I KISSED A BOY

 

Disclaimer: Bill e Tom non mi appartengono e non hanno fatto nulla di quanto raccontato in queste pagine, quindi non preoccupatevi. E no, non ci guadagno niente a scrivere idiozie come questa, quindi c’è da chiedersi il perché di molte, moltissime cose XD

 

FLAVOUR # 4: Uniqueness

 

It felt so wrong
It felt so right

[…]

Hard to resist so touchable
Too good to deny it
Ain't no big deal, it's innocent

 (I kissed a girl – Katy Perry)

 

 

Io ultimamente sto cercando di riflettere. E sì, so che ha dell’incredibile.

Perché sono maschio, perché sono fondamentalmente stupido e perché sono Tom Kaulitz. Tre caratteristiche per cui, solitamente, uno si sente anche in dovere di non pensare.

Perché è sfiancante, perché non serve a niente e perché è molto, molto noioso. E perché comunque, la maggior parte delle volte, non serve poi a molto.

Per essere arrivato a sedermi sul letto e a dirmi ‘ok, qui c’è qualcosa da risolvere’, vuol dire che sono arrivato al limite. O sul ciglio di un burrone. E per quanto possa essere entusiasmante rotolare giù non pensando alle condizioni d’arrivo, mi rendo conto di essere un po’ troppo vigliacco per tentare veramente di percorrere questa strada.

Quindi occorre riflettere e trovare un’altra soluzione.

E io una soluzione l’ho trovata, ma credo che non possa essere catalogata tra le grandi idee del secolo. D’altra parte è pur vero che non mi sono mai vantato di essere un genio. Forse un figo, ma non un genio.

Il punto è che ho iniziato a stancarmi e a capire un paio di cose che ho sempre tentato di mettere da parte. Pensavo che fossero poco importanti, ma è evidente che certe volte è meglio se non penso affatto. Come direbbe Bill.

Io credevo – e ne ero fermamente convinto – che mi bastasse trovare qualcosa con cui occupare varie parti del mio corpo per non pensare a mio fratello. Credevo che fosse sufficiente abbordare un tizio a caso che per un motivo o per l’altro mi ricordasse mio fratello, per togliermi Bill dalla testa. E capite quanto l’idea sia di per sé assurda.

Volevo togliermi Bill dalla testa e cercavo qualcuno che sostituisse Bill. E se riesco a prendere coscienza io che ci sono delle contraddizioni, beh… ci sono di sicuro. E pure belle grosse.

Credevo che non ci fosse nulla di male nel cercare un palliativo. Se non potevo avere lui, allora mi sarei trovato qualcuno con cui compensarlo.

E il punto sta tutto lì. Non c’è qualcuno che riesca a sostituirlo perfettamente, perchè non c’è nessuno come mio fratello. Che sarà pure uno stronzo, egoista e viziato… ma uno che si prende una cotta mica ci sta tanto a pensare a dettagli del genere, no? Si accorge, piuttosto, della forma delle labbra, delle sfumature dei suoi occhi, di quanto può essere dolce la sua voce, della curvatura della sua schiena e del suo sedere.

Insomma, i difetti uno li accantona.

E quando ci sono tutte queste caratteristiche splendenti di fronte a me, trovare un povero ragazzo che ha un piercing alla lingua, o che si è appena fumato una sigaretta della stessa marca di quelle che fuma Bill… non è abbastanza.

Non è abbastanza perché loro hanno una sola caratteristica.

Bill le ha tutte.

Si capisce che la bilancia non potrà mai essere a pari.

Ed è proprio una bella sfiga.

 

*

 

Io non sono gay.

Non lo sono e ne sono pure convinto. Anche se ho un debole per mio fratello.

Comunque non sono gay. E sì, è vero, ho baciato dei ragazzi, ma da oggi in poi basta.

Da oggi in poi non accadrà più perché oggi è il giorno del giudizio.

O quello della mia fine.

Perché oggi io bacerò Bill Kaulitz, mandando a farsi sfottere tutto il resto, perché proseguire in questo modo – ovvero imboscarsi in locali con la paura di essere paparazzato e sbattuto in prima pagina con tanto di titolo osceno della serie ‘Voglie di uomo per Tom Kaulitz’ – è troppo sfiancante. E io ne ho veramente abbastanza.

Quindi ho deciso. Bacerò mio fratello.

Quando varcherà la porta di casa, mi dichiarerò e poi lo prenderò in contropiede – prima che lui possa prendermi a sberle, ovviamente – e lo bacerò. Perché non ho sopportato tutto questo per non avere neppure un misero bacio.

Poi potrà accadere di tutto, sono pronto alle conseguenze, ma prima devo avere ciò che mi spetta.

E mi spetta di diritto un fottuto bacio da mio fratello.

Comunque sono un po’ agitato.

Forse è per questo che la televisione passa immagini per me prive di senso. E la gamba trema in maniera indecente. E il tovagliolino di carta è ora a pezzi e distribuito in modo eguale sui miei pantaloni e sul pavimento. Ed è sempre per questo motivo che avrei proprio voglia di lanciare uno di quegli urletti liberatori che mio fratello mi contesta sempre.

Ma non sono gay, quindi l’urletto lo tengo per me. E aspetto che Bill ritorni per poterlo baciare. E nel caso ci fossero delle contraddizioni tra queste due frasi, ormai si sa che, nel mio caso, è tutto perfettamente normale.  

 

*

 

“Oddio, sono troppo stanco”

Osservo mio fratello mentre si richiude la porta alle spalle e inizia a spargere in giro tutta la miriade di cose che tiene in mano. Borsa, chiavi, cellulare, lancia via tutto, prima di sfilarsi occhiali, cappello e scarpe e sbuffare.

E lo so che a questo punto dovrei prendere la parola e iniziare il mio dignitosissimo discorso ricco di contraddizioni, ma mi limito a continuare ad osservarlo mentre si libera del giubbotto, mentre continua a borbottare infastidito.

“David è un tiranno, sul serio, non fa che farmi lavorare. Voglio una vacanza. Una vacanza lunghissima. Voglio tornare alle Maldive con te, ci andiamo?”

E io sarei tentato di dirgli ‘Partiamo adesso!’, perché non sono tanto cretino da lasciarmi sfuggire una possibilità del genere, ma è evidente che in me esistono un po’ troppe contraddizioni di fondo, visto che gli rispondo: “Appena finiamo questo periodo, ci prendiamo un po’ di pausa, ok?”.

Devo possedere un alto livello di responsabilità, è evidente.

Mio fratello mi annuncia di voler fuggire con me, ora, subito, per un isola romantica e io gli rispondo che sarò disponibile tra un po’ di tempo.

Sono uno stupido idiota.

Bill fa una smorfia, prima di iniziare ad armeggiare con la cintura dei jeans.

L’ho già detto che mio fratello se ne sta in giro per casa in boxer? Ogni tanto tento di dimenticarmene pure io, ma arriva sempre lui a ricordarmelo.

Si sfila i pantaloni e li lancia in giro, completi di calzini, e poi si allunga come un gatto per eliminare anche la maglietta. E io l’unica cosa che riesco a fare è rimanere come un adolescente imbranato a guardarlo con l’espressione idiota.

Mi rendo conto di essere nato per essere preso per il culo. Mi faccio ridere da solo, sul serio.

Ma è sempre con l’espressione idiota che vedo Bill avvicinarsi al divano e accucciarsi accanto a me, prima di schioccarmi un bacio sulla guancia e sorridermi, mentre nel mio cervello scoppia un coro di ‘Bacialo! Bacialo ora! Adesso! Subito! Non indugiare!’ che però metto a tacere.

Bill mi si è sdraiato addosso, mormorando unSono stanco morto’, che non posso ignorare.

Così continuo a guardarlo, mentre lui chiude gli occhi e si sistema sulle mie gambe, stringendo nel pungo della sua mano un lembo della mia maglietta, come se fosse un bambino.

E io mi ritrovo a perdermi sulle labbra di Bill e a desiderarle fortemente.

Solo che sono troppo codardo anche per fare qualcosa del genere mentre mio fratello sta dormendo. E poi non sarebbe neppure giusto.

Insomma, come minimo mi spetta uno schiaffo con i fiocchi, se mio fratello dorme non posso avere la mia punizione. Che so di meritarmi.

Mi tirerei io uno schiaffo, se non fosse a dir poco difficoltosa come cosa. E se non rischierei il fatto di sembrare pazzo.

Quindi no. Devo aspettare che Bill si svegli e che sia cosciente e pronto a picchiarmi come solo lui saprebbe fare.

Solo che l’attesa è sfiancante, e io mi domando seriamente se non sia proprio possibile trovare l’ennesimo sostituto.

Poi mi mordo la lingua, per punirmi da solo – e cercando di gemere dal dolore in silenzio -, per aver anche solo pensato ad una cosa del genere.

Ho deciso che oggi sarebbe stato il grande giorno e deve esserlo. Punto.

E se son rose fioriranno. E se sono… uhm… pistole, spareranno. E spero che non becchino me.

 

*

 

Bill si è svegliato cinque minuti fa. E non ammetterei neppure sotto tortura che non mi sento più le gambe, anche se è effettivamente così. Comunque, com’è che si dice, bisogna soffrire per ottenere ciò che si vuole, no? O qualcosa del genere.

Adesso Bill è in cucina, credo che stia bevendo qualcosa, e io sto cercando di convincermi che questo è proprio Il Momento. Quello Giusto. E che sarebbe inutile rimandare, perché non cambierebbe niente, se non prolungare quest’ansia e… e niente. Questo è veramente Il Momento.

Faccio un respiro profondo. Poi, visto che non si sa mai, ne faccio un altro e scatto in piedi, giusto in tempo per vedere mio fratello attraversare la sala e dirigersi verso la sua camera da letto.

È il momento. Lo sento. E anche se non lo sento, lo so. E anche se non lo so è lui comunque.

Bill!” sbraito, bloccando sul nascere una sua possibile fuga. O una mia possibile fuga.

Devo essere sicuro di me. Devo esserlo. Lo sono e posso esserlo. E fanculo, quest’opera di convincimento non funziona affatto. È normale che le mie gambe vogliano farmi cadere per terra? C’è un ammutinamento in corso nel mio corpo e non mi piace per niente.

Mio fratello mi guarda, dubbioso. “Sì?”

E io decido di piazzarmi davanti a lui come un generale farebbe davanti ai suoi marines. Tanto che vedo Bill diventare ancora più confuso. E non saprei veramente dargli torto. So di sembrare assolutamente pazzo, ma devo farlo, giusto?

C’ho pensato. Ho annientato lo stereotipo secondo cui un maschio, stupido e di nome Tom Kaulitz non potesse riflettere. E sono giunto alla conclusione che l’unico modo per interrompere questa farsa sia estirpare il problema alla radice.

Voglio baciare Bill? Bacerò Bill, punto.

“Devo fare una cosa!” sbotto, ostentando una sicurezza immaginaria. E vedo mio fratello arricciare le labbra, mentre sul suo viso si forma un punto di domanda gigantesco. E visto che lo capisco sempre con uno sguardo, beh, so perfettamente a cosa sta pensando.

Che sembro pazzo e che non capisce che sta succedendo.

Non lo capisco neppure io, ma questi sono dei dettagli.

Cosa?” mormora, incerto.

“Uhm… beh, io faccio questa cosa, ma tu non devi fare niente” considero spiccio, mettendomi le mani sui fianchi e osservandolo inclinare la testa di lato e studiarmi con aria assorta.

“Non mi va” mormora dopo un po’ “Non mi fido…”

E fai bene.

Ma anche se fa bene deve funzionare comunque perché io non posso veramente rimandare. Non posso e non esiste e no. Basta. Sono stato chiaro.

Bill non voglio fare niente. Cioè, sì, ma non succederà niente… cioè…”

cioè io vorrei sbatterti su quel divano e pomiciare con te tutta la sera, ci stai?

Bill sbuffa, prima di mettersi le mani sui fianchi. “Hai intenzione di farmi uno scherzo? Non sono proprio in vena, Tom. Sono stanco, ho fame e adesso voglio andarmi a lavare, quindi no…”

“No, no!” agito le mani davanti a me, cercando di essere convincente. “Non voglio farti uno scherzo, giuro!”

E in effetti, tra tutto quello che vorrei fargli, uno scherzo è proprio l’ultima cosa sulla lista.

“Uhm…” Bill non sembra molto convinto, ma visto che lo conosco bene so che sta valutando cosa fare. “Eh va bene, fai ciò che devi fare e finiamola qui”

E mi guarda.

E io guardo lui.

E mi rendo conto che così proprio non funziona.

“Beh?” borbotta dopo un po’.

“Ehm… dovresti chiudere gli occhi…”

Ma non se ne parla!” sbotta, facendo un passo avanti e cercando di passare. Ma la mia postazione da generale dei marines lo blocca.

“No, ti giuro che non è niente di sensazionale, cioè… però devi chiudere gli occhi. Per favore!”

Non so se sia stata la voce lamentosa. O il fatto che sono quasi in ginocchio e che quindi la mia dignità non esiste più. Fatto sta che sbuffa infastidito, ma fa ciò che gli dico. Sempre con le mani sui fianchi, chiude gli occhi. “Muoviti”

E io prendo un respiro, ma perdo un battito.

Il Momento.

Cioè, è come riuscire finalmente ad avere il giocattolo che desideravi da secoli e che i tuoi si sono sempre rifiutati di comprare perché costa troppo o perché comunque nei hai già troppi o perché la nonna poi ti farà un regalo quando l’andrai a trovare o…

Tom? Che stai facendo?”

Io sobbalzo, prima di farmi coraggio con una danza Mahori mentale e avvicinarmi a lui.

E poi chiudere gli occhi e baciarlo.

E rendermi conto che tutti quelli che ho testato prima di lui non sono niente. Niente in confronto.

Perché il confronto non può proprio esserci.

Stupido, idiota e adolescente io ad averci anche solo pensato.

 

*

 

Bill ha le labbra morbide. E sanno di caramelle. E mentre accarezzo la sua lingua con la mia, mi rendo anche conto che quel piercing, su di lui, fa tutto un altro effetto. E io mi sento la gola secca e le mani un po’ sudate e il respiro risucchiato via. E il cervello vuoto e il cuore impazzito e le ginocchia debolissime.

Mai, mai nella mia vita ho provato qualcosa del genere.

Mai nella mia vita ho pensato che mi potesse accadere.

È con un misto di dispiacere e di imbarazzo che mi separo da lui, sfiorando per l’ultima volta le sue labbra socchiuse e bellissime.

Ed è con un misto di paura e di terrore che riapro gli occhi, pronto per la mia punizione divina.

Bill mi sta guardando con la faccia più assurda e divertente del mondo. Riderei, se non mi venisse da piangere.

Ha gli occhi sbarrati e la bocca socchiusa e l’aria persa di chi non ci capisce proprio più niente.

Sospiro, passandomi la mano davanti agli occhi. “Ok” borbotto “Adesso puoi fare ciò che vuoi. Puoi metterti ad urlare, puoi schiaffeggiarmi, tirarmi un pugno, un calcio, sbattermi fuori di casa, strapparmi i capelli, lanciarmi oggetti più o meno contundenti, puoi rintanarti in camera tua a piangere, puoi mandarmi al diavolo, puoi… beh, puoi fare tutto ciò che vuoi. Solo… vacci piano, ok? So che non me lo merito, ma… ti prego, vacci piano…” esalo, esausto, allargando le braccia e fissandolo.

Bill è ancora nella stessa posizione.

Solo che poi non capisco perché, ma me lo ritrovo premuto addosso, con le sue mani sul mio viso e le labbra sulle mie. E ritrovo esattamente lo stesso aroma di poco fa sulle sue labbra.

Qualcosa di assolutamente unico, impossibile da andarlo a ricercare in un altro.

È lui, è Bill.

Mi lascia andare praticamente subito, prima di sorridermi furbo e socchiudere gli occhi, e tirare giù le mie braccia, ancora aperte.

“Tomi…” mi dice fissandomi negli occhi “Se volevi un bacio da me, ti bastava chiedermelo, sai?”

E poi mi supera e se ne va in camera.

E io rimango lì con la mia punizione. Se volevo un bacio bastava chiederlo. Ovvio.

Bill è sempre così intelligente e lineare. Lui sa sempre tutto.

E ha scelto tutto questo perché è giusto così. Cioè, secondo lui è chiaramente ciò che mi merito, quindi va bene.

Non è neppure troppo doloroso.

È… beh… è…

… è assolutamente folle!

Un attimo un attimo un attimo.

Se volevo un bacio bastava chiederlo.

Questa non è una cazzo di punizione!

Questa è… è… una proposta oscena!

Da Bill. Non da me. Da Bill a me!

Sbatto gli occhi un paio di volte, rendendomi conto che sì, non mi sto sognando niente. E che sì, Bill ha veramente detto quella frase.

Ed è andato in camera.

Bill.

Mezzo nudo.

In camera.

E se voglio un bacio basta chiederlo.

“BILL!” urlo, girandomi di scatto verso il corridoio e percorrendo ad ampie falcate – ok, OK!, correndo – lo spazio che mi separa dalla sua camera da letto. “Che volevi dire con quella frase?” grido, ad un passo dalla sua porta.

E poi lo sento ridere e riesco anche ad immaginarmelo rannicchiato sul letto e l’espressione furba e dolce insieme. “Indovina!” ridacchia, malizioso.

Io sorrido, mettendo una mano sulla maniglia.

Beh, qualunque sia la sorpresa, di sicuro adesso la scoprirò.

E voi tutti sparite. Da qui in poi non mi serve più un’analisi della mia coscienza.

Non sono gay, sono cotto di mio fratello e va bene così. Ognuno ha i suoi drammi.

E a questo punto: sciò!

 

FINE
(17 Agosto 2008 – 16 Settembre 2008)

 

****

 

Note dell’autrice: E anche questa è finita! *gioia*

Uhm… non ho molto da dire XD Sono felice perché salvo imprevisti tra due giorni dovrei tornare nel mondo dei vivi *saltella*. Cioè, nel mondo delle telecomunicazioni XD.

Comunque. Anche questa è finita, adesso mi aspettano altre 30000 storie, ma ce la farò, giuro. E poi ho messo da parte un po’ di capitoli vari, in modo da postare un bel po’ di cose da qui in avanti. Vediamo cosa scriverò in futuro. Le idee sono fin troppe XD

A presto <3

Meg