Ich bin dagegen!

 

Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto raccontato in queste pagine.

 

Questo capitolo è dedicato ad ana… e tu sai perché XD

 

Livello sei: La gita

[Starebbe meglio come nome di una vacca]

 

****

 

Era stato un pensiero improvviso.

Uno di quelli che ti fulminano, letteralmente.

Uno di quelli che, anche volendo, non puoi scacciare. Perché li trovi troppo giusti e troppo intelligenti per resettarli.

Uno di quei pensieri che ti accompagnano fino a quando non gli dai corda… un po’ come fa la mamma. Sono petulanti, quasi ossessivi certe volte, e fanno sbuffare troppo spesso. Ma sono giusti. Anche se non si sa bene il perché.

E così, proprio come alla fine si ascolta la mamma, lo assecondò.

“Bill, ti va di andare da qualche parte, noi due da soli?”

 

*

 

“Guido io…”

“Non se ne parla”

“Ma voglio guidare!”

“Ho detto di no…”

“TOMIIII…”

“Biiilll”

“Per favore!”

“No”

“Ti prego”

“No”

“Sei cattivo”

“Bill, piantala…”

“Sei cattivo sul serio… voglio guidare, dai… che ti costa?”

“Mi costa che non voglio perdere dieci anni della mia vita…”

“Coglione”

“Uhm…”

“E poi non mi hai detto dove vuoi andare…”

“Non lo so…”

“Come non lo sai?”

“Beh, pensavo che tu avessi qualche idea…”

“E invece no…”

“Beh, trovala…”

“IO? Tu, piuttosto…”

“…”

“…”

“… andremo a trovare i nostri cugini”

“Eh?”

“Sì… i nostri cugini di quinto grado…”

“Abbiamo dei cugini di quinto grado?”

“Certo, quelli che abitano in cascina… in due ore arriviamo da loro…”

“…”

“…”

“… e perché dovremmo andare a trovarli?”

“Perché è una cosa carina”

“… Tom, l’ultima volta che li ho visti avevo cinque anni”

“Lo so… non ti sembra il momento di rivederli?”

 

*

 

Tom sbuffò per l’ennesima volta. “Cambia…”

Bil scosse la testa. “Non posso guidare… quindi si ascolta ciò che voglio io…”

“Bill! E’ la quarta volta che ascoltiamo Ask For Answers… basta! Quella canzone è una lagna…”

Suo fratello gli scoccò un’occhiata truce “… non capisci quasi nulla di buona musica, non ti voglio neppure considerare…”

Tom sbuffò e decise che, per l’ennesima volta, avrebbe sopportato.

In fondo era una bella giornata. E aveva avuto una bella idea. Ed erano soli.

Niente. Liza. Tra. I. Coglioni.

Cosa poteva esserci di meglio? La tizia aveva giusto deciso che quella sarebbe stata la giornata perfetta per levarsi un po’ dalle palle e per andarsene dal suo adorato paparino che abitava in un’altra città.

Che peccato…

Tom sbirciò la figura di suo fratello con la coda dell’occhio. Se ne stava appoggiato con la testa contro il finestrino, gli occhi chiusi e le labbra in costante movimento, seguendo le parole di Brian Molko.

“This time. To ask the sea for answers.”

Tom tornò a concentrarsi sulla strada davanti a lui, ascoltando Bill cantare e permettendo alle parole di quella canzone di entrare nella sua testa, per la quinta volta consecutiva.

Non sapeva imporsi su suo fratello. Era quello il suo problema.

 

*

 

Tom sentì Bill emettere strani borbottii quando parcheggiò la macchina davanti alla fattoria degli zii. “Che hai?”

Bill si girò a guardarlo, con aria indecifrabile. “Non mi avevi detto che era così…”

“Così come?”

“Uhm…” Bill sembrò ricercare dentro di sé la parola più giusta per esprimere il concetto “… rustica” concluse alla fine.

Beh, rustica non era esattamente la parola che lui avrebbe usato per definire la fattoria… pensò, lanciando un’occhiata alla… ehm, casetta di campagna che si stagliava davanti alla loro macchina.

Ma era carina, in fondo.

E poi, ogni luogo era piacevole e confortante senza alcune brutte presenze.

E non è che aveva in mente qualcuno di specifico, eh! Era giusto così per dire…

… poi il fatto che Liza non ci fosse… beh, era giusto una casualità.

“Oh, andiamo… mamma ha anche avvertito zia Rosie del nostro arrivo… sono sicuro che ci avrà preparato i biscotti al burro… te li ricordi?”

Bill sospirò, aprendo la portiera e scendendo dalla macchina, lasciando che un’ondata di odore di campagna lo investisse “Più o meno” rispose, non riuscendo a trattenere una smorfia.

Tom non potè dargli torto.

Quel posto puzzava.

Merda. Era l’unica cosa che riuscì a pensare. E, in quel caso, non era affatto in senso figurato.

“Mi prenderò qualche malattia, lo so…” borbottò Bill avviandosi verso l’entrata della casa.

“Ma smettila, il massimo che potrà capitarti, sarà di incontrare qualche animale…”

Stavano ancora camminando lungo il vialetto, quando sulla porta comparve una donna. E il primo pensiero di Tom fu che… beh, zia Rosie era ancora più enorme di come la sua memoria di bambino gli permetteva di ricordare. E non è che voleva sfotterla eh! Quella donna era proprio enorme. Occupava quasi tutta la porta d’entrata! E il grembiule a pallini che indossava, di certo non diminuiva l’impressione di essere davanti ad una gigantesca palla umana.

Ma poi Tom si ricordò dei biscotti al burro. E l’attimo di terrore per il donnone, scomparve.

“Tom! Bill!” esclamò la donna, scendendo i due scalini e andando verso di loro “Vostra madre mi aveva avvertito del vostro arrivo! Oh, guardate come siete grandi! E come siete belli!” zia Rosie si volto verso Tom, schiaffeggiandogli una guancia, gesto che voleva di sicuro essere tenero, ma che a Tom risultò irritante. Quando zia Rosie si girò verso Bill, Tom sperò che non si lasciasse scappare strani commenti, vista l’espressione un po’ stupita e un po’ schifata che comparve sul volto della donna. “Bill…” iniziò titubante, incerta su come proseguire la frase “… ti sei fatto…” Tom sperò ardentemente che non terminasse la frase con la parola ‘donna’ “… alto!” concluse con un sorriso.

Tom sospirò. Bill diventava piuttosto irascibile con chi gli dava della ragazza. E, in effetti, non poteva dargli tutti i torti.

La zia abbracciò entrambi –e Tom sperò di non morire stritolato dalle possenti braccia della donna- e gli fece cenno di seguirla. E fu in quel momento che Tom lo vide.

Un ragazzo abbastanza alto, di qualche anno più vecchio di loro, se ne stava appoggiato allo stipite della porta d’entrata con aria truce. No. Truce non era l’espressione adatta.

Quello li stava vivisezionando con gli occhi.

Tom sentì un brivido percorrergli la schiena. Ma a giudicare dalle occhiate di puro odio viscerale che quel tizio lanciava a Bill… beh, Tom non riuscì a non sospirare sollevato al pensiero di non essere lui la causa di tanta irritazione. E quando si concentrò meglio sull’abbigliamento del ragazzo, non potè fare a meno di capire il perché.

Era un po’ il classico metallaro mancato. Metallaro perché, vista la quantità di catene-lucchetti-borchie-cerniere che aveva addosso, poteva tranquillamente essere paragonato ad una ferramenta ambulante. Mancato perché… beh, visto il luogo in culo al mondo in cui viveva, Tom pensò che non doveva essere facile per lui mantenere viva quella sua… passione.

E quando con la coda dell’occhio osservò Bill, gli fu chiaro il perché il ferramenta ce l’avesse con suo fratello.

“Penso che quello ti voglia morto” sussurrò a Bill, cercando di non farsi sentire da zia Rosie, che li precedeva di qualche passo.

“Perché?” mormorò Bill sgranando gli occhi.

Tom sospirò. “Perché quando la smetterai di atteggiarti da rocker ribelle, i metallari inizieranno a smettere di progettare di ucciderti”

Bill aprì la bocca scandalizzato “Non mi atteggio da rocker ribelle!”

Tom alzò un sopracciglio, lanciandogli un’occhiata distratta e registrando: una maglietta con teschio, collare con borchie, anelli-braccialetti-collana, cintura con borchie, catena ai jeans… e, ovviamente, make-up completo –con tanto di ombretto blu-grigio sfumato!-. “Ah no?” commentò soltanto, visto che fu interrotto dalla voce squillante di zia Rosie.

“Helmut!” esclamò rivolgendosi al ragazzo appoggiato allo stipite –Helmut! Ecco chi era il ferramenta! Il cugino di mezzo!- “Vai a chiamare tua sorella!”

Helmut scoccò un’occhiata disgustata sua madre, per poi tornare a guardare, ancora più disgustato, Bill. “Vacci tu a chiamarla” rispose glaciale.

Però… simpatico come un bastone nel culo, il cugino…

La donna scosse la testa, sconsolata, come se fosse ormai abituata a quelle uscite poco gentili. Zia Rosie entrò in casa, seguita da Tom e Bill, che dovettero passare esattamente accanto a Helmut.

Tom pensò per un istante che, da un momento all’altro, quel tizio avrebbe tirato fuori un coltello e posto fine alla causa di tanto odio.

Bill, ovviamente.

Ma non lo fece, per fortuna.

Per fortuna, perché, altrimenti, avrebbe anche dovuto mettersi a lottare contro di lui, nella speranza di disarmarlo, iniziando quindi una lotta all’ultimo sangue per impedirgli di far del male a suo fratello. Perché sì, riconosceva il fatto che Bill fosse una piaga non indifferente, ma doveva anche ammettere che… beh… era suo fratello, no?

… ok. Gli voleva bene.

Comunque, quello non fece nulla. E lui ne fu felice.

I suoi pensieri drammatici furono interrotti dall’entrata in scena di un altro ragazzo, questa volta apertamente cordiale e dall’aria simpatica che, Tom pensò, doveva essere il cugino più grande… Hekko. O qualcosa del genere…

“Hai visto?” domandò zia Rosie al suo figlio più grande “sono venuti a trovarci Tom e…”

“TOM!” esclamò questo, interrompendo la madre e facendosi avanti. “Quanto tempo che non ci vediamo! Mi ricordo quando eri alto così” disse, mimandogli un’altezza talmente minuscola che Tom dubitò seriamente di averla mai avuta. Si girò verso Bill e gli sorrise, allegro. “E lei chi è?” chiese gioviale, sempre rivolto verso Tom “La tua ragazza?”

Bill assottigliò gli occhi in due fessure, pronto a scattare con una lunga tiritera sul fatto che lui non era una ragazza, che il fatto che tutti i maschi devono giocare a calcio è una stronzata, che un po’ di ombretto non faceva di lui una donna e che…

“E’ Bill” esclamò subito Tom, tentando di evitare a suo fratello lo spiacevole inconveniente di dover spiegare per l’ennesima volta la sua identità sessuale.

Il ragazzo sgranò gli occhi, sorpreso. “Bill?” guardò Tom negli occhi, con aria pensosa “… oh… ma che gli è successo?” mormorò, forse nella speranza che Bill non sentisse.

“L’ho fatto per distinguerci meglio…” rispose impettito suo fratello.

Helko… Hekko… Heilko! -Ecco come cazzo si chiamava!- lo guardò attentamente, per poi girarsi di nuovo verso Tom, annuendo. “Capisco…”

… cosa? Avrebbe voluto chiedergli, ma fu interrotto da un grido squillante proveniente dalla sua destra.

Ed ebbe paura.

“ODDIO!!!! SONO TOOOOOMMMMMM!!!! E BIIIIIIIIIIILLLLLLL!!!!!!”

Sentì Bill nascondersi dietro di lui, appoggiandogli le mani sulle spalle e sbirciando oltre la sua testa, mentre lui si preparava ad un cataclisma o a qualcosa del genere.

Ma ciò che vide non lo sorprese, vista l’entità dell’urlo.

Quella. Era. Una. Fan.

Era riconoscibilissima da decine di elementi.

Primo: l’aria estasiata.

Secondo: l’aria estasiata.

Terzo: beh sì, l’aria estasiata.

“E’ un’anti?” disse Bill da dietro la sua schiena. Evidentemente non riusciva a vederla bene in faccia perché… beh l’aria estasiata era realmente un elemento rivelatore.

“Non credo proprio…” gli mormorò di rimando.

“Hanneke!” esclamò zia Rosie rivolgendosi alla ragazza “Hai visto? Te l’avevo detto che siete cugini!”

Tom osservò il volto della ragazza passare dall’estasi totale alla disperazione assoluta. “Non voglio!” esclamò borbottando.

Zia Rosie ridacchiò, al comportamento della figlia. “Dovete sapere che vi adora! Ha la camera tappezzata di vostre foto!”

Hanneke sgranò gli occhi, imbarazzata. “Mamma!”

“Ha addirittura una foto di voi due a New York vicino al letto” proseguì la donna, senza dar ascolto alla povera ragazza che cercava di distrarla “… dice che così siete la prima cosa che vede al mattino quando si sveglia! Non è carino?”

Tom sorrise, grattandosi la fronte, mentre Bill si spostò finalmente da dietro la sua schiena, con un ampio sorriso sulle labbra.

E in quel momento l’espressione di Hanneke cambiò. Si fece seria. Con una strana luce negli occhi, che Tom non riuscì a decifrare.

“Bill, hai una mano sulla spalla di Tom” disse con gli occhi puntati verso di loro.

Tom guardò Bill e la sua mano che ancora era appoggiata su di lui. E non vi trovò nulla di strano. Smalto a posto. Anelli a posto. Tutto a posto.

Incrociò lo sguardo di suo fratello e capì che neppure lui aveva idea del perché di quella strana uscita.

Bill tolse la mano dalla sua spalla e sorrise alla ragazza. “Non posso?” disse ridendo, non sapendo bene cosa risponderle.

Hanneke rise, allegra. “Oh no! Devi!!”

Tom pensò che il suo sguardo non prometteva nulla di buono…

 

*

 

Non è che il fatto che non ci fosse la strega, rendesse la sua vita migliore.

C’era sempre il pensiero che al ritorno, lei sarebbe stata di nuovo lì. Pronta ad accogliere suo fratello tra le sue amorevoli braccia.

E poi, anche la vita in fattoria non è che gli stava piacendo molto.

Dover andare in giro con gli occhi di un serial killer puntati addosso, alias Helmut, non era affatto piacevole. E non era stato piacevole, anche dover spiegare a Heilko perché Bill sembrava una ragazza e si comportava da star –quale era, in effetti-. Ma la persona più assurda in effetti, rimaneva Hanneke.

Solo che, alla fin fine, era anche quella più normale.

E lui che sperava in una tranquilla giornata dai parenti, trascorsa a sgranocchiare biscotti al burro steso in un prato al sole con Bill.

E invece, niente biscotti. Niente prato. E poco, pochissimo sole. Guardò la figura seduta alla sua sinistra e sospirò. C’era solo Bill.

Ma comunque… l’occasione di avere Bill da solo e senza cozza era da non sprecare con futili pensieri tristi, quindi…

“Eccomi! Scusate se vi ho fatto aspettare!” esclamò Hanneke ricomparendo davanti a loro con una macchina fotografica digitale in mano. “Ho preso la macchina, così posso fare qualche foto… se per voi va bene…” disse sorridendo.

Tom annuì, accennando un sorriso, mentre Bill si limitò a fare un cenno con il capo.

“Bene! Cosa volete vedere?”

Tom si strinse nelle spalle. Ad Hanneke era stato attribuito il compito di fargli vedere la fattoria. Tom non se ne meravigliò. Heilko doveva tornare nei campi a lavorare. Zia Rosie era troppo grassa per pensare di potersi realmente fare tutta la fattoria a piedi. Mentre Helmut… beh, Tom non aveva nessuna intenzione di andare a fare un giro con quel tizio!

“Non so… cosa c’è di interessante?” chiese Bill con un sorriso.

Hanneke ci pensò un attimo. “Volete vedere la stalla?”

Tom scorse un lampo di puro terrore negli occhi del fratello e si affrettò a rispondere al suo posto. “Non c’è qualcosa di meno… ehm… che sia più…” come cazzo glielo spiegava che a lui e a Bill l’odore di merda faceva schifo?

“Oh! È per la puzza?” concluse ridacchiando lei. Tom sorrise imbarazzato. Beh sì, era per la puzza. E per il fatto che osservare vacche e maiali non è che lo eccitasse particolarmente.

Hanneke annuì comprensiva. “E’ che io ci sono abituata all’odore… comunque… oh! Vi piacciono i gatti? La nostra micia ha partorito tre giorni fa… se volete ve li faccio vedere!”

Bill annuì sorridendo. Suo fratello adorava i gatti, nonostante gli piacessero anche i cani. Ma il gatto… il gatto era Bill versione animale. E quindi Tom non si stupì quando vide suo fratello seguire tutto eccitato Hanneke, che lo conduceva sul retro della casa.

 

*

 

Hanneke prese in braccio un gattino e lo mostrò ai due gemelli. “Guardate che carina! È una micetta!”

Bill sorrise e prese in braccio il gattino minuscolo. “Oh, guarda Tomi! Guarda com’è piccola!”

Tom sorrise, mentre guardava suo fratello coccolare la gattina tra le sue mani. “Ha già un nome?” chiese ad Hanneke, giusto per fare conversazione.

La ragazza scosse la testa. “No, non gliel’abbiamo ancora dato… se volete farlo voi…”

E ancora prima di mettersi a pensare, suo fratello aveva già parlato.

E di nuovo lei tornava nella sua vita come un fulmine a ciel sereno.

Di.

Nuovo.

“Liza!”

Tom per poco non si strozzò. Guardò quella povera gattina e non si stupì di non trovare nulla di assomigliante con la strega.

… starebbe meglio come nome di una vacca…altro che gatto…

Hanneke sorrise. “Come mai proprio questo nome?”

E Tom rabbrividì, quando Bill sollevò lo sguardo dal gatto e, ridendo falsamente imbarazzato, rispose “E’ la ragazza con cui sto uscendo da un po’…”

Ora, Tom si sarebbe aspettato di tutto, ma non quello.

Perché Hanneke, invece di disperarsi per aver visto i suoi piani di conquista-Bill andare in fumo, si era girata verso di lui e l’aveva letteralmente incenerito con lo sguardo. E poi aveva aggiunto, con aria scandalizzata e sprezzante: “Come hai potuto???”

Tom non capiva.

Adesso era colpa sua?

Cioè… perché?

“C-Come?” balbettò incerto.

Hanneke si avvicinò a lui, dando le spalle a Bill che li osservava alternativamente. “Perché hai permesso che questo accadesse?”

Tom sgranò gli occhi. Ma per quale cazzo di motivo adesso era colpa sua se Bill aveva deciso di uscire con la stronza?

Doveva pure prendersi responsabilità per i gesti altrui?

Hanneke si girò di scatto verso di Bill. “Andresti a prendere un po’ di latte nella stanza di là? Lo trovi sul ripiano…”

Bill annuì, poco convinto, ma decise di seguire le istruzioni della ragazza e di sparire al di là della porta, portandosi dietro la piccola Liza.

Hanneke tornò a guardare Tom. “Bill esce con una ragazza!” disse indignata.

Tom sollevò un sopracciglio. “Preferivi che uscisse con un ragazzo?” chiese dubbioso.

Hanneke fece roteare gli occhi, come se lui fosse stato un bambino e lei una mamma che cercava di spiegargli i perché della vita. “Certo che no…” sospirò abbattuta “… ma perché hai lasciato Bill a questa qui?”

Tom sentì le guance avvampare. Cosa aveva fatto lui?

Gliel’aveva lasciato? Ma… ma… ma no! Ma non era vero! E poi… e poi che cazzo gliene fregava a quella?

La ricomparsa di Bill con in mano il latte lo salvò in corner.

Almeno aveva una scusa per evitare di rispondere. Anche perché… non c’era proprio nulla da dire.

Lui. Non. Aveva. Lasciato. Niente. A. Nessuno.

Soprattutto… non aveva lasciato Bill. E mai l’avrebbe fatto.

 

*

 

“Oh, che peccato che dovete già andarvene…” disse zia Rosie battendo le mani davanti a sé, come a voler sottolineare il momento.

“Già… proprio un peccato” sentì Helmut borbottare.

Bill sorrise, mentre si sporgeva per abbracciare la donna. “Scusateci per l’intrusione…”

“Ma figuratevi!” esclamò Hanneke “tornate pure quando volete!”

Tom si lasciò abbracciare da zia Rosie, sperando di riuscire a ritrovare tutte le costole dopo il tragico momento.

“Vi va se facciamo ancora una foto?” propose Hanneke.

Tom guardò Bill. Fecero quel loro sorriso in codice. Quello che utilizzavano quando non dovevano farsi capire. Tom pensò che, almeno quello, era ancora e totalmente suo.

“Certo” risposero in coro e distanziandosi un po’ per dar modo alla ragazza di mettersi tra loro due.

“Bene!” esclamò invece lei, senza dar segno di volersi avvicinare ai due. “Abbracciatevi!”

Tom la guardò sconvolto e, di nuovo, imbarazzato. Perché doveva fare una foto dove abbracciava Bill?

E perché Bill gli aveva passato un braccio attorno alle spalle? Ma non si accorgeva di come li guardava quella pazza?

Ma perché?

Che diavolo stava succedendo al mondo?

E perché Bill faceva finta di nulla? Addirittura sorrideva all’obiettivo!

Hanneke si schiarì la voce. “Tom, sorridi… e non essere così impettito, su!”

Tom la guardò negli occhi. E un pensiero gli attraversò la mente all’improvviso.

Lei sapeva.

Già.

La sua mente non formulò la domanda ‘cosa?’. No. Lei sapeva. Punto. Era tutto ciò che c’era da dire.

Perché, di certo non aveva nessuna idea di cosa ci fosse realmente da sapere… ma era sicuro che lei aveva proprio capito tutto.

E così, mezzo imbambolato e mezzo imbarazzato, fece passare un braccio attorno alla vita di Bill. E sorrise, mentre sentiva zia Rosie esclamare “Oh! Sono così carini insieme!” e Hanneke annuire convinta “Te lo dicevo, mamma!”.

E poi partì il flash.

E la loro giornata assurda passata tra vacche, anti e una pazza cugina con le rotelle fuori posto, finì.

Ma a Tom rimase il sorriso sulle labbra per tutta la strada del ritorno. E anche a letto.

In fondo, era stata una bella giornata.

Senza. Liza.

Perfetta.

Quel tipo di giornata a cui era sempre stato abituato da diciott’anni a quella parte.

Lui e Bill. E il resto del mondo che scivolava via. Perché per lui non c’era posto.

Lui e Bill.

In una giornata perfetta.

 

****

 

Note dell’autore: HANNEKE!!!!! E finalmente anche voi la potete conoscere! Non è adorabile??? <3 è strepitosa *.*

Comunque, un po’ di cose… Ask for answers… ringraziamo liz che l’ha usata un tot di volte per scrivere storie meravigliose sui gemelli… e visto che mentre stavo scrivendo quel pezzo è partita proprio lei, ho deciso che era un segno del destino.

Ringraziamo ana per i nomi stupendi dei tre cugini <3. E per essersene uscita con: “facciamo che Hanneke è una twincester?”. *.* E da qui è nato il delirio XD

Ah, la persona che ha accanto al letto il poster dei gemelli a NY… è sempre ana ù_ù XD Io ho il poster del gruppo XDDD

Un abbraccio grande!

Meg