Notausstieg
Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o
quasi) di reale. Tom e Bill
non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto)
nulla di quanto raccontato in queste pagine.
Step # 1: Il giorno dopo
[Un patto con il diavolo
sarebbe stato meglio]
****
Due. Fottuti. Giorni.
Due.
Solo. Due.
Cazzo… si può sapere perché ne ho dovuti trascorrere ventotto in attesa di liberarmi
della tizia?
Tom non era al massimo del suo umore. Per niente.
Insomma, il mondo stava
iniziando –forse, non era ancora un dato certo e lui non voleva mica farsi
troppe illusioni- a girare nel verso giusto, ma continuava a riservargli delle
orribili sorprese.
Mancavano due giorni al
termine della loro vacanza.
E sì, hey! era
veramente contento… finalmente la tizia tinta era sparita dalla loro vita e lui
poteva dedicarsi a Bill, ma…
Perché ho dovuto sopportare quella per ventotto
giorni? Non uno o due, no! Ventotto! Ne avrei sopportati felicemente ventisette, lo giuro… ma ventotto… ventotto no, cazzo!
Tom mise il bollitore con il latte sul fornello e accese il fuoco.
Due giorni. E
poi sarebbe ricominciato tutto.
Georg.
Gustav.
David.
Saki.
Tobi.
E un altro quantitativo industriale di persone.
Intorno a loro.
Giorno.
E notte.
Uccidetemi adesso, vi prego…
Era chiedere troppo rimanere
un po’ di tempo con Bill? Un po’ di tempo che… beh
non fossero due miseri, scarsi e frenetici –Bisogna
preparare le valige! Tomi!?!?! Dove
hai messo il mio ombretto? TOM! non trovo la mia
maglietta XS grigia con sfumature nere e stampa argentoooooh!...
già la sentiva la vocetta lagnosa di Bill! Già la sentiva!- giorni?
Era chiedere tanto avere un
altro mese di vacanza?
Senza nessuna Liza tra i coglioni?
Solo lui e Bill?
Magari… magari alle Maldive? O in qualche altro posto
sperduto del mondo in cui era possibile baciarsi, abbracciarsi, fare…
… beh, in cui era possibile stare senza essere perseguitati dalle
sanguisughe in cerca di scoop?
Uccidetemi… vi prego, uccidetemi…
“TOOOOMMMMM!” gli urlò Bill dal piano superiore “Sai per caso dove ho messo la mia maglietta grigia? Quella stretta con le
sfumature nere? E con la stampa argento stile gotico
sul davanti?”
…
Sarebbero stati due giorni
lunghissimi.
*
Bill comparve sulla porta della cucina con l’aria pericolosamente
imbronciata. “Perché non mi hai risposto? Stavo
cercando la maglietta!”
Tom alzò gli occhi al cielo, cercando di non farsi vedere da Bill. Il risveglio che aveva programmato dopo la notte
precedente non era esattamente quello…
Insomma… era più un abbraccio,
uno sfregamento di nasi, una palpatina magari… e magari uno sfregamento di
labbra… e di lingua, perché no? Era sempre la benvenuta in fondo… e…
“Toooommmm!”
lo richiamò suo fratello raggiungendolo al fornello “Mi
ascolti?”
Tom si girò a guardarlo. Si era rincoglionito di botto oppure suo
fratello era sempre stato così adorabile?
No, perché, iniziava
seriamente a mettere in discussione le sue facoltà intellettuali. Insomma…
… già l’idea di baciare suo
fratello non era delle più normali…
… arrivare a mettere in
pratica il tutto, era stato quantomeno traumatico…
… ma
approdare felicemente al mondo dei rimbambiti con tanto di cuoricini fluttuanti
era veramente troppo!
“Scusami, stavo pensando…” gli
rispose sorridendo e cercando di mettere a tacere il
criceto parlante che si ritrovava nel cervello.
Possibile che l’unico topo
difettoso l’avessero dato a lui? Non avrebbe semplicemente dovuto viaggiarsela sulla sua cazzo di ruota e basta? Da quando in qua parlava?
“A cosa?” chiese Bill appoggiandosi al ripiano della cucina e gettando
un’occhiata al latte.
“Uhm… varie cose…” rispose lui, vago.
… pensavo ad esempio che non sarebbe male
farti sedere su questo ripiano e baciarti di nuovo…
… sai, tanto per vedere se siamo veramente così bravi come ieri
sera…
Bill scosse la testa. “Sei veramente sulle nuvole in questo periodo…”
si staccò dal ripiano e gli andò vicino e Tom fu
sicuro di morire e resuscitare nel giro di… uhm… quattro o cinque secondi, il
tempo necessario affinché suo fratello si avvicinasse a lui.
Si avvicinasse decisamente a lui.
Forse aveva
calibrato male le distanze.
Oppure era impazzito anche Bill.
Lo stava baciando!
Sulla bocca!
Mica i bacetti
casti, puri e ingenui sulla guancia che suo fratello gli riservava.
No. NO, CAZZO.
Lo stava proprio…
… baciando…
Tom chiuse gli occhi e spense il cervello… o il criceto… o quell’aggeggio infernale che non faceva che parlare, parlare, parlare… e che assomigliava a Bill
certe volte. E si spinse leggermente verso suo
fratello.
E Bill si separò da lui.
Ora, lui poteva tollerare
molte cose.
Il mondo aveva dimostrato più
e più volte di essere un gran bastardo. Probabilmente Tom
Kaulitz aveva fatto qualcosa che non era andato a
genio a madre natura. Forse… aveva buttato qualche cartaccia
in giro, oppure sì, di sicuro si era lasciato sfuggire qualche sputo
distratto per terra…
… però!
Ne aveva abbastanza! Non era dannatamente possibile
che ci fosse sempre qualcosa di
storto nella sua vita.
Perché, sul serio, non aveva senso il fatto che Bill
si fosse allontanato!
Non. Ce. L’aveva!
Eccheccazzo…
Bill gli sorrise dolcemente, come se non
fosse successo proprio nulla.
Sì. Evvai. Tutto a posto… mi stai solo uccidendo, ma… sul serio, Bill,
tutto ok…
Suo fratello gli si appoggiò contro,
incastrando il viso appena sotto il suo mento. Tom
sospirò. Era possibile dimenticarsi dell’incazzatura
più nera nel giro di due secondi?
Gli fece passare un braccio
attorno alle spalle e lo strinse a sé. Dio… Bill era
così caldo e così dolce e così…
… basta! Cazzo, smettila di pensare a
porcate! È un momento romantico, cerca di pensare a
cose romantiche…
“Grazie per ieri sera, Tomi…”
gli sussurrò Bill, sospirando piano contro il suo
collo.
Tom sorrise leggermente, ma non rispose. Lo strinse ancora di più a
sé e sperò che il mondo e madre natura si mettessero d’accordo per concedergli
almeno quei cinque minuti di pura felicità che stava vivendo.
Altrimenti si sarebbe incazzato seriamente. E non
sarebbe bastato neppure Bill a fermarlo.
*
Tom cambiò nuovamente canale. Si stava annoiando. E ok che ormai era diventata un’abitudine da un mese a quella
parte, ma almeno poteva dire che il motivo era un
altro.
Magra consolazione…
La principessa del regno
fatato era approdata felicemente nel suo regno dorato, armata di bacchetta
magica e fido destriero, nonché grande compagno di
avventure.
No.
Non si era bevuto il cervello.
Solo stava cercando di formulare pensieri stupidi per annoiarsi di meno davanti
all’ovvietà dei fatti.
Altro che principessa, regni dorati
e destrieri avventurosi.
Bill si era chiuso nel suo cazzo di bagno
armato di ombretto e mascara.
Quello significava noia
mortale e rottura di palle annessa.
Don’t cha wish your
girlfriend was hot like me…
Tom balzò sul divano, quando sentì la suoneria del proprio cellulare.
… suoneria
che si era premurato di cambiare quella mattina stessa.
Insomma, non era colpa di
nessuno se quella canzone gli faceva ricordare una determinata cucina, e un determinato Bill che gli
strusciava addosso e…
Ok, cazzo, rispondi…
“Pronto?” disse con aria
svogliata, senza controllare il numero sul display.
“Pronto? Tom??” rispose una voce squillante dall’altra parte.
Sbuffò, lanciando un’occhiata
alle scale che portavano al piano superiore, nella speranza di veder ricomparire
Bill. “Sì? Chi è?”
“Sono Hanneke!”
…
“HANNEKE?” quasi si strozzò
con la saliva “Ehm… come… come va?” balbettò, cercando di mettersi seduto
composto sul divano.
“Bene!” rispose allegra la
ragazza “Tu?”
Io sto aspettando che Bill esca dal
bagno e che magari si premuri di salutarmi come stamattina…
“Oh… bene! Sì! Piuttosto bene direi… sì…”
“Qualche novità? Come sta Bill?”
La voce eccitata della sua
interlocutrice era quantomeno irritante in quel momento.
“Novità? Bill…”
Tom sentì la gola farsi secca “… sta…
sta bene!” gli si è fuso il
cervello, ma è tutto a posto… “Sì! Anch’io sto
bene! Stiamo tutti bene!” starei
meglio se potessi sbattere Bill su questo divano, ma…
“Non è meraviglioso?”
Hanneke ci mise qualche secondo a rispondere. “Sì, ecco… però…” Tom la sentì borbottare qualcosa che non riuscì a cogliere
“… vorrei dei dettagli!”
“Dettagli?!”
esclamò con voce stridula “… che razza di dettagli vorresti?”
“Ma
non gli hai fatto capire nulla?” rispose lei, profondamente delusa.
Oh no, tranquilla, mi sono sputtanato alla grande!
“Beh… diciamo
che… ecco… ci siamo chiariti. Sì. Tutto ok.”
“ALLORA VOGLIO I DETTAGLI!”
“Dettagli?” la gola di Tom era sempre più secca. Ci mancava pure la confidente
quindicenne! Dio, stava veramente cadendo a livelli
indicibili… “Non ci sono dettagli! No! Assolutamente no.
Accidenti. Ti pare? Certo che no! No! Non posso…”
“Eddai
Tom…” rispose con voce flebile Hanneke “… me lo merito!”
“Così poi andrai a
spiattellare tutto alla cerchia di tue amiche perverse? No! Le conosco le fangirl io!” sbottò, mentre
sentiva le guance arrossarsi pericolosamente.
“Le conosci male!” borbottò
irritata la ragazza dall’altro capo del telefono.
Tom sospirò, abbandonandosi contro lo schienale del divano e
decidendosi a spegnere la tv. “… Hanneke…” si morsicò
il labbro inferiore, indeciso. Cioè, aveva un limite
alla decenza, lui! Ok. Non era vero. Solitamente sputtanava tutto e tutti con tutto e con tutti, ma…
… ma
quello era Bill, cazzo! Mica una groupie assatanata con strane
fantasie sessuali o una sorta di ninfomane a cui piaceva essere comandata.
Era Bill… e… “… è imbarazzante…” concluse in un
soffio.
Hanneke sbuffò. “Senti, facciamo così… ti giuro sul poster che ho appeso
in camera mia che i discorsi fatti durante le nostre telefonate rimarranno tra di noi. So tenere la bocca chiusa
quando bisogna farlo. E tu hai bisogno di me!
Dopotutto… chi ti ha fatto capire tutto?” concluse con
voce maliziosa e insinuatrice.
Tom ebbe la tentazione di sbatterle giù il telefono. “… tu…” mormorò,
abbattuto.
Doveva decisamente
migliorare nella dialettica, se voleva avere qualche speranza di battere quella
pazza di sua cugina sul piano dell’oratoria.
“Ecco!” esclamò felice “E
sinceramente, penso che tu abbia ancora un po’ di
problemi a gestire il tutto… quindi mi offro come tua aiutante, assistente, diario
segreto…”
Tom sbuffò, infastidito. “Guarda che potrei fare a meno di tutti!”
borbottò indignato.
Tzè. Come se fosse la prima situazione confusa in
ambito sentimentale in cui si trovava.
Sì. Ok.
Solitamente nelle sue relazioni i sentimenti c’entravano ben
poco, ma… beh, mica era un novellino! Ci sapeva fare, lui. Ci sapeva
dannatamente fare. Non aveva bisogno né di consigli né di confessare tutti i
pensieri perversi che c’erano nel suo criceto.
No, grazie, faccio da me… me la sono
sempre cavata da solo… non ho mica bisogno di qualcuno, io…
…
“No! Non è vero!” esclamò al
telefono, con una voce pericolosamente simile a quella di Bill quando doveva
piagnucolare per qualcosa.
Oddio! Si stava trasformando
in lui?
“… ogni riferimento a Bill è puramente casuale, eh…” rispose con un tono tra
l’acido e l’ironico, Hanneke.
… o ma qui hanno tutti le loro cose?
Prima Bill con gli sbalzi d’umore, adesso questa…
E comunque…
“Hanneke! Non pronunciare il suo nome invano! È troppo pericoloso, cazzo… dobbiamo…
dobbiamo usare un nome in codice, ecco!”
“… Arthur?”
rispose lei, dopo un attimo di esitazione.
Avrebbe voluto obiettare,
davanti a quel nome, ma…
“… ok”
esalò come se fosse il suo ultimo respiro “…vada per Arthur…
ecco, cosa…” ossignore fulminami adesso,
ti prego! “…devo fare con lui? Io impazzirò! Morirò
giovane, lo so…” mormorò affranto.
“Eh, ma se non mi dici cos’è
successo, non posso mica aiutarti…” insinuò lei.
“Sei perfida, lo sai?” sbottò
“Comunque… non è successo nulla. Insomma, lui era lì,
e io ero lì, e lui parlava, parlava, parlava… solite
cose!” solite cose eh? E la lingua che
gli hai ficcato in bocca, stupido idiota? … Oh taci,
criceto cazzuto!! “…
l’ho baciato…” sussurrò debolmente.
Tom ebbe abbastanza riflessi e memoria per riuscire ad allontanare la
cornetta in tempo prima del cataclisma universale.
“YAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAY!!!!!!!!”
No. Ma sul serio, è impossibile che questa e Bill
non siano parenti…
“NO! Non c’è nessun ‘YAY’! La cosa è
drammatica!”
Hanneke non si diede la pena di ribattergli. “E
lui?” domandò emozionata.
“E
lui cosa?” ringhiò Tom nella cornetta.
“Lui cos’ha fatto?”
Tom sbuffò. “Hanneke, devo spiegarti tutto?
Lui ha…” oddio, non poteva ripensare al bacio era stato… “…beh…” … con Bill
che lo aveva stretto “…era…” … e la sua lingua… e il piercing!
Dio, il piercing… “…cioè…” …
Bill… l’aveva… baciato… HEY! BILL L’AVEVA BACIATO! “…
HA RISPOSTO AL BACIO!” gridò, balzando in piedi e trattenendo il cellulare con
due mani, per paura di farlo cadere.
Cazzo.
Bill aveva risposto a quel bacio.
Bill l’aveva baciato.
Sul serio.
Oddio.
Il suo criceto era completamente pazzo… non gli aveva fatto neppure
registrare un dato così… così semplice!
Hanneke sospirò, estasiata. “Bene!” esclamò “Tu
rimugina su questo fatto, io devo andare a pranzare…”
…
“COSA???
STAI SCHERZANDO VERO? NON MI PUOI ABBANDONARE IN QUESTO MODO! HANNEKE
RISPONDIIIIIIII”
Ma Tom non ricevette nessun segnale
dall’altra parte.
Oddiooddiooddiooddioooooooo…
Gli serviva un analista, altro
che cugina di quinto grado! Un analista… e anche piuttosto bravo!
*
Don’t cha wish your girlfri-
“Non provarci mai più!”
sbottò, terrorizzato a morte dai suoi stessi pensieri.
Hanneke ridacchiò. “Eccomi Tomi…”
“ECCOMI TOMI? Io sto per
morire e tu mi abbandoni per mangiare?”
“… non ho mangiato… falso
allarme…”
“Oh, ancora meglio…” borbottò.
“Dicevamo! Bill
ha risposto al bacio… ora, secondo te, cosa potrà mai significare?”
… che in questa famiglia ci hanno donato tutti
un gene difettoso.
“Che
siamo in due ad avere dei problemi a capire le parentele…”
Hanneke sbuffò, infastidita. “Ancora con questa storia? Sei peggio di Helmut!”
Tom aggrottò le sopracciglia. “Hey! Piano
con le offese!” ribattè piccato.
“Tom!”
asserì con voce ferma sua cugina “Bill
ha risposto al bacio!” esclamò, scandendo bene ogni singola sillaba di
quella frase.
“Lo so, accidenti!” chiuse gli
occhi e non riuscì a non ripensare a Bill… e al
bacio… e a Bill… cazzo… “… e se posso permettermi… ha pure risposto bene…”
Ma io non posso dire veramente questo genere di cose a questa pazza!
Ma io mi sono bevuto il cervello… Dio. Se sei in ascolto… ti prego, finiscimi adesso o mai più!
…
Grazie. Sul serio. È un piacere avere la certezza che tu esisti!
“Toooooooooom”
lo richiamò dolcemente Hanneke, con una strana
inclinazione nella voce “… sei innamorato cotto!”
… COSA??
“NO!” gridò “No! Io all’amore
non ci credo! Ma figuriamoci… innamorato? Di Bill-ARTHUR?” balbettò con voce malferma, mostrando al
mondo che sì, in certi momenti di grande tensione, la
somiglianza con Bill era quantomeno palese.
“Senti… io devo scappare, ti
richiamo tra cinque minuti…” rispose Hanneke.
“DI NUOVO???
NO! FERMATI! NON FARLO!!”
Hanneke ridacchiò divertita. “Tom, tesoro, i
miei non ci sono e non posso lasciare Heilko da solo
con Helmut in cucina… non con i coltelli nelle
vicinanze… Arrivo tra poco! Promesso!”
“ARRIVI TRA POCO??” gridò disperato Tom,
inutilmente. Hanneke aveva già riattaccato.
Lasciandolo abbandonato a se
stesso.
Altro che Helmut
con i coltelli… la tragedia era abbandonare lui con i suoi pensieri!
“… ma
perché mi abbandoni sempre nei momenti topici?”
*
Don’t cha wish your-
“Eccomi! Se mi ritrovo con una fratello morto,
oltre a dirlo tu a mia madre, paghi pure le spese del funerale…”
Tom roteò gli occhi. Sì, sì tranquilla… adesso parliamo di mio fratello…”
“… mi piace il tono con cui dici ‘mio’…”
“HANNEKE!” ringhiò imbarazzato
in risposta.
“Oh!” sussurrò lei.
“Oh cosa?”
“… mi si sta scaricando il
cellulare…”
Tom sgranò gli occhi, stringendo il suo, di cellulare, nella speranza
di non vedersi sbattere di nuovo il telefono in faccia. “NO! No, cazzo, NO! Te lo compro nuovo il
cellulare! Te ne compro venti!”
“Dammi solo trenta secondi per
andare in camera mia a ricaricarlo…” rispose lei “… e comunque
non rifiuto un cellulare nuovo, eh…”
“…” Tom
si grattò la nuca, affranto “… ricarica questo e
muoviti…”
*
Don’t cha wish-
“Eccomi!”
Tom prese un respiro profondo. “Adesso tu spranghi la porta della
stanza in cui ti trovi. Stacchi tutti gli elettrodomestici. E
MI STAI AD ASCOLTARE!”
“Sì…”
“Ecco… cosa stavamo dicendo?”
Cazzo, in tutto quel marasma aveva pure perso il filo del discorso!
“Che Bill ha risposto al bacio!” cinguettò prontamente lei.
…
“Ah. Sì.”
“E
non dirlo con quel tono! Non ti è mica morto il cane!”
“Morirò io, mica il cane”
mormorò scuotendo al testa. Già si vedeva con un piede
appoggiato alla sua tomba.
“Non morirai… e se morirai, morirà anche Bill…”
“ARTHUR!” esclamò agitato
“Nome in codice, nome in codice! Ricorda!”
L’ultima cosa che voleva era
che qualcuno captasse il senso di quei discorsi… ci mancava per completare
l’opera, sì. Così poi sarebbe finito tutto su internet. E
allora sì, che sarebbe iniziato il divertimento.
Della serie: sorvegliati giorno e notte da branchi di fangirl
assatanate amanti del twincest.
Ergo: impossibilità di anche
solo pensare di sfiorare nuovamente Bill.
E lì sì
che sarebbe realmente morto.
Cazzo. Cazzo. Cazzo.
“Sì, Arthur…
comunque…
dicevamo che ti ha baciato… questo significa che non gli fai schifo… e
che io avevo visto giusto, ovviamente…”
“Vorrei ben vedere che non gli
faccio schifo!”
Chi era dei
due quello che non faceva altro che strusciarsi addosso al proprio
fratello?
“… ora cosa vuoi fare?”
concluse Hanneke.
“In che senso? Io non devo fare
proprio niente!”
“Beh…” iniziò titubante “… spero che tu non voglia ignorarlo… non ti sei chiesto perché
lo ha fatto?”
“Hanneke.
Anche volendo… non potrei ignorarlo. Stamattina mi ha
baciato…” o.d.d.i.o Cazzo. Il suo criceto
era veramente impazzito. Non gli aveva fatto pensare neppure a quello! “… ti
rendi conto? Dev’essere impazzito!”
“Sulla guancia?” chiese
timorosa Hanneke, come se già pregustasse la
risposta.
“… no…” rispose Tom con voce flebile.
Dio,
quanto si vergognava in quel momento.
“Sulle labbra?” chiese di nuovo, questa volta in modo decisamente più vitale.
“… sì…” sussurrò. E sperò che ad Hanneke sfuggisse quella
parolina minuscola. Perché non riusciva proprio a capacitarsi
della sua attività mentale. Come poteva essere così privo di pudore da
andare a riversare tutto –cazzo, tutto!!- ciò che pensava addosso ad una pazza quindicenne?
“Macchecarini!!!” esclamò allegra.
Ossignore…
“Aspetta
però!” continuò lei, più seriamente “… devi spiegarmi come è nata la
scena del bacio, perché dubito fortemente che tu sia entrato nella sua camera,
sbattendolo contro il muro e baciandolo… non ne saresti capace…”
“Hey!
Dubiti forse di me? o delle mie capacità di
seduttore?”
“… no… del tuo cervello…”
Ecco. Ci mancava la cugina
simpatica!
“… molto simpatica! Sul serio!
Assomigli ad Arthur in questo momento… COMUNQUE! Te l'ho detto… stava parlando… e parlava,
parlava, parlava, e Liza di qui e Liza
di là e sono tutto sbagliato, e devo essere io, insomma era lì che frignava
perchè quella l'ha mollato e io che gli dicevo 'no, Bil-ARTHUR!
non è colpa tua'… e lui
parlava… e…
poiglihodettosevolevasapereilmotivopercuilizal'avesselasciato…” sospirò
pesantemente “… ha detto di sì… e… beh… ok… l’ho
fatto…” si passò una mano sugli occhi “… solo per fargli capire…”
Il momento di silenzio che seguì la sua dichiarazione lo preoccupò. Molto. Moltissimo.
E si preoccupò ancora di più quando sentì la strana
voce di Hanneke. “… quindi tu l’hai baciato mentre era, diciamo, instabile?”
Oh. No.
OH. NO.
Ecco.
Ecco!
ECCO!
“ODDIO! ODDIO LO SAPEVO! LO SAPEVO!
LO SAPEVO CHE NON DOVEVO FARLO! LO SAPEVO!”
“No! Tom
calmati!” lo interruppe Hanneke con voce ferma.
“L’unica cosa che mi preoccupa è che Bil-Arthur abbia
frainteso…”
Tom sprofondò nel divano. Magari sarebbe riuscito ad inglobarsi all’interno
di esso. Così avrebbe smesso di soffrire. “…
frainteso?” esalò “Cazzo! Gli ho ficcato la lingua in
gola e ha frainteso?”
“Magari ha pensato che fosse un modo
per farlo stare zitto… o fargli pensare ad altro…”
Tom si raddrizzò, mentre percepiva le pulsazioni del cuore farsi
preoccupanti. Se quel dialogo non l’avrebbe portato alla
follia, ci sarebbe andato estremamente vicino, era sicuro. “Certo, si
sente spesso di gente che va in giro a baciare i fratelli… sulla bocca… e con
la lingua!” disse, incespicando sulle parole “… e se avesse
comunque frainteso? Oddio! Oddio… oddio lo
sapevo che non dovevo farlo! Che cazzo
mi è saltato in testa?”
“Ma stai zitto” lo liquidò Hanneke “… comunque, la cosa che
non mi torna è il bacio di stamattina… perché l’avrà fatto?”
Tom assotigliò gli occhi in due fessure e
strinse il cellulare nella mano. “Hanneke. Vediamo di
ristabilire i ruoli. Io faccio le domande, tu rispondi.
Ok?”
“Ok…”
“Ecco… quindi… perché stamattina Arthur mi ha baciato?” e Tom
sperò che quella domanda non risultasse equivoca come
in realtà risultava.
“Bella domanda” rispose pensierosa “… ma tu ieri non gli hai detto niente?”
“Certo che no! Cosa dovevo dirgli?” oh Bill, guarda,
avevo voglia di baciare qualcuno e mi sei capitato a tiro tu… che coincidenza… “…
gli ho fatto le coccole però… contano come parole non
dette?”
Hanneke rimase qualche istante in silenzio. E Tom pensò di aver di nuovo sbagliato tutto. forse non avrebbe mai dovuto fargli le coccole. Forse avrebbe dovuto… boh… oh, insomma, non era
lui il sentimentale della storia. Lui di queste cose non ci capiva nulla.
“Penso di aver capito, sai…”
“Illuminami, ti
prego…”
“Arthur è
ancora più lento di te…”
“… HEY! A CHI STAI
DANDO DEL LENTO?”
Hanneke non rispose alla sua domanda, ma continuò a parlare. “Penso che
lui l’abbia preso un gesto fraterno e consolatorio. E oggi ti ha baciato perché
comunque si sente giù di tono. E vuole essere
consolato… cioè, è appena stato mollato dalla ragazza
che pensava di amare, quindi probabilmente si sentirà non amato… e andrà alla
ricerca di affetto… e ovviamente va dalla persona da cui sa di essere amato…
solo che i cromosomi non mentono, anche lui ha difficoltà a capire certe
cosucce…”
Tom sbuffò. Bill andava da lui perché
sapeva che lo amava.
Ovvio che lo amava.
Ovvio.
Cazzo.
Ovvio.
“… le battute risparmiatele…
ma comunque… amore fraterno sti cazzi!
Tu penseresti all’amore fraterno se Helmut arrivasse
e ti baciasse con la lingua? NO! Cazzo no! Penseresti
che è malato di mente –cosa che probabilmente è,
comunque-… e invece di urlarmi addosso che sono un pervertito… mi chiede di
coccolarlo! E stamattina mi bacia! E
tu pensavi che IO fossi strano…”
Hanneke sospirò. “Senti, facciamo così, lasciamo le cose come stanno per
adesso… tu guarda come si comporta Bi-Arthur… e
assecondalo… mi raccomando!…”
… cioè dovrei comportarmi come il suo
personale giocattolino?
“… ma non nel senso che se si
accoccola addosso tu gli infili la mano nei
pantaloni…”
“HANNEKE!”
“… nel senso che se vedi che ha
bisogno di TE, non allontanarlo…”
“Hey! Io
non ho mai allontanato Arthur da me!” ribattè piccato.
Tutto. Avrebbe tollerato tutto. Ma non di vedersi allontanare da Bill.
No. Quello no. Quello mai.
“Bene… allora non iniziare adesso…
guarda come si comporta… e tienimi informata, ok?”
… ottimo, ci mancava il patto di sangue con gli amici della
confraternita.
Un patto con il diavolo forse sarebbe
stato più semplice.
“Ok…”
sospirò.
“Bene… ti senti più calmo adesso?”
“No” rispose atono.
“BENISSIMO! Allora parliamo
d’altro… il cellulare… ho visto un modello l’altro giorno…”
Tom sorrise. “Toh! Guarda che coincidenza… scusa se ti interrompo ma Bill mi sta
chiamando… ci sentiamo cuginetta…”
Hanneke sospirò. “Ecco… almeno la prossima volta chiama tu… che io ho fatto fuori la mia scheda mensile. Ciao cuginetto…
e… dai un bacio a Bill da parte mia!”
“Scordatelo! Tieni giù i tentacoli da
Arthur!”
Tom la sentì ridacchiare dall’altra parte della cornetta e non se ne
stupì. Che era geloso marcio di suo fratello ormai, dopo le
peripezie con Liza, era un dato di fatto.
Bisognava accettare certe cose. Non
poteva farci nulla alla fin fine.
“Ok… ciao ciao!”
Tom sospirò e chiuse la conversazione.
Ottimo.
Non aveva risolto un cazzo. Però in compenso adesso
aveva un contratto marchiato a fuoco che recava il suo nome e quello di sua
cugina.
E la testa
terribilmente pesante perché evidentemente tutti i pensieri ingurgitati dal
povero criceto lo avevano fatto inesorabilmente ingrassare.
Mettiti in moto stupido roditore e
vedi di far funzionare tutto…
*
“Come hai osato?” tuonò Bill piazzandosi davanti al divano con le mani sui fianchi
e guardandolo con rabbia.
“Eh?” si limitò a rispondere, non
avendo assolutamente capito nulla.
“Come. Hai. Osato?”
… non è che fosse
cambiato molto dalla prima domanda. Se non che Bill aveva ben pensato di aggiungerci ancora un po’ di
delizioso astio.
“Bill, non
capisco…”
Suo fratello fece roteare gli occhi e
prese fiato, proprio come quando si accingeva a parlare con un idiota.
Oh. Fantastico. Siamo passati dai fulmini della passione alle
tempeste di rabbia…
“Hai preso la mia copia!”
Tom sgranò gli occhi. “La tua che?”
No. Ma veramente. Quanto
a discorsi assurdi quella giornata sarebbe stata da ricordare.
… se mai
fosse sopravvissuto.
“Sì! L’hai presa! Non fare finta di
niente! l’ho trovata! Era in camera tua e l’ho trovata!”
“Bill, cazzo, non ho idea di cosa tu stia parlando!” rispose
astioso.
Suo fratello lo guardò negli occhi e
lui si pentì subito. Bill aveva gli occhi lucidi e lo
stava guardando come se fosse stato un mostro insensibile e senza cuore.
“Oh… no Bill…
senti… dai vieni qui, avanti…” Tom
si sporse leggermente dal divano, gli afferrò il polso e lo tirò giù, fino a
farlo sedere accanto a lui. “… non piangere ok? Non
c’è proprio niente per cui piangere…”
“… perché ce l’avete
tutti con me?” rispose lui tirando su con il naso.
Oh ti prego no. La depressione
risparmiamela, ti prego… “Bill,
nessuno ce l’ha con te… e mi spiace di averti risposto
male… non volevo, ok? Solo che, sul
serio, non capisco di cosa tu stessi parlando…”
“… hai preso la mia copia di Arthur…”
…
Oh. Merda.
“Ehm… Bill…
quella nella mia camera non è la tua copia…”
“Certo che sì…” rispose suo fratello
guardandolo storto.
“No… è la mia…” sussurrò Tom, odiandosi nel momento in cui sentì le guance
avvampare.
“Tu non hai mai avuto una copia di Arthur…” gli fece notare Bill.
“Beh… adesso sì… mi sentivo un po’
solo e…”
Dio. Patetico. Pa-te-ti-co.
Cioè. Faceva proprio schifo. Stava confessando a suo
fratello che si era comprato Arthur e gli amici gnomi
solo perché voleva sentire la sua voce.
Ossignore. Sembrava la sceneggiatura di un film di serie B. anzi! Peggio.
Almeno C o D.
Bill lo guardò negli occhi, scettico. E Tom
sapeva che stava mettendo in moto il sesto senso gemellare per capire se stesse dicendo la verità o meno. E
poi lo vide sorridere. E avvicinarsi. E abbracciarlo.
E non capì se fu perché voleva essere coccolato – fosse alla
ricerca di quell’affetto di cui aveva parlato Hanneke- oppure voleva ringraziarlo.
Ma alla fine decretò che non era poi così importante.
Era abbracciato a lui. solo a lui. e se lo sarebbe
abbracciato anche in futuro. Perché non avrebbe più permesso
a nessuna Liza di portarglielo via di nuovo. E poi di fargli del male.
Era suo. Suo. Suo.
Solo suo.
Tenete giù le mani da Bill o ve le
strappo a morsi. Lo giuro.
“Ti va se lo vediamo insieme?”
mormorò Bill con la testa ancora appoggiata alla sua
spalla.
In realtà mi ha un po’ rotto eh…
“Certo”
Bill si staccò da lui, sorridendogli felice. “Vado a prendere il DVD!”
Tom annuì, grattandosi la testa e lanciando un’occhiata distratta al
televisore, nella speranza di diminuire l’imbarazzo che lo aveva imprigionato.
“Ok… però… si salta la scena del bacio tra la
principessa e Arthur, ok?”
Bill aggrottò le sopracciglia. “Perché?”
… perché
vorrei evitare di rivedere Liza che ti ficca la
lingua in gola… facciamo che d’ora in poi l’unica lingua concessa sarà la mia, ok?
“… storia lunga…”
Bill si strinse nelle spalle. “D’accordo… come vuoi…” si girò e prese
ad avvicinarsi verso le scale, saltellando allegro.
… e Tom fu
ancora più convinto che sì, Bill Kaulitz,
aveva realmente le sue cose, perché sbalzi d’umore del
genere non erano umani. O per lo meno… non erano
maschili, ecco.
“Wir wollten nur redeeeeen” lo sentì canticchiare
mentre saliva le scale.
Oddio. Ci mancava la canzone equivoca. Ci manca pure questa!
Tom sospirò, abbandonandosi contro lo schienale del divano e fissò il
cellulare accanto a lui.
Doveva avvertire Hanneke?
Per dirle cosa?
Ah, sai, sto per guardare Arthur con Arthur!
Sì. Che grande
conversazione…
Afferrò il telefono e arricciò
leggermente le labbra. Aprì lo sportellino e fece l’unica cosa giusta per quel
momento.
Premette il pulsante rosso.
Niente interruzioni.
Non per quella sera.
Non per quel momento.
L’indomani, ci avrebbe pensato.
Ma per quella sera, sarebbe stato solo per Bill.
Solo suo. Suo. Suo.
****
Note dell’autrice: Ebbene sì, sono
lieta di presentare sui vostri teleschermi: Notausstieg,
ovvero il sequel di Ich bin Dagegen!
XD Come avrete notato la narrazione riparte
esattamente da dove IBD finiva… e che dire? Spero che vi piaccia XD
Non so quando
sarà il prossimo capitolo. Avete la fortuna di trovare questo oggi solo perché
ho rimandato l’esame del 7 gennaio (-_-)… quindi il 2
non è ancora scritto. Spero di postarlo presto… ma diciamo
che ho parecchio lavoro in questo periodo^^
Il bannerino è di
Ana (*-*)… e ditemi voi se non è bellissimo! E sì,
ovviamente, le conversazioni Hanneke-Tom sono
simulate sempre su msn da Ana
e me. Ovvio XD