Notausstieg

 

Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto raccontato in queste pagine.

 

Step # 6: Il concerto

[tWiNcEsT.QuEen vs Sick Hamster: la parola al criceto]

 

****

 

Trattenne a stento uno sbadiglio, mentre con una mano afferrava la sedia e la allontanava dal tavolo.

Lanciò un’occhiata distratta al letto e non riuscì ad impedirsi di sorridere. Bill era rannicchiato in mezzo alle lenzuola con un’espressione beata sul viso.

La stessa, molto probabilmente, che faceva bella mostra di sé sul suo.

Perché non poteva impedirsi di sorridere come un idiota nel ripensare alla notte che aveva passato con suo fratello.

Che detta così lo faceva molto più figo di quanto in realtà non fosse.

Perché non avevano fatto proprio niente. Ma niente di niente. Sì, beh, ovvio… qualche toccatina ci era pure scappata, e ovviamente si erano baciati per un tempo che assomigliava all’infinito. Però la sua manina adorata non aveva mai attraversato la corazzata del nemico.

Valeva a dire l’elastico dei boxer di Bill.

Che erano protetti meglio di un forzino dei pirati.

Che poi dico, chissà cosa possono nascondere. Spero per lui –e per me- che sia uguale al sottoscritto pure là sotto…

O probabilmente il suo livello di autostima si sarebbe abbassato notevolmente.

Ma comunque, non è che potesse recriminargli veramente qualcosa. Bill gli aveva dormito addosso per tutta la notte e a lui…

e a lui andava bene così, perché era ormai chiaro che gli fosse stata assegnata la parte da protagonista nell’ennesimo film adolescenziale, in cui la verginella casta non si concedeva al macho di turno.

Bill, ovviamente, era la verginella.

Lui, ovviamente, il macho.

Che poi fosse ridotto ad una sorta di pessima imitazione di un cagnolino fedele, era un altro discorso. Rimaneva un figo.

Un cagnolino figo, per essere particolarmente precisi.

Tom distolse lo sguardo e si sedette sulla sedia, aprendo il laptop davanti a sé. Mancava ancora un po’ alla sveglia, e non voleva costringere Bill ad alzarsi prima del necessario.

Era già un miracolo il fatto che lui si fosse svegliato.

Navigò pigramente su internet, senza avere neppure l’ispirazione per godersi qualche donnina in abiti particolarmente succinti. Ma non se ne preoccupò. Era ormai chiaro che qualcosa, dentro di lui, non funzionasse più a dovere. E il fatto che trovasse più stimolante il suo amabile fratellino isterico piuttosto che un’adorabile coniglietta al lavoro… beh spiegava molte cose.

Ad esempio che devo essere del tutto matto per rimanere impassibile di fronte a… questo…

Scommetto che è l’ennesima punizione divina.

Ne sono sicuro.

Controllò le email ricevute, cestinandone più della metà –no, non voleva dimagrire. No, non voleva provare un nuovo metodo per la ricrescita dei capelli. No, non gliene fregava niente dei metodi di studio all’avanguardia, viveva piuttosto bene anche nell’ignoranza-.

E poi gli comparve davanti la finestrella di msn, cosa che lo fece sussultare di paura per un istante, perché il suo contatto era rigorosamente top secret.

Ma gli bastò dare un’occhiata al nickname per passare dalla paura, all’imbarazzo più totale.

 

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: Ciao Tom! Tutto bene? Mani a posto? Salute buona? Non vorrei che ti toccasse fare il concerto di stasera con quaranta di febbre!!

 

Doveva immaginarselo. Quella pazza della sua confidente/cugina/pervertita/e molto altro che al momento non riusciva a ricordare.

Figuriamoci se non arrivava a rompergli le scatole.

E poi il nickname! Ma era legale scorrazzare in rete con qualcosa del genere?

E canon sarà tua sorella…

 

Sick Hamster scrive: tutto alla grande, grazie. Mani a postissimo, dove credi che potrebbero essere???? Comunque tu? Tutto a posto? Emozionata?

 

Sii carino Tom, tienitela amica. Ti potrà sempre servire.

Lanciò un’occhiata a Bill, sperando che non decidesse di svegliarsi in quel momento.

 

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: Ah io avrei qualche ideuzza su dove potrebbero andarci...

Sick Hamster scrive:non dirmela

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: comunque sì, sono prontissima! Tra una mezz'ora arriva la mia amica e andiamo al palazzetto per il concerto

Sick Hamster scrive: bene... anch'io sono emozionato

 

Emozionato. Era un eufemismo. Come sempre rischiava di collassare ancora prima di fare il sound check. Ma non era colpa sua se era un tipo dall’animo sensibile in fondo!

E poi… e poi una folla urlante che voleva solo una cosa –sbatterti nell’angolino più buio e ridurti in poltiglia dopo aver… ehm… conigliato per tutto il tempo che il tuo piccolo amico là sotto fosse in grado di reggere- avrebbe fatto paura a chiunque.

Un po’ di paura uno doveva avercela per forza.

Anche se si faceva chiamare Sex Gott!

… e il fatto che non scopasse più da tempi immemori –grazie Bill. Grazie a te ho scoperto che la castità è una malattia contagiosa- non cambiava effettivamente le cose.

 

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: Comunque ancora grazie per i biglietti! Il concerto era sold out, non si trovavano più!

Sick Hamster scrive: eh... ma noi abbiamo mille risorse, cosa credi?

Sick Hamster scrive: ù_ù

Sick Hamster scrive: siamo uomini potenti

Sick Hamster scrive: o meglio, 3 uomini e un hobbit

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: Tu sei pronto per le serenatine?

Sick Hamster scrive: ...

Sick Hamster scrive: smettila immediatamente!

Sick Hamster scrive: non ci sarà nessun tipo di serenata!

Sick Hamster scrive: dobbiamo suonare, mica uscire a cena, cosa credi!

 

Doveva troncare quella conversazione sul nascere. Non aveva bisogno di ulteriori stimoli che attentassero alle sue coronarie.

 

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: ah già, In die nacht non è una serenata...

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: è una dichiarazione in piena regola.

Sick Hamster scrive: ...

Sick Hamster scrive: io con te non ci parlo più!

Sick Hamster scrive: sei perfida, lo sai?

 

Perché si sentiva molto –troppo- bimbo di tre anni?

Perché doveva passare sempre per quello scemo?

E no. La risposta ‘perché lo sei’, non era contemplata.

 

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: Ho un buon maestro O: )

Sick Hamster scrive: e comunque quella è una canzone innocente! siete voi che ci leggete sempre cose strane!

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: E Ich bin nich' ich?

Sick Hamster scrive: ... eravamo piccoli!

Sick Hamster scrive: e non è colpa mia se prendevano in giro bill quando non ero nei paraggi!

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: Seh seh

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: uh la mia amica è arrivata

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: magari ci vediamo dopo

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: e guarda un po' anche noi, non solo Bill!!

 

Tom arrossì.

Scacco.

E forse pure scacco matto.

Premette con forza i tasti per rispondere il più velocemente possibile.

 

Sick Hamster scrive: ... io guardo sempre voi!

Sick Hamster scrive: ma non è colpa mia se bill pretende l'attenzione di tutti...

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: e tu dagliela

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: è ciò che vuoi, no?

Sick Hamster scrive: basta

Sick Hamster scrive: sono stanco di parlare con te

Sick Hamster scrive: tu devi andare

Sick Hamster scrive: e pure io ù_ù

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: ciao ciao

tWiNcEsT.QuEeN_perchè quando il canon è canon… scrive: dai un bacio a bill da parte mia

 

Tom sorrise, inconsciamente, come faceva ogni volta che sua cugina se ne usciva con quella frase.

Era un po’ il loro gioco.

Entrambi sapevano che, a quel tipo di affermazione, Tom avrebbe risposto sempre e solo in un unico modo.

 

Sick Hamster scrive: scordatelo

Sick Hamster scrive: XD

Sick Hamster scrive: ciao

 

Tom chiuse il laptop appena in tempo. Sentì un mugolio provenire da suo fratello l’attimo dopo aver chiuso la conversazione con Hanneke.

Bill?”

Suo fratello spuntò da sotto le lenzuola e gli sorrise. E lo stomaco di Tom si contorse leggermente.

Dio! Sono incredibile. Devo avere il demonio dentro di me. Chiamate un esorcista, vi prego…

“Che ore sono?” pigolò Bill, strofinandosi gli occhi con una mano.

“Quasi ora di alzarsi, purtroppo…”

Bill sbuffò, scostando le coperte dal suo corpo e alzandosi in piedi, cercando di stiracchiarsi.

Tom se lo vide avanzare barcollante, mentre con una mano si grattava la nuca.

E poi Bill si chinò. Sfiorò le sue labbra con una naturalezza e una semplicità che gli fecero accelerare il battito cardiaco.

E si ritrovò a pensare che poteva pure avere il demonio dentro di sé… ma non gli importava poi molto.

C’erano cose ben peggiori nella vita, no?

Tipo…

“Tomi, che schifo, potevi lavarti i denti!”

… tipo non avere Bill.

 

*

 

Non è che lo stesse realmente cercando.

Cioè sì, lo stava cercando, ma… beh…

Ok. Lo stava cercando. Punto. Girarci intorno non è cambiava le cose.

Forse neppure girare e basta. Hamtaro avrebbe dovuto impararlo e attrezzarsi per la sua ruota, probabilmente.

Comunque. Lo cercava perché… perché… oh, insomma, lo cercava perché aveva una voglia matta di vederlo. E magari di baciarlo. E di stringerlo un po’ –un pochino. Pochissimissimo!-. E diventare come il più classico degli uomini-zerbino e obbedire ciecamente ad ogni richiesta.

Non sapeva opporsi a suo fratello. In quel periodo men che meno.

E poi aveva bisogno di lui! Cioè Georg stava dormendo – valeva come dire che si stava cagando addosso, ecco -, Gustav si era perso momentaneamente tra Metallica e Foo Fighters o qualcun altro di quel genere della serie brutti, grossi e arrabbiati.

Lui vagava senza sosta alla ricerca dell’ultimo componente della band mancante all’appello. Quel cretino patentato di Bill.

Cretino perché non aveva la più pallida idea di dove si fosse cacciato. E lui lo voleva, dannazione. Lo voleva e lo reclamava.

Aveva già controllato in bagno – il Regno prediletto del suo fratellino – ma non aveva trovato nessuna traccia della sua presenza (cioè, qualcosa che assomigliasse a delle macchie di smalto o una quantità di lacca nell’aria pari a quella utilizzata per un esercito di modelle –il terrore del buco dell’ozono. Se il buco dell’ozono aveva la capacità di farsela sotto, ecco-). Aveva provato a chiedere al caro, vecchio e gentile Saki. Ma non gli era stato d’aiuto.

Aveva saggiamente evitato David, però. Non era scemo. Andare a chiedere dove si fosse cacciato il frontman al loro manager poco prima di un concerto, ipotizzava che non si sarebbe rivelata una grande idea.

Sì, ma che palle…

Ok. OK! OK DANNAZIONE. Lo ammetto. Sono arrapato. Sono arrapato da morire e mi serve Bill. Lo voglio qui, adesso, ora, in questo mom-

Il suo cervello si bloccò a metà pensiero.

Aveva trovato Bill.

Era davanti a lui, girato di spalle e se ne stava tranquillamente appoggiato alla porta dell’uscita di sicurezza aperta mentre fumava. Tom vide i capelli assurdi di suo fratello ondeggiare leggermente a causa dell’aria che proveniva da fuori. Vide il braccio di Bill alzarsi e portare la sigaretta alla bocca. Vide le sue spalle racchiuse nel giubbotto di pelle nera. Vide il suo… ehm… ok, vide il suo culo fasciato da quei jeans che sembravano essergli cuciti addosso.

E Tom riuscì solo ad immaginarsi mentre lo raggiungeva, lo afferrava per le spalle, lo faceva aderire contro il muro e prendeva a baciarlo, sfilandogli il giubbotto e accarezzandogli la schiena, desiderando solo togliergli anche quei pantaloni e premerlo contro di sé, mentre continuava a sentirlo sulle labbra e sotto le dita.

Era eccitante da morire solo ad immaginarlo. Era eccitante e scandaloso, perché era ridotto peggio di una gelatina verde – perché proprio verde non lo sapeva, ma ci stava bene come colore di una gelatina -. Le sue ginocchia di sicuro ci assomigliavano parecchio. Anche se non erano verdi.

E lui non capiva proprio più niente.

Era normale desiderare fare qualcosa del genere con il proprio fratello?

Ed era normale porsi tante domande negli intermezzi in cui non cercava di attentare alle mutande di Bill? Perché in quei momenti era decisamente troppo impegnato per discorrere amabilmente con il suo cervello – gentilmente impersonato da Hamy -  sulle questioni del giusto e sbagliato.

Solo che dopo e prima ci pensava.

Insomma, se non facessi altro che saltargli addosso sarebbe tutto molto più facile.

Non penserei a nulla.

… Dio, sono un porco, veramente…

Però… però non era colpa sua! Insomma… alla fin fine era tutta colpa di Bill. O di Quello là in Alto che ce l’aveva mortalmente con lui. O della sua migliore amica. Madre Natura.

E, credimi, dopo aver fatto certi pensieri, probabilmente anch’io ce l’avrei con me stesso.

Comunque era colpa di Bill! Se lui non fosse stato così… così in quel modo, ecco, lui non avrebbe avuto problemi, ne era sicuro. Se Bill non avesse avuto quel culo –perché ce l’aveva! Checché ne sostenessero i maligni. Ce l’aveva ed era pure fatto decisamente bene e… non stava discorrendo sul culo di suo fratello, vero?-, ad esempio, lui non ci avrebbe fantasticato su. Se non avesse avuto quegli occhi, di certo non si sarebbe ritrovato a sciogliersi ad ogni sguardo. Se non avesse avuto quelle labbra, non si sarebbe ritrovato a desiderarle in continuazione. Se non avesse avuto quelle mani… avrebbe potuto mantenere un minimo di controllo. Insomma, chi era stato quel genio ad aver dotato suo fratello di una simile arma di distruzione quali erano le sue amabili mani? Erano quelle di un serial killer, dannazione. E l’effetto che avevano su di lui, era esattamente quello.

Bill non solo lo stava facendo impazzire, no!, lo torturava. Lo voleva morto. Ecco. Lo voleva morto.

Altrimenti non sarebbe stato così.

E lui non si sarebbe ritrovato a desiderare certe cose. Tipo un incontro ravvicinato del terzo tipo –che poi non aveva mai capito che diavolo significasse. Perché proprio terzo tipo? Perché non secondo o primo? O quarto? Ecco! Lui voleva un incontro ravvicinato del primo tipo elevato al quadrato con Bill. Che, in pratica, risultava ancora un incontro del primo tipo. E poi dicevano che non se la cavava in matematica…- con certe parti del corpo di Bill. Parti top-secret. Non nel senso che erano veramente segrete… nel senso che avrebbero dovuto esserlo, però.

E invece le conosco fin troppo bene…

No, basta. Basta, veramente! Io devo smetterla di pensarci!

E dannazione, Hamy, fai qualcosa!

Ma figuriamoci se il vecchio criceto osava darsi da fare ed agire per aiutarlo. No. No di certo. Quando mai accadeva qualcosa funzionale al suo sistema nervoso?

Già se lo immaginava, quel cretino del topo, girare a vuoto sulla sua ruota. Perché era ovvio che girasse a vuoto, visto i pensieri che produceva. Anzi! Anzi forse neppure girava a vuoto! Forse non aveva più neppure la ruota! Forse era morto. Oppure era entrato in sciopero! Oppure… oppure aveva cambiato mezzo di locomozione – si era dato alla ciclette? Al tapis roulant? – e quello nuovo era difettato.

Ecco, era di sicuro così.

Oh, fantastico.

Ora si ritrovava Hamtaro a viaggiare su di un tapis roulant non collegato alla presa di corrente. Per forza non funzionava correttamente!

Serviva qualcosa di drastico. Qualcosa che lo rimettesse in moto alla grande. Qualcosa che facesse rombare il motore (ma il tapis roulant ce l’aveva?) e i neuroni.

E lui…

… lui … non stava veramente discorrendo amabilmente col suo cervello-criceto da almeno dieci minuti, vero?

No, perché… era preoccupante.

Non che prima fosse tutto normale. Ma, insomma, c’era un limite alla decenza.

La goccia che fa traboccare il vaso.

Il limite invalicabile.

Ecco.

Lui c’era andato proprio oltre.

Sì, ma basta, BASTA! Sono io che faccio sciopero, adesso, altro che il cervello!

Bisogna rimettersi in moto e riprendere i collegamenti neurali.

Perché è chiaro che qui serve l’intervento di qualcuno.

Beh, era più facile a dirsi, che a farsi.

Come si fa ad entrare nel proprio cervello per ristabilire la connessione?

Cioè… con un computer era pure facile. Ma con un criceto? Bisognava parlarci? Ma lui ci parlava fin troppo e non aveva ancora risolto niente! Doveva dargli da mangiare? Ma non poteva essere deperito…

Basta.

Le buone maniere non servivano? Quelle cattive funzionavano sempre.

L’avrebbe sfrattato.

Via.

Sciò.

E già si immaginava lui stesso, in miniatura –perché vai tu ad infilare un metro e ottanta di ragazzo in un cervello… beh, di misura standard, ecco- che andava a fronteggiare Hamtaro. E poi gli mostrava chi comandava, prendendolo per la collottola e tirandogli un sonoro calcio nel sedere, sbattendolo fuori dal suo cervello attraverso… l’uscita di sicurezza!

Perché ogni cervello ben funzionante avrebbe dovuto averne una.

Altrimenti come si fa a scappare dai proprio pensieri?

Non si può, ovvio!

Ma con una comoda uscita di sicurezza… beh, uno poteva prendere, uscire e tornare dopo essersi rinfrescato le idee. Esattamente ciò di cui necessitava Hamtaro.

E adesso basta. Si fa come dico io.

Chiuse gli occhi e li riaprì.

Bill era ancora lì. Anche se ormai aveva quasi finito di fumare la sigaretta.

Tom gli si avvicinò, sicuro che suo fratello aveva già percepito la sua presenza, ma Bill non si voltò. Ormai era ad un passo da lui e Tom realizzò che, certe volte, semplicemente era meglio non pensare.

Lanciò un’occhiata veloce in fondo al corridoio e, accertatosi che fosse completamente deserto, appoggiò il mento sulla spalla di Bill, scostando con una mano parte dei capelli ribelli di suo fratello.

“Mi chiedevo cosa stessi facendo, sai…” disse Bill, trattenendo a stento una risatina.

Tom sorrise, mentre le sue guance si arrossavano.

Rispondere ‘Ti osservavo’ sarebbe stato qualcosa di decisamente equivoco e decisamente sdolcinato.

E qualche volta aveva pure bisogno di non ritenersi tale, ecco.

“Niente”

Bill si girò a guardarlo, mentre Tom veniva costretto a staccarsi dal suo appoggio. “Ecco, appunto… sei stato là nell’angolo per dieci minuti…”

Tom sgranò gli occhi. “Come fai a saperlo?”

Bill assottigliò gli occhi e gli si avvicinò, stringendosi nelle spalle. “Non ha importanza.”

Tom gli sorrise in risposta. Aveva una voglia matta di baciarlo. Era qualcosa che veniva proprio da dentro, probabilmente dalla zona del suo intestino –evitava di pensare che poteva provenire da qualcosa più in basso, ecco-. Ma aveva voglia di afferrarlo per le spalle e stringerselo addosso e…

… e poi fare delle brutte cose cattive, che di certo i manuali di comportamento famigliare non indicavano tra le scelte da seguire.

Ma, ipotizzava, che anche infilare le mani nei boxer di suo fratello o, più castamente, la lingua nella sua bocca, non rientrassero tra i migliori comportamenti del secolo.

Sì, ma che palle… lui non aveva spedito Hamtaro fuori dal suo cervello? Perché continuavano a tornare certi pensieri, certe seghe mentali da far impallidire quelle che riservava al suo…

Ok.

Basta.

L’importante era capirsi.

E come sempre, mentre lui rifletteva sull’andamento del mondo e del suo cervello, Bill fece esattamente ciò che si sentiva. Si avvicinò a lui, intrecciò le braccia dietro al suo collo e lo baciò, spingendolo contro il muro e sospirando di piacere quando lo sentì rispondere al bacio.

Perché alla fine si faceva un mucchio di problemi, ma ci cascava sempre.

A Bill non poteva dire di no.

Soprattutto quando usava certi metodi.

Metodi che implicavano le sue mani. O la bocca. O lui…

Bill si staccò leggermente. Tom poteva sentire ancora il suo respiro addosso e il suo profumo attraversarlo completamente.

Suo fratello aprì gli occhi lentamente, ma non lo guardò in viso. Si concentrò sul bordo della t-shirt che indossava.

“Non mi baci mai…” disse con una voce piccola piccola che gli provocò uno sconvolgimento emotivo –modo molto raffinato per dire che stava per avere una crisi ormonale-.

“Come?”

Bill sollevò lo sguardo su di lui, senza pensare minimamente a spostarsi da quella posizione. “Non mi baci mai per primo, sono sempre io che lo faccio…”

Tom aprì la bocca, ma la richiuse praticamente subito.

Che cosa poteva dire?

Si sentiva un cretino. Anzi. Probabilmente lo era.

E poi non esisteva proprio… cioè, nessuno si era mai lamentato del fatto che non baciasse abbastanza! Anzi! Tutt’al più il contrario!

Però… però era vero.

Non lo bacio mai io. Lo fa sempre lui.

Se non vuoi, va bene, però dimmelo…”

No.

Fermi tutti.

Quello era uno scherzo?

No, perché, ora, aveva bisogno di un attimo di riflessione.

Una riflessione veloce ed indolore.

Lui non voleva?

Ma non esisteva proprio!

Aveva fatto carte false per poterlo avere. E ora era suo.

E ci sarebbe rimasto, dannazione! Quello era sicuro! Come il fatto che si chiamasse Tom Kaulitz e avesse appena sfrattato Hamtaro dal suo cervello!

Ok.

La conclusione avrebbe potuto risparmiarsela, ma ormai era fatta.

“NO!” quasi urlò in risposta, ma voleva che il concetto fosse chiaro.

No. No. No. No. Non esiste proprio!

Io gli metto un guinzaglio se osa sfuggirmi ancora! Me lo lego al polso e col cavolo che me lo portano via! Lo giuro, lo lego.

E possono pure denunciarmi alla protezione animali, tanto non lo libero.

È mio.

Bill lo guardò leggermente spaventato. E non è che potesse dargli torto.

Mi guarderei male pure io, se potessi.

“Io…” Io non le so usare le parole… Hanneke, quando servi non ci sei mai, dannazione!

Tom si morsicò il labbro inferiore, colto da un nervosismo spaventoso.

È questo ciò che si prova quando hai una… cotta?

Dio. Ho una cotta per Bill.

Andiamo bene.

Andiamo. Proprio. Bene.

E poi si sporse verso di lui e lo baciò.

Lui non era mai stato bravo a parole.

Però, a giudicare dai numerosi successi in campo amatorio –non che fosse così scemo da mettersi a decantare le sue lodi con Bill in quel momento, chiaro- se l’era sempre cavata bene con i fatti.

E, a giudicare da come Bill gli si era stretto –ma proprio stretto stretto eh, stretto che poteva sentire proprio tutto- addosso… beh, se la stava cavando alla grande anche in quel momento.

E forse poteva pure riassumere Hamtaro.

Forse.

O forse poteva lasciarsi andare contro Bill, stringerlo e baciarlo e pensare solo a quello e al retrogusto di tabacco che aveva la sua lingua e la sua bocca.

Gli fece scorrere una mano dietro al collo e lo attirò più a sé.

Bill non avrebbe mai più dovuto pensare al fatto che lui non lo volesse.

Perché, cazzo, lui lo voleva.

Lo voleva, lo voleva tanto, tantissimo, come mai aveva desiderato qualcosa.

E se si sentiva stupido a pensare delle cose del genere era solo perché… perché era pur sempre Bill.

Tom inclinò la testa di lato e lo spinse contro il muro, mentre sentiva le mani di Bill infilarsi all’interno dello scollo della sua maglietta.

Diodiodio

E poi un rumore di passi li fece staccare all’improvviso.

E Tom, guardando Bill in viso e allacciando lo sguardo con quello di suo fratello, sperò ardentemente di essere molto più bravo a nascondere le proprie emozioni.

Perché Bill

… beh…

Bill era chiaramente eccitato da morire.

E sì, non gli dispiaceva immaginarselo con una scritta luminosa sopra la testa… qualcosa del tipo ‘Fammi tuo, ora e subito’.

… ma forse l’amara verità era che una scritta luminosa era sì presente… ma la indossava lui.

Eh va beh. Ad ognuno la propria croce. C’è qualcuno che si è beccato le cavallette, io mi sopporto la frustrazione da incesto arrapante.

Pazienza.

 

*

 

Respira.

Aiutoaiutoaiuto.

Respira.

Aiutoaiutoaiuto.

Respira.

Aiutoaiutoaiuto.

Ok, è chiaro che il mantra non funziona… altre alternative?

Tom si passò una mano sul viso, cercando di distrarsi leggermente dal fatto che il concerto stesse per iniziare.

Ma non posso distrarmi! Cazzocazzocazzo.

Respirò a fondo e buttò fuori tutta l’aria in un lungo e profondo respiro, sperando di alleggerire la tensione.

Ovviamente, non stava funzionando molto bene.

Poi sentì qualcosa aggrapparsi alla sua maglietta. E non dovette girarsi, per capire che era la mano di Bill.

Bill

… sì però io non volevo un motivo in più per agitarmi. Dannazione.

Girò appena il viso, quel tanto che bastava per poter guardare suo fratello negli occhi. Bill gli sorrise dolcemente per un istante, prima di tornare a morsicarsi il labbro.

“Sto per impazzire…”

Era stato poco più di un sussurro rauco, ma Tom l’aveva comunque percepito.

Non sei il solo, credimi. Se non mi esplodono le coronarie oggi, non mi esplodono più.

“Tranquillo… andrà alla grande…”

Bill si lasciò sfuggire una risatina agitata. “La prossima volta credici, così mi convinco pure io…”

Che scemo…

Tom sorrise di rimando. E se non fossero stati circondati da tutte quelle persone, probabilmente l’avrebbe baciato, proprio come aveva fatto poco prima, nel corridoio.

E Tom pensò anche che, probabilmente, era pure il momento di capirci realmente qualcosa.

E di non andare a chiedere a Bill risposte che solo lui poteva trovare.

Avrebbe dovuto interpellare più a fondo Hamtaro. Dargli da mangiare, nutrirlo fino a farlo scoppiare, e poi piazzarlo sull’ultimo modello disponibile di tapis roulant.

Alla ricerca di una risposta chiara e precisa.

Una risposta che togliesse ogni dubbio sul perché si sentisse così scemo ogni volta che guardava suo fratello.

E perché si sentisse pure così bene.

Ma nel momento in cui fece il primo passo sul palco, si dimenticò di tutto.

E si concentrò solo su quella folla immensa davanti a lui.

Per quelle due ore scarse di concerto, forse, avrebbe potuto mettere da parte Bill.

Ma solo per due ore.

 

*

 

No.

Gli era impossibile anche per un periodo di tempo così limitato.

Perché mica posso dimenticarmi di lui, se si mette a strusciarsi così impunemente contro di me. Voglio dire, ho il bacino di mio fratello contro il mio culo –il che è di per sé drammatico, dovrebbe essere quantomeno il contrario!-, come faccio a non pensarci?

Bill gli sorrise prima di correre dalla parte opposta del palco.

Bastardo.

Il concerto stava per finire. E lui ne era felice.

Era stato sul punto di mollare la chitarra e sbattere Bill contro la batteria di Gustav per almeno quattro volte. E no, non sarebbe stata una grande idea.

Non tanto per le migliaia di ragazze urlanti davanti a lui.

Quanto piuttosto che poi avrebbe dovuto scappare per la sua intera vita dall’ira funesta di Capitan Metallo. Che era un nome in codice molto poco figo, ma molto adatto, per Gustav.

Perché di certo se avesse fatto qualcosa alla sua amata compagna, si sarebbe visto ridurre ad un mucchio di pezzettini… e poi riassemblato nella forma della sua batteria.

E no. Non era nei suoi piani una fine tanto indegna.

Quantomeno, se proprio devo essere qualcos’altro, voglio che sia una Gibson ultimo modello…

“… an deiner Seite…”

Tom si riscosse appena in tempo, prima di prendere a camminare, raggiungendo Bill e Georg sulla pedana centrale.

Bill girò il viso verso di lui. Un sorriso gli stava illuminando tutto il volto, facendogli brillare anche gli occhi.

Ich bin da” gridò con quanto fiato aveva in gola e Tom sorrise inebetito quando lo sguardo di Bill lo colpì in pieno.

Se muoio sul palco, viene considerato fanservice?

E poi la canzone finì. E Tom ringraziò il cielo.

Dai, dai che manca poco e poi Bill sarà di nuovo tuo.

Sì. Dai che è la volta buona che mi ammazza se provo a saltargli addosso non appena gira l’angolo.

Bill sollevò entrambe le braccia verso l’alto e si inchinò leggermente verso il pubblico. “Grazie!!” gridò al microfono, continuando a salutare la folla davanti a lui.

Tom gli si avvicinò, notando Gustav avanzare sulla pedana per l’ultimo saluto di gruppo.

E poi tutto quello che riuscì a percepire fu Bill, Bill e ancora Bill.

Bill abbracciato a lui. Bill che sorrideva. E sorrideva a lui in modo più ampio, più allegro. O forse era solo lui che si stava rimbecillendo del tutto, e vedeva cuoricini rosa e colombe bianche, anche quando non ce n’erano.

Però Bill era comunque vero e lo stava abbracciando.

E no. Il fatto che avesse un braccio pure attorno a Georg non era importante.

Quello è un vichingo, con mio fratello non avrebbe comunque speranze.

Tom scrutò tra la folla e all’improvviso si concentrò su un viso fin troppo familiare.

Hanneke.

E forse…

e forse posso ripagarti un pochino.

Perché in fondo te lo meriti pure… a quest’ora sarei impazzito probabilmente.

Tom si avvicinò leggermente a Bill, cercando di attirare la sua attenzione. “Guarda chi c’è…”

Suo fratello seguì il suo sguardo e incontrò quello di sua cugina.

Bill le sorrise e lasciò andare Georg. Ah. Visto? Visto? Visto? Alla fine vinco io. Tsè. Cosa speravi di fare, eh? Eh? Eh?

… sono patetico.

Sono. Patetico.

“So che è qualcosa di strano, ma è una cosa a cui tengo veramente. Esordì suo fratello, rimettendosi a parlare al microfono, il tutto senza staccarsi da lui. Non che gli dispiacesse, ovvio, ma… oh beh. Infondo non era mica importante. Lì abbracciato a Bill si stava piuttosto bene. Sì… puzzava un po’ in effetti… ma non poteva rompere più di tanto. Avrebbe potuto scommettere che anche lui non stava profumando di violetta di campo o di primula di campagna in quel momento. “Vorrei far salire sul palco una persona veramente importante… una persona che è una nostra fan… ma è soprattutto la cugina di me e Tom. Hanneke, vieni qui per favore…” concluse con un sorriso.

Hanneke spalancò gli occhi, imbarazzata, mentre già la security iniziava ad aiutarla per superare le transenne.

Con l’aiuto di Saki riuscì finalmente ad arrivare sul palco.

Tom si stava già staccando da Bill, in modo da darle la possibilità di mettersi tra loro due, ma suo fratello lo trattenne, e Hanneke non sembrò pensarci molto. Si piazzò tra Tom e Gustav e sorrise apertamente ad entrambi, soffermandosi forse più del necessario su suo cugino.

Tom la guardò di sottecchi. “Sorpresa?”

“… sto per morire…”

Tom ridacchiò. “Benvenuta nel club…” mormorò, mentre distrattamente ascoltava Bill salutare il pubblico. “… ti va di venire nel backstage?”

Hanneke si girò verso di lui, sorridendo. “Certo! Però…” lanciò un’occhiata alla folla “… la mia amica Judith…”

Tom scosse la testa e cercò con lo sguardo il punto indicato da Hanneke. “Nessun problema. Facciamo venire anche lei.”

E poi la vide. L’amica Judith.

E constatò che l’amica Judith non era per niente male.

Anzi.

L’amica Judith era piuttosto carina.

Molto. Carina.

Forse gli ormoni stavano tornando a posto. Forse Hamy stava funzionando a dovere.

Vai! Vai così! A tutto gas!

“Sai se è lib-

Ma Tom non finì la frase. Qualcuno gli aveva appena pizzicato mortalmente il fianco. E no. Non era Hanneke. Ma qualcuno che sapeva esattamente cosa stava per dire, anche se non l’aveva ancora detto. Qualcuno che sapeva esattamente costa stava per dire, anche se, probabilmente, non lo stava granchè ascoltando.

Bill

E poi Tom si girò verso suo fratello che continuava a sorridere apertamente, mentre tra le dita stringeva un pezzetto di carne di Tom, facendogli un male dell’accidenti.

Ho capito, scemo.

Poi figuriamoci… non sono mica così depravato.

Ho capito il valore della castità…

Bill lasciò la presa dal suo fianco e si girò verso di lui, sorridendo.

stronzate. In realtà ho capito che vorrei farmi solo uno. E può essere acido e un po’ stronzo come una donna… ma decisamente non lo è.

E forse, andava pure bene così.

 

 

*

 

“Oh, e così sei l’amministratrice di una community!” disse sorridendo Georg.

Hanneke annuì, alzando una mano e mostrando una macchina fotografica. “Sto anche facendo un po’ di foto per l’occasione…”

Georg le fece l’occhiolino, ammiccando –e Tom si ritrovò a desiderare di poter vomitare a comando- “Fai pure!” trillò allegro “Che tipo di community amministri?” domandò curioso.

Tom per poco non si strozzò con l’aranciata quando vide sua cugina sorridere vispa. “Oh, non ti piacerebbe saperlo…” rispose evasiva, lanciando un’occhiata distratta a Tom.

Tom si sentì avvampare.

Piccola. Pervertita.

Poteva solo immaginare che razza di community aveva creato!

Di certo qualcosa che riguardava lui, Bill e cose sconce.

Beh. Ok.

Non poteva mica darle tutti i torti.

Erano due fighi. Ed erano sexy.

E sommare due fighi sexy voleva dire avere qualcosa ancora di più figo e ancora più sexy.

Comunque! Tutto questo non toglieva il fatto che si ritrovava una piccola cugina pervertita come confidente.

“E comunque anche la mia amica” proseguì, indicando con un cenno del capo all’amica Judith che pendeva dalle labbra di Bill “ha una sua community… anche se non la condivido molto” concluse con una mezza smorfia.

Georg scoppiò a ridere. “Perché? Che razza di posti frequentate?”

Meglio non saperlo, credimi.

Hanneke si portò una ciocca di capelli biondi dietro l’orecchio e lanciò un’occhiata al bassista. Un’occhiata molto eloquente.

Troppo.

Fu troppo, soprattutto, nel momento in cui gli occhi di Hanneke si spostarono su di lui.

Oh. Santa. Merda.

Ora, aveva decisamente voglia di vomitare.

Non doveva più nemmeno sforzarsi.

Dio, che schifo…

E poi sentì qualcuno battergli piano sulla spalla e non dovette girarsi per sapere che si trattava di Bill.

“Finito di flirtare?” gli chiese senza guardarlo in faccia.

… era un’impressione o sembrava realmente geloso?

Bill assottigliò gli occhi e arricciò leggermente il naso. “Non stavo flirtando… mi stavo accertando di alcune cose…”

Tom gli lanciò un’occhiata. “Del tipo?”

“Del tipo che a Judith non piaci tu…” rispose tranquillo Bill.

Tom si voltò di scatto verso di lui. “Gliel’hai chiesto?”

Suo fratello ridacchiò, divertito. “No! Che scemo. Certo che no… Me l’ha detto lei.” bevve un sorso della sua Coca “… in realtà le piaccio io, anche se la sua coppia preferita è un’altra…” concluse con un sorriso divertito sulle labbra.

E Tom ebbe voglia di cancellarglielo dal viso. “Che schifo…” mormorò tetro.

Le amanti del twincest, almeno, avevano buon gusto ad accoppiarlo con qualcuno come Bill.

Perché Bill era bello. E pure lui lo era –ovviamente. Lui era un figo, non c’erano speranze per nessuno-. Quindi erano una coppia bellissima. E sì. Un cuoricino fluttuante, in quel momento, non sarebbe stato fuori luogo.

Bill gli si avvicinò di più, lanciando prima un’occhiata ai presenti e assicurandosi che non stessero guardando. “In realtà basta che non ti avvicini troppo a Georg e andrà tutto bene…” gli soffio sulle labbra con aria divertita.

E Tom arrossì. Non avrebbe potuto dirlo con certezza, ma si sentì le guance in fiamme quindi… quindi era abbastanza chiaro.

E sì. Si stava comportando come una tredicenne con le trecce.

La metamorfosi non era ancora completa, per fortuna, ma parecchi elementi non facevano presagire nulla di buono.

Qualora avesse iniziato a parlare di cicogne e api, al posto di cazzo e figa, avrebbe significato che era ormai giunto al limite.

Ma c’era ancora speranza. Da quando aveva memoria, cioè, non aveva mai creduto possibile che un piccione volante potesse portare i marmocchi. Era un ragazzino sveglio e intelligente, lui.

Bill gli accarezzò piano un braccio e Tom si sentì vibrare. Erano in pubblico. C’era un mucchio di gente e Bill

Bill stava flirtando con lui.

Stava flirtando apertamente.

E chi era lui per rifiutarlo?

Diamine, era il suo povero fratello arrapato e scemo, non di certo un patito della clausura.

Così inclinò leggermente il capo e sorrise, socchiudendo gli occhi, mentre una rapida occhiata al resto della sala lo informava che Hanneke li stava guardando.

E avrebbe dovuto probabilmente spostarsi da Bill, ma…

ma lui non aveva spina dorsale. E, anche se molte cose non gli erano chiare, una cosa capeggiava ormai tra i suoi pensieri in modo costante.

Bill.

Quindi no. Non avrebbe potuto staccarsi da lui.

E poi… e poi era solo Hanneke.

Si sarebbe potuto fidare di lei.

Non era una macchina fotografica quella che aveva in mano, vero?

 

****

 

Note dell’autrice: Questo capitolo NON doveva essere così!!! ç_ç Così come? Così lungo, dannazione! Mi ero ripromessa che sarebbero state dieci pagine. E ho sforato le dodici. -_- Io non ne posso più!!!

Comunque.

Allora, allora… prima di tutto si ringrazia ana per essersi prestata ancora una volta nel ruolo di Hanneke nella chattata e per aver pensato ai nick XDDD. Ditemi voi se non sono bellissimi *.*

Poi… poi io ho pure citato liz, solo che voi non lo sapete (ancora). Ma lo capirete in futuro. Comunque ecco, l’ho citata apposta ovviamente XDD.

Poi… finalmente la scena da cui ha inizio tutto *___* E no, se state pensando che la scena incriminata sia Bill appoggiato all’uscita di sicurezza, vi sbagliate di grosso. La scena incriminata è in realtà Tom che riflette sul fatto che ogni cervello dovrebbe avere un’uscita di sicurezza, altrimenti come si fa a scappare dai propri pensieri? Sì. Da qui ha avuto inizio tutto XD. E si parla di secoli fa ormai °_° *le prende il panico perché pure NS sta per finire*.

Credo che vi siate accorti che stiamo andando a parare ad un punto ben preciso. Cioè, che in ogni capitolo si affronta, molto sottilmente, uno dei problemi di quei due. Ebbene, ci sono ancora due problemi. Ergo: due capitoli e stop. E, nonostante mi verrà da piangere con l’8, non vedo l’ora di scriverlo. Perché lo amo. E lo amerete anche voi, spero XD.

Detto questo sparisco ù_ù *ciao ciao*