Ich bin dagegen!

 

Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto raccontato in queste pagine.

 

Questo capitolo è dedicato a Mery per due motivi… primo, oggi è il suo compleanno (AUGURI FIGLIOLA!), secondo, almeno le tiro su un po’ il morale, e noi sappiamo perché^^.

 

Livello sette: Il Lunapark

[E Peter non diventò cornuto]

 

****

 

“Tomi…”

Tom si girò dall’altra parte, ignorando bellamente la voce di Bill.

“Tomi, svegliati…”

Strinse gli occhi più forte, quando sentì la mano di suo fratello appoggiarsi alla sua spalla e scuoterlo leggermente.

Tom! Apri gli occhi!”

E Tom gli occhi li aprì. E vide il viso di Bill a pochi centimetri dal suo. E forse li aprì troppo velocemente perché di certo la sua mente non aveva affatto pensato ciò che aveva pensato.

Sì. Insomma. In quei tre secondi, il suo cervello non gli aveva realmente mandato un tale impulso.

Erano i residui di sonno. Ecco.

Perché, altrimenti, non c’era proprio spiegazione. Insomma, non era razionale. E neppure umanamente possibile.

Sospirò.

Ok.

Era stato il sonno. E la luce improvvisa. E… beh, la voce fastidiosa di Bill. E forse, giusto un pochino, il respiro di suo fratello sulle sue labbra.

Uhm. Forse era stato quello.

Però era stata proprio una cosa di tre secondi. Non uno di più.

Insomma… era semplicemente rincoglionito perché era mattina presto e suo fratello l’aveva svegliato.

Non c’era nulla di cui preoccuparsi. Non voleva realmente farlo. Non l’aveva mai voluto.

Non gli era assolutamente passato per la mente di baciare Bill.

Era stata un’impressione.

 

*

 

Tom si grattò la nuca entrando in cucina. Bill era ai fornelli che imprecava contro qualcuno di non definito. E Tom cercò qualche traccia dentro di sé della voglia che gli era venuta pochi minuti prima.

Guardò attentamente la figura di suo fratello.

Ok. Nessun desiderio di baciarlo.

Era tornato normale.

Si sedette sulla sedia, mentre Bill gli porgeva una tazza fumante di latte col caffè.

“Posso sapere perché mi hai sbattuto giù dal letto a quest’ora? Dopo che ieri ci siamo evidentemente stancati vista l’uscita fuori porta?” chiese, sbadigliando.

Bill gli sorrise. E Tom riconobbe subito il classico sorriso-da-Liza. Ormai era schedato nel suo cervello, non poteva farci nulla. “Perché ho una sorpresa per te!”

Tom alzò un sopracciglio. “Ovvero?”

Suo fratello scosse la testa. “Se è una sorpresa, è una sorpresa! È il mio modo di ringraziarti per la giornata da zia Rosie!”

Tom lo guardò negli occhi. Suo fratello sembrava contento ed eccitato da qualcosa. Sbuffò. “Cosa devo fare?”

“Uhm… preparati che tra poco usciamo. E… ah sì, devi prendere la macchina perché dobbiamo andare in due posti prima del luogo specifico…”

Tom sgranò gli occhi. “Bill, piantala di parlare in un codice incomprensibile e dimmi che cavolo hai in testa…”

Suo fratello si rattristò un attimo. E Tom sapeva che stava per cedere e rivelargli tutto. Lo conosceva fin troppo bene. “Oh va beh, tanto… lo scopriresti tra dieci minuti, non cambia nulla infondo…” mormorò tra sé e sé “… ho pensato che sarebbe carino andare al lunapark!” esclamò rivolgendosi a lui. Tom sorrise.

Gli piaceva l’idea. Sì. Insomma, forse era una cosa un po’ infantile, ma… la giornata trascorsa da solo con Bill dai cugini era stata divertente alla fin fine…

“… e ho pensato di chiedere a Liza di portare anche una sua amica…” proseguì Bill sorridendo. LIZA?? UN’AMICA?? “… un’uscita a quattro!” concluse.

Un’uscita a quattro. Lui. Suo fratello. La strega. E una tizia di cui non sapeva nulla se non che era un’amica della strega…

Oh. Fantastico.

Bill, da quando in qua, ho bisogno di farmi trovare una ragazza da altri?” ribattè, piuttosto offeso.

Bill arricciò le labbra. “Pensavo solo di farti un piacere… sono sicuro che ciò che ti serve è una bella giornata trascorsa con una ragazza…”

No, Bill, ciò che mi serve è una bella giornata trascorsa con…

Tom scosse la testa. “Non ho intenzione di venire”

Bill lo guardò con occhi imploranti, facendolo sentire veramente uno stronzo per avergli detto di no. Sospirò.

Andava sempre a finire allo stesso modo. Sempre. Lui passava per lo stronzo e suo fratello per la povera vittima.

Questo significava passare la giornata con i sensi di colpa, occiamente.

Aveva veramente scelta?

“D’accordo, Bill…”

Suo fratello lo abbracciò, sorridendo, e a Tom passò il malumore.

Magari questa tizia sarebbe stata carina. Magari gli sarebbe servito distrarsi un po’ con una ragazza. Magari…

Bill si staccò da lui solo di qualche centimetro. “Ti divertirai!” gli mormorò all’orecchio sorridendo.

E Tom, in quel momento, con i capelli di suo fratello a solleticargli il collo, il respiro contro l’orecchio e le sue mani appoggiate sulle spalle, fu solo capace di credergli.

 

*

 

“Dimmi almeno come si chiama…”

Bill arricciò le labbra in un sorriso. “Sorpresa!”

Tom roteò gli occhi, stringendo con più forza il volante della macchina. Sta storia della ‘sorpresa’ lo stava facendo impazzire. “Bill…” sibilò come avvertimento, lasciando al cervello di suo fratello di completare la frase come meglio riteneva opportuno.

Ok, ok!” borbottò in risposta “Si chiama Heidi…”

“Come??” sbottò.

Bill inarcò un sopracciglio. “Ho detto, che si chiama Heidi

E che razza di nome è?”

Suo fratello si strinse nelle spalle. “Un nome come tanti altri…” rispose con noncuranza.

Tom scosse la testa. “Non è un nome come tanti altri! È scemo!” asserì con convinzione “… voglio dire, ti sembra che io mi chiami Peter, per caso?”

Bill sbuffò, guardando fuori dal finestrino. “No, ti chiami Tom, quindi non ci sono problemi, Heidi non si confonderà…” rispose atono, giusto per dargli corda “… vedila così, puoi fare l’amante e cornificare Peter, che in queste cose è sempre stato un po’ tardo…”

Sul volto di Tom si dipinse una smorfia. “E comunque Peter la tradisce con Clara…”

Bill si girò a guardarlo, con un mezzo sorriso sul volto. “Vedi? Puoi addirittura tradire e consolare allo stesso tempo… ti adorerà…”

Tom sospirò. Ormai non aveva molta scelta. Almeno doveva sforzarsi di divertirsi.

“Guarda che se mi ritrovo una poppante con treccine e lentiggini, vi pianto lì e me ne ritorno a casa eh!”

Bill gli sorrise in risposta. “Non credo che ne rimarrai deluso…”

Tom lo sperò ardentemente.

 

*

 

Bionda. Carina. E con beh, le curvetutte! Mica solo una parte come la stronza tinta…-, al punto giusto.

Altro che treccine e lentiggini!

“Ciao! Io sono Heidi!”

Tom le porse la mano, sorridendole apertamente. “Tom…”

La ragazza si mise una ciocca di capelli dietro l’orecchio. “Sono contenta di conoscerti…”

Tom annuì in risposta, senza smettere di sorriderle. Beh, in fondo, anche lui lo era… quella ragazza era uno schianto. E… -Tom lanciò un’occhiata piuttosto indicativa al suo fondoschiena mentre l’accompagnava alla macchina accostata al marciapiede- era quanto meno intrigante.

Sì, beh… non era stata così male come idea, quella dell’uscita a quattro.

più o meno.

Tom si accorse in quel momento che, sul sedile posteriore dell’auto, Bill e Liza erano impegnati in attività-da-voltastomaco. Girò stizzito il viso dall’altra parte, cercando di cancellare l’immagine dalla mente.

Aprì la portiera a Heidi e la guardò salire sulla macchina.

Era bella. Era perfettamente il suo tipo di ragazza.

Fanculo a Liza. Fanculo a Bill.

Quella giornata l’avrebbe passata a modo suo. E l’avrebbe fatta andare alla grande.

Non era stata una cattiva idea. Affatto.

… e il fatto che suo fratello si fosse staccato per un momento da Liza e l’avesse guardato, mentre lui si preoccupava di non smettere di sorridere ad Heidi… beh, non c’entrava proprio nulla.

 

*

 

Guardate cos’ho vinto!” esclamò tutto allegro Bill.

Tom roteò teatralmente gli occhi, più per dimostrare ad Heidi che lui non aveva nulla da che spartire con un essere del genere. Gli era capitato come fratello e se lo doveva tenere.

Sperò di essere convincente.

Bill allungò la sua mano dalle unghie perfettamente smaltate verso Tom e le ragazze. Stringeva tra le dita due cordini attaccati ad un unico ciondolo. Uno di quei ciondoli da dividere e da dare ad un’altra persona.

Due pezzetti di un puzzle.

Tom si figurò l’orribile scena di suo fratello che consegnava una delle due parti a Liza. Magari baciandola sulle labbra e stringendola a sé. Magari mentre lei gli faceva passare una mano tra i capelli. Magari mentre gli mormorava un “Grazie” tra un bacio e l’altro. Magari avrebbe dovuto addirittura assistere alla vista della lingua di suo fratello nella bocca della stronza. E…

Si girò prontamente dalla parte opposta e si concentrò su Heidi.

Non. Voleva. Vedere.

“Non provi anche tu?” gli chiese la ragazza sorridendo ammiccante.

Tom le sorrise di rimando, cercando di simulare quel mezzo sorriso che, sapeva, faceva impazzire le ragazze. “Magari ade-

“Tomi!” lo interruppe suo fratello passandogli un braccio attorno al collo e facendo ondeggiare con l’altra mano un cordino e metà ciondolo. “Questo è tuo!”

Un pezzo.

Era suo.

Guardò il ciondolo ondeggiare davanti ai suoi occhi. Poi Bill. E poi di nuovo il ciondolo. E poi, di nuovo, Bill.

Era suo.

Sentiva. Sentiva che dentro di sé stava nascendo un sorriso. Uno di quei sorrisi che riservava solo a Bill… e non perché fosse scontroso o menefreghista verso gli altri. Affatto! Ma perché… beh, Bill era l’unico che se li meritava. Insomma, era il fratello più piattola che potesse esistere… ma, realmente, era anche quello più dolce, no?

Solo che poi, proprio mentre il sorriso era già quasi sulle sue labbra, incontrò il volto di Heidi, ancora ammiccante.

che razza di figura ci faceva?

Stava abilmente flirtando con lei. E poi si lasciava distrarre da uno stupido ciondolo? E da Bill che lo abbracciava?

Afferrò con poca grazia il ciondolo, si tolse di dosso Bill e gli sorrise velocemente, per poi tornare a concentrarsi su Heidi.

Suo fratello rimase per un momento imbambolato a fissarlo. Tom cercò di non guardarlo in faccia. Già la sapeva la sua espressione leggermente ferita. Lo sapeva.

… ma, cazzo, stava flirtando, no? Insomma… insomma sì. Bill doveva capire.

Suo fratello sembrò riscuotersi quando Liza gli si avvicinò. “Non prendi nulla per me?” gli domandò con il sorriso sulle labbra.

Tom si girò a guardarla. Aveva capito dalla voce che stava mentendo. Suo fratello non sembrò accorgersene. “Certo…” mormorò, prima di tornare a guardarla negli occhi “… peluche?”

Liza si sforzò di sorridere. “Perfetto!”

Tom strinse forte il ciondolo che aveva in mano. Sapeva che Liza non desiderava affatto un peluche. Ma ciò che voleva era ormai suo.

Suo.

Strinse un po’ più forte il contenuto della sua mano. Almeno quello non l’avrebbe diviso con altri.

 

*

 

Tom si sentì, per l’ennesima volta, gli occhi di suo fratello puntati addosso. E non è che poteva far finta di nulla. Insomma, quegli occhi lo stavano perforando da parte a parte.

Si girò di scatto, sgranando gli occhi e Bill gli sorrise, felice di aver finalmente attirato la sua attenzione. Guardò con la coda dell’occhio le due ragazze sedute davanti a loro, afferrò il menù del ristorante, lo mise in mezzo tra loro due e lo tirò su, in modo da coprire entrambi i loro volti.

Che vuoi?” sibilò Tom da dietro il menù.

Bill si sporse leggermente verso di lui. “Ti piace?” sussurrò debolmente. Tom dovette concentrarsi sui movimenti delle sue labbra per riuscire a capire.

Si strinse nelle spalle. “Beh… è carina…”

Qualcosa passò negli occhi di Bill, ma non riuscì a captarlo in pieno.

Insomma… non poteva essere veramente un lampo di tristezza. Di sicuro si sbagliava. Era stato troppo veloce per riuscire ad afferrarlo.

Ma…” proseguì suo fratello “… ti piace sul serio?”

Tom sbuffò. Ma che cavolo di domanda era? Insomma, di certo non avrebbe voluto passarci la vita, ma… ad esempio, per una notte sarebbe andata alla grande.

“Sì” borbottò alla fine.

Bill sembrò ritenere chiuso il terzo grado perché abbassò di colpo il menù, facendolo sbattere sul tavolo e attirando l’attenzione di Liza e Heidi. Tom scosse la testa.

Suo fratello era assolutamente assurdo e privo di una qualsiasi rotella funzionante.

La voce del cameriere interruppe il momento di silenzio che si era venuto a creare. “Posso portarvi da bere?”

Bill non diede tempo agli altri di rispondere. “BIRRA GRANDE!” sbottò immediatamente.

Tom si girò di scatto verso di lui, strabuzzando gli occhi. “Bill!”

Suo fratello non si girò neppure a guardarlo. Una semplice occhiata con la coda dell’occhio fu tutto quello che gli concesse. “Che c’è? Tanto non devo guidare…”

Tom era assolutamente senza parole. “E se volessi bere pure io?” tentò di chiedere.

Bill girò la testa verso di lui e Tom si sentì raggelare sul colpo. Gli occhi di suo fratello sapevano mettere decisamente paura quando voleva.

E, in quel caso, decisamente voleva. “Non puoi…” dichiarò con aria seria.

Tom non se la sentì affatto di contraddirlo. “Coca Cola” borbottò in risposta al povero cameriere, che aveva assistito alla scena e ancora li guardava sconvolto.

Suo fratello stava impazzendo. Non aveva più dubbi.

 

*

 

Bill afferrò un altro boccone dallo stecchino dello zucchero filato e se lo portò alla bocca. “Voglio le montagne russe!” borbottò, masticando.

Tom inarcò le sopracciglia. “Sei sicuro?”

Bill annuì, mentre cercava di ingoiare un altro po’ di zucchero. Tom guardò Liza e Heidi, che annuirono in risposta.

Ok, se per voi va bene, accontentiamolo…” disse con aria compassionevole, rivolgendosi soprattutto a Heidi, che lo guardava sorridendo.

Iniziarono ad avviarsi verso le montagne russe, quando all’improvviso Tom si sentì afferrare un braccio. “Io mi siedo vicino a te!”

Tom si girò quasi a rallentatore verso suo fratello, che gli stava artigliando il gomito. E sì, si sentì nuovamente avvampare.

Non di nuovo… Non. Di. Nuovo!

Bill…” mormorò, cercando di liberare il braccio dalla presa ferrea di suo fratello. Ma fu tutto inutile, ovviamente.

Quando Bill voleva una cosa, se la prendeva.

E, in quel caso specifico, Bill, evidentemente, voleva lui.

Non sapeva se essere più contento per l’improvviso ritorno della memoria di Bill sul fatto che avesse anche un fratello, oltre che una pseudo ragazza, oppure più imbarazzato per la necessità di spiegare in qualche modo quell’atteggiamento infantile ad Heidi.

Si girò verso la ragazza con dipinta sul volto una finta espressione di compatimento. In fondo non è che gli dispiacesse il fatto che Bill volesse salire con lui.

… anzi.

Però… insomma… era mica un’uscita a quattro, quella?

Era quanto meno umiliante, dover dire alla propria accompagnatrice che, beh, non aveva nessuna intenzione di non accontentare Bill.

Forse un fratello normale lo avrebbe mandato al diavolo e buonanotte. Ma lui… -guardò gli occhi lucidi di Bill, un po’ a causa delle birre, un po’ a causa della supplica-… forse non era un fratello normale, ecco.

Heidi…”

La ragazza sorrise, scuotendo la testa e facendo ondeggiare un po’ i capelli biondi. “Oh! Non preoccuparti… mi siedo di fianco a Liza… vero?” chiese, cercando la conferma della sua amica.

Tom si girò verso la strega e fu sicuro di scorgere qualcosa riconducibile alla tristezza negli occhi della ragazza che, nonostante tutto, sorrise.

E, forse per la prima volta da quando l’aveva conosciuta, Tom non si sentì felice nel vederla in difficoltà.

Anzi.

Per la prima volta, la sentì enormemente vicina a lui.

Perché, ne era sicuro, il sentimento che aveva provato Liza, era lo stesso che aveva provato lui. E che continuava a provare.

Quella cosa senza nome né perché che si portava dentro.

Quella cosa che faceva schifo.

No. Non era così stronzo ed egoista da sentirsi felice nel sapere che non era l’unico a provare tutto quello.

 

*

 

Tom si stiracchiò leggermente, non appena i suoi piedi toccarono di nuovo la terraferma.

Al suo fianco comparve Heidi che, appoggiandogli una mano sulla spalla, gli chiese: “Le rifacciamo?”

Tom stava per rispondere quando i suoi occhi si concentrarono sulla figura dietro di lei.

Bill.

Sgranò gli occhi, intuendo tutto all’istante. Sorpassò Heidi, afferrò Bill per un braccio e borbottò “Torniamo subito!” alle due ragazze, mentre già si dirigeva a passo più che spedito verso i bagni.

Suo fratello lo seguiva senza opporsi, tentando inutilmente di farsi spiegare il perché di quella sorta di rapimento.

“Tomi…” disse lagnoso, mentre Tom lo spingeva con poca grazia all’interno del gabinetto.

Bill si fermò a guardarlo negli occhi. “Si può sapere perché mi hai portato-

Non finì la frase. Si portò una mano davanti alla bocca e tossì leggermente. L’attimo dopo era piegato sul primo water che vomitava.

Tom sbuffò. “Ecco perché ti ho portato qui, scemo…” Bill vomitò un po’ più forte e Tom non se la sentì di infierire oltre. Anche se, umanamente, non era possibile che suo fratello non si fosse accorto di stare male. Sospirò. Ma suo fratello non era normale, quindi non sapeva perché si stupiva tanto.

Entrò nel gabinetto, avvicinandosi a lui. “Sei ancora vivo?”

Bill annuì debolmente in risposta. “Aiutami a tirarmi su…” sussurrò flebile.

Tom lo afferrò per un braccio e cercò di farlo alzare. Suo fratello gli si appoggiò addosso come un bambino.

“Dai, sciacquati la faccia…”

Bill si avvicinò barcollando al lavandino e immerse le mani nell’acqua fresca. “Mi sento da schifo…”

Tom sorrise. “Hai appena vomitato, come dovresti sentirti?”

Suo fratello fece una smorfia. “Non so se me la sento di star qui ancora…”

Ma certo che no!” esclamò Tom, interrompendolo “Ti riporto a casa, è poco ma sicuro…”

Bill si girò verso di lui e gli sorrise. “Grazie, Tomi…”

Tom gli diede una pacca sulla spalla mentre si voltava dall’altra parte.

Non sapeva perché. Non sapeva com’era successo.

Ma era arrossito.

 

*

 

Dai stupida cassiera, muovi il culo

Tom sbuffò infastidito. Doveva solo prendere una cazzo di bottiglietta d’acqua per Bill e poi se ne sarebbero tornati a casa. Ma la cassiera non voleva smetterla di ciarlare inutilmente.

Bill chiede di te…”

Si girò verso la sua sinistra e si trovò davanti il viso sorridente di Heidi. “Ci pensi tu qui?”

La ragazza annuì. “Certo…”

Tom si districò fuori dalla fila e raggiunse suo fratello e Liza, seduti su di una panchina poco distante.

La strega stava cercando di coccolare Bill, senza riuscirci particolarmente bene. Suo fratello era insofferente quando si sentiva male e lui lo sapeva. Bisognava saperlo prendere. Liza non sembrava esserne in grado.

Tom!” esclamò Bill quando lo vide arrivare. Si tolse dalle mani della sua amorevole cozza e si sporse verso di lui. “Portami a casa!”

Gli sorrise e si sedette accanto a lui, non calcolando minimamente la ragazza. Gli passò una mano sulla testa e annuì. “Tra poco ce ne andiamo…”

Bill si sedette ancora più vicino. La sua gamba sinistra ormai era completamente contro alla gamba destra di Tom. Ma lui non sembrò farci molto caso, perché quando suo fratello gli si accoccolò meglio addosso, appoggiandogli stancamente la testa sulla spalla, fu solo capace di sorridere.

“A casa mi coccoli?” mormorò Bill contro la sua spalla.

Tom sentì le guance infiammarsi, per l’ennesima volta in quella giornata. Suo fratello doveva imparare a imprimersi un freno quando parlava. Era… imbarazzante avere a che fare con lui certe volte.

Sollevò lo sguardo da suo fratello e incontrò gli occhi di Liza, che guardava Bill dolcemente, mentre gli passava una mano sulla schiena.

Forse era imbarazzante… ma non è che gli dispiacessero le attenzioni di Bill. Non dopo aver passato quasi tre settimane a lottare per esse.

Sorrise compiaciuto. “Sì…” gli mormorò in risposta, in modo che solo lui potesse sentire.

E, Tom era sicuro, anche se non riuscì a vederlo, che suo fratello stava sorridendo contro la sua maglietta.

 

*

 

Tom lanciò un’occhiata nello specchietto retrovisore. Sul sedile posteriore Liza cercava di calmare Bill, che era semi-sdraiato con la testa appoggiata sulle ginocchia della ragazza.

Tom strinse il volante con un po’ troppa forza.

“Tutto ok?” chiese.

Liza annuì, passando la mano fresca sulla fronte di Bill e spostandogli alcune ciocche nere dal viso.

Tom cercò di concentrarsi sulla strada. Non che fosse facile con il pensiero fisso delle mani della strega su Bill. E suo fratello in sua completa balia, viste le condizioni in cui si trovava.

“Coccole…” mormorò ad un certo punto. E Tom non riuscì a non sorridere.

Non gli serviva guardare nello specchietto per sapere che le uniche coccole di cui necessitava Bill erano le sue e solo le sue. Niente mani da piovra addosso. Solo lui sapeva cosa amava suo fratello. Solo lui.

Un mugolio di piacere proveniente dal sedile posteriore gli fece scattare di nuovo gli occhi verso lo specchietto. Liza stava massaggiando con dolcezza le tempie di Bill.

… non era giusto! Quella era una delle sue mosse!

Come diavolo faceva a saperlo? Come?

Le sue mani artigliarono il volante con tutta la forza che possedeva.

Era così irritato che non si accorse della mano di Heidi sulla sua gamba. Non se ne accorse fino a quando, sulla sua gamba, non ci fu più.

Fino a quando non se la ritrovò in posti ben più illeciti rispetto ad una gamba.

Oh cazzo

… ci mancava pure la tizia che pretendeva di essere eccitante tentando di masturbarlo in pubblico!

Ma con che razza di gente aveva a che fare? Non vedeva che aveva ben altro a cui pensare che non alle sue tette o al suo fondoschiena, dannazione?

 

*

 

Aprì la porta lentamente e si affacciò all’interno. Bill era sdraiato a letto, ma Tom sapeva che non stava dormendo.

Richiuse la porta dietro di sé e si avvicinò a suo fratello.

“Mi dispiace di averti rovinato la giornata” disse Bill interrompendo il silenzio.

Tom scosse la testa, sedendosi sul letto. “Che stai dicendo? Non hai rovinato nulla…”

Bill sospirò contro il cuscino. “Com’è andata con Heidi?” chiese debolmente.

Tom roteò gli occhi al pensiero. Non era andata. Ecco. “Non è successo niente…”

“… e?”

Tom ridacchiò. “… e non succederà neanche in futuro. Non credo che voglia rivedermi” concluse grattandosi la testa.

… non dopo che ho rifiutato platealmente le sue amorevoli attenzioni…

“Mi dispiace…”

E Tom non seppe perché, ma ebbe la voglia di rispondere con “Non è vero”. Ma non lo fece.

“Si vede che non era destino… Peter è fortunato, non è diventato cornuto” disse solo.

Bill scoppiò a ridere e si sistemò meglio sul letto. Tom lo guardò negli occhi e sorrise anche lui.

“Non mi piaceva, Heidi…” sussurrò con voce flebile suo fratello.

e io odio Liza, come la mettiamo?

“Voleva tenerti tutto per sé…” proseguì.

E cosa dovrei dire io?

Tom si sforzò di sorridere. “Tanto non c’è da preoccuparsi… non la vedrò più…” Tom lo vide annuire e sistemare meglio la testa sul cuscino.

“Mi coccoli?” domandò con una voce tenera che, Tom lo sapeva, usava solo con lui… e solo quando voleva essere sicuro di ottenere ciò che desiderava.

Perché Bill sapeva perfettamente che lui non gli avrebbe mai detto di no.

E così si sedette sul materasso, scivolando accanto a Bill e facendo appoggiare la testa di suo fratello sulle sue gambe distese… proprio come aveva fatto Liza sulla macchina.

E lo coccolò. Non seppe per quanto. Il tempo passò quasi senza accorgersene.

… forse perché i momenti belli sembrano sempre durare troppo poco. Mentre quelli brutti sembrano non voler sparire mai.

Tom non lo sapeva. L’unica cosa di cui era certo era che… stava bene.

Quando guardò la sveglia posta sul comodino, si accorse che era tardi. Sospirò. Doveva alzarsi. Anche se gli dispiaceva. Ma Bill doveva riposare… e lui doveva mettere qualcosa sotto i denti.

Si alzò dal letto e uscì dalla stanza, gettando un’ultima occhiata alla figura di suo fratello distesa nel letto. Bill gli sorrise di rimando quando incontrò i suoi occhi.

Una volta fuori dalla stanza sospirò. E si portò una mano in tasca, stringendo il contenuto tra le dita.

Il ciondolo che suo fratello gli aveva regalato.

Lasciò andare la presa e si diresse verso la sua stanza. Con il cuore che ancora gli batteva all’impazzata. Senza neppure sapere perché.

 

*

 

Artigliò il bordo del lenzuolo e se lo tirò maggiormente addosso, sospirando.

Non era così stanco da prendere sonno, ma Bill stava già dormendo, e lui non se la sentiva di disturbarlo di nuovo. Aveva bisogno di dormire un po’ vista la giornata appena trascorsa.

Appoggiò una mano sul cuscino e chiuse gli occhi, cercando di farsi prendere dalla stanchezza.

Ma non arrivò.

Arrivò altro. Qualcosa di strano. Qualcosa che forse aveva a che vedere con la sua mano, così vicina al viso. E il profumo che arrivava da essa. Sapeva di lacca e prodotti per capelli. Sapeva di Bill.

Tom sorrise inconsciamente. Aveva passato quella mano tra i capelli di suo fratello per un tempo indefinito. Lo aveva coccolato e rilassato come solo lui sapeva fare. E lo aveva sentito sospirare soddisfatto quando gli aveva passato una mano fresca sulla fronte e sulle guance. E Tom sapeva che era l’unica persona al mondo, oltre alla loro madre, che poteva permettersi di toccare Bill sul viso.

Suo fratello aveva allungato le braccia e gli aveva circondato la vita. E Tom si era sentito come quando erano piccoli e dormivano insieme perché Bill aveva paura e lui, anche se non l’aveva mai ammesso, amava il fatto che suo fratello cercasse conforto in lui e non, ad esempio, nella mamma. Perché lui sapeva proteggere Bill molto meglio di tutti gli altri.

… erano discorsi da bambino. Ma a volte ci credeva ancora. Anche se bambino non lo era più.

Tom portò la mano sotto il lenzuolo e sospirò. Se si sforzava riusciva ancora a sentire il peso della testa di Bill addosso. E il suo sorriso quando aveva iniziato a canticchiare sottovoce.

Ogni tanto lo faceva. Ma mai in pubblico. Non si sarebbe mai sognato di prendere un microfono e cantare –se non, giusto per pronunciare quelle quattro parole in Wo sind eure Hände-, ma a volte mormorava con Bill qualche canzone. Spesso canzoni sceme. A volte no. Non sapeva cos’era uscito dalla sua bocca quella sera… però non era affatto qualcosa di stupido.

Tom rilassò le spalle e si abbandonò ai pensieri.

L’attimo dopo era già nel mondo dei sogni, mentre ancora sentiva l’odore dei capelli di Bill addosso.

era un buon odore… gli era sempre piaciuto.

 

****

 

Note dell’autrice: Ok. Anche il capitolo 7 è stato archiviato con successo XD. A parte gli scherzi… facciamo ancora tutti quanti gli auguri a Mery! *.* Figliola, tantissimi auguri, sul serio. <3 Mamma CAP ti abbraccia forte forte! (credevi che me ne fossi dimenticata eh? XDD).

Detto questo… questo capitolo è… <3 Cioè. L’ultima parte. Volete forse dirmi che non è amore puro? XD Lo è! Lo è! Decisamente!!

Come sempre un grazie ad ana… perché ogni volta pretende che io scriva, tirando fuori nuove idee e nuovi spunti. Grazie, sul serio.