Ich bin dagegen!

 

Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto raccontato in queste pagine.

 

Livello otto: La cena

[Arthur non ti lascia mai solo… peccato che si porti dietro la ciurma di gnomi]

 

****

 

Cazzo.

Cazzo.

Cazzo.

Cazzo.

Cazzo.

Cazzo.

Cazzo.

Che palle, cazzo!

L’ho già detto cazzo?

Sbuffò sonoramente, cercando di colpire il divano con un calcio.

“Cazzo!”

Che palle… sul serio, che palle…

Non è che fosse successo qualcosa di così sconvolgente e drammatico. Insomma, nulla che un buon fratello non potesse sopportare.

Ma lui, evidentemente, non era affatto un buon fratello.

Cazzo…

Forse c’era seriamente qualcosa in lui che non andava. O forse era Bill.

O tutt’e due.

Cazzo.

I fatti, comunque, non cambiavano. Purtroppo.

Bill era uscito con Liza, stranamente.

E lui era di nuovo solo.

Cazzo.

 

*

 

Gli mancava terribilmente. E lo sapeva che era proprio la frase adatta ad un bambino di tre anni che deve andare all’asilo, ma vorrebbe tornare a casa dalla mamma. Lo sapeva, anche se non c’era mai passato in quella fase. Lui, all’asilo, non aveva mai voluto la mamma.

Aveva Bill, non era solo.

In effetti, aveva sempre avuto Bill.

… e ora che non ce l’aveva più, gli mancava terribilmente.

E sì, era stupido e infantile, ma non è che lui avesse mai avuto la pretesa di essere considerato un uomo maturo e responsabile.

Voleva Bill. Lo voleva di nuovo accanto, proprio come un mese prima.

Lo voleva lì, seduto con lui sul divano, a parlare, a ridere, a farsi i dispetti… a prenderlo in giro per la cura maniacale della unghie, a farsi prendere in giro per la cura maniacale dei suoi cappelli…

Gli mancava. Punto. Infantile o meno, le cose non cambiavano.

Sbuffò, sistemandosi meglio i dread all’interno della felpa e tirando su il cappuccio.

Non lo stava realmente per fare, vero?

… forse sì.

Però, insomma… era seriamente disperato, no?

Era solo! Solo dopo che, la notte precedente, aveva passato momenti interminabili a coccolare quello stronzo di Bill…

Era stato lui a fargli compagnia… lui… non Liza-la-strega.

Ok.

Forse lo stava realmente per fare…

Dio, mi stanno facendo veramente impazzire…

 

*

 

L’aveva tra le mani. E, sul serio, non si era mai sentito più idiota in tutta la sua dannatissima vita. Che cazzo, ok non è che diciott’anni fossero poi così tanti… ma erano più che sufficienti per farlo sentire quantomeno in imbarazzo.

L’aveva fatto!

E per colpa sua! Perché si sentiva solo, ok… ma… beh, se suo fratello si fosse degnato a rimanere a casa, lui non avrebbe dovuto subire un’umiliazione del genere.

… che poi in effetti aveva pure rifilato una balla alla commessa. E per fortuna era una ragazza! Perché era riuscito a distrarla con il sorriso-da-predatore. Quello che, solitamente, utilizzava per portarsi a letto qualcuna. Non che volesse portarsi a letto la commessa, non era neppure bella, ma almeno era riuscito a distrarla quel tanto che bastava per appoggiare il DVD sul bancone senza voler morire nel frattempo.

“Devo fare un regalo a una mia cugina…” le aveva detto.

Scusa patetica. Ma doveva essere stato alquanto convincente. La commessa non aveva battuto ciglio. Forse era stata molto comprensiva.

Comunque sì. L’aveva preso.

Ed era stato veramente, ma veramente, imbarazzante.

Cazzo, suo fratello non poteva, ad esempio, doppiare un porno?

Proprio Arthur e i suoi amici gnomi?

Dannazione…

 

*

 

“… un giorno t’incontrerò…”

“NON FARLO!!” gridò Tom, puntando il dito verso il televisore, dove il piccolo Arthur-bambino faceva bella mostra di sé “Non farlo anche tu! Le donne sono tutte delle stronze! Soprattutto quelle rosse! Guardala, cazzo… guardala! Non farlo… sei in tempo, non lasciarti abbindolare!”

… ma ovviamente sarebbe stato troppo bello se qualcuno, al mondo, lo avesse ascoltato.

Che poi, non è che non avesse mai visto quel film. Figuriamoci. Avendo Bill come fratello, era stato d’obbligo guardarlo insieme ad amici, parenti e quant’altro… ma poi suo fratello aveva pensato bene di riporre la sua amata copia del DVD in una sorta di cassaforte protetta. Sì, ok, era semplicemente il cassetto della sua scrivania, ma comunque, aveva posto il divieto di toccarlo a chiunque.

Tom. Compreso.

Quindi era stato costretto a comprarlo!

… e se non era l’ennesima ingiustizia, si avvicinava parecchio.

Fu proprio la voce di suo fratello a riportarlo alla realtà. O meglio, la voce di Bill-Arthur.

Tom si rimise seduto sul divano, mentre davanti agli occhi iniziavano a scorrere le immagini del mondo dei Minimei.

“… non sono sicuro di sentire il mio didietro…”

Tom non riuscì a resistere. Inconsciamente e senza volerlo sul serio si ritrovò a sorridere, nel sentire la voce di suo fratello pronunciare quelle parole.

Era… beh sì, era dolce.

Tom premette il rewind sul telecomando per poter risentire la battuta. E, di nuovo, sentì la voce di Bill pronunciare quella frase assolutamente idiota.

Però è carina… pensò senza smettere di sorridere.

Insomma, doveva pur trovare dei lati positivi in quella… cosa, no? Tanto valeva gustarsi le battute.

… che poi fosse la voce di Bill, era un fattore secondario.

Cioè… non era per quello che si stava divertendo, figuriamoci. Era… beh per l’ottima trama, la realizzazione ottima dei disegni, i dettagli… sì. Nulla a che vedere con suo fratello.

Forse.

“EHY!!! Che diavolo stai facendo??!” Tom per poco non lanciò il telecomando addosso al televisore nel vedere che il giovane Arthur si stava premurando di togliere i lacci del vestito della principessa. I lacci davanti al vestito.

“Togli subito le mani da lì!” esclamò, mentre sentiva le gote arrossarsi un po’ per l’irritazione, un po’ per l’imbarazzo per la presa di coscienza che sì, stava effettivamente dialogando con una televisione.

Sprofondò nuovamente nel divano, quando ci fu il cambio di scena. Sul suo viso ancora faceva bella mostra di sé un broncio misto a irritazione. Insomma, lui voleva distrarsi, non certo arrabbiarsi ancora di più. Che poi, lo sapeva che era stupido ed infantile irritarsi per la visione di un cartone animato… ma non era colpa sua se quell’Arthur assomigliava terribilmente a Bill. E quella stronza di Liza era uguale alla principessa.

Cioè, qualcuno, realmente, ce l’aveva con lui. Solo che non capiva il perché. Cos’aveva fatto di male? Era forse una cattiva persona? Doveva pagare per il male arrecato agli altri? Ma quale male?

PERCHÉ?

Gli occhi di Tom si illuminarono all’improvviso quando scorse sullo schermo un tizio con i rasta.

Ci sono anch’io! Ci sono pure io! Ehy, Besson mi deve i diritti… non mi ha assolutamente chiesto se poteva citarmi…

Stava ancora rimuginando sul fatto che Luc Besson non si fosse fatto sentire quando, di nuovo, scattò in avanti con la schiena, alzando in aria le mani. “Staccati da lei! Almeno tu, vattene! Dannazione Arthur… lo dico per il tuo bene! le donne sono delle stronze! Non ballare con lei, vai via!!”

I suoi occhi seguirono Arthur mentre danzava lentamente con la principessa stretta tra le braccia. E forse era tutta una suggestione. Forse era colpa del doppiaggio. Ma per un attimo si figurò Bill e Liza in quel modo.

Dio, salvami almeno da quello…

Forse la cosa positiva era che suo fratello non si sarebbe mai messo a ballare, no? Bill era raccapricciante nella danza. Era veramente qualcosa da… beh, nascondere. Bill era quello che nei party se ne stava in un angolo a bere il suo drink e a guardare gli altri.

Tom ebbe un brivido lungo la schiena, quando si ricordò che all’ultima loro festa, suo fratello aveva trovato Liza.

… quindi forse non era poi il tipo da stare negli angoli. Forse un giorno l’avrebbe addirittura visto avvinghiato alla strega, intento ad eseguire i passi di un walzer.

Ossignore, no…

E poi lo vide.

Quello di cui non aveva bisogno.

Proprio quello di cui avrebbe fatto volentieri a meno.

Il bacio.

“NON ANCHE TU!” urlò, balzando in piedi e stringendo con forza il telecomando.

Arthur si stava baciando con la principessa. E lui si sentiva un idiota a desiderare la morte dell’uno o dell’altro al più presto.

Sapeva come proseguiva la storia, ma, sul serio, non poteva sopportare ancora scene di quel tipo.

Non ce la faceva.

E poi non capì come. Forse si era perso qualche passaggio nel mezzo. Perché quella non era più la principessa. Ma un moccioso.

Beh. Piccole sviste. Evidentemente la sua invettiva mentale contro certe scene, decisamente non adatte ai bambini, era durata più di quanto si fosse reso conto.

“Congratulazioni, è stato un matrimonio stupendo!”

Tre.

Due.

Uno.

“COOOOSAAAAAA??????”

Tom si precipitò verso la televisione, per osservare bene il moccioso che aveva parlato alla fotocopia virtuale di suo fratello.

“EHY, MOCCIOSO!” gridò contro lo schermo “DOVE SEI FINITO? HO BISOGNO DI CHIARIMENTI! SPIEGAZIONI!! LE PRETENDO, DANNAZIONE!!”

Ma fu tutto inutile. Il moccioso era sparito dalla scena ormai. E lui non aveva ricevuto risposte.

Neppure un marmocchio virtuale era stato in grado di dargli delle spiegazioni.

Ma non poteva prendersela con Besson.

Le vere risposte non sarebbe riuscito a trovarle in un altro. Doveva trovarle lui. Solo che era difficile.

Sembrava che il mondo fosse improvvisamente diventato sordo.

Sembrava che Bill fosse improvvisamente diventato sordo.

Ok, c’era da dire che non è che avesse mai parlato apertamente su cosa gli stava passando per la testa –se si escludeva la figura da isterico appena uscito dal manicomio che aveva fatto una settimana prima-.

Però…

… però perché nessuno riusciva a capirlo?

Tom si mise a gambe incrociate davanti alla tv e appoggiò il telecomando per terra.

Era inutile prendersela con Arthur e il suo mondo di gnomi.

Era inutile prendersela anche con Bill.

Forse l’unica persona che risultava realmente idiota e patetica da tutta la faccenda era lui.

… gran bella scoperta. Non mi avevano detto che Besson aveva infarcito Arthur di psicoanalisi…

Proprio quello di cui aveva bisogno.

 

*

 

Oh. Quello sì, che era ciò di cui aveva bisogno!

“Stai scherzando?”

Bill lo guardò, inarcando le sopracciglia. Ok, no. Non stava scherzando. Non che ci avesse realmente sperato eh… ma…

… beh sì. Un po’ ci aveva creduto. Insomma, non poteva avere realmente un fratello così… così… non riusciva neppure a trovare la parola esatta per definirlo. Sapeva solo che doveva essere una parola brutta. Orribile. Insomma qualcosa che riuscisse perfettamente a catalizzare tutto –e anche di più! Non era mai abbastanza!- il suo disappunto.

Sbuffò infastidito. Suo fratello era a casa da soli dieci minuti! Dieci fottutissimi minuti! E già lo stava irritando!

“Sarai carino con lei, vero?” gli chiese Bill spostandosi davanti a lui.

CERTO CHE NO! Avrebbe voluto rispondere. Ma la verità era che non poteva. Non se Bill lo guardava in quel modo. Non con l’espressione da cucciolo. Quella che utilizzava sempre con mamma per farsi dire di sì. Quella che utilizzava anche con lui.

E lui, coglione, ci cascava sempre. E Bill, bastardo, lo sapeva.

“Sì…” mormorò.

Bill si sporse in avanti e lo abbracciò d’impeto. “Grazie Tomi! Grazie… ci tengo così tanto… grazie, grazie grazie…”

Tom lo strinse leggermente a sé, prima di lasciarlo andare. Mentre una vocina dentro di lui gli gridava di riacciuffarlo in fretta e di non lasciarselo scappare.

Ma non ci badò.

Le vocine dentro di lui erano tutte impazzite negli ultimi tempi.

Comunque le cose non cambiavano. La giornata era iniziata all’insegna di Arthur e gli amici gnomi e sarebbe proseguita con qualcosa che variava da “Il nemico alle porte” a “Nella tana del lupo”.

Insomma. Avrebbe dovuto sopportare Liza per tutta una cena.

Insieme a mamma e Gordon.

Una graziosa, fantastica, sublime cena di famiglia.

Quasi quasi era meglio Arthur che si baciava con la principessa…

 

*

 

Era una sensazione a dir poco fastidiosa. Era proprio un prurito incessante e continuo. Di quelli che continui a grattare nella speranza che si affievolisca, ma che, ovviamente –c’era forse bisogno di specificarlo?- non diminuiva mai.

Si sentiva addosso quella sensazione e non riusciva a farci nulla.

L’idea che Liza-la-stronza stesse per approdare felicemente a casa sua… gli faceva venire l’orticaria. E già la sentiva la vocetta fastidiosa di suo fratello commentare, con un’alzata di spalle e una scrollatine di capelli che “Era insofferente”.

Che male c’era, ad esserlo?

Forse sì. Era insofferente. E beh, pazienza, c’era di peggio al mondo.

In fondo era la tizia che avrebbe dovuto tenersi alla larga da lui, no?

E invece no! Aveva addirittura accettato l’invito! E quindi a lui sarebbe toccato il compito di sopportarla! Per un’intera serata! E mostrarsi gentile e carino! Perché l’aveva promesso a Bill e non voleva che suo fratello si rattristasse per il suo comportamento e…

Il suono del campanello gli fece fare un salto sul divano.

Ok. Ok. Posso farcela. Cosa sono poche ore in confronto ad una vita intera?

Bill aprì la porta di casa, rivelando la figura minuta di Liza. Teneva in mano quello che doveva essere, ad occhio e croce, un vassoio con una torta.

Oh grandioso, stiamo freschi se questa ha portato il dolce…

Tom girò il viso appena in tempo per non doversi sorbire l’ennesima dimostrazione del tenero affetto che c’era tra i due.

Uno schifo totale, ecco cos’era.

“Vieni! Accomodati! Mamma!! È arrivata Liza!”

Mamma ti prego, almeno tu…

Simone fece capolino dalla cucina con dipinto sul volto un sorriso raggiante e sincero.

E te pareva che mamma non fosse dalla parte di Bill…

“Liza!” esclamò la donna, avvicinandosi alla ragazza e allungandole una mano “Sono così felice di conoscerti! Bill mi ha parlato veramente moltissimo di te…”

“Mamma, per favore…” mormorò Bill.

Tom sprofondò ancora di più nel divano, cercando di mimetizzarsi con la stampa floreale. Non ci riuscì molto bene visto che la voce odiosa della strega gli giunse allegramente alle orecchie. “Ciao Tom!”

Si sforzò di rispondere qualcosa, più per la promessa fatta a Bill che altro, ma tutto quello che riuscì a dire fu una sorta di grugnito.

Per adesso è il massimo che posso offrirti, tesoro…

“Oh vieni cara” riprese a parlare Simone “Dammi pure il vassoio… non dovevi disturbarti!”

Liza rise leggermente. “Non si preoccupi, signora, è stato un piacere… è solo una torta, spero che sia buona…”

… spero che t’ingozzi…

“… l’ho fatta con le mie mani…”

… scordati che io possa mangiare qualcosa cucinato da te, piccola stronza… cos’è, hai avvelenato le mie fette?

Simone scoppiò a ridere. “Non preoccuparti, sono sicura che sarà buonissima…”

Tom cercò di reprimere una smorfia.

Io spero proprio di no… altrimenti non sarà più così divertente…

 

*

 

Liza scoprì il vassoio.

E Tom si sentì prendere dal panico. Quella era chiaramente una…

“Torta di mele!” esclamò sorridendo la ragazza.

Oh. No.

Tom si girò con talmente tanta velocità verso Bill che per poco non si slogò il collo. Vide suo fratello sgranare gli occhi, terrorizzato, mentre cercava di mandare chiari segnali alla loro madre affinché stesse zitta.

Il pensiero di poter sputtanare la chiara incapacità mentale di Liza, gli passò per la testa… ma la promessa fatta a Bill di comportarsi bene era troppo forte. Non voleva deluderlo.

Se Bill voleva far finta di non essere allergico alle mele per non far dispiacere Liza… lui l’avrebbe supportato.

Solo perché gliel’aveva promesso. E perché gli voleva bene.

Non certo per preservare la stronza pseudo-assassina dalla sua ira funesta.

“Mamma!” esclamò Bill con una strana voce strozzata “Perché non vai a prendere i piatti in cucina?”

Simone guardò suo figlio minore con aria preoccupata, ma non disse nulla. Si limitò ad alzarsi dal tavolo e ad uscire dalla sala da pranzo.

Tom non faceva che continuare a fissare Bill. Perché doveva assolutamente trasmettergli un messaggio telepatico.

La tua ragazza è una cretina.

Non era un messaggio lungo, poteva farcela, doveva solo concentrarsi.

Bill si girò di scatto verso di lui e Tom sperò ardentemente che la telepatia avesse funzionato. Ma non ebbe molto tempo per pensarci. Suo fratello lo artigliò per il polso, lo costrinse ad alzarsi, lanciò un sorriso raggiante –falso ipocrita! Ti stai cagando addosso e ti premuri pure di sorriderle!- a Liza e lo trascinò fuori dalla stanza.

“Io e Tomi portiamo le tazze per il caffè!” disse un attimo prima di oltrepassare la porta.

Bill lasciò andare suo fratello solo quando si furono chiusi la porta della cucina alle spalle.

Simone era lì che guardava il figlio minore con aria seria. “Mamma, non preoccuparti” la rassicurò Bill “… adesso sistemo tutto! Tu torna di là…”

Simone annuì, poco convinta, ma non replicò. Afferrò la pila dei piatti e tornò in cucina.

Quando la porta si chiuse di nuovo, Bill si girò di scatto verso Tom.

Ah! Eccola! Eccola la maschera di ipocrisia che si sbriciola!

“Tomi!!!!” si lamentò Bill “… aiutami, ti prego!!!”

Tom sospirò. Chi era quello che doveva sistemare sempre tutto? Chi? Bill? Ma certo che no! Figuriamoci.

Lui. Sempre e solo lui.

Tutte le cagate messe in atto da Bill, poi dovevano venir sbrogliate da lui.

L’ennesima ingiustizia.

Guardò negli occhi suo fratello e non si stupì di vedere un’onda di puro terrore sul suo viso. “Non preoccuparti… ci penso io…” disse annuendo.

Bill cambiò immediatamente espressione. Gli sorrise raggiante e iniziò a saltellargli intorno, non smettendo di ridacchiare “Oh grazie Tomi, grazie!” saltello “Grazie, Tomi!” altro saltello “Grazie, grazie…” ennesimo saltello.

Tom scosse la testa. Perché le sfighe del mondo doveva sempre sorbirsele lui? Pure il fratello celebroleso, gli era toccato.  

Appoggiò le mani sulle spalle di Bill, forzandolo a stare fermo sul pavimento. “Ok, ho capito… adesso però torniamo di là…”

Presero le tazzine e il caffè e si avviarono nuovamente verso la sala da pranzo.

Ok.

Ci penso io.

La grande stronzata del secolo.

COME diavolo gli era saltato in mente di dire una cosa del genere? Come poteva pensarci lui? Come, dannazione!

Mochefaccio?Mochefaccio?Mochefaccio?

Quando tornarono dagli altri, Tom notò con orrore che la torta era già stata tagliata e divisa a fette.

Aiutatemiiiiiiiiii

Si sforzò terribilmente di sorridere. Probabilmente l’unico risultato fu una smorfia dalla strana espressione inquietante.

Appoggiò le tazzine sul tavolo e si risedette al suo posto, lanciando occhiate preoccupate alla fetta di torta di Bill.

Ohmerda!Ohmerda!

Ok.

Doveva fare qualcosa. E in fretta.

Altrimenti i suoi desideri di diventare figlio unico si sarebbero avverati molto presto.

Fin troppo presto.

Lanciò un’occhiata alla fetta di Bill. Alla sua. A quella di Liza. A quella di mamma. A Quella di Gordon.

“Hey!” esclamò, forse un po’ troppo forte, perché tutti si girarono a guardarlo, con aria preoccupata. “Non vi sembra che la fetta di Gordon assomigli a Georg?”

Cinque secondi di tempo.

Era un record, cazzo!

Cinque secondi in cui il resto del tavolo si era premurato di osservare la fetta incriminata.

Cinque secondi in cui lui si era premurato di inghiottire metà fetta di suo fratello.

Ok.

Ora si stava praticamente ingozzando, ma non era un problema!

C’era riuscito! Era un figo! Era il migliore, sempre e comunque!

Cazzo se ci sapeva fare!

“Io non vedo molte somiglianze…” disse titubante Liza…

Tom si trattenne dallo sbuffare. Che razza di idiota. Certo che non c’erano somiglianze. Umanamente, un essere umano –per quanto Georg potesse rientrare in quella categoria- non poteva assomigliare a una fetta di torta.

“Bill! Ti sei già mangiato mezza fetta!” continuò la ragazza, quando si accorse della parte latente della torta nel piatto di suo fratello.

Bill ridacchiò. “Eh… volevo assaggiarla per primo…”

Tom roteò gli occhi, schifato. Ipocrita…

“Com’è?” chiese Liza, speranzosa.

Bill le sorrise, raggiante. “Deliziosa!”

Ma fottiti tu e la torta!

 

*

 

Due.

Fette.

Di.

Una.

Fottutissima.

Torta.

Alle.

Mele.

Eh certo. Perché aveva dovuto mangiarsi la sua e quella di Bill. Mica poteva far morire suo fratello perché quella cretina della sua ragazza aveva ben pensato di provocargli uno shock anafilattico.

E le cose che si era dovuto inventare erano oltremodo imbarazzanti. Al confronto la battuta sulla somiglianza di Georg con una fetta di torta pareva uscita da Oxford!

“Liza, la torta è veramente buonissima…” disse ad un certo punto Simone “… sei stata veramente molto brava, complimenti! Devi essere veramente una figlia adorabile…”

… adorabile? Ma stava scherzando? Sua madre si era evidentemente fritta il cervello perché…

“Oh, la ringrazio, signora. Sono felice che le sia piaciuta”

Simone ridacchiò, lanciando un’occhiata ai suoi figli. “Saresti proprio una figlia perfetta… invece mi toccano questi due lavativi…”

Oh, grandioso. Ci mancava la mamma dalla parte della strega. Già si immaginava le risate nell’avere quella strega come sorella.

Una cosa a cui avrebbe dovuto rinunciare di sicuro, visto il grado di castità e suoraggine della tizia, sarebbero stati i suoi porno.

Ma col cazzo…

Liza sorrise, allegra. “Sono sicura che non sono così male, loro due…”

Simone guardò i suoi due figli. “No, non posso lamentarmi…”

“Vorrei ben vedere!” esclamò Bill “… voglio dire, hai ME come figlio! Posso capire che tu abbia qualche problema con Tom, mamma, ma ti assicuro che non è così male come sembra… anche se va in giro vestito da carnevale…”

Tutto il tavolo scoppiò a ridere. Tranne Tom.

Sì, dai! Ci mancava la presa per il culo collettiva!

Tom abbassò gli occhi sul suo piatto vuoto. Il fatto che sua madre volesse quella stronza come figlia era la novità del giorno.

… certo, da una parte forse sarebbe stato meglio. Liza=sorella=non-fidanzata.

Il ragionamento non faceva una piega.

… perché, mica puoi pensare di, ad esempio, baciare tua sorella, no?

Bill gli pizzicò la gamba da sotto il tavolo e lui si girò di scatto verso la sua destra. Suo fratello gli stava sorridendo, divertito. E anche se la telepatia tra loro due era abbastanza scadente, Tom sapeva cosa stava pensando.

Scherzo, ovviamente…

Tom gli sorrise in risposta.

No. Ovvio che non puoi pensare di baciare un tuo parente.

Forse.

Però il sentimento che in quell’istante si fece strada in lui ci assomigliava parecchio.

 

*

 

“Manca l’ultima fetta, non vorrete lasciarla lì!” esclamò Liza.

Aveva un brutto presentimento.

“Bill, ti va di mangiarla?”

Eccolo, merda!

Suo fratello non fece in tempo a sgranare gli occhi, che Tom aveva già afferrato il piatto e se l’era messo davanti. “Non ti spiace, vero, se la mangio io? Sai, è così buona…”

Liza lo guardò stranita. Dimmidisì,dimmidisì. Gli sorrise timidamente “No, certo che no. Anzi! Sono contenta che ti piaccia!”

Tom annuì, inforchettando un pezzo di torta e mettendosela in bocca. Si girò vero Bill con la bocca piena. Suo fratello lo stava guardando con un’espressione estremamente dolce sul viso. E non era l’espressione con cui si rivolgeva a Liza. No. Quella era la sua –proprietà privata di Tom Kaulitz, gli altri si fottano- personale espressione.

“Grazie…” gli sillabò Bill, stando attento a non farsi vedere da Liza.

Tom abbassò gli occhi, imbarazzato.

Imbarazzato senza neppure sapere bene perché, visto che non era successo niente.

Imbarazzato solo per il modo in cui suo fratello lo aveva guardato.

Dio, stava realmente impazzendo del tutto…

Ingurgitò un altro boccone.

Quel cavolo di criceto che si ritrovava in testa doveva collaborare e smetterla di fargli produrre pensieri idioti.

Quello però non era un pensiero così tanto idiota.

Si sentiva quasi male, cazzo.

Era la terza, danantissima fetta di torta che mangiava!

Una dannatissima torta –mise in bocca un altro boccone- fatta dalla strega!

Il mondo stava veramente impazzendo.

 

****

 

Note dell’autrice: Gente non mi sembra quasi vero che questa storia sta per finire (ebbene sì, il 23 dicembre IBD sarà conclusa…)… °_° mi sembra di averla iniziata ieri! XD

Un grande grazie ad ana che si è scaricata Arthur e mi ha riassunto le parti più importanti e significative per IBD XD.

Bene, fatemi sapere cosa vi sembra questo capitolo^^

A domenica prossima *.*