Notausstieg

 

Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto raccontato in queste pagine.

 

Step # 7: L’ex-girlfriend

[Perché ogni criceto ha il suo topo!]

 

****

 

“Dai, non fare la foca monaca sul litorale, ti prego!”

Forse era stata una pessima uscita.

E, forse, era anche il caso di ricapitolare che diamine era successo per farlo sbottare così.

In sintesi non era poi qualcosa di così articolato.

Tre giorni di pausa. Ritorno a casa. Proposta di uscire.

Insomma, Tom aveva tentato un mezzo appuntamento con Bill. Mezzo perché… beh, perché mica poteva realmente chiedere a suo fratello di trascorrere la serata loro due da soli in giro come una felice coppietta qualunque. Cioè, poteva, ma… ma era pur sempre Tom Kaulitz! E Tom Kaulitz non chiedeva, prendeva!

Appuntamento… beh, perché era esattamente ciò che Tom si prefiggeva come obiettivo.

Lui e Bill. Da soli.

Era disposto anche a portare fuori Scotty, se quello comportava stare da solo con suo fratello.

Ne aveva bisogno, ecco tutto.

Il tour era sfiancante e quella piccolissima pausa era capitata proprio a fagiolo (era il fagiolo, vero, che capitava? Che poi, perché? Perché non una lenticchia, ad esempio? A lui piacevano le lenticchie, mentre schifava i fagioli. Quindi ecco, quella pausa era capitata a lenticchia!).

Comunque lui aveva proposto un’uscita per quella sera. Un’uscita a due.

Ovviamente.

Bill, il cretino bradipo e con la vocazione della cozza sullo scoglio, gli aveva risposto di no.

Cioè. Gli aveva detto di no. A lui. A lui che era figo e ingiustamente punito per mali che non aveva commesso e condannato ad un’esistenza infelice attaccato alle mutande di suo fratello.

Che vita ingiusta.

Però… visto che ormai i boxer – perché suo fratello non indossava di certo slip, ma boxer firmati Dolce&Gabbana (no. Commentare sarebbe stato inutile e superfluo.) o Calvin Klein. Sia mai che il suo culo ne soffrisse troppo a stare in boxer venduti al supermercato. – sembravano essere incollati alle sue mani – e non il contrario eh! Erano i boxer! Tutta colpa loro, dannati… -, beh, tanto valeva rendere il tutto piacevole.

Quindi un’uscita da qualche parte era decisamente ciò che ci voleva.

E poi, che cazzo, ne aveva voglia. Voleva sbaciucchiarsi Bill, ok? E in casa, con mamma e Gordon pronti a stanarli come delle talpe in calore, non gli sembrava proprio il caso.

“Dai, non fare la foca monaca sul litorale, ti prego!”

Bill arricciò le labbra. “Non ne ho voglia, Tomi… non possiamo rimanere qui?”

Tom sbuffò. “Dai! Per una sera. Facciamo qualcosa di tranquillo, scegli tu, ok? Scegli tu cosa fare e tutto e quando sei stanco torniamo…”

Bill lo guardò negli occhi e Tom immaginò che stesse soppesando la sua proposta.

“Scelgo io, però, ok?”

Tom annuì, troppo felice anche solo per pensare a ciò avrebbe comportato. Perché, se avesse saputo, di certo non gli avrebbe lasciato carta bianca.

A cominciare dal luogo di destinazione.

 

****

 

“Ho pensato a tutto! Per non rischiare, ho scelto un film che è fuori da un po’, poi è una serata infrasettimanale… e il film non attira moltissimo gli adolescenti, quindi non dovremmo correre il rischio di essere riconosciuti. E ho anche preso i biglietti in ultima fila! Non sono un genio?”

Tom avrebbe voluto con tutto il cuore rispondere con un ‘SI’ convinto e compiaciuto.

Purtroppo, la drammatica realtà dei fatti era che…

… che Bill era un cretino.

Tom lanciò un’occhiata scettica/dubbiosa/schifata/agonizzante al cartellone del cinema.

Che poi, in teoria, il luogo era tutt’altro che stupido. Anzi. Era un gran bel luogo.

E Bill aveva addirittura preso i biglietti per l’ultima fila.

Insomma, uno già si prefigurava grandi movimenti di lingua e, perché no, qualche toccatina fugace non la si rifiutava di certo.

Ma… PORCA MISERIA, avrebbe dovuto ricordarsi di non far scegliere a Bill il film.

Troppo recente il trauma de I passi dell’Amore.

“No, senti, io non ci vengo a vedere questo!”

Bill lo guardò male. “Hanno detto tutti che è bellissimo!”

“Tutti chi?”

“… in giro…”

Tom roteò gli occhi, sbuffando. “Non me ne frega niente! È un film per poppanti! È un dannato cartone animato, Bill, è proprio stupido…”

Bill gli si piazzò davanti con aria truce. “Devo ricordarti cos’ho doppiato io?”

Oh. Si era dimenticato di Arthur e gli amici gnomi.

Ok. OK!

“Sì, ma… questo è un film per bambine!”

Bill sbuffò, spazientito. “Stronzate. È un film della Disney, non sono divisi per genere, sai? E adesso muoviti!” E detto ciò lo afferrò per il polso e lo trascinò dentro.

Tom chiuse gli occhi e cercò di focalizzarsi solo sulla mano di Bill.

Ma non ci riuscì.

Per la miseria. Avrebbe dovuto cementare la bocca di Bill… se Georg avesse saputo che stava andando a vedere ‘Come d’incanto’ l’avrebbe preso per il culo a vita.

Col cavolo. Questo è l’ennesimo segreto che mi porto nella tomba, giuro. Insieme a quello che vorrei ehm… fare cose proibite con Bill.  

 

****

 

Tom chiuse gli occhi per un istante. Un momento. Un momentino piccolissimissimo, giusto per far riposare gli occhi e la mente e…

Cazzo.

Riaprì di scatto gli occhi quando sentì la risata di Bill perforargli i timpani. Lanciò un’occhiata distratta allo schermo, ma non ci capì molto.

Di sicuro, non riuscì a trovare nulla di divertente.

Si vede che il senso dell’umorismo l’hanno dato tutto a me. Probabilmente Bill ride per riflesso incondizionato. Perché, veramente, provare anche solo simpatia per uno… scoiattolo? Ecco… è proprio da… da… da Bill.

Sbuffò, cercando di non farsi troppo vedere da suo fratello. Non aveva decisamente voglia di una filippica in cui gli enunciava i dieci pessimi motivi per cui era un fratello degenere.

Che poi, insomma, era proprio un’assurdità.

Era palesemente il fratello migliore del mondo. Riusciva a sopportare quella cosa solo per amore nei confronti di Bill!

… e non aveva appena utilizzato le parole ‘amore’ e ‘Bill’ nella stessa frase, vero?

Dio. Era proprio fritto. Altro che cotto! La cottura uno la può anche evitare. Ma quando ti versano addosso una bottiglia d’olio e poi accendono il fuoco sotto di te, come si fa a scappare? Non si può! Per forza quindi si ritrovava a sopportare tutto quello.

Perché Bill era un sadico e…

Si girò a guardare suo fratello che, immerso nel film, si mordicchiava le labbra, trattenendo a malapena un sorriso.

Nulla da fare. Forse Bill era sadico perché lo costringeva a certe torture che pochi avrebbero potuto immaginare. E no. In quel caso non si parlava solo di film dal dubbio gusto. Ma anche di pesanti e secche negazioni che gli propinava nei momenti più favorevoli ad una più che giusta soddisfazione della sua povera adolescenza da diciottenne nella norma.

Sì, ok, era un gran bel giro di parole per indicare che suo fratello non glielo dava. E non è che pretendesse moltissimo.

Ma qualcosa, per la miseria, se l’era pur meritata, no?

Comunque. Ecco. Bill non era solo sadico. Bill era… Tom chiuse gli occhi, si voltò verso lo schermo e si sforzò di deglutire, fallendo miseramente quando suo fratello gli afferrò la mano che aveva appoggiato sul bracciolo posto tra i due sedili. Bill aveva intrecciato le dita con le sue e non sembrava minimamente turbato o preoccupato.

E lui come poteva pensare a delle cose futili quali la soddisfazione personale?

Non poteva.

Perché Bill era bellissimo. E lui era un coglione che ci cascava come una pera – o una mela, o un’arancia, un ficus, un cactus, insomma, era poi così importante? - cotta.

E poi… e poi Bill si rannicchiò maggiormente nel sedile, per poi inclinare la testa dalla sua parte e appoggiarla sulla sua spalla.

E Tom… e Tom decise di chiudere definitivamente gli occhi. Il film era una palla assurda, ma Bill era Bill, e Bill gli era praticamente addosso in un luogo pubblico.

Non poteva quindi biasimare la felicità e l’happy hour che stava avvenendo dentro di sé a causa di un improvviso tracollo del suo ormone libero.

Poverino.

Lo capiva perfettamente.

Bill aveva effetti devastanti su tutto.

… ha effetti devastanti su di me. Io impazzisco. Ed è colpa sua.

Ma va bene così. Va benissimo così.

Tom sorrise inconsciamente, non rendendosi neppure conto di ciò che aveva appena pensato.

Impazzire. Ma continuare ad avere Bill.

E se questo non è a-

Tom appoggiò la guancia contro al testa di Bill. E si addormentò.

 

****

 

“Ti sei addormentato!”

“Ero stanco!”

Bill gli lanciò un’occhiata che lo raggelò sul posto.

Mio. Dio.

“Ti sei comunque addormentato! Non posso crederci! Doveva essere una serata divertente e tu… tu sei sempre lo stesso, non cambi mai!”

Tom non stava capendo molto bene del perché stessero litigando. Doveva esserci un motivo, no? C’era per forza, ma… ma cazzo, non poteva essere solo per il fatto che si fosse addormentato!

E poi era un film di merda. Il film più di merda tra i film di merda. Non mi si può dare torto. Se esistesse un premio per i film… che puzzano di più, di sicuro andrebbe a questo.

Mi viene da vomitare solo a pensarci.

“…oddio.”

Ecco. Esattamente. Era proprio quella l’esclamazione giusta per quel momento. Un misto di terrore e angoscia nella voce. Un pizzico di disgusto. Un pochino di…

Hey. Un attimo.

Quella non era la sua voce.

Tom si girò di scatto verso Bill e registrò che, effettivamente, a parlare era stato suo fratello.

E non poté dargli torto, quando seguì il suo sguardo lungo il marciapiede che costeggiava il cinema e incappò in…

“Liza!”

“Bill!”

“Tom!”

“?”

Ora. Ovviamente la sua ultima asserzione non era realmente avvenuta. Perché, insomma, vallo a pronunciare un ‘punto di domanda’. Ma la questione era…

… beh era quel cazzo di punto di domanda abbracciato a Liza. Ed era ovvio che non fosse un cazzo di punto di domanda, ma un cazzo di ragazzo, ma visto che non voleva sapere chi fosse realmente, era meglio chiamarlo semplicemente così: ?.

Bill sembrò dimenticarsi all’improvviso dell’inizio di isteria nei suoi confronti e si concentrò su Liza.

Liza che era esattamente come Tom la ricordava. Una zoccola.

… eh? Come? No. NO! OVVIO che non era lui che l’aveva rivalutata. Ovvio che no.

… beh. Forse un pochino. Ma tutti poteva cambiare idea! O ricambiare idea.

Insomma quella…

Quella, in effetti, non aveva fatto nulla di male e Tom lo sapeva fin troppo bene. E la mano che aveva intrecciato con Mr. Punto di Domanda voleva dire tutto o niente. E, anche nel caso sfortunato in cui voleva dire tutto…

Di certo non serviva qualcuno a ricordargli che Bill se la spassava nel sbaciucchiare lui.

Cosa poteva realmente contestare?

Tom lanciò un’occhiata a Bill. e quel sentimento che pensava – o sperava – fosse sparito, ricomparve con una fitta dolorosa.

Cazzo. Cazzo. Cazzo.

Bill sembrava stupito. Sembrava anche un po’…

… deluso? Cos’era quell’aria sul suo viso? Che cazzo era?

Doveva saperlo!

Era suo fratello, e aveva tutto il diritto di sapere i pensieri di suo fratello e…

… e, merda. Lui si sentiva quasi male.

Male un po’ per Bill e un po’ perché…

Perché era geloso da morire. Era geloso da morire perché quello era un appuntamento con Bill e quella era saltata di nuovo fuori dal nulla, pronta a rovinare tutto.

“Che… che cosa ci fai qui?” domandò infine Bill, schiarendosi la gola.

Liza alzò la mano intrecciata con Mr. Punto di Domanda e sorrise. “Giro in centro. Io e Frank non possiamo vederci spesso perché studia a Berlino, quindi…”

Tom strinse forte i pugni. Avrebbe voluto… Dio, avrebbe voluto stringere forte Bill. avrebbe voluto stringerlo e baciarlo e mostrare a Liza cosa si era lasciata sfuggire.

No.

Stronzate.

Voleva stringerlo e baciarlo per mostrarle il suo trofeo. Perché Bill era suo. Suo. Suo. E di nessun altro.

E non osare ad allungare una zampa o te la stacco, eh!

“Voi?” chiese lei, passando lo sguardo da Bill a Tom.

Tom deglutì, fece un passo avanti, passò un braccio attorno alle spalle di Bill, mentre già vedeva Hamy fermarsi dalla sua corsa sul tapis roulant per urlargli ‘GAY!’ nelle orecchie, e sorrise. “Siamo in pausa per un paio di giorni. Abbiamo pensato di uscire per fare un giro.”

Liza gli sorrise. Tom lanciò un’occhiata al Mr. Punto di Domanda – fanculo al nome ufficiale. Mr. Punto di Domanda era molto più figo – e si disse che quell’essere non valeva neppure la metà di Bill. Neppure un quarto. Neppure un sesto. Neppure un decimo. Poi era meglio fermarsi, perché lui non era certamente un genio della matematica e voleva mantenere il ragionamento a livelli intellettuali accettabili e non scadere nell’errore.  

“Beh, noi andiamo. Sono contenta di avervi rivisto!”

Tom sorrise, seguendo con lo sguardo la coppia che si allontanava. E fu in quel momento che si ricordò di avere ancora un braccio attorno a Bill.

Bill che…

“Andiamo a casa, Tomi?”

Tom si morsicò il labbro e annuì.

Voleva baciarlo. Voleva baciarlo tantissimo. E si sentì un po’ triste realizzando che, anche tra un milione di anni, non avrebbe mai potuto fare niente del genere in pubblico.

Però non importava. L’avrebbe baciato a casa. E gli avrebbe tolto quell’aria triste che aveva addosso.

Ecco. Ci avrebbe pensato lui.

 

****

 

Un cazzo.

Un benemerito cazzo.

Non ci aveva pensato lui proprio per niente, perché Bill aveva optato per sparire nella sua camera. Facendogli sapere di non avere voglia di parlare.

“Voglio stare da solo.”

Gli aveva detto proprio così. E, ora, lui non poteva essere ragionevolmente preoccupato? Quella era la classica frase che veniva detta per legittimare una pausa di riflessione. Ma lui non la voleva la pausa! Non la voleva proprio!

Non stavano neppure insieme e già si dividevano?

… perché non stavano insieme, vero?

Tom sbuffò, rotolando nel letto e ficcandosi le cuffiette dell’iPod più a fondo nelle orecchie.

Era in modalità compatimento.

Ciò significava ascoltare Bill Kaulitz-frontman-Tokio Hotel cantargli nelle orecchie una spregiudicata Ich bin nich’ ich.

E fanculo, se non sei te stesso, vieni qui, no?

Afferrò il cellulare e digitò velocemente: ‘Sei arrabbiato?’

La risposta gli arrivò ancora prima di appoggiare nuovamente il telefono, quasi come se suo fratello non aspettasse altro.

‘Non ho niente’

Tom roteò gli occhi. ‘Non è vero’ digitò più in fretta che riuscì, sentendosi un po’ stupido a messaggiare con suo fratello, posto al di là della parete.

‘Tomi, sul serio, non ho niente’

Tom si mordicchiò il labbro inferiore, valutando cosa fare. Alla fine scelse l’opzione più saggia.

Hanneke.

‘Ho fatto una cazzata, credo. Bill è arrabbiato, credo. Abbiamo rivisto Liza, sicuro.

Era abbastanza sintetico e lapidario? Lo sperava. E sperava anche che Hanneke lo aiutasse.

Doveva aiutarlo.

Tornò nuovamente nella schermata per scrivere i messaggi e rispose nuovamente a Bill. ‘Però sei triste. Lo so. Perché?’

Tom guardò un po’ il soffitto, buio. Un po’ le pareti, buie. Un po’ sotto le coperte, buio.

Era una gran rottura starsene lì ad aspettare una risposta. Soprattutto se nel mentre, quel Bill Kaulitz iniziava a cantare Reden.

Che è, una presa per il culo?

La vibrazione del cellulare gli fece sapere che Bill gli aveva risposto. Ancora nessuna traccia di Hanneke.

‘Non lo so. Ma non preoccuparti. Adesso passa’

Era normale avere un groppo in gola? Perché lui ce l’aveva. E anche bello grande. Sembrava un macigno.

Ecco. Qualcuno avrebbe dovuto attrezzarsi e inventare nuovi mezzi di misura. Perché i blocchi in gola non erano mica tutti uguali.

C’erano i sassolini, quelli che passavano dopo pochissimo tempo. C’erano le… le lische di pesce! Fastidiose e pungenti, che ogni tanto facevano rammentare la loro presenza. C’erano… i calzini appallottolati, quelli che rimanevano lì ed era un casino tirarli fuori.

E poi c’erano i macigni. Quelli che dalla gola si spostavano per lo stomaco, e la pancia e… ovunque. Erano i più terribili, quello era sicuro.

Ecco. Lui aveva proprio un macigno in gola. Perché riusciva a sentire il macigno di Bill.

Merda. Cazzo. Merda.

E poi, come la manna dal cielo o l’acqua nel deserto, arrivò il messaggio di Hanneke a salvarlo dalla disperazione più totale.

‘Tre cose: coccolalo, parlagli, capiscilo.’

Tom si grattò la fronte, pensieroso.

Tom guardò nuovamente il messaggio di Hanneke.

Tutto qui?

Tom sospirò.

Ok. Cerchiamo di coccolarlo, parlargli e capirlo. Tutto via sms. E poi si dice in giro che io non sia un buon fratello.

Sospirò nuovamente, e digitò il messaggio in risposta a Bill.

‘Non permetto a nessuno di far piangere il mio fratellino.’

Mio. Dio. Fulminami. Ora.

Lo sapeva. Lo sapeva, dannazione! Non aveva di certo bisogno di un interprete o di un consulente. Si stava trasformando in un uomo-zerbino. Anzi! Peggio. Era un ragazzo-zerbino, quindi in pratica si stava rovinando l’intera esistenza sul nascere.

Voleva dire che i suoi ormoni guerrieri stavano abbandonando il campo di battaglia sconfitti dagli ormoni da principessa delle fate appartenenti a Bill, e che ancora dimoravano, per una qualche ragione, in lui.

Era tutta colpa dell’essere gemelli, forse. Forse stava succedendo anche a lui quel processo di trasformazione che aveva colpito Bill anni prima.

Quello che l’aveva fatto diventare don- ehm… ragazzo sensibile.

Ma lui non voleva niente del genere! Non era scritto da nessuna parte! Lui non aveva firmato niente, quindi il contratto non valeva!

Forse si stava perdendo nei ragionamenti, comunque il punto era che un messaggio del genere era inaccettabile! Soprattutto visto che si chiamava Tom Kaulitz ed era un figo.

… e no. Il fatto che provasse quella cosuccia – cosuccia? Impazziva non appena vedeva spuntare i capelli di Bill! - nei confronti di suo fratello, non voleva dire che doveva diventare uno zuccherino. Doveva pur mantenere un minimo di dignità.

In una visione d’insieme, diciamo, Bill era quello che portava la gonna – o, se preferiva, gli concedeva un bel kilt rosso -, lui era quello che portava i pantaloni. Di sicuro.

Ora però perché Bill non rispondeva?

Stava male?

Stava piangendo?

E perché se l’era presa così tanto per Liza?

Non l’aveva dimenticata?

Non baciava lui, adesso?

Per la miseria, non ci stava a far la parte di quello abbandonato eh!

Lui avrebbe combattuto.

Bill era suo.

Liza poteva fottersi.

… ma non Bill!

E…

Tom chiuse gli occhi e cercò di calmarsi. Quei pensieri non stavano portando a nulla di buono, se non ad un collasso prematuro, ed era proprio l’ultima cosa di cui avesse bisogno.

Respira. Respira. Respira.

Funzionava, più o meno. Doveva concentrarsi un po’ e lasciarsi cullare dalla voce di Bill nelle orecchie – dannazione a lui! Doveva ascoltare la sua voce anche quando sentiva le canzoni del gruppo… suo fratello non poteva… boh, prendere il posto di Gustav? La batteria non è che fosse così immediata come quella sua dannata voce. Però c’era da dire che Bill, al massimo, avrebbe potuto fare la bacchetta di una batteria, più che il batterista… ma quelle erano oggettivamente sottigliezze e lui non aveva tempo da sprecare! -.

Tom sbuffò, infastidito, mentre si girava verso il muro, chiudendo gli occhi e attendendo il messaggio di risposta di suo fratello. Che non arrivava.

Eh, ma che palle. Che. Palle!

Io mi sputtano, scrivendo un messaggio talmente ricco di zucchero che il cellulare si sarà cariato solo a trasmetterlo, e lui neppure mi risponde?

La prossima volta lo mando a cagare! Giuro! Così almeno ottengo una reazione e…

Tom fece un balzo in aria, quando sentì qualcuno sfilargli la cuffietta dell’iPod dall’orecchio.

“Billi!” esclamò in un sospiro. E non voleva proprio sapere in che modo era ridotta la sua faccia.

Sorriso da ebete?

Occhi luccicanti?

Guance rosse?

Trecce? … era inquietante il fatto che, tecnicamente, avesse pure quelle?

… e chi è che avrebbe dovuto mandarlo a cagare?

Dio. Sono senza speranze.

Suo fratello gli sorrise, inclinando la testa di lato. E a Tom non sembrò particolarmente sconvolto. Per quello che riusciva a vedere, ovvio.

“Scusami, non volevo spaventarti…”

Tom scosse la testa e si sistemò meglio nel letto, girandosi completamente verso di lui.

“Non ti ho sentito entrare…”

Bill si mordicchiò il labbro inferiore, e Tom desiderò solo allungare una mano, afferrarlo dietro la nuca e…

Pervertito. Riesco a pensare solo a ficcargli la lingua in gola.

… ma non è colpa mia se la sua lingua è eccezionale! Se ne avesse in dotazione una con minori prestazioni, forse riuscirei anche a controllarmi.

E il fatto che stesse pensando alla lingua di suo fratello come se fosse un’automobile, non sembrò turbarlo particolarmente.

Insomma, nella visione del mondo chiamata ‘Tom-Kaulitz-ruota-attorno-a-Bill’, era molto più importante concentrarsi su suo fratello che non sulla portata dei suoi pensieri.

Tanto ci stava facendo l’abitudine a darsi del cretino da solo, ormai non era più nemmeno traumatizzante.

“Scusa se non ti ho risposto. Ma stavo… pensando…”

“Non importa. Solo che mi stavi facendo preoccupare.” Tom allungò finalmente la benedetta mano, che ormai tremava dalla voglia di essere sfruttata in qualche modo, e l’appoggiò sulla guancia di suo fratello.

Bill chiuse gli occhi, accoccolandosi meglio contro di essa. E Tom realizzò che, se poteva avere Bill, anche trasformarsi in ragazzo-zerbino sarebbe stato accettabile.

Avrebbe perfino accettato la scritta Welcome.

Non gli importava.

L’unica cosa rilevante era Bill e il fatto che stesse bene. E che Liza la piantasse di fare le sue comparsate, perché non voleva dividerlo con nessuno. Era suo e suo sarebbe rimasto, ecco.

“Posso?” chiese Bill, spostando leggermente le coperte. Tom annuì, e l’attimo dopo si ritrovò premuto contro il corpo di suo fratello. “Grazie, comunque, per il messaggio.”

Tom non fece in tempo a sorridere, che sentì le labbra di Bill appoggiarsi sulle sue. E allora staccò il cervello e si spinse contro suo fratello, facendogli passare un braccio attorno alla vita e stringendolo a sé.

Era possessivo e geloso.

Lo sapeva perfettamente.

Era tremendamente difficile da accettare, perché… perché forse non era qualcosa di totalmente giusto. Ma stava imparando a fregarsene.

Era possessivo e geloso. Punto.

E mentre sentiva finalmente la lingua di Bill nella sua bocca, si disse che sì, quella particolare parte di suo fratello era l’equivalente di un’arma di distruzione di massa. Solo che non distruggeva nessuna massa, ma solo lui.

Sentì il piercing alla lingua di Bill scivolare contro i suoi denti e non poté fare a meno di gemere sommessamente. Perché si riduceva sempre in quel modo?

Cercava sempre di risvegliare un po’ d’orgoglio, ma quando c’era di mezzo Bill non funzionava mai.

Bill era Bill.

Ed evidentemente le regole con lui non valessero.

Eh, bella fregatura.

Suo fratello si separò da lui e lo guardò fisso. Tom riusciva a vedere i suoi occhi puntati addosso anche se non c’era accesa la luce.

E si chiese a cosa stesse pensando suo fratello, perché certe volte proprio non riusciva a capirlo.

… forse anche la migliore delle connessioni ogni tanto si inceppava.

… forse dovevano cambiare gestore.

… probabilmente era tutta questione di campo, ecco.

Niente che un buon tecnico non potesse riabilitare.

“Sai, non so perché ho reagito così” mormorò alla fine Bill, appoggiando il capo sulla sua spalla e affondando il naso nel suo collo. Tom sorrise leggermente per il solletico. “Perché, voglio dire, non ne avrei proprio motivo. Non sono geloso, Liza è una storia passata, ed è giusto che anche  lei abbia trovato qualcuno, perché io ho…”

Bill si fermò, incerto. Tom riuscì a sentire i suoi dubbi come se fossero i propri.

E sperò ardentemente che la parola mancante di quella frase fosse un ‘TE’ grosso come una casa.

Perché… perché la drammaticità della situazione stava nel fatto che lui fosse realmente di Bill.

Forse, FORSE!, ci aveva messo un pochino a capirlo.

Forse ci aveva messo un pochino pure Bill, perché non era mica giusto che il cervello alimentato a carbone se lo fosse beccato solo lui, eh! Non esisteva proprio.

… chissà se pure Bill aveva un criceto parlante con cui conversare. Un piccolo Hamtaro. Magari il suo si chiamava Jerry! … però Jerry era proprio un topo. Un topo topo. Non un topo criceto.

Oh, va beh, non era una questione di vita o di morte.

In fondo anche il suo Hamtaro era un criceto trasgressivo. Hey! Se la viaggiava su un tapis roulant! Mica su una ruota di seconda mano qualsiasi! Quindi… quindi anche Jerry poteva avere un mezzo di locomozione alternativo. Dubitava, in effetti, che i topi avessero voglia di girare a vuoto su di una ruota. Quindi… quindi, beh, conoscendo Jerry e conoscendo Bill… era inquietante il fatto che si immaginasse il ratto su di una Ferrari grigio metallizzato? Magari con i peli al vento e occhiali da sole Chanel?

Comunque! Non era neppure quello il punto.

Il punto era che era sicuro che topi e criceti andassero d’amore e d’accordo.

E, Dio, non era adorabile immaginarsi il piccolo Hamy dare dei bacini al piccolo Jerry? Perché di sicuro i due piccolini avrebbero imitato i loro padroncini…

E per la miseria! Lui si stava veramente rincoglionendo del tutto! Ma che diamine aveva nel cervello, i criceti sulla ruota?

Pessima battuta.

Tom sospirò. Accarezzò i capelli di Bill e gli baciò la fronte. “Tu puoi avere tutto quello che vuoi, e non hai proprio motivo di essere geloso di quel tizio, sai? Liza c’ha chiaramente perso.”

Bill ridacchiò e Tom lo sentì vibrare contro di sé. E non riuscì ad impedirsi di trovare il tutto quasi emozionante.

Era emozionante perché stava facendo un ulteriore passo in avanti. Lasciandosi finalmente dietro di sé l’ombra di Liza.

Non hai proprio motivo di essere geloso.

Era strano, ma sembrava che la voce di Bill glielo stesse ripetendo nella mente.

Non avrebbe mai dovuto essere geloso di Liza. Perché Liza non era mai stata in competizione con lui, era quella la verità.

La verità era che anche la ragazza migliore del mondo, non sarebbe mai potuta essere abbastanza. Perché lui, Tom Kaulitz, diciotto anni di figaggine acuta, era perfetto.

E no, non perfetto in generale – beh, anche. Insomma, perché mai sminuirsi? -, ma perfetto per Bill.

“Comunque ha preferito lui.” gli rispose Bill “Ma va bene così. Magari è più bello.”

“Assolutamente no.” Rispose Tom, ancora prima di riuscire a capire che cosa stava dicendo.

Bill si sollevò leggermente sui gomiti e lo guardò negli occhi. “Davvero?”

Tom annuì, sicuro di sé.

Massì. Tanto ormai l’orgoglio era sotto le scarpe. Poteva proseguire a spargere fiori d’arancio intorno a loro e ad intrecciare coroncine di fiori.

… avrebbe dovuto procurarsi anche una coppia di canarini canterini e poi avrebbe completato il quadretto romantico-stomachevole.

“Certo. Non esiste proprio che qualcuno sia più bello di te.”

… No. Adesso.

Io ho bisogno di parlare. O con Qualcuno là in alto. O con Madre Natura – la zoccola -. O con Hamy, mi accontento anche di lui.

Perché non esiste, cazzo, che dalla mia bocca escano certe sconcezze!

… e lo so cosa state pensando! Che non è una sconcezza e dalla mia bocca esce molto di peggio, MA!, non è vero!

Dio. Ho voglia di piangere.

Doveva riuscire a tapparsi la bocca. Ce la doveva fare!

Bill ridacchiò divertito. “Da quando sei melenso?”

… PERFETTO!

Ora persino mio fratello mi prende per il culo.

Cioè, parliamone! Bill! BILL! Lo stesso Bill che piange per I passi dell’Inferno! O era dell’amore? Comunque! Quello che mi costringe a vedere ‘Come d’incanto’! Lui! Mi prende in giro!

Sono. Finito.

“Non era una cosa melensa! Era una cosa carina!”

Seh. Magari se lo ripeteva un po’ di volte avrebbe iniziato a crederci anche lui. Aveva voglia di vomitare, veramente. Bill non poteva fargli quell’effetto. Non esisteva!

O forse esisteva fin troppo bene, perché suo fratello gli faceva esattamente quell’effetto.

L’effetto di proteggerlo sempre e comunque.

Nella buona e nella cattiva sorte. Nella saluta e nella malattia. Per tutti-

… ehy! No! Tutto, ma non quello!

Ci mancava pure l’idea del matrimonio.

Ma. Per. Favore.

A.S.S.U.R.D.O.

E no, il fatto che prima, sotto l’etichetta ‘assurdo’ ci fosse anche ‘baciare il proprio fratello’ non voleva dire nulla.

Bill si riabbassò verso di lui, premendo il viso contro il suo collo e appoggiando le labbra alla sua pelle. “No. Era melensa e autocelebrativa… ma grazie comunque.”

E poi… e poi fu il momento di sospirare nel sentire la bocca di Bill baciargli il collo e scendere, fino ad arrivare alle clavicole. Fu il momento di stringerselo addosso e sentire la sua schiena sotto le dita. Fu il momento di sentirlo vibrare tra le proprie braccia. Fu il momento di sentirsi tendere ed eccitare dalle sua mani che lo accarezzavano lentamente.

Fu il momento, semplicemente, di rimboccare le coperte ad Hamtaro. E poi, spegnere la luce.

Perché per quello… beh, non era proprio necessario pensare.

Tom si lasciò sfuggire un gemito quando Bill gli morsicò la clavicola.

E decise che per quella giornata ne aveva avuto abbastanza. Ora era il tempo di consolare Bill a modo suo.

 

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Note dell’autrice: Capitolo dedicato a Mery e lei sa perché <3

Ohibò. Pure questo è andato. E sono stata nelle pagine che mi ero prefissata *.* Ma non c’è da esultare. In realtà ho eliminato un pezzetto di una scena, ecco perché. Ma sinceramente non era neppure importante.

Uhm… che dire? So che è da tanto che non aggiorno, ma sto scrivendo veramente molto.

E salutiamo tutti insieme Jerry *___* Voglio dire, non è un amore? Non è un amore immaginarlo con Hamy? <3 Sono dei tatini pucciosi come i loro padroni *__* Basta. Io li amo ù_ù

E ora scappo *_* Ci sentiamo presto con il capitolo 8… l’ultimo!

E si ringrazia ana per il sottotitolo, assolutamente amore *_*