Notausstieg
Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è
frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non mi appartengono
purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto raccontato in queste
pagine.
Step # 3: La malattia
[Gioca con me!]
****
“Spiegatemi
cos’ho fatto di male nella mia vita per meritarmi voi!”
Tom
aveva poche certezze. Di una cosa, però, era sicuro. Certe domande erano senza
risposta. Quindi, era proprio inutile che David continuasse a sbraitare come un
ossesso. Primo, non avrebbe risolto nulla. Secondo, non faceva che aumentare il
suo principio di mal di testa.
“David,
puoi abbassare la voce?”
Jost
si girò fulmineo verso di lui e gli lanciò un’occhiata che lo zittì. Cazzo, David sì che è un’arma letale, altro che Mel Gibson.
“E tu
potresti non aumentare la mia irritazione?”
Tom
roteò gli occhi. “Non è colpa sua…”
David
sembrò rifletterci su. “Forse hai ragione. Quando qualcosa non va per il verso
giusto, c’è sempre il tuo zampino. Che
gli hai fatto fare, Tom?”
Ecco.
Perché, ovviamente, tutto era riconducibile a lui. Ovvio. C’era qualcosa che
non andava? Colpa di Tom. Suo fratello si rompeva
un’unghia? Colpa di Tom. Suo fratello aveva i coglioni girati? Colpa di Tom.
… che
poi, forse, quella volta fosse effettivamente
colpa sua, era solo un dettaglio insignificante.
“Nulla!”
rispose mostrandosi offeso.
David
sbuffò e rivolse la sua attenzione verso la figura appallottolata in un angolo
del divano.
Bill…
“Beh,
comunque, ovviamente, per oggi non ci muoviamo. Solo per oggi. Quindi, Bill, riposati e vedi di farti passare la febbre… Tom… tu azzardati a lasciarlo da solo e io non so quale
sarà la mia reazione. Perché so che è colpa tua. Lo so.”
… era una
cosa preoccupante comunque che David Jost riuscisse a
penetrare nella connessione gemellare per leggergli nella mente.
“Ah…”
proseguì “… azzardati ad ammalarti pure tu, e giuro che ti metto sotto chiave
fino alla tua morte, chiaro?”
Tom
non annuì neppure. David era già uscito dalla porta della suite, lasciandolo da
solo con Bill.
Un Bill febbricitante e stanco e rannicchiato sul divano.
E tenero,
cazzo. Era proprio tenero. E Tom
si sentiva male all’idea di dover stare con lui.
Non
perché non volesse starci. Anzi. Proprio il contrario.
… perché se non fosse così… così, ecco… il mio corpo farebbe il bravo e il mio amico se ne starebbe
buono…
Sospirò,
alzandosi dalla poltroncina su cui era sprofondato, e si avvicinò a suo
fratello. Bill sollevò lo sguardo su di lui e Tom dovette trattenersi per non chinarsi e…
Cazzo. Smettila!
“Ehy… non prendertela per David…”
Bill
annuì e sorrise leggermente. “Vieni…” mormorò con la voce arrochita dal mal di
gola.
Tom
si sedette accanto a lui, face passare un braccio sulle spalle di Bill e si limitò ad aspettare.
Un attimo
dopo suo fratello gli era comodamente scivolato addosso, incastrando la testa
sulla sua spalla e appoggiando la sua mano sul suo stomaco.
E Tom pensò che, seriamente, c’era qualcosa che non andava
nel suo corpo. Perché non solo un certo amico decideva di tirargli certi brutti
scherzi… ma adesso anche quello stronzo del cuore si
comportava di testa sua. Perché quel battito accelerato non era mica normale. E
non voleva neppure ipotizzare cosa sarebbe potuto accadere nella sua testa! Con
il criceto e gli ormoni ballerini e…
Tom
serrò forte gli occhi e cercò di calmarsi.
È solo Bill.
Solo.
Come se
fosse qualcosa di superfluo e inutile.
Tom
riaprì gli occhi e osservò i capelli di suo fratello appoggiati sulla sua
spalla.
Bill
era tutto, tranne che superfluo e inutile.
Forse non
era ‘solo’ Bill. E forse lui era completamente
impazzito e doveva semplicemente prenderne atto.
Fece
scivolare una mano sul suo braccio e gli strofinò piano la pelle. E mentre la
sua mente registrò il folle pensiero che, stava così bene che sarebbe potuto
rimanere così per molto tempo, appoggiò le labbra sulla sua fronte. E la sentì
calda.
“Bill” sussurrò, con un tono di voce talmente diabetico che
per un momento ebbe la nausea.
Oh per favore, comportati da uomo
vero, cazzo.
Bill
sollevò la testa e puntò gli occhi lucidi nei suoi.
E Tom si sentì avvampare.
È la febbre! È la febbre! Non ti
sta guardando languidamente e no, non sta neppure pensando di saltarti addosso!
Calmati! Calmati!
E poi Bill lo fece. Così. Senza neppure pensarci, probabilmente.
Fece scorrere la sua lingua sulle proprie labbra secche, per inumidirle.
E Tom pensò che il mondo fosse ancora più stronzo
di quanto ricordasse.
Altro che calmarmi! Tra un po’ per
spegnere il fuoco lì sotto mi serve il soccorso forestale, cazzo…
Si alzò
di scatto e Bill, che era ancora appoggiato a lui,
barcollò leggermente.
“Credo
che tu debba andare a letto a riposarti un po’, Bill…”
Suo
fratello lo guardò, inarcando un sopracciglio. E Tom
non riuscì a capire se quello sguardo fosse effettivamente deluso, oppure se era
soltanto una sua impressione.
“Ok…” mormorò a bassa voce prima di provare ad alzarsi.
Tom
sospirò e lo aiutò, percependo con una sola occhiata che a Bill
stava girando la testa.
Anche se il tuo cervello
impazzisce, non hai il diritto di non comportarti bene con lui…
Tom
lo sapeva. Ma…
… ma
niente, ecco.
Niente.
Non aveva
scuse.
Doveva
fare il bravo. Bill aveva bisogno di lui. E lui aveva
il dovere di mettere a tacere i suoi ormoni.
*
Tom
sospirò.
Chiuse
gli occhi.
E sospirò
di nuovo.
E pigiò
il tasto verde del cellulare.
E sospirò
ancora una volta.
“Hallo???”
…
Dal modo
in cui Hanneke aveva risposto al telefono, Tom si sentì quasi male. Una cugina quindicenne avente Reden come
suoneria del cellulare, forse non rappresentava realmente la sua salvezza.
Tom
sospirò. Di nuovo.
“Ho un
problema”
“Ciao
Tomi!” esclamò allegra lei.
“Non
chiamarmi così. Ciao Hanneke. Passati i convenevoli,
torniamo al nocciolo: ho un problema” rispose telegrafico.
Hanneke
ridacchiò. “Dimmi tutto…”
Tom
chiuse gli occhi e si stravaccò sul divanetto. “Tutto il problema? O un
riassunto? Il riassunto è facile: Bill è malato”
“Mal di
gola?” chiese preoccupata.
“… e
febbre… e comunque adesso è a letto…” mormorò.
“Oh
poverino!” esclamò lei. E Tom riuscì quasi a
immaginarsela mentre si asciugava gli angoli degli occhi con un fazzolettino
pescato a caso.
“NO! Non
poverino lui! Poverino IO!” rispose, cercando di non agitarsi troppo “… cioè…
che faccio?”
“Uhm…
siete in un albergo?” domandò pensierosa.
“Sì… sono
nella sua suite adesso… perché figuriamoci se a lui non danno la suite
imperiale…” borbottò.
“Allora
ordina tanto the caldo, possibilmente con limone e miele!”
“… Hanneke… sei consapevole, vero, che i problemi non
riguardano sul serio la malattia di Bill? Non mi servono i rimedi della nonna! Mi servono dei
consigli pratici!” rispose lui balzando in piedi e iniziando a percorrere il
perimetro della stanza a piedi.
“Bene,
allora mettiamo da parte il the… uhm… hai
detto che ha la febbre… è sudato?”
Tom
mugugnò qualcosa in risposta. “Sì…”
Hanneke
parve ringiovanire. Se ciò non fosse,
ovviamente, assurdo, vista la sua già
giovane età “… allora prova con un bagno caldo, con tanto vapore… e dei sali
minerali, dovrebbero aiutare… e avrai anche la scusa per stare con lui in
bagno, più pratico di così!” concluse nascondendo a stento una risatina
maliziosa.
Dio,
quanto odiava le cugine quindicenni sapientone.
“Cioè,
dovrei buttare mio fratello in una vasca e lasciarlo affogare nei sali minerali?”
“Ovvio
che no!” esclamò scandalizzata “… però potremmo analizzare i suoi gesti… se
sarà imbarazzato a fare il bagno davanti a te ciò potrebbe significare che ha
qualche ‘blocco’”.
…
Qui si
stava degenerando.
“Ce l’ho
io qualche ‘blocco’, se permetti! Dovrei fargli il bagno? Cioè dovrei
piazzarmelo davanti, nudo come un verme e lavarlo? STAI SCHERZANDO?”
“Se non
riesce a farlo da solo” rispose come se fosse la cosa più normale del mondo. E Tom ebbe un brivido lungo la schiena al pensiero che al
mondo esistessero persone –ragazze! Fangirl!
Accidenti, erano loro la causa di tutto!- che la pensavano esattamente come sua
cugina.
“Perché
ho l’impressione che, visto come girano le cose ultimamente, dovrò fare tutto
io?” mormorò più a se stesso che ad Hanneke.
“Senti,
io e Helmut abbiamo dovuto fare il bagno a Helko…”
… ok.
Aveva
svelato il mistero.
Non era
un suo problema. Era la famiglia che non andava! Era nella famiglia che i
fratelli avevano strani rapporti.
Oddio.
Si
sentiva quasi meglio.
Quasi.
“Senti,
risparmiami certe scene… vorrei continuare a vivere… comunque, pensi che possa
fargli bene?”
“Beh
sicuramente non lo farà stare peggio… e poi, chiediglielo, no?”
Tom
sospirò. si passò una mano sul viso e lanciò un’occhiata alla porta della
camera da letto di Bill. “Ok…
vorrà dire che mi metterò dei pantaloni molto
larghi… e adesso vado a chiedergli se vuole fare questo benedetto bagno… grazie
del consiglio… ciao”
“Ciao
Tomi!”
Seh. Ciao Tomi. Signore, assistimi tu, ti
prego.
Tom
appoggiò il cellulare sul mobile e si diresse verso la stanza di Bill.
Poteva.
Farcela.
*
Tom
aprì piano la porta della camera da letto e infilò la testa al suo interno.
Sorrise quando incontrò gli occhi di Bill. “Pensavo
dormissi…”
Suo
fratello scosse la testa e Tom notò che la fronte era
leggermente sudata.
“Come
stai?” sussurrò dolce, sedendosi sul bordo del letto.
Dio! Tom
Kaulitz riprenditi e smettila di spargere miele!
… ma…
Niente ma! Un paio di occhi dolci,
un sorriso tenero e i capelli arruffati non fanno di lui un sex symbol!
… ma lo rendono altamente
coccolabile. E allora che si fa?
Tom
si figurò mentre, mentalmente, schiaffeggiava quell’idiota
del suo criceto parlante. Insomma, già avere un roditore al posto di un normale
cervello funzionante –ammesso che esistessero veramente e che non fosse tutta
una finta- era una gran bella sfiga. Se poi questo si metteva pure a fare i
discorsi simpatici… beh, era proprio la fine.
“Così così” rispose con voce flebile Bill.
Tom
gli spostò una ciocca di capelli dalla fronte e gli sfiorò il viso con i
polpastrelli, sentendo la pelle calda di Bill in
netto contrasto con la sua.
“Sei
tutto sudato…” mormorò, cercando di non badare troppo al tono di voce –era
possibile farsi schifo da soli? Beh. Probabilmente sì. Perché a lui stava
venendo quasi da vomitare-. “… forse dovresti farti un bagno caldo, ti farebbe
bene…”
Sì. Buttagliela lì con casualità.
Così lui verrà salvato dalla grazia divina e guarirà. Mentre tu ci rimarrai
secco, ovviamente. Perché lo sanno tutti che lassù qualcuno ti odia.
Bill
si limitò a mugugnare soddisfatto sotto il tocco delle sue dita. E Tom lo prese per un ‘sì’.
“Vado a
tirare giù l’acqua allora… ok?”
Suo
fratello lo guardò con gli occhi lucidi per la febbre e annuì, sorridendo
debolmente.
… e Tom fuggì da quella stanza, un attimo prima che brutti pensieri cattivi si affacciassero
nella sua mente.
C’era già
troppo affollamento nella sua testa, senza doverci aggiungere ogni volta
dettagli insignificanti come il sorriso di Bill o gli
occhietti luminosi.
Che poi, Dio…
perché doveva avere un fratello con chiare parentele con Candy
Candy? I luccichii negli occhi non erano umani! Non
erano neppure normali!
O forse
era lui che era proprio totalmente fuori di testa, tanto che riusciva
addirittura a notarli.
Aprì la
porta del bagno con fare scocciato. E sospirò. Calmati. Bill ha bisogno di te. Quindi fai il
bravo fratello maggiore e prova a farlo stare un po’ meglio.
Aprì il
rubinetto dell’acqua calda e iniziò a preparare tutto l’occorrente per il
bagno.
Quando
l’acqua ebbe raggiunto un livello accettabile, uscì dal bagno, diretto
nuovamente da Bill.
Suo
fratello gli sorrise non appena rientrò nella sua camera. E Tom
sospirò.
Poteva
farcela.
Doveva
solo convincersi.
Il primo
passo per il successo era crederci.
Lo diceva
sempre anche a Georg.
… che poi
fossero, effettivamente, solo un mucchio di stronzate,
lo sapeva perfettamente. Ma non era quello il punto, ovviamente.
“Avanti Bill, andiamo a fare questo bagno…”
Aiutò Bill ad alzarsi, gli infilò le ciabatte ai piedi e lo
sostenne fino al bagno. E Tom sperò che nell’arco dei
cinque secondi che lo separavano dalla vasca, suo fratello si riprendesse, si
staccasse da lui ed esclamasse felice ‘faccio da solo, grazie!’.
Cosa che
non avvenne.
Ovviamente.
C’era
anche da sperarci?
No, se ti
chiamavi Tom Kaulitz e Dio
e madre natura si erano coalizzati da tempo immemore contro di te.
Quindi,
quando richiuse la porta del bagno dietro di sé, non si aspettò proprio nessun’altra reazione da parte di Bill,
se non i suoi occhi troppo e tremendamente lucidi puntati addosso. E le braccine alzate e protese verso di lui. E il suo sussurro
rauco. Qualcosa del tipo ‘mi aiuti, Tomi?’.
Domanda a
cui non poteva dire di no.
Anche se
ne valeva della sua salute mentale.
E così fu
con un mezzo sospiro tra il rassegnato e il preoccupato, che prese ad aiutare Bill a spogliarsi.
E dovette
trattenersi dall’urlare di gioia quando notò che i pantaloni del pigiama e i
boxer se li era tolti da solo.
Grazie. So che mi odi. Ma grazie.
In fondo sono un bravo ragazzo, visto? Mi ricordo di te anche nei momenti di
felicità profonda!
Tom
puntò lo sguardo sul volto di Bill e non lo spostò
mai da lì. Non voleva neppure pensare a cosa sarebbe successo se avesse osato
guardare un po’ più in basso.
Già il
collo era off limits. Troppo vicino al punto
X.
E il
punto X –chiamato anche ‘punto croce’, nonostante
facesse decisamente meno figo- era quell’adorabile luogo posto praticamente al centro del
corpo.
Ovvero la
‘zona a rischio’. Altamente pericolosa. Una sorta di
centrale nucleare pronta ad esplodere.
… cazzo
che immagine di merda. Per fortuna non le scrivi tu
le canzoni, Tom Kaulitz…
Tom
scosse la testa, cercando di far uscire quei pensieri assurdi dal suo cervello,
e aiutò Bill ad entrare nella vasca da bagno e a
immergersi il più possibile nell’acqua calda.
Quando
l’ebbe sistemato al meglio si inginocchiò accanto alla vasca e lo guardò negli
occhi. “Tutto bene?”
Suo
fratello gli sorrise e annuì, rilassato.
E Tom non potè reprimere un moto di
orgoglio farsi strada dentro di lui. Ok che non era
proprio tutto merito suo, ma… beh. Bill mica lo
sapeva no?
Ah! Era
meraviglioso. In pratica stava passando per un gran figo
con idee ancora più fighe.
Non che
prima non fosse un figo, ma comunque…
… e ok, pure le idee fighe non erano
propriamente sue…
Oh, ma
insomma! Erano dettagli insignificanti.
Bill,
di sicuro, lo stava ringraziando mentalmente.
E lui,
invece, stava ringraziando mentalmente Hanneke.
Perché quel che era giusto era giusto.
“Vado un
attimo di là a prenderti una salvietta per asciugarti i capelli… torno subito ok?” gli disse accarezzandolo sulla testa e sentendolo
tendersi contro la sua mano e mugugnare in risposta.
Tom
gli sorrise, si alzò e uscì dal bagno lasciandolo solo.
E quasi
si schiantò nel corridoio nel tentativo di fare più veloce possibile. Perché Bill era da solo! E aveva la febbre! E non poteva lasciarlo
in balia di se stesso! Era un bravo fratello maggiore! Era il migliore sulla
piazza! Gli aveva anche preparato un bagno caldo e profumato! Perché Bill non stava per niente bene! Era proprio tutto sudato!
Ed era nudo! …
…
Hey!
Quel pensiero non c’entrava proprio niente con gli altri!
Di certo,
non era quello, il motivo per cui
stava correndo.
Certo che
no.
Non era
mica un pervertito.
… no! Non
lo era.
Più o
meno.
Beh…
aveva i suoi alti e bassi come tutti, ecco.
Comunque
non lo era!
Tom
tornò dopo qualche istante da Bill, stringendo tra le
mani una salvietta azzurra.
Quando
richiuse la porta del bagno alle spalle, capì subito che c’era qualcosa di strano.
Perché,
per quanto suo fratello non fosse abitualmente una persona nel pieno possesso
delle sue facoltà mentali, non era comunque normale vederlo schiaffeggiare
l’acqua come se fosse stato un bimbo di cinque anni.
Ma quando
sentì suo fratello gracchiare –perché per parlare avrebbe dovuto quantomeno
emettere un suono- ‘Le paperelle?’… beh, capì che la sua prima impressione si
era rivelata esatta.
C’era
qualcosa di strano.
E no. Non c’entrava nulla la strana sensazione nel suo basso
ventre, ok?
“Le paperelle?” ripetè, non essendo
sicuro di aver capito bene.
“Le
voglio!”
“Che
cosa?”
Bill
arricciò le labbra. “Le paperelle!”
Tom
scosse la testa. “Bill, non ho idea di cosa tu stia
dicendo, ed è ovvio che questi siano gli effetti della febbre”… o almeno lo spero…
Suo
fratello picchiò i palmi delle mani contro la superficie dell’acqua, schizzando
un po’ ovunque. “Le voglio!” mormorò affranto e con una strana cantilena nella
voce.
Tom
sospirò. “Senti, sai cosa facciamo? Adesso esci da lì, ci asciughiamo e andiamo
a letto ok? E ti faccio le coccole, promesso…” disse,
tentando di ignorare i mugolii di protesta di suo fratello.
Gli
allungò un braccio per riuscire ad afferrarlo sotto le ascelle, ma Bill fu più veloce. Gli strinse le sue mani addosso e lo
tirò.
E lui
finì dentro la vasca.
E no. Non perché Bill si fosse
improvvisamente trasformato in Hulk. Infatti Bill continuava ad avere la forza e la struttura fisica di
un malato terminale, per di più malnutrito.
Ma un fottuto tappetino aveva poco saggiamente deciso che
trovarsi sotto le suole delle scarpe da ginnastica di Tom
Kaulitz, fosse un ottimo passatempo.
E, cazzo, era inciampato.
E ora si
ritrovava col culo affondato in una vasca piena di
acqua bollente e i piedi a penzoloni
fuori dalla suddetta.
In una
posizione chiaramente idiota, quindi.
E come se
non bastasse, era seduto sopra Bill.
Sopra. Bill.
E nella
frase ci avrebbe volentieri aggiunto anche ‘Nudo’,
alla fine. Giusto per aver ben chiaro il contesto.
Bill
ridacchiò e si sporse verso di lui, allacciandogli le braccia attorno al collo.
“Giochi tu!” gli mormorò rauco all’orecchio.
Tom
lo guardò stranito. “Eh?”
“Niente paperelle… giochi tu con me!”
E quando Bill si strusciò completamente contro di lui, incastrando
il viso nel suo collo e continuando a ridacchiare, capì che era arrivato il
momento di agire.
E di
uscire da quella cazzo di vasca!
In.
Fretta.
*
Tom
appoggiò delicatamente Bill sul materasso e sospirò.
Ok. È quasi finita. Ce la puoi fare, Tom.
convinciti di questo.
Ora doveva
solo… beh… vestirlo.
Lanciò
un’occhiata storta all’accappatoio bianco che indossava suo fratello e deglutì.
No. Non devo pensare che sta
indossando solo quello. No! Non ci devo pensare!
Cazzo.Ci sto pensando. Cazzo! Anche lui, lì
sotto, ci sta pensando.
Tom
scosse la testa.
Pervertito. Sei solo un
pervertito.
Bill
sospirò e si portò una mano al viso. Si strofinò piano gli occhi e poi, proprio
come i bambini, si lasciò cadere esausto sul materasso.
E quella
fu la sua fine.
No. Non
di Bill.
Ma di Tom Kaulitz.
Perché
nel momento in cui suo fratello si adagiò completamente sul letto, cercando
anche di rannicchiarsi, l’accappatoio si spostò dalla sua posizione originaria.
Posizione in cui, tutto era ben coperto.
E invece
la cintura aveva ben pensato di allentarsi.
Cazzo, lo sapevo che dovevo fargli il doppio nodo!
E di lasciare intravedere… cose…
Cazzocazzocazzo. Non guardare! Non provarci eh! Non fare il pervertito e non
guardare. Non osare neppure pensare di guardare quella fottuta
stella! Non guar-
… ehy!
Ti ho detto di non guardare!
Tom
chiuse gli occhi di scatto. Qual’era la stronzata? Ah sì. Poteva farcela.
Certo.
Come no.
Solo che
un fratello mezzo nudo sdraiato sul letto come se fosse stato Marylin Monroe non è che lo
stesse proprio aiutando.
“Scusa Bill, torno subito” mormorò senza neppure guardarlo e
dirigendosi verso la porta.
Aveva
bisogno di aiuto.
Uno
psichiatra. Un santone. Un prete. Ecco! Forse quello di cui necessitava sul
serio era proprio un prete. Era posseduto! Perché di certo il suo corpo non lo
ascoltava più.
… perchè cazzo, si era eccitato di nuovo!
*
“Ho un
problema molto più grosso di quello
precedente” esordì senza neppure lasciare il tempo ad Hanneke
di registrare chi fosse.
La
ragazza rimase in silenzio per qualche istante. E Tom
sperò di non aver sbagliato numero. Sarebbe stato ancora più imbarazzante
confessare un certo tipo di problema a Helko… o Helmut.
Oddio.
“…
senti…” esordì invece la chiara voce squillante di sua cugina. E Tom ringraziò mentalmente tutti i santi che conosceva
–pochi, in effetti- per aver intercesso da parte sua con sua Eccellenza, là in
alto “…come si gioca al solitario maschile io non lo so…”
…
Ora.
Lui era
un tipo di grande pazienza e bontà d’animo.
Era,
soprattutto, un tipo simpatico.
Gli
piacevano le battute.
E gli
piaceva scherzare.
Ma certi
argomenti non permettevano nessun tipo di scherzo.
Un
argomento come, ad esempio, un’erezione –una! Fosse stata una sola! Ormai si
rasentava un numero spaventosamente
alto…- causata da quell’idiota di suo fratello, era
piuttosto qualcosa da sotterrare sotto chili di terra e sperare di dimenticare.
Ma no!
Sua
cugina decideva di voler essere spiritosa!
Solo invidia. Perché di certo non
puoi essere tu, o le altre pazze là fuori, a vedere ciò che vedo io. Ah, ho
visto cose che voi umani non potete neppure-
Ma che
stava dicendo?
Non era
quello il punto! “Non farmi battute!” ringhiò nella cornetta del telefono “… è
già abbastanza umiliante dover chiamare mia cugina di quindici anni per certe
questioni, senza che tu ti metta a fare la simpatica!” sospirò “Comunque… c’è Bill mezzo nudo sul letto… che faccio?”
“Devo
risponderti da fangirl, da cugina preoccupata o da
tua consigliera?”
Qual’era
la risposta meno traumatica?
“… da
persona normale?” azzardò.
Hanneke
ridacchiò divertita. “Sono imparentata con te, non posso essere una persona
normale”
… grazie. Sempre carina, gentile e
con una sensibilità che rasenta quella di un rinoceronte incazzato.
“… allora
dammi tutte e tre le risposte…” sospirò.
“Uhm…
uno, saltagli addosso… due, asciugalo… tre, chiedigli se riesce a vestirsi da
solo e se ha bisogno di qualcosa dal servizio in camera, di solito dopo un
bagno si ha fame…”
“… lo sai
vero che ti stai ispirando un po’ troppo a Reden?”
mormorò imbarazzato “… comunque, la uno scordatela, la due ovvio, la tre… sì…”
“E se ha
i capelli bagnati fai in modo che li asciughi al più presto…” aggiunse lei con
tono saggio.
“Per chi
mi hai preso? Te l’ho detto che sono un ottimo fratello maggiore!” ribattè piccato. Spostò il cellulare nell’altra mano e
sospirò. Non stava realmente per chiederglielo, vero? Insomma, non poteva
veramente abbassarsi a tanto. Cazzo! Era Tom Kaulitz! Aveva quantomeno il
dovere morale di comportarsi in un modo decoroso.
… sì,
beh, non che ci trovasse qualcosa di normale
in tutta la situazione –in quale universo parallelo Tom
Kaulitz chiamava sua cugina quindicenne rivelandole
che il suo corpo aveva strani meccanismi per cui, all’improvviso, considerava sexy ed eccitante il suo idiotissimo fratello
minore?-, ma…
… ma non
poteva andare a rivelare… certi dettagli…
Dio. Fulminami adesso o mai più.
…
Grazie. Sempre un piacere
discorrere con te.
“…
sentì…” bisbigliò “… per… ehm… l’altro… ehm… problema?”
Tom
sentì le guance e il collo e le orecchie –perché ne possedeva un paio pure lui,
anche se molti avevano dei dubbi- avvampargli.
“…
chiuditi in bagno con la scusa che devi svuotare la vasca… e fai-da-te… magari
prima fai addormentare Bill in qualche modo…”
“… NO!
Non posso chiudermi in bagno e farmi una sega pensando a mio fratello!”
Hanneke
sospirò. “Tom… concentrati… pensa a Saki, Gustav e Georg che fanno il limbo vestiti con un gonnellino di
paglia e perizoma rosa shocking…”
“… penso
che il problema sia passato…” … ora gli veniva da vomitare però… “… ma che
faccio se mi si ripresenta quando torno di là?”
“…
immagina Helmut con un tutu…” rispose spiccia.
… sì, ma che schifo!
“Credo
che non ci saranno problemi…” rispose in un soffio, cercando di resettare la mente da quelle orrende visioni.
“Tom!” lo richiamò Hanneke “Hai
mollato tuo fratello mezzo nudo e ammalato sul letto, vuoi decidere di fare
quel cazzo di dovere da fratello maggiore, visto che
ti diverti così tanto a ripeterlo?”
Tom
sgranò gli occhi.
Bill.
“Sì,
giusto, ciao!”
E ancora
prima di darle il tempo di salutarlo, aveva già messo giù la cornetta,
precipitandosi di nuovo nella camera di suo fratello.
Ricordati di Saki
che balla il limbo con il perizoma rosa shocking. Ricordalo e non avrai
problemi!
Tom
sospirò nel vedere Bill avvolto malamente
nell’accappatoio bianco.
Dio, era
terribilmente tenero e carino. Non poteva farci niente. La sua mente gli faceva
dimenticare Saki e l’allegro circo travestito… mentre
gli riempiva i neuroni con l’immagine di Bill
placidamente appallottolato e addormentato.
E sì.
Mezzo
nudo.
Ma quelli
erano futili e insignificanti dettagli no?
Forse.
Insomma. Vallo a spiegare
all’amichetto qui sotto che Bill mezzo nudo è un
insignificante dettaglio, poi ne riparliamo…
*
Tom
gli accarezzò piano i capelli e sorrise quando lo sentì mugugnare soddisfatto.
Era stata
una giornata che definirla delirante sarebbe stato un eufemismo. Non era stata
delirante. Era stata un cataclisma.
Ma era
sopravissuto.
Sono un figo.
E se sono ancora vivo dopo questo, gente, mi merito veramente un posto sul
calendario.
“Va un
po’ meglio?” mormorò all’orecchio di suo fratello, che annuì, sorridendo.
Non che
riuscisse a vederlo realmente, visto che la camera era immersa nel buio, ma lo
capì ugualmente.
Non c’era
sempre bisogno di parlare.
Anzi. Tra
loro due era proprio superfluo.
“Grazie,
Tomi…” mormorò rauco suo fratello.
Sorrise,
appoggiando le labbra contro la fronte di Bill e la
sentì ancora calda. “E di che?” gli chiese.
“Sei
stato qui tutto il giorno” gli rispose semplicemente, accoccolandosi ancora di
più contro di lui, come se non fossero già abbracciati talmente stretti da
quasi non respirare più.
“Cucciolo,
come faccio a lasciarti da solo?”
Sì. Ma. Che. Schifo. Manca la
sviolinata e il fascio di luce caratteristico e potrei essere il protagonista
di una commedia di serie B. Se mi va molto bene. Perché potrei arrivare alla Z,
ne sono sicuro.
Bill
si separò leggermente da lui, e Tom sapeva che stava
cercando di guardarlo negli occhi.
“Sono il
tuo cucciolo?” mormorò con voce bassa. E anche se era troppo buio per poter
realmente vedere, Tom sapeva che Bill
si stava mordicchiando il labbro inferiore in quel modo che lo rendeva ancora
più tenero di quanto non fosse abitualmente.
E poi se
lo ritrovò addosso.
Anzi.
Forse non
era l’espressione più corretta. Bill gli era già addosso.
Solo che
si ritrovò le sue labbra premute contro.
E se per
un attimo pensò al classico bacio fraterno, cui sui fratello sembrava
particolarmente legato negli ultimi giorni… beh, a dissipare tutti i suoi dubbi
ci pensò la sua lingua.
E no. Non c’erano troppe spiegazioni.
Bill
lo stava baciando.
Lo stava
baciando sul serio.
E quella
che aveva sulla schiena era forse una sua mano?
Oddio! Bill stava apertamente
limonando con lui!
In un
letto!
… e Bill
ha la febbre, idiota. È ovvio che non è in lui. È ovvio che…
Oh, ma
era veramente importante?
Tom
sospirò e chiuse finalmente gli occhi. E si lasciò andare.
Spense il
cervello.
E quello
che fu, fu.
*
“Spiegatemi
cos’ho fatto di male nella mia vita per meritarmi voi!”
Tom
si portò una mano alla tempia e imprecò mentalmente contro David e il suo tono
di voce.
“Siete
stati a casa un mese! E scommetto che non avete starnutito neppure una volta! E
dopo quattro giorni, e dico quattro giorni, di lavoro, Bill
ha la brillante idea di ammalarsi…” ringhiò il manager “… e, per favore, Tom, ripetimi cosa ti ho detto di non fare ieri mattina…”
“… di non
ammalarmi…” rispose cupo.
“E
cos’hai fatto tu?” gli chiese sarcasticamente.
“Mi sono
ammalato…”
“Ecco, e
adesso spiegami perché io non vi debba odiare!”
Perché non è colpa mia! Questa
volta sul serio! È colpa di Bill… se non si metteva
in testa di baciarmi, io non mi sarei mai preso la febbre, questo è fuori
discussione… ed è pure fuori discussione che io gli rifilassi un due di picche.
Non sono mica scemo…
“Beh,
comunque vestiti che dobbiamo andare… domani sera abbiamo un concerto e non si
può rimandare, quindi cerca di stare bene, forza!”
… e ora io vorrei sapere perché,
se mio fratello si sveglia con la luna storta allora il mondo si deve fermare…
mentre se io ho quaranta di febbre, devo comunque fare un concerto…
Bill gli
passò una mano sulla fronte e gli sorrise. “Dai, Tomi, ci penso io a te, vedrai
che starai meglio…”
Beh…
forse poteva anche concedersi il lusso di sopportare la malattia…
****
Note dell’autrice: Io non ne posso più di questi
capitoli senza fine ._. non è possibile ritrovarsi sempre a stipare dentro un
capitolo una quantità industriale di scene -_-
Comunque.
Ciao! ^_^ Come va? Io benissimo da lunedì (yeahhhhh
>_< fanculo Kant XD),
visto che ho finalmente dato il tanto temuto esame (e oserei pure dire che lo
sbatti è servito anche a qualcosa ù_ù). Vi ho fatto
un po’ attendere con questo capitolo, ma che volete farci? È infinito ._.
Allora,
note tecniche… come sempre si ringrazia ana per la
sua presenza nelle veci di Hanneke… poi… la penultima
scena, lo so, è di una melassa che fa venire realmente la carie. -_- Ma so
anche che a leggere certe cose non è come scriverle (perché mi piace leggerle…
ma scriverle, mi ritrovo a fare più o meno i pensieri di Tom
-_-)… quindi spero che vi piaccia. Ho dovuto mettere il ‘cucciolo’, più per
dovere morale che altro. Semplicemente, non potevo non metterlo. E con questo passo
e chiudo e torno a scrivere perché il mio cervello sta elaborando decisamente
troppe idee ç___ç *si dispera al pensiero di tutte le nuove storie da scrivere*
[Nota
aggiunta dopo perché me n’ero dimenticata -_-‘: QUI potete trovare il disegno
che Ross ha fatto di Hanneke
*___* Danke schon!!! *___*]