Notausstieg

 

Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto raccontato in queste pagine.

 

Step # 4: La promozione

[Hamtaro ha sempre ragione]

 

****

 

“Io spero che abbia mal di gola…” sussurrò Georg. E Tom annuì. Mentalmente, però. Così, nel caso David avesse guardato verso di lui, avrebbe potuto dissociarsi.

Ah. Era un figo dalle idee decisamente troppo intelligenti.

“La smetti di guardare il vuoto, Tom?”

Tom si riscosse e si girò a guardare il bassista. “Dicevi?”

Georg scosse la testa. “Sei senza speranze…”

“Certo che è da un po’ che hai la testa da un’altra parte…” constatò Gustav, guardandolo con attenzione “…non è che ti sei innamorato?”

Eh. Ma. Che. Palle.

Cioè… era mai possibile che lì si stesse parlando di Gulcan, GULCAN, cazzo, una piaga del mondo addirittura superiore a suo fratello, e il discorso, invece, finiva con un suo presunto amore?

Bill ridacchiò seduto accanto a lui. “Innamorato…” mormorò, girandosi a guardarlo “…e chi sarebbe la fortunata?”

Stronzo. Stronzo. Sbronzissimo fratello.

Che poi… ‘innamorato’… ma sti cazzi. Diciamo… piacevolmente attratto. Da un fottuto stronzo. Per di più incomprensibile.

Che. Culo.

Georg scoppiò a ridere. “La sua mano destra, secondo me… da quando non scopi, Tomi?”

Tom lo fulminò con uno sguardo. Non tanto per la battuta, ma…

… beh. Era vero. Era, pericolosamente, vero.

Lui. Non. Scopava. Più.

Da un’infinità di tempo!

Oddio.

ODDIO.

Si stava trasformando in Bill?

… o peggio…

Dio. È tutta colpa sua! SUA!

Tom assottigliò gli occhi. “Quello è il tuo grande amore, Georg, non ti ruberei mai la ragazza…”

E forse il bassista avrebbe pure osato replicare, cercando di metterlo in imbarazzo –perché, cazzo, si sentiva le guance in fiamme?-, ma David lo salvò.

In corner.

E preparati, perché la partita la stanno conducendo loro –loro? Lui, in effetti… sempre e solo lui, dannazione-. Bill è un tiratore scelto, col cavolo che non ci sa fare con lo sport… quello ha proprio una mira incredibile…

“Siamo arrivati…”

E d’accordo. Andiamo ad affrontare la pazza…

“… e comunque, Georg, io spero che cada da uno dei suoi trampoli…”

“Ma allora mi ascoltavi, cretino!” 

 

*

 

“I Tokio Hotel!!”

Tom chiuse gli occhi per un istante. Un solo, minuscolo, istante.

No. Non sta gridando. È solo un’impressione. Una pessima impressione, in effetti, ma non sta affatto gridando. Quindi, criceto dei miei stivali, togliti i tappi delle orecchie e concentrati, perché devo sorridere.

Gulcan si avvicinò a loro dall’alto dei suoi dieci centimetri –abbondanti… più che abbondanti, constatò Tom dopo una rapida occhiata- di tacco.

E lui si dipinse sul viso un sorriso smagliante.

Eh, le pubbliche relazioni sono importanti… ora però, Georg, se quando si gira la placchi, non sarebbe male…

Come sempre si sentì un cretino patentato nel momento in cui la conduttrice chiese loro una foto. Ma c’era abituato.

Il lavoro era lavoro.

E lui era un professionista.

Uno serio. Che sapeva quando e come e perché stare al gioco.

Perché sì, sapeva fare il suo dovere.

Insomma.

Se c’era da lavorare, non si lamentava.

Era stata una sua scelta. E ne prendeva tutte le conseguenze.

“Oh no, di nuovo lui! No, ma veramente, Viva non ha abbastanza finanziamenti per prendere un divano con lo schienale?”

… beh… forse non proprio tutte le conseguenze.

Perché non stava scritto da nessuna parte che lui dovesse procurarsi una scogliosi per mantenere vive le pubbliche relazioni, eccetera eccetera.

Bill si sedette accanto a lui. E Gulcan sorrise. “Avevate detto che l’avreste portato voi…”

Suo fratello ridacchiò, cercando una posizione comoda… no… cercando una posizione vagamente meno scomoda. Lo vide appoggiare una mano sul divanetto e accavallare le gambe.

E Tom si ritrovò con il polpaccio di Bill addosso.

E forse non ci sarebbe stato nulla di strano. Bill era Bill, no?

Bill gli si appoggiava contro e faceva tutte le sue cose, ecco, anche davanti ad una telecamera.

… però Bill gli lanciò un’occhiata veloce.

Quasi a voler sincerarsi che se ne fosse accorto.

… come se fosse possibile per lui non notare Bill.

Certo che se n’era accorto. Se n’era accorto più che bene. Talmente bene che forse anche qualcun altro se ne stava accorgendo…

cazzo, era proprio un depravato senza ritegno! Era solo una fottuta gamba di Bill appoggiata ad una sua fottuta gamba. Niente. Di. Niente.

Niente per cui… esaltarsi, ecco –la parola ‘eccitarsi’ collegata a suo fratello gli provocava ogni volta qualche brivido freddo-.

Però non era solo la sua gamba. Erano anche gli sguardi che Bill gli lanciava ogni tanto. Perché non poteva essere così rincoglionito –sì, ok, poteva esserlo, ma non in quel caso- da non accorgersi di… certi sguardi.

Certi’, aggettivo indefinito perché di certo non avrebbe saputo classificarli.

Sapeva solo che erano ‘certi’. Ed erano, ovviamente, diversi dai ‘soliti’.

Ah. Lui era estremamente portato per la sintesi.

Comunque! Ecco. C’era la gamba. C’erano ‘certi’ sguardi. E poi c’era la mano di Bill appoggiata sul divano. Praticamente incastrata in quel minuscolo spazio tra lui e suo fratello.

E non è che la mano di Bill stesse facendo qualcosa però… però era lì, no? Era proprio lì, a contatto con lui e…

no. Sul serio. Lui non ci capiva più niente.

“Mi sa che il nostro Tom oggi è un po’ sulle nuvole… troppe ragazze a cui pensare?” la voce –o l’urlo da donna/moglie dello Yeti… perché era risaputo che la moglie dello Yeti fosse una gran scassapalle e pure munita di acuti disumani- lo fece quasi sobbalzare. Cazzo. Non si era accorto di star osservando un punto indefinito davanti a lui. “… o forse ce n’è una in particolare?”

Tom sfoderò il suo ghigno migliore. “Decisamente no… ci sono troppe belle ragazze là fuori, perché accontentarsi di una?”

Però di uno, magari… Gli scoccò la sua mente malefica.

… criceto, fai il tuo dovere o giuro che ti licenzio…

Gulcan gli rispose con una battuta, che lui non colse.

Bill aveva improvvisamente allontanato la gamba da lui.

E anche la mano.

 

*

 

Tom lanciò un’ultima occhiata a Bill, prima che iniziasse il solito conto alla rovescia, segno che la pubblicità stava ormai per terminare.

E Tom non ebbe il tempo di realizzare cosa stavano portando in studio, che subito Gulcan riprese a parlare. O urlare. Insomma, ad apportare il suo contributo all’inquinamento acustico.

“Bene, siamo di nuovo qui in compagnia dei Tokio Hotel…” pausa di rito con conseguente urla isteriche –per la gioia delle sue povere orecchie, già deabilitate da Bill e Hanneke- “… e pronti per fare un piccolo esperimento. Testeremo le capacità dei gemelli e mostreremo chi dei due è  un uomo da sposare…”

… sull’uomo non ho dubbi… ma per il matrimonio te lo scordi, tesoro…

Bill, Tom, venite!”

Tom vide Bill girarsi verso di lui e sorridergli, e ne fu grato. Almeno sembrava che lo scazzo improvviso gli fosse passato.

I due seguirono Gulcan, che si era portata dietro ad un bancone, appositamente fatto entrare per l’occasione, ricoperto di… cibo?

Che razza di roba era quella?

“Per fare le cose per bene, ci servono i grembiuli!”

no. Ci serve che tu chiuda la tua bocca…

Una donna entrò in studio portando due grembiuli. A fiori.

Oltre il danno, pure la beffa.

Due grembiuli praticamente identici, se non per il colore. Uno era blu, l’altro rosso.

Mi ricordano un po’ troppo qualcosa…

Bill afferrò immediatamente il grembiule con i fiori blu, lasciando l’altro a Tom, che maledì mentalmente il giorno in cui Gordon aveva deciso che suonare la chitarra fosse una cosa da fighi.

Suonare la chitarra era una cosa figa.

Dover indossare uno stupido grembiule davanti a mezza Germania era una cosa idiota.

E visto che le due cose sembravano collegate da quel filo bastardo chiamato ‘showbiz’… beh, aveva tutte le ragioni del mondo per maledire l’inizio di tutto.

Prese a trafficare con il grembiule, quando sentì Bill avvicinarsi e sorridergli. “Faccio io…” disse, prima di iniziare ad allacciargli il grembiule dietro la schiena.

Era una cosa imbarazzante.

E carina da morire.

Era una di quelle cose che, a casa, non avrebbe quasi avuto significato, ma…

… MA…

Erano in televisione… e le pazze scatenate amanti di un certo fandom… erano sempre, drammaticamente, in agguato.

Però rimaneva una cosa carina.

Anche perché poi sarebbe toccato a lui allacciare quello di Bill e…

… e sti cazzi. Quando si girò verso suo fratello, notò che ci aveva già pensato Gulcan.

Ma guarda questa come si allarga…

“Bene! Ohhhhh, guardateli! Sareste già da sposare per come siete conciati!”

Ancora con questa storia? Non. Ti. Sposo!

… e di certo non ti lascio Bill, quindi tieni giù le mani, tesoro…

Bill ridacchiò e seguì Gulcan dietro il bancone.

“Ottimo” proseguì la conduttrice “… adesso si può dire, a voi la parola! Io vi tengo i microfoni… voi… non so, strabiliateci con qualcosa!”

Tom lanciò un’occhiata a Bill. ed ebbero lo stesso pensiero. Com’era buono e giusto che fosse.

La Salsa!” dichiararono in coro, facendo scoppiare a ridere il pubblico in sala.

“Oh! Perfetto allora! Assisteremo finalmente alla preparazione della famosa salsa made in Kaulitz!”

Bill annuì. “Però ci vuole un po’ di musica… è più bello!”

Tom annuì, sorridendo. Però, magari, evitiamo Don’t Cha che mi vengono in mente solo cose poco consigliabili… e una formula del tipo: io, te, e un bancone da cucina.

E qualcosa che c’entra molto poco con il parlare generico e molto più con Reden

“Io voglio Timbaland!” dichiarò senza pensarci.

Bill si girò a guardarlo. “Nooooo

Ma Tom annuì con più vigore. “Timbaland è rilassante…”

Sorrise quando vide Bill sbuffare e stringersi nelle spalle. “Ok…” gli concesse.

Gulcan battè la mani davanti a sé. “Bene, adesso vediamo di far partire qualcosa, allora… intanto, fate pure tutto ciò che serve…”

Tom lanciò un’occhiata a Bill e non ci fu bisogno di parlare. Tom afferrò il salame che faceva bella mostra di sé sul ripiano, e Bill iniziò a versare il contenuto del cartone del latte dentro ad un pentolino.

“Ecco, allora, io taglio questo, mentre Bill si preoccupa di far scaldare il latte…” disse, davanti al microfono che Gulcan gli reggeva.

Tom tagliò il salame a fette e poi lo ridusse in pezzetti più piccoli, mentre Bill mescolava il latte, aggiungendo lentamente la senape.

“Adesso questi” disse, indicando i pezzetti di salame “vanno in una padella, così possono cuocere bene, mentre Bill sta versando la senape nel latte”

Suo fratello si girò e annuì, sorridendo.

Fu in quel momento che, finalmente, partì la musica.

‘The way I are’ di Timbaland.

Tom prese una padella, la riempì con i pezzetti di salame e la mise sul fornello accanto al pentolino su cui stava lavorando Bill.

“E direi che adesso bisogna mettere…”

“… il ketchup!” concluse per lui Bill.

Tom sorrise e annuì, mentre Gulcan si preoccupava di commentare il tutto con un’affermazione quantomeno veritiera. “Hey, che sintonia!”

… fin troppa… non immagini neppure quanta sintonia ho con Bill

E fu nell’istante in cui stava per versare il ketchup nel pentolino, il cui contenuto continuava ad essere mescolato da Bill, che Mr Timbaland decise di giocargli un brutto scherzo.

But together we be the perfect soulmates

Bill sollevò lo sguardo dal pentolino e lo posò su di lui.

Diooooooo, non mi far venire voglia di baciarlo quando ci sta guardando mezza Germania, te ne prego!

Tom distolse lo sguardo, ma non riuscì ad impedirsi di sorridere.

La verità era che, da quando Bill aveva preso a rispondere ai suoi baci, semplicemente non gli importava più di nulla.

Non sapeva neppure perché suo fratello lo facesse.

Aveva una paura fottuta a chiederglielo.

Sapeva solo che lo faceva. E che lui si sentiva bene e male e… Dio, bene. Soprattutto bene. E gli bastava.

La verità è che noi siamo proprio anime gemelle, Bill.

Talmente gemelle che prima erano la stessa cosa…

 

*

 

Bill continuava ad ammiccare al fotografo con sguardo consapevole. Tom si divertiva sempre a guardarlo, mentre posava per le sessioni fotografiche.

Bill era… era assurdo, doveva ammetterlo. Era assurdo perché non era umanamente possibile fare tutte quelle mossa da diva arrapata –e arrapante… grazie, Hamtaro, come sottolinei tu le sfumature, non le sottolinea nessuno- e continuare ad essere serissimi e professionali. Bill, però, ci riusciva.

E pure bene.

Dannazione a lui.

Tom, invece, si sentiva sempre un cretino. Sempre, sempre. Erano state proprio rare le volte in cui si era divertito a fare delle foto.

Stare dritto immobile come se avesse avuto un bastone infilato su per il culo –una fantastica immagine offerta dal suo amato cervello formato criceto, ormai denominato Hamtaro, perché era decisamente un nome simpatico- non faceva per lui.

… e si rifiutò di pensare, invece, a quanto suo fratello sembrasse nato per quello. Cioè… sembrava a proprio agio anche se sembrava avere un bastone infilato su per-…

Ok. Capito il concetto, ora piantiamola.

Bill continuava ad ammiccare al fotografo, spostando il peso da una piede all’altro, cercando sempre l’angolazione migliore per il suo sguardo da predatore sexy.

Oddio. Non aveva appena definito suo fratello un ‘predatore sexy, vero?

Quella era una SUA caratteristica! Non certo di Bill! La contrapposizione maschile della Bella Addormentata nel bosco!

Ok, qui abbiamo finito… tra un quarto d’ora ci spostiamo negli esterni…” esordì il fotografo, adagiando la macchina fotografica su di un ripiano.

Tom vide Bill rilassarsi all’istante e voltarsi nella sua direzione, prima di avvicinarsi.

“Allora, finito di fare la Diva seducente?” lo schernì Georg con un sorrisetto sulle labbra.

Bill fece una smorfia infastidita, dimostrando quanto divismo –o si diceva divinità? Oh beh, il concetto era quello- ci fosse in lui.

“Veramente, sai…” proseguì Georg “… scommetto che Paris Hilton viene da te a prendere ripetizioni…” ridacchiò.

“Quella non è figa neppure la metà…”

ERA IMPAZZITO.

Era. Veramente. Impazzito.

E se ne accorse quando si ritrovò tre paia di occhi puntati addosso.

Perché quell’uscita non… NON, ecco. E basta.

Oddiooddiooddio!

Aveva appena dichiarato che suo fratello era figo.

Così. Impunemente e candidamente, come un bambino.

“Sempre il solito, Kaulitz…” sentenziò poco dopo Georg, che non sembrava minimamente turbato “… sto fatto che siete gemelli non ti autorizza a continuare a fare dichiarazioni sul tuo bel faccino” concluse dandogli uno schiaffetto sulla guancia, prima di allontanarsi insieme a Gustav e lasciarlo da solo con Bill.

Bill.

Che lo stava guardando con quell’espressione dolce che riservava solo a lui.

Ah.

Ecco.

C’era uno che aveva effettivamente capito quello che aveva dichiarato.

“Grazie, Tomi…” gli disse sorridendo.

E Tom distolse lo sguardo, imbarazzato. Gli aveva appena detto che lo trovava bello.

Cioè… lui! Lui che sbavava su Angelina e Ashley senza alcun ritegno!

Dio. Veramente. C’era qualcosa di assurdo in tutto quello…

“Dai, vieni, dobbiamo uscire…” lo riscosse Bill afferrandogli un braccio e continuando a sorridergli.

E Tom notò che gli brillavano gli occhi.

Ecco.

Ciò che nessun fotografo sarebbe mai riuscito a immortalare, erano proprio i momenti come quelli.

Quando Bill era Bill e basta.

Quando Bill era con lui e gli sorrideva e gli occhi gli si illuminavano.

E sì.

Cazzo.

Era proprio stupendo.

 

*

 

“OK, ragazzi, adesso potete veramente sbizzarrirvi… fate quello che volete, lì ci sono i gavettoni, la mia assistente sta portando le pistole ad acqua… insomma, buon divertimento!”

Disse il fotografo, mentre impugnava la sua macchina fotografica e iniziava a muoversi attorno a loro, cercando la giusta angolazione per la luce.

Georg sorrise. “Sarà divertente…”

“Ricorda quello col fango” annuì Tom.

“Quello col fango faceva un po’ schifo…” borbottò Bill dietro di lui.

“Diva…” sentì scoccare Georg, prima di doversi tappare le orecchie per l’urlo che ne seguì.

Quel deficiente del loro bassista aveva pensato bene di iniziare la seconda parte della sessione fotografica lanciando un gavettone addosso a suo fratello.

“Sei un cretino!” ringhiò Bill, mentre si osservava critico la maglietta appiccarsi addosso al suo petto.

Tom scosse la testa. Afferrò un gavettone da uno dei secchi e puntò Gustav, poco lontano da lui.

Cercò di concentrarsi, perché Gustav si stava muovendo verso Georg. Alzò il braccio, caricò leggermente il tiro…

… e poi sentì qualcosa esplodergli in faccia –facendogli anche un male cane al naso- mentre due braccia e due gambe si aggrappavano a lui.

Bill…” sibilò. Quel cretino di suo fratello gli era saltato sulle spalle e gli aveva letteralmente spiaccicato un palloncino sul viso. “…sei un coglione…”

Bill scoppiò a ridere, stringendosi di più a lui e affondando leggermente il naso nel suo cappello. Tom percepì una sensazione stranissima nel sentire il trillo della sua risata direttamente nell’orecchio.

“Scendi…” gli disse, mentre l’espressione imbronciata veniva sostituita da una divertita.

“No” rispose laconico Bill, prima di ridacchiare di nuovo.

Tom sentì il corpo di Bill vibrare addosso al proprio.

Dio…

Sbuffò, anche se non era realmente infastidito. Fece passare le mani al di sotto delle ginocchia intrecciate di suo fratello, evitando di pensare che, appena qualche centimetro in più, e avrebbe stretto il sedere di Bill e non le sue gambe.

E poi ci pensò quello stronzo patentato di Georg Listing a distruggere l’idilliaco momento, decidendo di tirare un altro gavettone a Bill, questa volta in faccia, con una tale forza che:

1) Tom pensò di aver perso Bill per sempre;

2) suo fratello si sbilanciò all’indietro. Tirandosi addosso pure lui. Col risultato che finirono entrambi distesi per terra come due sacchi di patate.

Due gran bei sacchi di patate, senza dubbio, ma la parte imbarazzante del tutto non diminuiva affatto.

“STRONZO!” gridò Bill, massaggiandosi il sedere e cercando di rialzarsi in qualche modo. Tom si sistemò i jeans, cercando di non trovarsi coi pantaloni all’altezza delle caviglie, e si girò a guardare suo fratello.

“Vendetta?”

Bill annuì, con l’aria imbronciata e lo sguardo da incazzato nero, quello che riservava a lui, solitamente, per le grandi occasioni.

Iniziarono a tirare gavettoni addosso a Georg con tutta la forza che possedevano. E Tom non si stupì di alcuni lanci notevoli da parte di suo fratello. Il gran bastardo sapeva essere fin troppo maschio quando serviva, e la sua faccia –colpita da mestoli e padelle e altre attrezzature culinarie di questo genere- lo sapeva bene.

“Sei uno stronzo Georg, mi sono fatto un male cane, cazzo…” ringhiò ostile Bill, mentre lanciava l’ennesimo palloncino addosso al bassista.

Tom sentì già il profumo della vittoria.

Ma non lo sentì più quando percepì un’ondata d’acqua travolgerlo in pieno e suo fratello ritornare il pazzo isterico di sempre. “Ahhhhhh!”

Ci mise qualche secondo a capire che Gustav era andato a rinforzare le linee del nemico G, procurandosi due Super Liquidator.

Bill lasciò perdere i palloncini. Un istante dopo se lo ritrovò spiaccicato dietro di lui, nel tentativo di usarlo come scudo.

Grazie Bill, sei sempre un tesoro nei momenti difficili…

Suo fratello fece scivolare le braccia attorno a lui e Tom non potè impedirsi di sorridere leggermente quando Bill lo strinse maggiormente a sé.

E non riusciva proprio a cambiare espressione, nonostante Georg e Gustav stessero facendo di tutto per innaffiarlo completamente. Dio, si sentiva già le mutande bagnate.

Tu piccino – si fa per dire – lì sotto cerca di resistere al freddo, ok?

E poi il sorriso gli si congelò sul viso.

Perché lo sentì.

E Dio, lo sentì decisamente bene.

Benissimo, in effetti, perché era proprio… beh… cazzo! Era esattamente contro il suo culo –e, doveva ammetterlo, era alquanto imbarazzante come immagine-.

O.D.D.I.O.

Tom deglutì.

Bill si irrigidì all’improvviso.

E Tom deglutì di nuovo.

ODDIO.

Suo fratello era…

… Dio…

… eccitato…

… decisamente e dannatamente eccitato…

ODDIO.

Ed era abbracciato a lui.

Merdamerdamerda.

Così va a finire che mi eccito, sì, insomma, mi esalto, pure io…

Merdamerdamerda.

Sospirò di sollievo quando sentì il fotografo dichiarare che avevano finito.

Solo che sentì Bill trattenere il respiro. E non se ne stupì affatto.

Bill si ostinava ad indossare quei pantaloni strettissimi e indecenti. E osceni. E… imbarazzanti, se ti capitava qualcosa del genere.

Cazzo

Era evidente che suo fratello non sapesse che fare. Ed era pure evidente che lui era troppo buono e gentile e dolce e tenero e affettuoso e ammirevole e amabile e…

Ok. Insomma, non poteva abbandonarlo nel momento del bisogno.

Sospirò.

“Saltami sulle spalle, come prima” mormorò.

“Eh?”

“Saltami sulle spalle…”

“Ma…”

“Fa come ti dico”

Bill sganciò le braccia dal suo busto e le portò sulle sue spalle. L’attimo dopo gli era di nuovo addosso.

Tom sospirò di nuovo. Ok. Poteva farcela.

Doveva farcela.

Prese a camminare spedito verso la struttura davanti a loro, tra gli occhi allibiti di tutto lo staff.

“Ma che fate?” sentì domandare, a ragione, Georg.

“… imitiamo un gavettone…”

Hamtaro aveva bisogno di un corso di ripetizioni in battute.

Che cazzo voleva dire che stavano imitando un gavettone?

“Cosa?” mormorò perplesso Gustav.

Bill annuì. “Proprio così, siamo un gavettone! Non vedi?”

Francamente no, Bill, ma è bello che il cervello bacato ce lo siamo diviso equamente nello scisma embrionale.

Cercò di non prestare attenzione ad altre voci, più che altro per non alimentare la consapevolezza che sì, effettivamente, Tom Kaulitz stava impazzendo.

Entrò dentro allo stabile, dribblò un altro paio di persone e puntò dritto verso il camerino.

Una volta dentro, sentì Bill scivolare lentamente giù dalle sue spalle.

E non gli servì girarsi e guardarlo per capire che era imbarazzato da morire.

Bill…” tentò di dire, senza sapere neppure cosa volesse esprimere.

Suo fratello abbassò il capo. I capelli bagnati gli caddero davanti al viso e Tom ebbe l’istinto di spostarglieli.

I suoi occhi agirono da soli. Scivolarono addosso a suo fratello e… beh… arrivarono

… e l’evidenza era notevole…

… e ora poteva pure spostarlo, lo sguardo, eh! Non è che qualcosa l’obbligasse!

Si morsicò il labbro inferiore e si costrinse a distogliere gli occhi.

“Grazie…” mormorò Bill in un sospiro.

Tom tornò a guardarlo e lo vide sollevare timidamente il capo e lanciargli un’occhiata che lo fece letteralmente morire sul posto.

Dio, avrebbe voluto così tanto poterlo baciare.

E forse a dimostrazione che, effettivamente, il cervello bacato era condiviso, suo fratello gli si strinse addosso. Intrecciò le braccia dietro il suo collo e si sporse verso di lui, pronto ad esaudire lo stesso desiderio che aveva formulato la sua testa.

Tom inclinò il capo e non ci pensò neppure un secondo a rifiutarlo.

Non sono matto. Non lo sono. Anche se sto baciando Bill, non sono matto…

… è che non posso non baciarlo…

Sentì le labbra fredde di suo fratello dischiudersi contro le proprie e lasciò che la sua lingua iniziasse a giocare con la propria. Le sue mani scivolarono lungo la schiena di Bill e andarono a posarsi sui suoi fianchi. Li strinse possessivamente e lo attirò a ancora di più, fino a sentire completamente l’eccitazione di suo fratello addosso.

Addosso e anche, drammaticamente, in mezzo alle sue gambe.

Cazzo, cazzo, cazzo.

Bill fece scorrere la lingua sulle sue labbra, prima di concentrarsi sul suo piercing, mentre le mani lasciavano il suo collo e si insinuavano nello collo della sua maglietta.

Tom sentiva il corpo freddo e bagnato di Bill a contatto con il proprio. Stretto contro il proprio. Mentre non faceva altro che cercare la sua bocca e le sue labbra e tutto. Se lo strinse addosso con ancora più vigore.

Sei mio, Bill. Sei mio. Punto. L’ha capito Liza e lo devono capire gli altri… e forse lo devo capire anch’ìo

Fu con molta – moltissima, dannazione – riluttanza che si separò da Bill. La porta non era chiusa a chiave e loro due stavano facendo qualcosa di decisamente inopportuno per uno studio pieno di macchine fotografiche.

Bill…” mormorò.

Chiediglielo! Avanti! Prima o poi dovrai chiarire cos’è questa cosa, no? Avanti! Chiediglielo!

Bill sollevò lo sguardo su di lui e Tom si perse completamente. Di nuovo.

“… dovresti andare in bagno… adesso che non c’è nessuno e… sì… hai capito…” concluse, guardando altrove.

Codardo.

… sì. Lo so, grazie Hamtaro, so di esserlo, adesso piantala.

Bill si morsicò il labbro inferiore, imbarazzato, e si staccò completamente da lui.

Ok…” sussurrò, dirigendosi verso la porta della toilette.

E Tom dovette veramente concentrarsi per non cedere all’impulso di aprire quella dannata porta e raggiungere Bill.

Tu. Sei. Solo. Un. Pervertito.

… sai Hamy, mi sa che hai ragione…

 

*

 

Tom bussò piano alla porta della camera da letto di Bill.

“Avanti” gli rispose la voce di suo fratello.

Tom aprì e gli sorrise. Bill era sdraiato sul letto e stava trafficando con il cellulare. Rispose al suo sorriso e appoggiò il Sidekick sul comodino accanto a lui.

Tom gli porse una tazza di the caldo che aveva preparato. “Tieni… altrimenti con tutta l’acqua di oggi rischi di ammalarti ancora…”

Bill sollevò un sopracciglio. “Ti sei ammalato anche tu!”

Sì, perché tu mi hai ficcato la lingua in gola, scemo…

Tom si limitò a stringersi nelle spalle e ad accomodarsi accanto a Bill.

“Grazie comunque…” mormorò suo fratello, mentre si portava la tazza alle labbra.

“Non c’è di che…”

Bill si girò a guardarlo, come in attesa.

“Beh?” chiese Tom spalancando gli occhi. “Che vuoi?”

“Sto aspettando…”

Tom deglutì. “Cosa?”

“Lo sai!”

Tom deglutì di nuovo. “No…”

Bill sbuffò, leggermente infastidito. “Voglio che mi chiami ‘cucciolo’…” mormorò con una vocetta infantile che Tom, ovviamente, trovò adorabile.

Melenso. Sei. Melenso.

Si girò dall’altra parte, mentre sentiva uno strano calore avvolgerlo dentro.

Dio, si stava proprio rammollendo del tutto…

“No” rispose, cercando di fare la persona sostenuta.

Bill gli si avvicinò e premette il viso contro il suo collo. “Allora posso chiamarti io così?”

“NO!” ribattè con più convinzione girandosi nuovamente verso di lui. “Non se ne parla proprio…”

“Dai!” insistette.

Tom scosse la testa. “No, non ho nulla di dolce o che si possa definire mediante la parola ‘cucciolo’, quindi scordati di chiamarmi così, già devo sopportare il ‘Tomi’…”

Bill sgranò gli occhi, meravigliato. “Ma tu sei dolce…”

Tom represse una risatina. Alzò una mano fino a portarla sulla guancia di Bill e l’accarezzò lentamente. “Senti, facciamo che ti chiamo io ‘cucciolo’ e la discussione finisce qui?”

Suo fratello gli sorrise allegro, e tornò a sistemarsi contro di lui, bevendo ogni tanto un sorso di the.

Tom sospirò, mentre con una mano accarezzava i capelli morbidi di Bill.

Chiuse gli occhi e si concentrò solo su quel momento.

Sul corpo caldo di Bill. Il suo viso così vicino. Il suo respiro sul collo. I capelli liscissimi sotto le sue dita.

Era un bel momento. Sì.

 

*

 

Tom sbadigliò molto poco elegantemente, afferrò il cellulare e si distese nel suo letto.

Aveva una promessa da mantenere, prima di potersi concedere una dormita coi fiocchi.

Il giorno dopo era libero da impegni, per fortuna. Ed erano ad Amburgo, non su di un tourbus. La cosa era ancora più bella.

Digitò quel pugno di lettere che sentiva di avere dentro, come se fossero stati macigni.

Doveva dirlo a qualcuno.

Doveva proprio.

‘Io mi sa che sono proprio cotto, Hanneke. E l’ho capito guardandolo negli occhi.’

Deglutì, nervoso da morire, e premette Invio.

Strinse forte il cellulare

E attese la risposta della ragazza che, sapeva, non sarebbe tardata.

‘Era ora! Ora devo solo farlo capire anche a lui... e risparmiami sms pieni di balle, lo sai che prima o poi dovrai farlo. Buonanotte’

Tom sorrise.

Sì. Forse avrebbe dovuto seriamente capirci qualcosa in tutto quel casino.

Però…

… però ci avrebbe pensato il giorno dopo.

Era troppo stanco per avere a che fare ancora con Bill, eccitazioni e situazioni imbarazzanti…

Facciamo che per oggi ne ho abbastanza, ok?

Spense la luce sul comodino.

E si addormentò.

 

****

 

Note dell’autrice: sì, un po’ in ritardo, ma finalmente arrivo con il nuovo capitolo^^ Capitolo che, ha un po’ di note varie da sottolineare. Ad esempio, Gulcan che fa fare la Salsa ai gemelli è stata scritta perché ana desidera fortemente che ciò avvenga nella realtà. La canzone di sottofondo (cioè quella di Timbaland), invece, è stata inserita perché avevo promesso di utilizzarla ad Ary. Inizialmente doveva essere per un’altra scena, ma poi nella suddivisione dei capitoli ho visto che non c’era spazio per lei, così l’ho messa qui. Only for you <3

Bene, è tutto, gente ^_^ Al prossimo capitolo!