Notausstieg

 

Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto raccontato in queste pagine.

 

Step # 2: Lo shopping

[Perché è più divertente!]

 

****

 

Uno giorno. Un minuscolo, fottutissimo, insignificante, giorno.

Ventiquattro ore. Ventiquattro minuscole, fottutissime, insignificanti, ore.

Millequattrocentoquaranta minuti. Millequattrocento minuscoli, fottutissimi, insignificanti, minuti.

… e i secondi magari li avrebbe calcolati un’altra volta perché la faccenda diventava complessa.

Comunque. Qualsiasi fosse stato il loro numero, già sapeva che sarebbero stati minuscoli, fottutissimi e insignificanti.

Ci sarebbero state di sicuro molte cose più intelligenti a cui pensare, che non fare stupidi calcoli matematici su quanto tempo rimaneva prima del ritorno alla vita di sempre. 

Ad esempio avrebbe dovuto seriamente pensare a suo fratello. Perché sicuramente c’era qualcosa che non andava in lui. O forse era la sua stessa malattia che si era propagata in Bill.

… perché sta cosa dei baci fraterni l’aveva un po’ scombussolato. Soprattutto lo scombussolava il fatto che Bill continuasse imperterrito a provocarlo. E, accidenti, era un adolescente, con gli ormoni che ballavano perennemente la samba e con tutti gli attributi al punto giusto (e di una dimensione non di certo insignificante, grazie a Dio… o a mamma e papà)… e quello sconsiderato di suo fratello non faceva che sbaciucchiarlo. Si. Lo sbaciucchiava.

E fino a che erano bacetti sulle guance o sulla fronte, poteva pure sopportare e attendere il lieto giorno in cui suo fratello si sarebbe accorto di amarlo in realtà alla follia e sarebbero vissuti per sempre felici e contenti. Ma quando iniziavano a diventare baci sulla bocca… quando iniziava a percepire le labbra di Bill contro le proprie… e il suo respiro addosso… e la mano che gentile si posava sulla sua guancia…

eccheccazzo.

Succedeva proprio quello. Che il criceto nella sua testa e gli ormoni ballerini si coalizzavano per farlo uscire di testa del tutto.

Come quella mattina.

Merda.

Si era eccitato. E lo sapeva che non era mica una cosa normale. Ma non era colpa sua se pochi minuti prima Bill era andato a svegliarlo.

E aveva ben pensato di schioccargli un umidissimo bacio sulle labbra. E, ovviamente, prima non si era premurato di vestirsi, lo stronzo. No! In boxer! In boxer era andato a svegliarlo! Quei suoi boxer neri, stretti e troppo attillati. Quelli che ti facevano immaginare tutto, cazzo, tutto. E anche di più.

E lui si era eccitato.

E il fatto che volesse passare oltre a quel piccolo inconveniente, calcolando quanti minuti gli rimanevano da vivere da solo con Bill (e quindi valutando quante possibilità avesse di porre fine ai suoi dubbi esistenziali in ventiquattro minuscole, fottutissime e insignificanti ore… praticamente nessuna), era solo un diversivo per non pensare ad… altro.

Sospirò affranto.

La verità era che il mondo era una continua sorpresa.

Una pessima sorpresa, per quanto lo riguardava.

Perché, veramente, non c’era proprio limite alla sfiga. Proprio no. E ogni giorno di più acquisiva nuove certezze al riguardo.

Grazie eh! Chiunque mi stia ascoltando… grazie sul serio. Non bastavano tutti i casini vari? No? Bisognava pure risvegliare il piccolo (si fa per dire, ovviamente!) amico qui sotto?

Voleva entrare in sciopero. Lo voleva dannazione!

Perché non stava scritto da nessuna parte che lui dovesse subirsi tutto quello senza protestare.

Non era giusto.

Proprio no.

Perché aveva un limite alla decenza, e un’eccitazione causata da Bill –BILL! Suo fratello idiota!- era veramente troppo.

… e un brivido di terrore si aggiunse quando il suo cervello registrò un’altra cosa.

Hanneke, scordati che io ti riveli proprio tutto tutto… perché questo me lo porto nella tomba.

 

*

 

Tom sbadigliò senza preoccuparsi di portarsi una mano davanti alla bocca. La buona educazione non era necessaria quando si trovava in casa da solo. O comunque quando non era nelle immediate vicinanze di sua madre.

Inveì mentalmente contro la ciabatta, che non ne voleva sapere di seguire il suo piede e si trascinò con la lentezza di un bradipo, davanti alla porta della camera di Bill.

E lanciò un’occhiata distratta all’interno, perché la porta era stranamente aperta.

… ottantaseimilaquattrocento…

No.

Non stava dando i numeri.

Ottantaseimilaquattrocento erano i secondi. I minuscoli, fottutissimi e insignificanti secondi.

E no.

Non era neppure impazzito del tutto.

Solo che, dopo quello che aveva dovuto sopportare quella mattina, non aveva nessuna paura a concentrare la sua mente sul primo pensiero gli balenasse davanti.

… perché non poteva rischiare di ripetere l’esperienza, nell’osservare Bill –di nuovo solo con i boxer addosso! Ma che cavolo gli prendeva? Era entrato in menopausa? Non poteva vestirsi, cazzo?- di spalle davanti alla propria valigia.

Quindi, calcolare i secondi –a mente! Dio, la sua professoressa di matematica sarebbe stata quantomeno sconvolta dalla notizia- che gli rimanevano da vivere in tranquillità.

Se di tranquillità si trattava, visto che doveva sopportare certe cose di prima mattina.

Si passò una mano sul viso e constatò che non poteva semplicemente tirare dritto e far finta di nulla.

… non sapeva perché non poteva. Sapeva solo che… beh non poteva.

Aveva senso come ragionamento?

Ehy…” gracchiò, appoggiandosi allo stipite della porta e sforzandosi di osservare la testa di suo fratello.

Non provarci eh. Non. Provarci. Guai a te se ti azzardi ad abbassare lo sguardo! Non fare il pervertito! Cristo, è tutta roba che hai già visto e che puoi tranquillamente vedere tirandoti giù le mutande. Quindi: niente-mosse-stupide.

“Ciao Tom” lo salutò distrattamente Bill, senza smettere di osservare attentamente la valigia e i vestiti sparsi per la camera.

“Che fai?” chiese entrando nella stanza e avvicinandosi a lui.

“Rifletto…” fu la laconica risposta che ottenne.

“… davanti ad una valigia?”

“Che c’è di male a riflettere davanti ad una valigia? Ci sono posti specifici per farlo?”

… no, ma veramente, mi spiegate perché l’unico fratello maschio munito delle sue cose, me lo dovevo beccare io?

“Stavo solo chiedendo!” rispose falsamente offeso, mentre si girava e decideva saggiamente di svignarsela. Ma ovviamente il mondo non girava mai dalla parte di Tom Kaulitz. E lui lo sapeva fin troppo bene.

“Tomi…”

E Bill doveva piantarla di usare quei mezzucci di poco conto come l’inclinazione della voce e gli occhietti inumiditi, perché lui si sentiva un cretino… ma non poteva rifiutargli nulla.

Insomma, non era un insensibile, nonostante tutto quello che dicevano i giornali! Un cuore l’aveva pure lui! E Bill ci marciava sopra.

Stronzo

Tom si girò, lanciandogli un’occhiata e invitandolo a proseguire.

Bill arricciò leggermente le labbra e, proprio come sempre, Tom si dimenticò all’istante dell’irritazione. E si sentì ancora più scemo, perché era logico che ci fosse qualcosa di strano in lui.

Bill avrà pure avuto le sue cose… ma passare dalla voglia di farlo spring fuori dalla finestra –e comunque era il secondo piano, non si sarebbe fatto veramente male- alla voglia di abbracciarlo, non era comunque molto normale…

Suo fratello scavalcò un paio di jeans abbandonati a terra e gli si avvicinò. “Ti devo chiedere un favore…” mugugnò, guardandolo negli occhi.

Tom sospirò. “Cosa?”

“… non ho più vestiti Tomi…”

Ah. Eccola la fregatura.

Perché la fregatura, quando Bill sbatteva le ciglia e gli sorrideva in quel modo, c’era sempre.

“No, Bill… no! Sul serio! Lo shopping no!”

Bill fece una smorfia. “Ti prego! Lo vedi che non ho più vestiti? Non posso andare in giro come un barbone! Mi servono dei jeans… e delle magliette… e ti prego, Tom, non posso andare da solo! E se vado quando siamo in giro, David si incazza, perché giustamente avrei potuto andarci prima di riparti-”

“Oh basta!” borbottò lui, interrompendo la trafila di giustificazioni di suo fratello. “… ma proprio il giorno prima, ti devi accorgere che, improvvisamente, il tuo guardaroba fa schifo?”

“Il mio guardaroba non fa schifo!” ribattè indignato “… ha solo bisogno di una messa a punto…”

Tom sospirò. Alle volte si chiedeva perché si opponesse, se tanto finiva sempre nello stesso modo. Forse era solo per far vedere di non essere poi così malleabile.

… anche se lo era.

“E perché dovrei venire pure io, sentiamo?”

Bill gli sorrise, capendo di averlo ormai in pugno. Si sporse verso di lui e lo abbracciò, facendo aderire il suo petto nudo contro la sua maglietta. E Tom si sentì così bene, che non gli importava più se doveva trascorrere tutto il resto della giornata a seguire suo fratello in quella folle impresa.

“Perché è più divertente…” gli rispose Bill, direttamente all’orecchio.

Divertente.

Non era l’espressione che avrebbe utilizzato per descrivere una giornata per negozi con Bill, ma…

… ma era un idiota privo di spina dorsale. Era un mollusco. Anzi! Un mollusco era più incline ad opporsi, rispetto a lui.

In realtà, la cozza, tra i due sono io. Ecco la verità. Sono una cozza con un criceto come cervello. E poi per forza c’è qualcosa che non va in me… non posso stupirmene…

Bill fece scorrere le sue dita lungo la sua schiena e le infilò sotto la sua maglietta.

E Tom pensò di rimanerci secco.

Perché Bill Kaulitz era decisamente un assassino.

Perché non poteva fare… fare…

… beh… non stava facendo molto, ma lo stava facendo…

Ossignore, tienilo giù! Tienilo buono eh!! Non esiste, non esiste proprio! Una volta, la sopporto, ma due no!

“… fredde…” gli mormorò Bill, mentre appoggiava le dita sulla pelle della sua schiena e lui constatava che i polpastrelli di suo fratello avevano una temperatura che rasentava di sicuro lo zero.

Tom roteò gli occhi e gli sfregò piano le spalle nude, come per volerlo riscaldare.

… è che era troppo bravo, era quello il suo problema! Era proprio un bravo fratello.

Bill, invece, non faceva altro che progettare di eliminarlo dalla faccia della terra… il punto era che utilizzava metodi decisamente poco ortodossi…

E sì. Era proprio uno scemo totale, ma non poteva non adorarlo.

Non con le sue mani addosso. Non con la sua guancia contro la spalla.

No.

Sono un cretino. Sono un cretino. Cretino. Cretino.

 

*

 

“Come mi stanno questi?”

Bill si girò leggermente, mostrandogli le spalle e la schiena e…

BASTA.

“Uhm… così così…” rispose laconico, concentrandosi sulla commessa dietro la cassa.

“Come ‘così così’? Se mi stanno benissimo!” ribattè piccato Bill.

Tom sbuffò, leggermente infastidito. “Senti, se tanto ti basi sul tuo parere, che ci faccio qui, me lo spieghi?”

Bill si girò verso di lui, appoggiando le mani sui fianchi e inclinando la testa di lato.

… e togliti quel sorriso Bill, perché farlo in un camerino è sempre stato un mio sogno erotico…

“Perché così è più divertente!”

E senza dargli modo di rispondere, richiuse la tendina del camerino, scomparendovi dietro.

Divertente. Di nuovo quell’aggettivo del cazzo. Perché era un aggettivo del cazzo, ecco cos’era!

Perché non c’era nulla di divertente nel dire a Bill che un paio di jeans non gli stavano tanto bene. Quando in effetti sì, gli stavano bene.

Però erano… larghi.

Larghi.

Per quanto larghi potessero essere dei jeans di taglia small. Comunque. Erano larghi.

Sì.

Sul culo.

Ecco.

Ma mica poteva dirgli che il suo culo non risaltava, no? Non era un commento da fratello maschio normale. No. Era un commento da pervertito.

E ok. Era un pervertito. Ma Bill non era mica una groupie. E lui mica poteva dichiarare così impunemente sconcezze del genere!

Siamo matti?

Il suo cervello era veramente fuso. Forse il criceto era morto. Oddio. Era morto. Ecco perché non funzionava! Non c’era più. Quindi il suo cervello non era rotto… era… era proprio inesistente!

… oddio stava impazzendo del tutto.

I segnali c’erano già tutti prima… ma da quando aveva iniziato a rivolgersi alla sua mente chiamandola ‘criceto’… beh, era stata la fine.

Il colpo di grazia.

Dio, perché? Perché mi vuoi morto? Cos’ho fatto di tanto sbagliato? Cos’ho fatto? Parliamone, sul serio. Sono sempre stato un tizio aperto al dialogo. Discutiamone davanti ad una birra. O del vino. Ma parliamone!

… una coca-cola?

“Questi sono perfetti!” esclamò Bill tirando la tendina e facendolo trasalire.

Tom studiò tutta la sua figura. Aveva addosso dei jeans bianchi. E stretti. E quella sua odiosa e insistente vocina interiore gli fece notare che, beh, in quel momento, il culo di Bill risaltava proprio alla grande.

Cazzocazzocazzo.

Sì. Erano proprio perfetti.

… per ucciderlo del tutto.

Dio! Ma da quando sono così arrapato? Mi faccio schifo da solo!

Tom annuì distrattamente, facendo finire il suo sguardo sulle proprie scarpe da ginnastica.

“Non mi guardi neanche!”

Tom cercò di frenare la lingua e non ribattergli che, in realtà, lo stava guardando fin troppo. Ed era quello il problema.

Bill, vanno benissimo…” gli disse sollevando lo sguardo e piantandolo in quello di Bill, sperando di essere convincete. Anche se, in effetti, non doveva sforzarsi troppo.

I jeans erano realmente perfetti.

Suo fratello gli sorrise. “Ok… allora li prendo! E anche i primi che ho provato!” disse, annuendo a se stesso.

Tom sospirò e riportò lo sguardo sulle sue scarpe.

Sì, Bill, comprati tutto quello che vuoi, basta che non mi sbatti più in faccia il tuo cavolo di culo avvolto in quei cazzo di pantaloni…

 

*

 

“Non se ne parla proprio!”

“Ma Tom! Non pretenderai, vero, che io mi metta dei boxer neri!”

Tom roteò gli occhi, esasperato. “Li hai sempre messi!”

Bill incrociò le braccia al petto e chinò leggermente in avanti la testa, in modo da far scivolare gli occhiali da sole lungo il naso. “Non sotto a dei pantaloni bianchi! Fanno schifo!”

“Non fanno schifo, i boxer neanche si vedono!”

Bill arricciò le labbra. E Tom sapeva a cosa stava pensando suo fratello. Che il suo senso estetico faceva schifo e che quindi non era affidabile, mentre il suo, che era assolutamente perfetto, gli urlava che doveva comprarsi un paio di boxer bianchi –rigorosamente super firmati, sia mai che a prendere delle cazzo di stupide mutande in stock al supermercato gli venisse una malattia mortale- per risultare quantomeno decente.

Dannato. Sesto. Senso. Gemellare.

Fanculo, ecco…

Lui non sarebbe mai andato in un negozio di intimo con suo fratello. intimo! Intimo!

Tutto quel parlare di culi e poi… –in realtà il culo era solo uno- Grazie, criceto del cazzo, per mettere sempre i puntini sulle i…

Bill si girò sbuffando. “Io” sibilò, calcando pericolosamente sulla prima parola “vado in quel negozio… tu fai come vuoi”…

… ed era ovvio che il naturale proseguimento della frase fosse una sorta di: ‘e comunque se non ci vieni, sappi che mi offenderò a morte, ti terrò il muso per una settimana intera… anzi, finchè morte non ci separi, amen’.

Lui aveva un problema.

E sì, ok, in realtà ne aveva tanti, ed era risaputo.

Ma il suo più grande ed ingombrante problema era…

… era nell’avere un fratello troppo stronzo e troppo adorabile. E non riuscire a dirgli di no, perché si sarebbe sentito quasi male all’idea di vederlo tenere il muso. A lui, poi! A lui che… a lui…

Cazzo.

A lui che lo adorava. Punto.

Fanculo, Bill. Fanculo. Fanculo. Fanculo. Sei uno stronzo. Sei troppo stronzo. E io sono un imbecille perché non si può essere così sottomessi.

Neppure Scotty era così docile.

Lui, invece, era proprio un animaletto perfetto.

Faceva pure la pipì nella tazza!

 

*

 

“Secondo te, questi o questi?”

“C’è differenza?”

Bill gli lanciò un’occhiata quasi disgustata. “Come sarebbe a dire ‘c’è differenza’?”

… beh, non era una locuzione troppo complessa, no? Aveva molteplici significati?

Ma se ne rimase zitto e attese che Bill continuasse a parlare. Perché Bill parlava sempre, quindi doveva solo aspettare.

“Non vedi? Hanno il bordo diverso!” proseguì a dire suo fratello, come se fosse stata la cosa più evidente del mondo.

Come se quel minuscolo dettaglio potesse cambiare il destino del mondo.

Cazzo. Erano solo un paio di boxer. Non li doveva vedere nessuno –perché suo fratello manco scopava, quindi…

… per fortuna.

Comunque.

Bill, prendili entrambi e fai prima, no?” rispose spiccio. Voleva uscire da quel posto tentatore. Voleva uscire! Non poteva continuare a rimanere in un posto del genere! Non con Bill al suo fianco e libero di fare ciò che voleva.

No. No. No.

Bill annuì. “Sì, credo che farò così…” disse scrutando i due boxer appoggiati al bancone “… e penso proprio di aver finito…”

Oh Signore grazie. So che io ti sto sulle palle, ma in questo momento sappi che ti amo. Ovunque tu sia, sappilo!

Bill afferrò i boxer e iniziò a rovistare nella sua borsa enorme –quella borsa da donna che suo fratello continuava a portarsi in giro come se fosse stato un trofeo. Era da donna! Da donna! Perché non lo capiva? … e perché lui lo trovava comunque carino? Cioè… era da Bill… era… normale, ecco…- alla ricerca del portafoglio.

Tom lanciò un’occhiata distratta ai manichini disseminati per il negozio. Manichini con calde, morbide –seh, col cavolo, sono di plastica, Tom Kaulitz, sveglia!- curve femminili.

Ecco quello che gli serviva. Un corpo femminile!

Tom! Guarda!”

Un dolce e sensuale corpo femminile…

“Potremmo provarli! Che ne dici?”

Ma anche uno arrapato sarebbe andato bene…

“Dai!”

Purchè fosse donna. Donna.

“Vieni!”

Insomma. Qualcuno munito di due tette e un culo. E chi se ne frega del resto. E…

… e poi si ritrovò la mano di Bill artigliata al polso. E rinchiuso in uno sgabuzzino. Con Bill.

… che si stava togliendo la maglietta.

… e forse lui si era perso decisamente qualche passaggio.

Bill?” il tono autoritario delle sue intenzioni era diventato piuttosto una nota particolarmente acuta di un coro delle voci bianche. E suo fratello l’aveva guardato stranito.

E non poteva dargli torto. Sembrava, effettivamente, un isterico. E quel ruolo non gli si addiceva proprio per niente. Quel ruolo era di Bill, insomma…

Si schiarì la voce e gettò uno sguardo allo sgabuzzino. E realizzò che non lo era affatto.

Era un cazzo di camerino.

E suo fratello aveva tra le mani la maglietta che si era tolto e due costumi da bagno.

Due.

Costumi.

Da.

Bagno.

Oh. Cazzo.

“NO!”

Bill inarcò le sopracciglia. “Cosa?”

“Non proverò nessun costume!”

Bill cambiò subito espressione. “Ma… ma sono belli!”

Tom roteò gli occhi, mentre già sentiva il cuore battergli all’impazzata all’idea di cosa sarebbe potuto accadere lì dentro.

Ed era proprio fuori discussione!

“Sono uguali!”

“Non è vero, cambia il colore!”

“Sai che roba… no, Bill, senti… provatelo tu, se vuoi, io esco…”

Ma prima che potesse battere in ritirata, Bill lo aveva afferrato al braccio. “Per favore, Tomi… per favore! Dai, sono così belli! E quando andiamo alle Maldive possiamo metterli insieme!”

Ma… ma… ma no! Ma perché? A diciotto anni uno non si metteva il costumino appaiato con quello del proprio gemello! Era… era stupido!

E lui non era stupido. Non lo era affatto.

Bill…”

“Ti faccio scegliere il colore! Te lo faccio scegliere! Ti piace di più rosso o blu? Sul serio, non m’importa del colore…”

Tom roteò gli occhi. Ormai era inutile anche domandare risposte ad un Dio che non lo ascoltava. Era chiaro che qualcuno, lassù, ce l’avesse con lui. Forse era un modo per indirizzarlo sulla via della santità…

seh, magari in un’altra vita…

“Blu…” mormorò affranto.

“Oh…”

E a Tom bastò quel minuscolo suono per capire.

E la verità era che, effettivamente, era troppo buono. Troppo, troppo. E forse, la via della santità, non era una strada poi da buttar via.

“… d’accordo, prenditi quello blu e io mi prendo quello rosso…”

A Bill comparve il sorriso all’istante. E, manco farlo a posta, si sporse verso di lui.

E lo baciò, ovviamente.

E Tom non riuscì a far altro che sospirare.

Qualcuno gliel’aveva dato, e lui doveva tenerselo, poco da fare.

… e poi non era così male, pensò mentre una sua mano si appoggiava sulla schiena di Bill, venendo direttamente a contatto con la sua pelle. Non era male per niente.

Bill si staccò da lui con ancora quel sorriso sulle labbra. Quel sorriso che lui adorava. Perché… perché era suo. Solo suo. Era il modo in cui Bill sorrideva a lui. Il resto del mondo non poteva esserne partecipe.

“Bene! E adesso li proviamo!”

COSA?!?!

 

*

 

Tom sospirò, girandosi su un fianco e portando una mano sul cuscino.

Poteva mettersi di nuovo a contare le ore, i minuti e i secondi, ma…

… ma non aveva voglia.

Proprio no.

La verità era che non aveva tutta questa voglia di ripartire.

Non con Bill che si comportava in quel modo adorabilmente stronzo con lui. Un modo che lo faceva andare fuori di testa, ecco la verità. Ma un modo che… che lo riempiva di qualcosa che non era in grado di descrivere.

Non sapeva come comportarsi.

Non sapeva cosa fare.

Ma sapeva che stava bene.

Bene sul serio.

E Bill… Bill era dolce. Ed era appena stato lasciato. E si rifugiava da lui. Solo da lui. Suo fratello.

E lui impazziva.

Impazziva.

Anzi.

Impazzire sarebbe stato il minimo. Era già pazzo!

Dio…

Prese il lenzuolo e lo scaraventò in fondo al letto. Accese la luce sul comodino e afferrò il cellulare.

Volevo dirti che probabilmente non avrò più bisogno del tuo aiuto… scrisse, battendo con agitazione sui tasti.

Non lo rilesse. Lo spedì all’istante.

Ad Hanneke.

E la risposta non tardò ad arrivare.

Perché? Bill ha capito tutto? *.*

Tom sospirò, mentre già le sue dita stavano rispondendo al messaggio.

No. Semplicemente morirò prima.

E aveva il vago sentore che fosse drammaticamente vero.

 

 

****

 

Note dell’autrice: oh. Finalmente. -_- Capitolo scritto di sera. Questa sera, sostanzialmente. XD Comunque. Il punto è che non ho molto tempo. E devo fare un mucchio di cose. Ma sono stata brava e sono stata puntuale, soprattutto… così stasera vi beccate questo nuovo capitolo.

Il capitolo 3 vi avverto che non sarà sabato o domenica prossima. Il 21 ho un esame e non ho tempo per scrivere. Troverete comunque di sicuro un aggiornamento di Look Closer durante la settimana.

Poi poi poi… una cosa che non avevo detto nel primo capitolo è che, in tutto, saranno 8 step. Ergo: 8 capitoli. Come in IBD, non uno di più, non uno di meno.

Uhm… altre cose… spero che vi sia piaciuto *.* I pantaloni bianchi nominati qui, sono chiaramente un rimando ai pantaloni che Bill indossa agli EMA… mentre i costumini… c’è bisogno di spiegarli? XD Penso proprio di no ù_ù

Bene, gente, qui passo e chiudo! *fa ‘ciao ciao’ con la manina*