I KISSED A BOY
Disclaimer: Bill e
Tom non mi appartengono e non hanno fatto nulla di
quanto raccontato in queste pagine, quindi non preoccupatevi. E no, non ci
guadagno niente a scrivere idiozie come questa, quindi c’è da chiedersi il
perché di molte, moltissime cose XD
FLAVOUR # 1: Cigarettes
This was never the way I planned
Not my intention
(I kissed a girl – Katy Perry)
Io non
sono gay.
Non lo
sono e non è una frase detta tanto per pararsi il culo
– in ogni senso, poi -. È una frase detta perché rappresenta la verità. A me,
per dire, pensarmi nel letto con un uomo mi fa schifo. E anche parecchio.
Perché
gli uomini sono sostanzialmente degli animali pronti a tutto pur di ottenere
ciò che desiderano. Le donne sono forse più furbe, ma sono più malleabili. Una
donna è plasmabile e basta veramente poco per riuscire a farla tua.
Se poi
porti un certo nome – o un certo cognome -
tutto diventa automaticamente molto più semplice. Perché, non
prendiamoci in giro, portare a spasso il cognome Kaulitz
vuol dire avere un tappeto di assatanate pronte a tutto per esaudire ogni tuo
desiderio.
Un uomo
non farebbe niente del genere. Perché gli uomini sono molto più stronzi e molto più orgogliosi, e all’idea di
inginocchiarsi davanti a qualcosa preferirebbero spararsi nei coglioni. Gli uomini sono anche più stupidi, in effetti.
È per
questo che a me gli uomini non potrebbero mai piacere. E perché preferisco
tenermeli come amici, piuttosto che pensare a loro mentre mi faccio una sega –
che poi, anche pensandoci, credo che non riuscirei neppure a venire, quindi
sarebbe proprio inutile -. Gli uomini sono animali un po’ stupidi che si
muovono in branco e vanno a caccia di ragazze. Questo fino a quando uno non
capisce che ha incontrato quella giusta, quella che riesce a sopportarlo più di
altre, che lo fa rincoglionire ancora di più e quindi decide di buttare al
vento sesso, droga e rock and roll e chiudere a
chiave ciò che racchiude nelle mutande. E tanti saluti.
In
effetti pure le donne sono una fregatura in questo senso.
Ma
comunque, non è questo il punto.
Il punto
è che io non sono gay. E non è qualcosa detto per pararsi il culo preventivamente. Lo dico semplicemente perché so che è
così.
Anche se
baciare i ragazzi è diventata una clamorosa routine. Ma hey,
ho diciott’anni, posso anche subire qualche
controsenso di forma nei ragionamenti.
L’ho
detto che gli uomini sono stupidi. E io credo di rientrare perfettamente nel
quadro generale. Mi piacerebbe essere l’eccezione, ma in realtà io mi limito a
confermare la regola.
*
Io in
effetti sono una persona molto stupida. E non solo perché rientro nella
categoria maschile, no. Io sono un maschio condito da
alcune aggravanti non indifferenti.
Tanto per
dire la verità come sta, non è che sia normale iniziare a trovare attraente il
proprio fratello. Ed è ancora più anormale iniziare a pensare ad un modo per
ottenerlo, quel fratello.
Si
capisce che è una stronzata fatta è finita, insomma.
E che ci dev’essere qualcosa di veramente andato a
male nel mio cervello. Qualcosa che non funziona correttamente.
Altrimenti
non si spiegherebbe perché io continui a trovare attraenti un bel paio di
tette. Ma poi se devo farmi una sega penso a lui.
Io sono
un controsenso vivente e lo dimostro sempre di più.
Per dire,
non sono gay, ma quando mi sono trovato davanti alla possibilità di mettere in
pratica un’idea assolutamente folle – che può fare concorrenza con l’assurdità
di essermi preso una cotta per mio fratello – non c’ho pensato due volte.
Ecco, a
volte penso che se fossi una donna sarebbe molto più facile.
Poi mi
ricordo del perché amo essere uomo – sì, nonostante i difetti elencati -, cioè
poter scopare senza implicare eccessivamente anche il cuore – perché si sa che
le donne sono sempre terribilmente appiccicose e sensibili ed emotive e si
innamorano con un niente – e mi evito quei fastidiosi periodi no del mese – e
mio Dio, ancora ricordo mia madre che in quei maledetti cinque giorni
pretendeva all’improvviso che mi ricordassi che i calzini si buttano nel cesto
della biancheria sporca e non ai piedi del letto -.
Comunque
essere una donna sarebbe più semplice in termini di approccio ad un altro
ragazzo. Perché io con i maschi non ci so fare in quel senso.
O almeno.
Questo è quello che credevo.
Poi ho
scoperto che in effetti l’universale lingua del rimorchio funziona in ogni
caso. E da lì è iniziato il mio periodo di contraddizione.
Periodo
che non rinnego eh, assolutamente.
Solo che
c’è un motivo a tutto.
Anche al
fatto che ora mi trovo nell’ennesima discoteca disgustosamente ambigua e che so
già cosa mi attenderà, più o meno.
Qualche frocetto non ben identificato che pretenderà pure di farsi
portare a letto, cosa che non avverrà mai, sia chiaro. Perché sono
contraddittorio, ma non masochista. E il fatto che il mio culo
sia oggettivamente inviolabile, non significa che allora io possa violare
quello di un altro.
Non
quello di un frocetto qualsiasi.
Magari
quello di mio fratello…
L’ho
detto. Sono stupido. Appartengo alla categoria maschile. Ho diciotto miseri
anni. E sono contraddittorio. Cosa si può pretendere da me?
*
Ivan è
oggettivamente un nome che è molto poco virile. O forse sono semplicemente io
che lo vedo così perché mi fa comodo pensarlo. Non ne ho idea.
So
soltanto che è esattamente ciò che stavo cercando.
Fisicamente
non è un granché. Insomma, mio fratello è oggettivamente più bello, più
attraente e più tutto. E non lo dico perché ho una cotta per lui. Lo dico
perché è oggettivamente così.
Perché
sono un maschio e riconoscere un’altra bellezza maschile non è semplice. E quindi
se lo dico vuol dire che lo penso. Oppure che questo ragionamento fa parte
dell’ennesima contraddizione presente nella mia testa.
Ma una in
più o una in meno ormai non fa più la differenza.
Comunque
questo tizio non è affatto attraente. Non è molto alto, non è particolarmente
robusto, non è divertente e non ha alcun gusto nel vestire. Insomma è un
fattore negativo unico, si capisce che non possa piacermi.
Però va
bene.
Ciò che
mi interessa è solo quello racchiuso in quelle labbra.
Ho capito
che sarebbe stato quello giusto non appena l’ho visto. Stava fumando,
trattenendo ancora in mano il pacchetti di sigarette, semplicemente quello, e
tutto il resto – il fatto, cioè, che fosse un cesso – è passato in secondo
piano.
Stava
fumando una Marlboro light.
Stava
fumando le sigarette di mio fratello.
E non
potevo lasciarmelo sfuggire, perché mi sono infognato in questo locale del St. Georg esattamente per quel
motivo. Perché cercavo qualcuno che avesse sulle labbra un sapore ben preciso.
Perché è
esattamente il mio obiettivo e l’unica cosa che posso fare.
L’ho
detto, io non sono gay. Ma poter baciare questo ragazzo è l’unico modo che ho
per poter assaporare quello che potrebbe essere l’esatto aroma delle labbra di
mio fratello.
Ed è
un’opportunità che non posso non sfruttare.
*
È
precisamente per questo motivo che ho iniziato a scendere a compromessi con il
mio ego, con il mio orientamento sessuale, con tutto.
Già
capire e realizzare che no, guardare mio fratello mentre si spoglia e trovarlo
eccitante non è normale, ma arrivare a pensare di poterlo sostituire con uno
stronzetto gay qualsiasi forse è ancora peggio. Eppure non mi sembra affatto
una cattiva idea. Voglio dire, mio fratello fuma quelle sigarette oscene,
giusto?
E mio
fratello è maschio.
Quindi
per poter provare a baciarlo, senza baciare lui però, e quindi continuare a
vivere felicemente senza fuggire in Malesia o espatriare in qualche luogo ben
disposto verso un povero idiota masochista, devo trovare delle vie traverse.
La mia
via traversa di questa sera è Ivan. Questo tizio che mi sta parlando da un’ora,
pensando di essere divertente e rintronandomi con i suoi discorsi relativi a
ciò che studia. Credo. Non è che
l’abbia seguito molto, credo di essermi perso dopo la prima virgola.
Ma in
fondo non sono qui per parlare con lui. In
nessun senso. L’ho detto che per quel tipo di esperienze non ne voglio
sapere.
Ivan si
appoggia contro lo schienale del divanetto prima di riprendere ad osservarmi
come se fossi un animale raro. È leggermente imbarazzante tutto questo, non è
la stessa cosa per le ragazze. Le ragazze sono ok se
mi guardano in quel modo… ma tipi come questo…
Comunque
mi sto abituando.
Ivan non
è neppure il primo, per dire. Ci sto prendendo la mano. E una volta azionato il
meccanismo, non è poi così difficile.
E sto
migliorando, sul serio.
Voglio
dire, a ripensare com’è andata la prima volta mi stupisco di non aver ricevuto
un pugno in faccia e un bel due di picche. Invece mi sono ritrovato avvinghiato
a uno di cui neppure ricordo il nome, ma di cui non posso dimenticare il sapore
dell’alcool dovuto al Bloody Mary che aveva appena
bevuto.
Anche in
quel caso non avevo avuto alcun dubbio nel momento in cui l’avevo visto.
O nel
momento in cui il bordo del bicchiere aveva trovato le sue labbra.
Avrebbe
dovuto essere mio, proprio come Ivan.
Anche se
di Ivan, proprio come quelli che l’hanno preceduto, non me ne frega
assolutamente nulla.
*
La verità
è che a me l’idea di fare tutto questo continua a farmi un po’ schifo.
Solo che
poi torno a casa, mi sdraio sul divano, afferro il telecomando e mi metto a
guardare un programma a caso. E non ci vuole molto prima che arrivi mio
fratello, assonnato e arruffato e adorabile.
E nel
momento in cui si siede accanto a me, nel momento in cui mi si strofina
addosso, nel momento in cui diventa tutto ciò che percepisco, nel momento in
cui quello stupido muscolo posto nel petto inizia ad andare per conto proprio,
nel momento in cui tutto scompare e rimane solo lui, mi rendo conto perché lo
devo fare.
Mi rendo
conto che sì, c’è un motivo preciso per cui in questo momento mi sto
avvicinando a questo tizio pescato a caso dal mazzo delle possibilità, con la
chiara intenzione di baciarlo.
Perché
non posso baciare mio fratello.
Ma devo avere quelle labbra. Devo avere
quel sapore. Devo sapere cosa mi sto perdendo e recuperarlo in qualche modo. E
questo è proprio l’unico che ho trovato.
Così
eccomi qui, mentre con un po’ di imbarazzo e un po’ di disgusto afferro Ivan
per il collo e lo avvicino.
E poi
chiudo gli occhi, e lascio che ad aprirsi sia tutto il resto dei miei sensi.
Lascio che ad aprirsi siano le mie labbra, mentre l’aroma di quelle sigarette
mi invade lentamente, intossicandomi e trovando un appiglio nella mia mente, in
modo da non poterlo dimenticare neppure in futuro. In modo da ritrovare questo
aroma anche domani, quando non ci sarà più nessun Ivan davanti a me, quando ci
sarà solo mio fratello.
E mio fratello sarà tutto ciò che
percepirò.
E lascio
scivolare la mia lingua nella sua bocca, affinché ogni estratto di quella fottuta sigaretta si imprima in modo indelebile all’interno
della mia bocca.
E con gli
occhi chiusi, il sapore del tabacco tra le labbra, le mani di questo tizio che
percorrono la mia schiena, l’illusione di trovarmi con qualcun altro prendono
il sopravvento.
E quando
mi stacco da lui, ancora imbarazzato, ma soddisfatto per ciò che ho trovato,
realizzo con orrore che non sono l’unico ad essere appagato da tutto questo.
Perché nei miei pantaloni c’è decisamente qualcosa che sta cercando di
richiamare l’attenzione.
Fanculo
agli ormoni, alla stupidità, al mio essere maschio e ai miei fottuti diciotto anni.
E sì,
anche alle contraddizioni che sembrano prenderci decisamente gusto nel farmi
uscire di testa.
*
Quando
richiudo la porta di casa alle spalle, cerco di aggrapparmi alla mera illusione
di non trovarmi mio fratello davanti. Ma so che, appunto, è solo un sogno.
Perché
mio fratello può pure andare a dormire, ma quando rientro a casa, dev’esserci qualcosa nei suoi sensi che lo fa svegliare. È
un qualcosa di dannatamente fastidioso, perché nel momento in cui me lo
ritroverò davanti, con quei suoi orribili pantaloni della tuta e una di quelle
magliette troppo strette, mi sentirò terribilmente in colpa.
In colpa
per ogni stronzata che faccio.
In colpa
perché andare a ricercare le sue labbra su di un perfetto sconosciuto non è
affatto normale.
In colpa
perché… perché sono un coglione idiota che sa
perfettamente che queste mie fughe notturne continue lo feriscono, perché odia
stare da solo e odia ancora di più me che lo abbandono per quelle che lui pensa
siano scopate random.
In realtà
non scopo.
In realtà
mi limito ad andare in certi posti schifosi con il solo intento di poterlo
avere per qualche istante sottoforma di uno sconosciuto.
Mi
schianto sul divano e afferro il telecomando. Ormai è una routine quasi
preoccupante.
So che se
andassi subito a letto non riuscirei a dormire, continuando a rigirarmi tra le
lenzuola e chiudendo gli occhi, nella speranza di poter riassaporare le labbra
di mio fratello. Nonostante non siano assolutamente le sue.
Soffro di
contraddizioni, l’ho detto.
Giro tra
i canali come un’anima in pena e non devo aspettare molto, prima che il notissimo
rumore dei passi di mio fratello mi raggiunga.
“Tomi?”
mormora con la voce impastata dal sonno.
Io mi
giro a guardarlo, perfettamente consapevole di ciò che troverò davanti.
La mia
personale disgrazia.
Il mio più torbido desiderio.
Si
avvicina barcollando e si siede accanto a me.
Dev’essersi
fatto la doccia prima di andare a letto, perché il profumo del suo shampoo è
inconfondibile, tanto da riempire l’aria attorno a lui.
“Non sei
tornato tanto tardi” borbotta, lanciandomi un’occhiata obliqua.
Io mi
stringo nelle spalle, osservando con noia le immagini che scorrono alla
televisione.
E poi
quello stupido si avvicina a me, incastrando la testa tra la mia spalla e il
mio collo e iniziando a rilassarsi, quasi volesse dormire così.
“Perché
non vai a letto?”
“Ti do
fastidio?” borbotta piccato.
Fastidio.
Fanculo,
Bill, di certo non hai proprio idea di cosa mi
provochi.
Giro
leggermente il viso per poterlo guardare meglio e sorrido leggermente. “Certo
che no” biascico, prima di fare l’ennesima stronzata
e puntare lo sguardo sulle sue labbra.
E io sono
un coglione, sul serio. Perché certe cose me le vado
proprio a cercare.
Perché mi
chiedo che cos’abbiano ancora in più quelle labbra, quella bocca, rispetto a
quelle che ho scovato in quei locali. Rispetto a quell’aroma
dovuto ad una Marlboro light.
E mi
fisso come uno stupido idiota sulla
forma delle sue labbra, sul piccolo broncio che disegnano, sul rosa pieno e
esaltato da un sottile strato di burrocacao.
Io queste
labbra non potrò mai averle, perché non sono tanto illuso da sperarci.
Però non
posso fare a meno di perdermi su di esse. Di osservarne la curva e di
immaginare di coprirle con le mie, di morderle e di assaporarle come se fossero
un bigné particolarmente gustoso.
… e mio
Dio, lo so che divento patetico in questi momenti, ma non ci posso fare niente.
L’ho già
detto che ho solo diciott’anni e sono pieno di
contraddizioni?
****
Note dell’autrice: Buongiorno people! Oggi è
precisamente il 18 agosto e non ho la più pallida idea di quando pubblicherò
questa storia. Io intanto la scrivo. o meglio, lascio che si scriva da sola,
visto che funziona così °_° Del tipo, una sera per scrivere questo capitoletto.
E la voglia matta di proseguire subito, per altro. Bene bene
*-*
Allora,
un po’ di precisazioni varie. Se tutto va bene questa storiella sarà composta
da quattro capitoli. E non saranno neppure troppo lunghi, ma vanno bene così.
Credo che sarà tutto più che sufficiente per far venire fuori una storiella
come si deve.
Poi,
diamo un po’ di credits in giro. Questa storia nasce
un po’ per caso, ma neppure troppo. Inizialmente stavo pensando sostanzialmente
di sfruttare la canzone citata all’inizio, I kissed a
girl, e di girarla al maschile. Il protagonista avrebbe dovuto essere Bill e l’atmosfera avrebbe dovuto essere molto rilassata,
cosa che non è affatto mutata. Insomma, niente isterismo per il fatto che se ne
vada in giro a baciare dei ragazzi, ecco. Volevo l’atmosfera della canzone. Poi
mentre riflettevo su questa canzone, mi è tornata in mente un’immagine di una
storia di Sar@, Reden [ma leggi negli interlinea]. Non ho idea del perché, ma il mio
cervello ha collegato. Forse perché lì Bill bacia Bushido, che è comunque un uomo, bah °_° Comunque. Questa
storia era già stata annotata sul mio fido quaderno, quando una sera io e liz ci ritroviamo a parlare di una serie di cose che ci
fanno rimanere basite. E lei mi dice che vuole scrivere una Tom/OMC
rimanendo nel canon, perché è comunque possibile. Al
che, ovviamente, io rispondo che è possibilissimo infatti. Ma che non doveva
dirmelo, perché io sarei andata a letto e sicuramente avrei partorito qualcosa.
Donnaccia,
non faccio in tempo a spegnere il pc che mi torna in
mente questa trama, ma girata al contrario. Con Tom
come protagonista. Inutile dire che mi sono innamorata subito (anche se liz si è vista arrivare subito un sms
dichiarante ‘ti odio! Ho appena trovato una trama!’ XDD).
E così
eccola qui questa piccina <3 Che a me diverte molto da scrivere, lo ammetto
XDD e poi scrivo in prima persona con Tom e non è una
storia drammatica. Il che è fantastico perché non avevo mai usato questa
combinazione di elementi *-* E ora la smetto, giuro! XD