Notausstieg

 

Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto raccontato in queste pagine.

 

Step # 5: La visita

[Ho una sorpresa per te!]

 

****

 

Nel momento in cui suo fratello era entrato in cucina e gli aveva sorriso, con quell’aria che prometteva solo guai, avrebbe dovuto rispondergli con un secco ‘No’ a priori.

Perché ormai era risaputo che non sapeva opporsi a Bill. Non sapeva opporsi e non sapeva inventare balle per farlo.

Quindi si ritrovava sempre, sempre!, in mezzo ad ogni cosa.

Quindi avrebbe dovuto batterlo sul tempo. Dirgli di no prima di sapere cosa volesse. Perché era chiaro che volesse qualcosa.

Gli occhietti luminosi, il sorriso dolce e l’espressione tenera erano chiari sintomi del fatto che volesse essere accontentato.

Per che cosa, ancora non lo sapeva, ma non era poi così importante.

Non poteva dargliele tutte vinte!

Non era più un bambino e viziarlo sempre e comunque non era la migliore espressione per dimostrargli quanto gli volesse bene.

Doveva farlo per lui!

Perché prima o poi qualcuno si sarebbe rifiutato di accontentarlo!

“Tomi, dobbiamo andare in un posto, tanto abbiamo la giornata libera!”

Dannati occhietti luminosi, sorriso dolce ed espressione tenera!

Ok, tanto non avevo nulla da fare…”

… sempre coerente, vero?

 

*

 

“Mi spieghi perché devo portarti in stazione?” domandò, cercando di non imprecare contro il traffico di Amburgo.

“Sorpresa!” rispose Bill sorridendo.

Sorpresa… l’ultima volta che diceva così mi sono ritrovato ad un appuntamento al buio con Heidi senza caprette. Non vorrei aver a che fare con Peter, oggi…

Tom svoltò a destra e si infilò nel primo parcheggio libero. Suo fratello lanciò un’occhiata al display che segnalava l’ora e si precipitò giù dalla macchina.

“Muoviti o arriviamo in ritardo!”

Tom sbuffò, mentre cercava di spegnere la macchina, slacciarsi la cintura, scendere, richiudere la portiera e stare dietro al passo di Bill.

Dopo i primi due passaggi si era già perso e suo fratello era già avanti di almeno sei metri.

Maledì i suoi pantaloni troppo larghi e cercò di stargli dietro, camminando ad ampie –beh più o meno- falcate.

Tom, quando imparerai a mettere dei pantaloni che siano della tua misura?”

“… potrei dire lo stesso di te, sai?” ribattè sbuffando, raggiungendo finalmente Bill che si era fermato ad aspettarlo.

Dai, muoviti!”

Suo fratello gli artigliò un polso con la sua manina smaltata e riprese a camminare, trascinandoselo dietro.

E Tom non si accorse neppure che dal polso, la mano di suo fratello era finita dritta nella sua.

E quando registrò il fatto di star camminando mano nella mano -… contava il particolare che suo fratello fosse a tipo un metro di distanza da lui e che sembrava stesse inseguendo Nena, tanto sembrava emozionato?- con suo fratello in pieno giorno e in pubblico…

… beh lo registrò. Punto. Che altro doveva fare?

Sì, beh… forse poteva anche togliere la mano… però… però sarebbe rimasto nuovamente indietro! E Bill si sarebbe arrabbiato! E avrebbe dovuto correre da solo con quelle trappole micidiali dei suoi pantaloni!

Ok.

Aveva trovato abbastanza scuse per continuare a tenere la sua mano in quella di Bill.

Si sentiva decisamente meglio.

Entrarono finalmente all’interno della stazione, ma Bill proseguì a trascinarlo giù per le scale e nel sottopassaggio.

Io continuo a chiedermi cos’ho fatto per meritarmi tutto questo…

“Ci siamo quasi!”

… per fortuna…tua e mia, te lo assicuro!

Bill lo trascinò su per le scale, verso il binario quattro e poi si fermò.

Dio ti ringrazio. Due minuti di camminata e ho il fiatone. Meglio non dirlo a David o mi accoppa sul serio.

E la vide.

Lei.

Ferma sul binario.

Con i capelli sciolti e il berretto calato sulla testa.

E quell’odioso sorriso smagliante.

Hanneke!”

Ora doveva trovare altre tre scuse abbastanza buone per non uccidere sia suo fratello che sua cugina.

E la prima poteva essere che l’avrebbero sbattuto dentro e poi avrebbero buttato la chiave.

e forse non sarebbe neppure male perché mi libero di due pazzi in un solo giro!

 

*

 

A parte che doveva ancora capire perché quella non gli aveva fatto sapere che sarebbe venuta ad Amburgo –e di sicuro faceva tutto parte di un suo subdolo piano per la conquista del mondo… o peggio! Per far conquistare a lui qualcos’altro… o qualcun altro-.

A parte che aveva appena scoperto che si sarebbe fermata a dormire da loro per la notte, perché il tragitto Magdeburgo - Amburgo due volte in un giorno era decisamente troppo.

A parte che Bill gli aveva candidamente offerto il suo letto e la sua camera.

‘Tanto dormo con Tomi’.

A parte che aveva dovuto subire la prima di una serie di occhiate da esperta da Hanneke.

Ecco… a parte tutto, la giornata non era iniziata poi così male.

Ovvio, avrebbe sempre potuto iniziare meglio, ma…

… oh beh, accontentiamoci, ecco…

Solo che non poteva sopportare pure quello!

“No, io non ci vengo!” si impuntò, incrociando le braccia al petto.

Ma Tomi!” piagnucolò Bill con aria afflitta.

“No, nessun Tomi, non attacca… non ho nessuna intenzione di venire con voi…”

Hanneke si fece avanti, appoggiandogli una mano sulla spalla, sorridendo. “Dai Tom, sarà più divertente se ci sarete tutt’e due insieme…”

… era una sua impressione o aveva volutamente calcato sulle ultime parole?

No, perché, insomma… erano in pubblico! E c’era Bill!

E…

… non stava insinuando niente, vero?

Tom sbuffò “E va bene…” acconsentì borbottando.

Tanto andava a finire sempre così. Che cosa ci provava a fare il duro della situazione, se poi era chiaro risultasse sempre quello più scemo?

Bill picchiò le mani davanti a sé e sorrise. “Sìììììì” squittì emozionato “Shopping con Tomi e cuginetta…”

No.

Doveva ricredersi.

Era impossibile risultare più scemi di suo fratello.

Solo che anche da scemo rimaneva… carino.

Era una situazione drammatica.

Molto. Drammatica.

 

*

 

Era. Esausto.

E sembrava quasi un eufemismo rispetto a come si sentiva realmente.

Perché sopportare due menti geniali come quelle dei sue due consanguinei, si stava rivelando un’ardua impresa.

Soprattutto sopportarli mentre facevano shopping.

Ovvero una delle attività da debellare da tutte le agende possibili e immaginabili.

E poi, porca miseria, c’era andato due? tre? settimane prima! Non era giusto.

Cosa ci guadagnava ad essere così buono, generoso, gentile, altruista, disponibile e molto altro che, in quel momento, non gli veniva?

Niente! Proprio niente!

Anzi! Al massimo ci perdeva pure. Perché aveva offerto il pranzo ai due –guadagnandosi un’altra occhiata da parte di Hanneke- e si era sorbito tutte le loro disquisizioni sul fatto che, ormai, bisognava anticipare la moda perché cambiava talmente molto velocemente e…

Beh. Basta. Si era fermato a quel punto ed era pure troppo.

E poi aveva dovuto tener fede ad una vecchia promessa.

Il cellulare ad Hanneke.

Perché la stronzetta mica se l’era dimenticato, no di certo.

“Non starai sbavando un po’ troppo?”

Tom guardò accanto a sé e incontrò lo sguardo di Hanneke. “Cosa?”

“Eri da mezz’ora in fissa su Bill…”

Tom sgranò gli occhi. “Ma non è vero!”

Sua cugina scosse la testa, sorridendo. “Se lo dici tu…”

Bill era a qualche passo da loro e stava facendo passare tutti gli appendiabiti come se stesse per operare qualcuno. Con una calma e una precisione invidiabili.

Tom sospirò, affranto. La tortura non era ancora finita.

E non voleva neppure pensare al fatto che l’ultima volta fosse terminata in un camerino, mezzo nudo con Bill che…

OK. Basta. Stop. Ferma.

Il concetto gli era chiaro.

“Certo che ha proprio un bel culo, Bill… secondo te è sodo come sembra?”

Tom annuì senza pensare.

Quando capì a che razza di domanda aveva risposto, si girò di scatto verso Hanneke. “Piantala!”

Lei lo guardò stupita. “Di far che?”

“Di… di… istigarmi!”

Hanneke scoppiò a ridere di gusto. “Istigarti? Ti istighi già da solo, non ti servo io…”

Tom sentì le orecchie scaldarsi. E per fortuna erano coperte dalla fascia.

Giuro che adesso prendo la gnometta e la rimetto sul primo treno per Magdeburgo

Comunque… comunque smettila, Puffetta…”

Puffetta?” esclamò indignata Hanneke.

Puffetta?” esclamò sorridendo Bill, che evidentemente aveva appena sentito la ragazza parlare.

Gli sembrava quantomeno fuori luogo fare il terzo personaggio della serie horror ad esclamare ‘Puffetta?’, così si limitò ad annuire.

Hanneke gli tirò uno schiaffetto sul braccio mentre Bill… beh… Bill

Wir singen Schubidubidu -schubidu schon am Morgen, Schubidubidu - schubidu in der Schule Schubidubidu - schubidu wenn wir spielen

Bill prese semplicemente a cantare la sua tanto amata canzone dei Puffi.

Ok… facciamo che per amore di tutti ti chiamo Memole?”

Sua cugina mise il broncio. “A me non piace Memole!” protestò.

“… neppure a me, ma soprattutto… non piace neppure a Bill, e questa è una benedizione…”

Schubidubidu - schubidubidu gute Nacht!”

 

*

 

Hanneke aveva accettato di buon grado la camera e il letto di Bill.

Ma Tom, in effetti, sapeva che l’unico motivo era che fosse estasiata dall’idea di lui nello stesso letto con Bill.

I piani delle fangirl pazze ormai gli erano chiari e limpidi davanti alla mente, poco da fare…

Bill gli si era raggomitolato addosso praticamente da subito. Era sempre stato così, in effetti. Bill era… appiccicoso. Ma in un modo che non gli dava fastidio. Non gliel’aveva mai dato.

… anzi.

Era bello stare così con lui.

Perché anche se non era un tipo romantico –per l’amor del cielo! Il romanticismo era la stronzata che chi non batteva chiodo aveva inventato per consolarsi, ecco-, certe volte gli piaceva essere coccolato.

Gli piaceva essere coccolato da Bill, soprattutto.

E, in quel periodo, gli piaceva pure di più del solito.

Perché è appurato che in questo periodo sto andando fuori di testa. Tra un po’ mi rinchiudono in un reparto psichiatrico. E buttano la chiave. Anzi! Per essere sicuri, la butto io!

Solo che…

… che se Bill continuava ad aggrapparsi a lui come un koala con la sua mamma, non sarebbe più stato in grado di ragionare a mente lucida -… da quando, Hamy, ragionasse a mente lucida, non era una cosa di cui bisognava discutere-.

E lui aveva bisogno di ragionare!

Aveva bisogno di capire!

Di far luce!

Chiarezza!

Dissipare la coltre di nebbia che offuscava le sue capacità intellettive!

E non c’erano dubbi sul fatto che, essere drammaticamente esaltato da Bill, lo rendesse anche alquanto poetico.

I miracoli dell’amore…

NO!

Ma che amore. Ma per favore.

A mio fratello voglio bene. Ecco.

È… carino.

E… ho una cotta –piccola, piccolissimissima- per lui.

Ma questo non c’entra nulla!

Comunque, lui doveva capire. Perché non ne poteva più. Insomma… il suo cervello si stava inceppando un po’ troppo spesso. Utilizzando la già collaudata metafora di Hamy, in pratica girava a vuoto sulla ruota. E non era una bella immagine.

Perché poi si sarebbe stancato. E se ne sarebbe andato. Abbandonandolo alla sua solitudine.

ma non era neppure quello il punto.

Il punto era che Bill era assurdo. Ed era impazzito. Ne più ne meno di lui.

Erano. Drammaticamente. Nella. Stessa. Merda.

Solo che…

… che io devo anche avere qualche certezza. Io lo devo sapere.

Sì.

Bill…” lo chiamò con voce soffusa, mentre già sentiva i denti cariarsi sotto l’effetto di tutto quello zucchero.

Suo fratello emise un mugolio di risposta e Tom capì che lo stava ascoltando.

“Devo parlarti…”

Sì! Vai così! Sicuro di te!

Altro mugolio in risposta. Si preannunciava una conversazione dagli ampi orizzonti.

“… è che… io non capisco, molto…”

“Lo so…”

Stronzo. Sei stato zitto fino adesso, puoi pure continuare, sai?

Tom si morsicò il labbro inferiore. “Uhm… bene… è che… ho un problema…”

Tu. Tu sei il mio problema.

e il fatto ironico è che forse sei pure la soluzione.

Cazzo.

Ecco perché non mi è mai piaciuta questa cosa delle cotte adolescenziali. Ti fregano sempre.

Bill si aggrappò di più alla sua maglietta e sistemò meglio il viso contro la sua spalla. “Cosa?” biascicò direttamente contro la stoffa.

“… è una faccenda delicata…”

Ennesimo mugolio di risposta.

Oh ma perché alle domande sceme mi rispondi, mentre, quando vorrei conforto, non ti degni neppure di ascoltarmi?

“… cioè… io non capisco, ecco… non capisco perché…”

Tom sentì Bill avvicinare maggiormente il viso al suo collo. Ormai riusciva a percepire i capelli di Bill contro la mandibola. Ed era proprio tutto inutile. La sua mano già fremeva per andare a posarsi sulla sua testa.

Fermati immediatamente e rimani lì buona! È un momento importante, questo!

“…perché?” borbottò Bill.

Tom sospirò e chiuse gli occhi. Non che facesse realmente differenza, era già buio pesto nella stanza.

“… perché mi baci…” disse piano, con uno strano tono calmo nella voce. Un tono decisamente contrastante con tutto quello che gli frullava nella testa. “… perché ti bacio… io… non lo so… perché? Perché succede tutto?”

Nel momento in cui le parole uscirono dalla sua bocca, si rilassò finalmente contro il cuscino.

L’aveva detto.

L’aveva detto!

Ora doveva solo sperare che Bill gli fornisse qualche risposta utile.

Perchè Bill aveva sempre le risposte utili. Era suo fratello, quello che aveva sempre un nome per tutto.

Lui no.

Forse non conosceva abbastanza vocaboli, non lo sapeva.

Solo che Bill non stava dicendo proprio niente. E la cosa stava diventando quantomeno snervante.

Insomma, non si aspettava grandi cose. Una parola o due. Magari tre. O una frase! Ecco, una frase sarebbe stata l’ideale.

A quel punto però gli andava bene pure il mugolio sommesso di poco prima.

Almeno avrebbe avuto la certezza che Bill non si fosse addormentato.

Dio… io devo ancora capire cosa ti ho fatto nella mia vita precedente! Non potevo essere peggiore di adesso, avanti!!

E poi sentì Bill muoversi leggermente. Lo sentì intrecciare le gambe con le sue. Mentre la mano rimaneva saldamente ancorata alla sua t-shirt.

“…perché mi piaci, Tomi… ora possiamo dormire?”

Lui deglutì.

Sbattè le palpebre una volta.

E deglutì nuovamente.

Dio…

Si sentiva un cretino.

Ma si sentiva così maledettamente bene che si sarebbe messo a gridare dalla felicità –perché quella era felicità, no? Insomma… aveva il cuore che gli batteva a mille. Non era normale! E di certo non era un attacco cardiaco… aveva solo diciotto anni, accidenti, doveva ancora godersi la vita!-.

Tom strinse a sé il corpo di Bill, facendo affondare il naso in mezzo ai capelli di suo fratello.

Oddio…

Non sapeva se quella fosse veramente la felicità.

Però… però gli piaceva.

Gli piaceva proprio tanto.

O forse gli piaceva solo Bill e basta.

E, Dio, per favore, fai durare tutto questo per un po’… ti prego, ti prego, ti prego…

… non lo voglio lasciare adesso.

… è troppo carino! Capiscimi almeno tu!

E lo coccolo… così è contento… e sono contento pure io.

… e se ora, chessò, sparissi per un po’ dalla mia testa potrei tornare a pensare a cose molto più terrene e maschili e sconce e decisamente molto meno poetiche e spirituali, ok?

 

*

 

Il momento esatto in cui passò dal sonno al dormiveglia, non riuscì a coglierlo.

Però colse altro.

Colse decisamente altro.

Colse così tante cose che avrebbe potuto compilare un elenco.

Colse, ad esempio, le labbra di Bill contro il suo collo.

Colse anche, le mani di suo fratello adagiate sul suo petto.

Colse, infine e soprattutto, una sensazione piacevole –fin troppo piacevole, dannazione- nel proprio basso ventre.

Ma, in realtà, la prima cosa che percepì in assoluto fu un’altra.

Bill che si strusciava come un verme addosso a lui.

Anzi.

Per essere maggiormente precisi –perché la precisione, in certi momenti catastrofici, era quantomeno necessaria!-, Bill eccitato e addormentato che si strusciava come un verme addosso a lui.

Lui. Che stava, per così dire, reagendo a tutto quello.

Ecco.

Sì.

Insomma.

Il caro amico là sotto stava di sicuro tentando una comunicazione gemellare non-verbale con l’amichetto di Bill.

Oh, ma che cosa carina…

Cazzo.

Era proprio il caso di dirlo! O pensarlo.

Comunque. La situazione era… fin troppo imbarazzante, fin troppo esasperante e…

Sì, ma porca miseria, io c’ho diciotto miseri anni. Io dopo un po’ non lo reggo più tutto questo stress. Io mi impicco. O impicco Hamy. O forse ci impicchiamo tutti e due e ci facciamo compagnia.

Bill…” cercò di chiamarlo, mentre tentava di spostarlo dal suo corpo.

Suo fratello sospirò contro il suo collo e si lasciò andare tra le mani di Tom, che riuscì a malincuore –sono un depravato, cazzo, un depravato maniaco sessuale!- a scivolare di fianco a Bill.

E fu in quel momento che suo fratello si svegliò.

Ovviamente.

Perché mica si poteva pretendere troppo da un mondo che, palesemente, lo odiava.

Perché Tom era sicuro che da qualche parte Madre Natura, o chi per lei, tenesse un libro nero con elencate le persone da torturare. E lui non aveva alcun dubbio riguardo a quale posto gli fosse riservato.

Però sta cosa mi sta pure un po’ rompendo, eh! Voglio dire, se mi fate sapere tu e quell’Altro lassù che cos’ho fatto, concretamente, di male… e cosa posso fare per rimediare e mettervi il cuore in pace, io lo faccio!

Giuro, giuro!

Parola di Lupetto.

anche se a me gli scout hanno sempre fatto un po’ schifo.

Ma non importa!

Una promessa è una promessa!

Tom sentì suo fratello trattenere il respiro. E non gli ci volle neppure un secondo per sapere il perché.

Perché Bill in quel momento si stava di sicuro vergognando come mai in vita sua.

Perché l’aveva sorpreso mentre, addormentato come un sasso, si strusciava –eccitato da morire, per la miseria! Ma che razza di sogni fai, Bill?- contro la sua gamba.

E un flash improvviso gli riportò alla mente un’immagine schifosa.

Ovvero Billy –l’orrido animale di Liza-la-vacca-convertita- che faceva la stessa cosa.

E mi dovete spiegare che cazzo c’ha la mia gamba di così erotico, perché non capisco…

“Scusa…” sentì Bill mormorare debolmente, prima di girarsi nel letto e dargli la schiena.

E Tom non riuscì a trattenersi. Non ci riuscì perché… perché no.

E perché non è che l’avesse spostato perché non lo voleva.

Anzi…

Ma… beh… era… imbarazzante.

Però, cazzo, gli piaceva.

Bill era… Bill.

E Dio, io non posso credere sul serio che tutto questo sia reale… io non posso eccitarmi così a causa sua… io avevo gli ormoni a posto, un tempo!

Tom si morsicò il labbro. E poi scivolò vicino a Bill. appoggiò una mano sulla sua schiena nuda e gli accarezzò piano le spalle.

Scusami, Tomi… non è colpa mia…”

Bill, i processi misteriosi del corpo umano maschile li ho scoperti molto prima di te, credimi…

“Non fa niente, Bill…”

Tom si avvicinò ancora un po’. E ormai la schiena di Bill era quasi contro il suo petto. La sua mano scivolò lungo il suo fianco e lo accarezzò leggermente.

“Non fa niente…” ripetè mentre chiudeva nuovamente gli occhi.

Sul serio Bill. Anzi. Se vuoi ti presto di nuovo la gamba, ok?

Tom si appoggiò alla schiena di Bill. Riusciva a percepire i movimenti lenti causati dal suo respiro.

Sporse il viso fino a raggiungere l’orecchio di suo fratello, mentre la sua mano non pensava neppure lontanamente di staccarsi dal fianco di Bill.

E chi la vuole muovere? Lì c’è e lì ci rimane.

Bill…” gli sussurrò “… pensa a Saki con gonnellino di paglia e perizoma rosa che balla il limbo…”

… Grazie Hanneke. Questa te la devo.

Bill non rispose.

Ma dopo qualche secondo il suo corpo iniziò ad agitarsi e Tom capì che stava ridendo. Non riuscì a trattenersi e scoppiò a ridere pure lui, contagiato dal trillo della risata di Bill che gli arrivava alle orecchie.

Suo fratello si girò verso di lui, senza smettere di ridacchiare divertito, e si sporse, fino ad incontrare le sue labbra.

Tom sospirò nel bacio, smettendo all’istante di pensare e concentrandosi solo su Bill. Aprì leggermente la bocca, mentre già la sua lingua tracciava i contorni delle labbra di suo fratello. Si spinse contro Bill, cercando di sentire e percepire solo lui, solo suo fratello.

Dio, baciare Bill era una delle cose che ognuno, almeno una volta nella vita, avrebbe dovuto fare…

però magari anche no. Me lo tengo io e basta.

E cara Liza tu sei stata graziata… diciamo che ha fatto pratica con te, per poi approdare felicemente nelle mani del sottoscritto.

Mani che sembravano aver preso vita propria.

Non se ne rese quasi conto, ma non ci prestò particolare attenzione. Accarezzò lentamente Bill sul petto nudo –lui e la sua mania di dormire perennemente in boxer, certe volte poteva rivelarsi una benedizione dal cielo- fino ad arrivare all’elastico dei boxer.

Non ci pensò. Fece scivolare le dita al di sotto della stoffa leggera e si lasciò scappare un sospiro direttamente sulle labbra di Bill.

“Aspetta…” gli disse suo fratello, afferrandogli saldamente il polso con la mano “… di là c’è Hanneke… non mi va che senta…” mormorò, tornando a stringersi a lui.

Tom sospirò, evitando di sottolineare il fatto che, poche ore prima, non si erano affatto preoccupati di chi avrebbe potuto sentirli.

Però, poche ore prima, non stavi tentando di intrufolarti nelle sue mutande...

Però Bill aveva ragione.

E poi conoscendo Hanneke, minimo minimo sarà appostata con un bicchiere appoggiata alla parete… le fangirl sono tutte pazze…

Tom fece passare le sue braccia attorno a Bill e sospirò.

E poi Hamtaro tornò a girare nel verso giusto della ruota.

E gli fece fare un pensiero intelligente. Un pensiero che non riguardasse le strane abitudini delle fangirl.

È solo per Hanneke. È per Hanneke che si è fermato. Non perché siamo due maschi. E non perché sono suo fratello.

… si è fermato solo perché qualcuno poteva sentirci…

Tom non se ne rese neppure conto. Lo strinse un po’ di più e affondò il viso nei suoi capelli, aspirando il profumo di shampoo e mille altri prodotti.

E pochi istanti dopo, si era già riaddormentato, cullato da quell’odore che avrebbe riconosciuto tra mille.

 

*

 

Tom si svegliò completamente, quando l’unico raggio di sole proveniente dalla finestra lo colpì dritto in un occhio.

Altro segno che io devo essere stato Jack lo Squartatore o qualcosa di simile in una vita passata…

Provò ad alzarsi, ma si accorse solo in quel momento che Bill era ancora appoggiato a lui e stava dormendo con l’espressione più beata di questo mondo.

E già lo vedeva Hamtaro agitarsi sulla ruota, preso dalla frenesia di fargli ricordare proprio tutto ciò che era successo durante la notte.

Il suo tentativo di fare sconcezze varie con le parti basse di Bill.

Quel depravato di suo fratello che gli strisciava addosso come un verme in calore.

La sua bocca… Dio, la sua bocca…

E ilmi piaci.

Mi piaci.

Dio…

Voglio. Uno. Psichiatra.

Scavalcò in malo modo il corpo di Bill, avvolto ancora dal lenzuolo, e si diresse con la grazia che lo contraddistingueva –ovvero qualcosa che variava da un elefante in tacchi a spillo e un rinoceronte con i pattini- in bagno, cercando di non imprecare a voce troppo alta quando quel fottuto spigolo della porta gli si conficcò, con precisione chirurgica, nel mignolino del piede.

Chiuse la porta del bagno e sospirò, mentre con una mano tentava di far sparire il dolore dal piede.

Sembrava un copione da film, come sempre. Ormai la sua vita era piena di questi momenti topici ad alta tensione, che semplicemente lui odiava.

Per l’amor del cielo, visti al cinema sarebbero pure stati uhm… divertenti? Ecco. Forse sì. Ma quello non era il cinema.

E soprattutto non era un film.

È la mia cazzo di vita, ecco.

E non stava parlando del piede.

Ma di un fratello celebroleso quanto lui che giocava a fare il gattino in calore.

… la cosa ironica –ironica? Quello era un film drammatico!- era che gli veniva pure dannatamente bene.

Troppo. Bene.

No, ma veramente, io non ce la faccio più.

Io voglio cambiare film!

Voglio… voglio andare in Tomb Raider! Per favore! Voglio Angelina! Voglio Angelina-senza-Brad e tutto quello che lei può offrirmi! Quello era il film per me, dannazione…

Si guardò allo specchio e si trattenne a stento di esprimere il suo disappunto quando notò il suo viso.

I dreads sciolti, lo sguardo da idiota e le guance arrossate.

Perfetto, sembro uno che ha appena scopato… e non l’ho fatto!

… purtroppo…

NO!

Diooooooooo

Urgeva un metodo drastico. Qualcosa che lo riportasse alla realtà subito. Ecco.

Qualcosa di secco. Netto. E preciso.

L’acqua fresca era troppo comune e troppo standardizzata nell’immaginario collettivo. Chissà perché, ma se uno doveva riprendersi da qualcosa, allora bastava rinfrescarlo.

Col. Cazzo.

No.

Serviva qualcosa di meglio.

Si girò verso la parete ricoperta di piastrelle bianche. Le guardò. E prese un respiro profondo.

Tre… due… uno…

Nel momento in cui la sua testa colpì –e neppure troppo forte perché all’ultimo lo avevano attraversato come una flash le parole ‘trauma cranico- il muro capì che forse c’era un motivo per cui tutti si ostinavano ad utilizzare l’acqua.

Faceva. Molto. Meno. Male.

Cazzoooooo! Cazzocazzocazzo che male!”

E i suoi precedenti tentativi di non far rumore sfumarono nel nulla, quando sentì un tonfo contro la parete e il grido di Georg (qualcosa di molto simile ad un “Fottiti Tom”, ma la testa pulsava talmente tanto che non ci avrebbe giurato) e la consapevolezza di aver sbattuto la fronte esattamente contro la parete della camera da letto del bassista.

Hamy, la prossima volta, fatti venire idee un po’ meno brillanti, è meglio…

 

*

 

Bill gli stava sfiorando dolcemente con i polpastrelli il punto in cui aveva sbattuto la testa.

“Come hai fatto a farti male, me lo spieghi?” domandò, sistemandosi meglio a gambe incrociate sul letto e continuando a massaggiargli la testa.

“Sono scivolato…” borbottò in risposta evitando di guardarlo.

Bill si era svegliato con il suo grido. Ed era ancora in boxer.

E i boxer gli facevano venire in mente solo una cosa.

La sua mano che tentava di farsi strada al loro interno.

Sono un essere impossibile. Sono un animale. Penso sempre e solo ad una cosa…

Hey, che è successo?” la voce squillante e allegra di Hanneke lo fece sobbalzare. La ragazza era in piedi sulla porta della camera, con l’atra tremendamente sveglia e un sorriso insinuatore stampato sul viso.

Bill si lanciò nel letto e afferrò un cuscino, piazzandoselo davanti e arrossendo leggermente. “Ho su solo i boxer!” esclamò agitato.

Hanneke sorrise apertamente ed entrò nella stanza, andando a sedersi per terra a gambe incrociate, esattamente davanti a Tom. “Non preoccuparti, Bill, per me non ci sono problemi…”

A Tom scappò un gemito di disapprovazione, che tentò di camuffare con un colpo di tosse. Vide Hanneke portare lo sguardo da Bill a lui, mentre il sorriso si allargava.

Comunque non ti guardo, così puoi vestirti…” concluse la ragazza chiudendo gli occhi, ma senza abbandonare quel sorrisetto consapevole che Tom stava iniziando a non sopportare più.

Bill si divincolò dal cuscino e il lenzuolo e raccattò i suoi jeans e la sua maglietta del giorno precedente dalla sedia.

“Io vado a prenderti un po’ di ghiaccio da mettere sulla testa, altrimenti ti farà ancora più male…” disse una volta vestito.

Tom lo seguì con lo sguardo mentre usciva dalla porta della camera, osservando i capelli scompigliati sulle sue spalle e quel fondoschiena che Bill non smetteva di mettere in mostra con i suoi jeans sempre troppo attillati.

Sospirò senza rendersene neppure conto e fu quando tornò a guardare davanti a sé che notò due paia di occhi fissi su di lui.

Hanneke lo stava guardando in un modo che non gli piaceva per niente. Proprio per niente.

Quel sorrisetto compiaciuto e complice e quell’aria da ragazza navigata lo mettevano tremendamente a disagio.

Cioè io, il Sex Gott che tutte le donne dovrebbero provare, messo a disagio da una quindicenne.

Il mondo sta proprio cambiando.

Non ci sono più le mezze stagioni.

Non sapeva cosa c’entrasse, ma ci stava bene.

“Beh?” scoccò infastidito “Che c’è?”

Hanneke sorrise ancora di più e Tom immaginò che si stesse sforzando per non ridergli in faccia.

“Ti brillano gli occhi quando lo guardi…” rispose lei emozionata, mentre si morsicava il labbro inferiore.

Tom aprì la bocca di scatto. E la richiuse subito, non sapendo cosa rispondere.

No, scusami, ma guarda che Candy Candy è l’altro gemello?

Non suonava molto bene…

Tom distolse lo sguardo, andando a posarlo di nuovo sulla porta aperta. “Ma smettila…” borbottò cercando di calmare l’imbarazzo.

“Guarda che è una cosa bella…” osservò lei, ridacchiando leggermente.

“Sì, certo…”

… non sei tu ad avere il problema che ti piace tuo fratello…

Soprattutto perché saresti proprio sfigata, sai?

Almeno Bill è bellissimo…

… oddio sto peggiorando…

 

*

 

Bill strinse Hanneke in un abbraccio. Tom, qualche passo dietro di loro, vide la ragazza sorridere felice e mormorare qualcosa, cui Bill rispose con una risata allegra.

Beh dai, per due secondi posso pure lasciartelo gustare…

però rimane mio…

Hanneke si separò da suo fratello, mentre un sorriso enorme faceva bella mostra di sé sul suo viso.

“Tieni” le disse Bill allungando la mano verso di lei “…questi sono due biglietti per il concerto di Magdeburgo… tra una settimana saremo lì quindi… beh, vieni a vederci…”

Hanneke lanciò un gridolino felice, afferrando i biglietti. E premurandosi di riabbracciare Bill, per fargli sapere che il pensiero era stato decisamente ben accettato.

Due secondi ok, ma quattro diventano un po’ troppi eh…

La ragazza si separò di nuovo da Bill e si avvicinò a lui.

Hey…”

Hey Memole…”

Hanneke alzò gli occhi al cielo. “Odio questo soprannome…”

Tom ridacchiò, allargando leggermente le braccia “E’ perfetto per te…”

Sua cugina scosse la testa e non se lo fece ripetere due volte. Si avvicinò a lui e gli si strinse addosso, affondando la testa nella sua t-shirt enorme. “Sono stata proprio bene, sai…” mormorò con una voce triste.

Tom sorrise intenerito, mentre le accarezzava la schiena con una mano. “Sì beh… non sei male da sopportare…”

Tom…”

“Uhm?”

“… vedi di comportarti bene, ok? E comunque il mio cellulare nuovo è sempre disponibile…”

Tom scoppiò a ridere, mentre Hanneke si staccava dall’abbraccio. La guardò negli occhi e vi lesse proprio tutto.

Ma tanto erano tutte cose che già sapeva quindi…

Le calò maggiormente il berretto da Memole in testa e sorrise. “E comunque, con quello che l’ho pagato, vorrei ben vedere…”

Hanneke sorrise e salì sul treno, salutandoli con la mano dal finestrino.

Qualche istante dopo le porte si chiusero e il treno prese a muoversi lentamente lungo il binario.

Era praticamente appena partito quando il suo cellulare segnalò un nuovo messaggio in arrivo.

‘Coccolalo da parte mia, mi raccomando…’

Tom sorrise, riponendo il cellulare in tasca e seguendo Bill giù per le scale, diretto verso il sottopassaggio.

Facciamo che lo coccolo da parte mia, ok?

 

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Note dell’autrice: Cioè… io sono stanca! ç_ç Io non ne posso più di questi capitoli infiniti ç___ç *disperata* E’ stato scritto in tre giorni. Cioè, tre giorni. E con modalità assurde XD. Ovvero prima la metà. Poi la fine. Poi l’inizio. -_- Va beh.

Note varie su questo capitolo… è colpa di ana. Perché è stata lei a volere un nuovo incontro tra quei tre. Mia è la parte centrale coccolosa <3 Poi… parliamo di Memole XD Memole l’ho pensato io… cioè Tom (ormai quando parlo di lui, parlo come se fossi io quindi -_-)… e ad ana (cioè Hanneke) non piaceva. Perché lei voleva Puffetta e Bill che cantava la sigla. Ora. Io sono Tom, giusto? e Tom decide, perché qui è tutto dal suo punto di vista. Quindi Puffetta e sigla ci sono… ma Hanneke rimane Memole XDDD (però mi dissocio su una cosa! Io adoro Memole! XDDD). (E, per la cronaca, quella è veramente la sigla tedesca dei puffi XDD)

In questo periodo sono presa da frenesia scrittoria. Che significa? Che prestissimo troverete una nuova fic, ecco che significa. La cosa drammatica è che è l’ultima di una serie di storie che ho in mente ad essere nata. Solo che… che voleva uscire. Tanto che il primo capitolo è già pronto, praticamente. Ed è una storia fighissima con un Bill che… beh, faticherete a riconoscere XDDD. E che ha pure un titolo stupendo ‘Thanks for the memories’ *___* (si ringraziano i FOB ù_ù). La vedrete prossimamente sui teleschermi *annuisce*.

Ultima cosa, ma importante! Già scritto in LC, ma tengo a sottolinearlo pure qui. So che molti di voi, purtroppo, non conoscono Sara (http://eclectic-doll.livejournal.com/), però la conoscerete perché parteciperà al concorso per i MM su MA. Ecco. Quello che voglio sottolineare è che *questo* Tom e il *suo* Tom non sono la stessa cosa. Lo dico perché hanno un tratto della loro personalità che si accosta. Entrambi sono dei buffoni. (Tom Kaulitz E’ un buffone ndAna) Ma qui finisce la somiglianza. Il suo Tom fa battute. Il mio Tom fa battute. Ma non sono la stessa cosa. Tengo a sottolinearlo perché non voglio per nessun motivo che le si venga detto qualcosa di assolutamente falso come ‘assomiglia a quello’, solo perché non ha mai pubblicato sulla community, tutto qui.

E chiarito pure questo vi lascio, perché sono quasi stanca di scrivere ç_ç

Al prossimo capitolo… in cui ci sarà la scena che dà titolo alla storia *______*