON essere imparentato con il
sottoscritto... devo ancora capire come mamma possa aver fatto uno sbaglio così
grande nella sua vita... ma si sa... ha perfezionato con me... tu eri una prova
e sei uscito pure male”
“Casomai sei tu la copia
riuscita male”
“AH, MA SENTITELO!” stillò Bill “Andreas
lo senti? Lo senti? Lo sanno tutti che sono IO quello che la gente ama di
più... Andreas vero che mi vuoi più bene? Vero che sei più amico mio che suo?”
Tom assottigliò gli occhi in
due fessure. “Non ci provare!”
“Come non ci provare! Siamo qui io e
te e LUI... chiediamoglielo! Hai paura della risposta?”
Tom si tirò leggermente
indietro. Volse lo sguardo verso Andreas e sorrise. “Andreas, dimostra di
essere un vero uomo!”
Bill annuì, guardando negli occhi il
suo migliore amico “Sì, dimostra a Tom cosa sono i veri uomini!”
… Tom inarcò un sopracciglio.
“Bill, ti si è sbavata la matita!” disse con la voce più gentile di questo
mondo.
Suo fratello sgranò gli occhi.
“COSA?! Sul serio?? Oddio, devo andare in bagno... un attimo, ci metto un
secondo... e Tom, non muoverti da lì perchè noi due non abbiamo ancora
finito!!!”
Ma prima che Bill potesse alzarsi e
correre in bagno, Andreas scattò in piedi. Talmente tanto velocemente che quasi
fece cadere la sedia. “Adesso BASTA! Mi avete rotto, tutti e due! Io qui con
voi non ci sto, andate al diavolo!” rovistò qualche istante nella tasca dei
jeans e tirò fuori i soldi per pagare ciò che aveva bevuto “questi, servono per
i miei drink, il resto ve lo pagate voi… e soprattutto, non ho nessuna
intenzione di riaccompagnarvi a casa in macchina. Cristo, altro che i litigi
tra marito e moglie, voi due non siete normali! Ma datevi una regolata, porca
puttana… Ci sentiamo quando tornerete ad essere delle persone quantomeno
decenti…”
Non diede modo ai gemelli di
replicare. Lanciò i soldi sul tavolo e si diresse all’uscita.
Tom si accorse in quel momento che
l’intero locale stava osservando scandalizzato lui e Bill.
Oh merda…
Gli faceva male la testa. E di sicuro
di lì a poco il suo stomaco si sarebbe ribellato. E doveva tornare a casa a
piedi. Da solo. Con Bill. Altrettanto ubriaco.
Cazzocazzocazzo…
Ora ne aveva la conferma. Qualcuno,
da lassù, si stava decisamente divertendo a fargli girare i coglioni…
*
“Sto male…”
Tom sospirò. “Lo so, cammina…”
…
…
“Mi viene da vomitare, Tomi…”
Tom si girò a guardare suo fratello.
Lo sapeva che stava male. Lo sapeva, dannazione, ma mica poteva farci qualcosa.
Dovevano arrivare a casa, per lo meno. Vomitare in strada non sarebbe stato il
massimo.
Lo prese per un braccio e lo
strattonò. “Avanti… prima arriviamo a casa, meglio è…”
“Non volevo dirti quelle cose brutte,
Tom…” disse all’improvviso Bill, con una voce e una dolcezza tali da far
fermare Tom.
“Co-cosa?”
Bill lo guardò negli occhi. Erano
leggermente lucidi, ma Tom era troppo ubriaco e la testa gli girava in un modo
assurdo per riuscire a capire se fosse a causa dell’alcool o del dispiacere.
“Non voglio litigare con te…”
Tom abbassò lo sguardo. “Neppure io…
cosa credi?”
“E allora perché mi hai detto quelle
cose orribili?”
Gli occhi di Bill ora non erano più
solo lucidi. Suo fratello stava per piangere.
Oh fantastico…
L’alcool aveva sempre un effetto
disastroso su Bill. Lo rendeva aggressivo, euforico, triste… tutto… passava da
uno stato all’altro nel giro di un secondo. L’attimo prima poteva urlarti
addosso tutte le cattiverie di questo mondo… e l’attimo dopo lo potevi
ritrovare in un angolo a piangere disperato.
Odiava avere suo fratello sotto
l’influsso dell’alcool. C’era già lui che sparava abbastanza stronzate quando
non era in sé.
“Non lo so perché, Bill… ora, sul
serio, andiamo a casa… parliamo dopo, ok?”
Bill tirò su col naso e annuì.
Tom sospirò. Sì, parliamo dopo…
Parliamo pure…
Ma di cosa?
*
Tom sbuffò per la quinta volta
consecutiva. Il soffitto era noioso da morire. Anche perché manco si vedeva.
Era tutto buio. E nero. E la testa gli pulsava a livelli assurdi.
Sperò che l’aspirina facesse effetto
in tempo utile, altrimenti si sarebbe fracassato la testa contro il muro pur di
far cessare il costante martellamento che l’alcool gli aveva provocato.
La porta della sua camera si aprì
leggermente. Tom se ne accorse solo perché all’improvviso sentì la presenza di
Bill nella stanza.
“Bill?”
Sentì suo fratello sospirare. “Mi fa
male la testa…”
Tom annuì nel buio. “Lo so…”
Sentì la porta richiudersi e dei
passi leggeri. E poi il peso di Bill inclinare leggermente il materasso, nel
punto in cui si era seduto.
“Mi dispiace…” mormorò in un sussurro
appena percettibile. E Tom sapeva quanta fatica gli stava costando. Lo sapeva
perché solitamente era lui che andava a chiedergli scusa, anche quando aveva
palesemente ragione. Perché l’orgoglio di Bill era qualcosa di difficilmente
scalfibile.
“… non voglio più litigare con te in
quel modo… odio litigare con te…”
proseguì.
Tom si portò a sedere, spostando
leggermente le coperte. “Lo so… anche a me dispiace… non avrei dovuto dirti
quelle cose…” sospirò, portandosi una mano sugli occhi “… sono stato orribile.”
Bill si sistemò meglio sul letto. Tom
lo sentì muoversi fino a quando non lo percepì seduto accanto a lui. Spalla
contro spalla. “… è che vorrei realmente farti piacere Liza… sto così bene con
lei che… è così brutto che a te non piaccia…”
Tom si girò a guardarlo. Non che
riuscisse realmente a vederlo, ma era lì. Lo sentiva. Lo sentiva contro la sua
spalla ogni volta che respirava. “Bill…”
“No, lo sai che mi importa del tuo
parere! Lo sai. Quindi non dire che deve piacere a me, perché sai che non è
solo questo…”
Tom sospirò. Sì. Lo so…
“Sono un egoista… so che stai bene
con lei… e, sul serio, sono felice di questo… sono felice che tu abbia trovato
finalmente qualcuno… ma… non so, credo che tutto dipenda dal fatto che ho un
po’ paura… mi sa…” mormorò, vergognandosi delle sue parole.
Doveva essere impazzito a dire
qualcosa del genere a suo fratello.
Bill appoggiò la testa sulla spalla
di Tom. “Paura?” chiese in un sussurro.
Tom annuì. C’era qualcosa che non
andava. C’era. Per forza.
Forse era l’alcool. Perché, sul
serio, altrimenti non si spiegava il fatto che il suo cuore avesse preso a
battere all’impazzata.
Perché?
“… ho paura che adesso che c’è lei,
io non… tu non abbia più bisogno di me e… lo so che-”
“Stronzate.” Lo interruppe Bill,
scostandosi da lui. “Lei non mi capisce come sai fare tu, Tom…”
Tom sorrise nel buio.
“… almeno non ancora…”
Si irrigidì all’istante. Bill
ridacchiò leggermente e si sporse nuovamente verso di lui. E ancora prima di
percepirlo, Tom se lo aspettò. Forse perché lo voleva. Forse perché conosceva
troppo bene Bill.
Così, quando si sentì circondare
dalle braccia di suo fratello, non ne rimase sorpreso. Quello che lo sconvolse
fu notare quanto l’odio che provava per Liza aumentasse all’improvviso.
Perché quello… l’abbraccio… ora era anche suo.
Non era più un’esclusiva di Tom
Kaulitz. No. Adesso doveva dividerselo con lei. Liza. E lei poteva averlo
quando voleva. Ogni volta che voleva. Lui no.
Non più. Perché c’era lei, adesso. Perché
lui, ovviamente, poteva sperare nell’abbraccio di Bill, solo nel caso in cui
fosse stato abbastanza ubriaco da non capire bene i suoi gesti. Come in quel
momento.
E forse un giorno gliel’avrebbe
portato via del tutto. E a lui sarebbero rimaste solo pacche fraterne. E solo
in caso di vittoria di qualche premio!
… o peggio. Forse il suo futuro era
costellato da strette di mano. Strette di mano e sorrisi tirati…
Bill si separò da lui, ma appena
prima di scendere dal letto avvicinò il suo viso a quello di Tom e gli sfiorò
la guancia con le labbra. “Buonanotte Tomi…”
Quello lo sorprese.
Tom non rispose. Sentì Bill scivolare
giù dal letto, attraversare la stanza e aprire e richiudere la porta.
Tom sospirò. E tra l’odio incessante
e martellante nel petto che sentiva di nutrire ancora e più di prima verso
quella stronza… si fece strada qualcos’altro di più forte. Non riuscì a fare a
meno di sorridere, cercando di riprodurre la sensazione che aveva provato poco
prima sulla sua guancia.
Sì. Era ubriaco. Ma questo pensiero non
gli fece smettere di sorridere.
Buonanotte Bill…
****
Note dell’autrice: Questo capitolo è
particolarmente strano. Passa dal lol, al triste, al puccio, al serio, a… boh,
in poche pagine °_° Ma sinceramente non poteva essere diverso, quindi me lo
tengo e ne sono anche soddisfatta. E poi è lunghissimo… apprezzate almeno
questo XD.
Allora… la conversazione finale al
pub è stata scritta da me e ana… a settembre XD. Lei nella parte di Tom e io in
quella di Bill, direttamente su msn, abbiamo simulato la discussione.
Ultima cosa, il bannerino di
presentazione è stato fatto da ana *_* <3 Così tutti possono vedere il
visetto adorabile di Liza <3.