Notausstieg
Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o
quasi) di reale. Tom e Bill
non mi appartengono purtroppo e non fanno (e non hanno fatto)
nulla di quanto raccontato in queste pagine.
Dedicato ad Ana.
Sia perché è una pusher
di trame,
sia perché oggi è
il suo compleanno <3
E dedicato a Lokex,
aka mia figlia
latitante, dispersa momentaneamente,
perché sappia che
mica me la dimentico, eh! <3
Step # 8: Si balla!
[La proprietà privata è
opinabile]
****
Si stava annoiando a
morte. Ma proprio morte completa, tanto che inizialmente
aveva dovuto alzare al massimo il volume delle cuffie collegate al televisore.
Salvo poi abbassare di colpo quando si era reso conto che sentirsi bombardare in
testa poteva essere un ottimo modo per rimanere svegli, ma decisamente
pessimo se si voleva continuare ad avere un cervello funzionante.
Ovviamente, più o meno.
Insomma, uno cosa può
pretendere da un criceto?
Pigiò svogliatamente
l’ennesimo tasto del telecomando pregando, implorando, genuflettendosi
mentalmente – perché figuriamoci se poteva fare una
cosa del genere veramente. Minimo minimo non sarebbe
più riuscito a rialzarsi perché i suoi pantaloni si sarebbero coalizzati contro di lui. Ovviamente perché
il Grande Capo Lassù avrebbe fato in modo che accadesse. – affinché ci
fosse qualcosa di interessante.
Più interessante di
Tony e il suo set di coltelli magici. Che, doveva
ammetterlo, quando era più giovane - … qualcuno aveva detto due anni prima? Lui
no di certo… -, trovava estremamente interessante. Non
ne sapeva il motivo, e non era sicuro di volerlo realmente sapere, ma era così.
Insomma, tutti avevano
dei momenti di sbandamento nell’adolescenza, a lui era toccato rincoglionirsi
con Tony che affettava un pomodoro.
E il fatto che io trovi più preoccupante il
mio passato da Tony-dipendente piuttosto che il mio
presente da Bill-dipendente quanto è grave da uno a
dieci?
…
Credo di meritarmi come minimo la lode.
Grandioso.
Comunque aveva avuto fortuna. Niente Tony, niente modella
brasiliana che dimostra la tonicità del suo fondoschiena, niente set di CD con
tutta la produzione musicale degli anni ’70 e ’80. Ma lei.
Lei. Lei che era il suo
primo – insomma, uno dei primi… era sempre stato un
tipo di larghe vedute e favorevole all’amore libero, quindi… - amore e l’unica
che l’avesse sempre ascoltato nei momenti bui.
…
E la cosa risultava estremamente equivoca… forse per il fatto che nei
momenti bui, in effetti, ultimamente non pensava proprio a nessuna lei. Ma neppure di striscio.
E tutto ciò era il male.
Perché lei era ovviamente Fergie. La sua amata, piccola, figa
Fergie, nel suo ultimo lavoro in coppia con Nelly.
Che, in effetti, cammina proprio come un idiota. Guarda quanto
barcolla… sembra proprio stupido.
… ODDIO.
ODDIOODDIOODDIO!
Non ho appena definito Nelly uno stupido, vero? Non
posso!
Nelly è uno ‘yo-yo man’! È
uno della mia crew. È un fratello di banda. È…
O.D.D.I.O.
Lo spirito di Bill si è
effettivamente impossessato di me.
Cioè! Esci immediatamente! Visto che, come
minimo, dovrebbe essere proprio il contrario…
Ed era chiaro, ormai, che non ci stava più con la
testa.
Perché altrimenti non
si poteva spiegare il fatto che, ad esempio, notasse
proprio in quel momento che… beh…
… che Fergie sembra molto
più vecchia degli anni che ha.
Non sembrava l’ideale
per essere toccata. Sfiorata. Accarezzata.
Invece, ad
esempio, Bill – giusto per citare la prima persona
che gli era comparsa nella mente, eh, non c’erano doppi sensi. Assolutamente -, ecco, suo fratello sembrava
proprio creato apposta per quello.
Bill era… era soffice.
Soffice è una definizione del cazzo,
però. Soffice è un cuscino, un letto, un divano. E Bill può essere tante cose, ma sicuramente non è un divano.
Bill è più… Bill. E come ‘essere Bill’ dev’essere coccolato. Punto.
Il ragionamento non fa una grinza.
E comunque
Fergie era vecchia.
E io devo piantarla di paragonare tutto
quello che vedo con mio fratello. Perché è chiaro che mio
fratello è tossico e quindi mi ha disintegrato il cervello.
Afferrò il telecomando
e spense la tv con stizza.
Tutti, tutti si stavano
coalizzando contro di lui. Lui che cercava di non pensare a quel
piccolo problemino che si trascinava dietro da un po’
di tempo.
E no, il problema non era Bill.
Non solo,
almeno.
Il problema era quel
suo stupido cuore impazzito, quel cervello sottoforma
di criceto che manifestava idee anarchiche, e quella voglia insensata e stupida
e ridicola che lo trasformava in una gelatina verde.
Forse sì, forse il
problema era veramente Bill. Bill
con le sue manie da diva, con le sue unghie alla ‘guai a te se me le rovini, ti spiezzo in due
e ti nascondo in frigorifero’, con le sue labbra, i suoi occhi,
i capelli… Bill che era assurdo, ma che forse non era
neppure niente in confronto a lui.
Tom rotolò sulla schiena, rannicchiandosi contro il
legno della cuccetta.
Assurdo era Bill. Assurdo era lui. E assurdo era il
fatto che il suo più grande problema in quel momento fosse rappresentato
dal fatto che… che in un modo o nell’altro doveva arrivare a dirglielo.
Doveva riuscirci. Era
una questione di principio e di orgoglio e di virilità
maschile!
…
Forse poteva tentare con un bel ‘Ti
amo’? molto romantico,
semplice, diretto, lineare…
… no. Nononononono. Non
scherziamo. È una cosa talmente melensa e vomitevole che mi strozzerei con la
mia stessa saliva. Non esiste.
E già si prefigurava Hamtaro,
in bilico sulla sedia, intento ad agganciare una corda particolarmente robusta
al lampadario. Per impiccarsi.
No. Ok. Forse è meglio
qualcosa del tipo… ‘Sei carino’?
Mio Dio.
Sembro un bambino di quattro anni che si dichiara
alla bimba con le trecce per poterle fregare la merenda.
Gli serviva un aiuto.
Uno psichiatra, un medium, un neurologo… una cug-
Bingo!
*
‘Io devo proprio dichiararmi, vero?’
Aveva ancora il dito
appoggiato al pulsante per l’invio, quando il suo cellulare si mise a vibrare
per informarlo che Hanneke lo stava chiamando.
E non fece neppure in tempo a rispondere, perché sua
cugina stava già parlando.
“E
l’hai capito solo ora?”
Tom borbottò uno “Stronza”
che era più che altro una risposta d’impulso, visto che, in effetti, non lo
pensava veramente sul serio.
Cioè. In parte sì. Perché in parte era
la verità. Ma d’altro canto… d’altro canto lei
lo aveva veramente aiutato.
“Risparmia
i complimenti… allora, cos’è questa bellissima notizia?”
Tom strinse il cellulare con stizza. Quella pazza di
sua cugina sembrava che avesse appena ricevuto la lieta novella di un futuro
matrimonio.
E, cazzo, non erano neppure
arrivati alla dichiarazione.
Io. Io non ci sono arrivato. Bill
non ha problemi con queste cose, Bill
ci riesce…
Bill mi ha pure già detto
che gli piaccio.
Merda. Potevo cavarmela con un
‘Anche tu’ e invece non ho risposto. Sono un
idiota.
“Non c’è nessuna
bellissima notizia.”
“… senti, facciamo che
io non prendo in giro te, e tu non prendi in giro me, ok?”
Tom chiuse gli occhi, massaggiandosi le tempie e
attendendo il resto “Prenderò il tuo silenzio come un sì. Ecco. Ora abbiamo un
problema. Dobbiamo farti dire le paroline magiche.”
“In realtà il problema
è solo mio, eh…”
Hanneke sbuffò, infastidita. “Senti, forse all’inizio – e
si parla di secoli fa eh, siete un po’ tardi voi Kaulitz
– poteva essere un tuo
problema. Ma dal momento in cui hai iniziato a
telefonarmi alle due di notte perché Bill ti
provocava strane reazioni del tuo piccolo amico là sotto… permetti che io mi
senta tirata in causa?”
Tom roteò gli occhi e si sistemò meglio il cuscino
dietro la testa. “Beh, se non volevi saperne niente, dovevi
solo dirmelo, eh…”
Hanneke ridacchiò. “Scherzi? Lo sai che ti voglio bene, Tomi… e sono anche troppo buona… e poi,
siete pure più divertenti di Beautiful. Dovremmo trovare un titolo a tutto questo!”
“Niente titoli! Niente
titoli, né trame, né personaggi, né niente! Altrimenti
so dove andrà a finire tutta questa storia!”
“Permaloso. Stavo solo
scherzando. E comunque… non dovevamo parlare del tuo problemino?”
Tom sospirò. Problemino. Non era un problemino.
Era un problema enorme. Gigantesco.
Insomma, già
dichiararsi non è che fosse una passeggiata, anche se
a lui era sempre andata piuttosto bene perché, ovviamente, era un figo, per di più l’idea di dichiararsi a suo fratello…
fratello! Ma una persona normale arrivava a dichiarare
‘Ti amo’ al proprio gemello?
Ne dubitava seriamente.
Ma, d’altronde, aveva
ormai capito che era sulla via del non ritorno, una
strada senza uscita e senza possibilità di scampo. Un vicolo cieco, ecco.
E lui si era appena schiantato contro il muro.
Fantastico.
“Come glielo dico?” gli
era uscita una vocina così pigolante e sommessa che per un attimo ebbe veramente la netta sensazione che suo fratello si fosse
impossessato di lui.
Di nuovo con questa storia! Al massimo, sarei io ad
impossessarmi di lui. Chiariamo i ruoli fin dal principio, eh… perché non mi
faccio prendere per il culo.
…
In tutti i drammatici sensi.
“Tom,
lo sappiamo tutti e due che è solo una formalità, tra
voi due…” ribatté lei, con aria saccente.
“Formalità?” mormorò
confuso.
Hanneke sbuffò. “Sì, è una formalità, anche se va fatta. Perché, insomma, sappiamo benissimo cosa provi per Bill, no? E lo sa anche lui,
quindi…”
Tom si massaggiò la fronte, con aria perplessa. “Quindi secondo te lo sa già?”
“Ma è ovvio!” trillò
allegra lei, in risposta.
“Beh ma comun-” Tom si bloccò all’improvviso,
non appena scorse la figura di suo fratello di fianco alla sua
cuccetta.
“Tomi?”
Tom aprì la bocca e poi la richiuse
subito dopo. “Ehm, devo lasciarti, ci sentiamo dopo, ciao” borbottò al
telefono, prima di premere con forza il pulsante rosso. “Bill?”
si rivolse poi a suo fratello.
Bill si chinò e si sedette sul materasso, dopo che Tom ebbe spostato le gambe per fargli spazio.
Suo fratello aveva qualcosa di strano… sembrava… triste? Dispiaciuto?
Non riusciva a capire
il motivo, ma era sicuro di non sbagliarsi.
“Che
c’è?” gli chiese, mettendosi a sedere accanto a lui.
Bill sospirò, passandosi una mano sul viso, prima di
guardarlo fisso negli occhi e Tom
constatò che sì, effettivamente, suo fratello era triste. Sembrava anche avere
gli occhi lucidi…
“Perché
non me l’hai detto?” mormorò abbattuto.
Tom rischiò il collasso. Lì, in quell’istante.
Su quella cuccetta.
Che fine ignobile, sul serio. Uno fa il figo per tutta la vita e poi…
Tom si mordicchiò il labbro inferiore. Quindi Bill aveva sentito la sua
conversazione con Hanneke? Quindi
sapeva cosa provava per lui? E quindi…
… e
quindi un bel niente. Perché di certo si era aspettato
un’altra reazione, e non trovare Bill quasi in
lacrime.
“Bill
io…” balbettò, incerto su cosa dire. “Mi dispiace…”
Mi dispiace?
Aveva fatto di tutto
per averlo e ora…
“Avresti dovuto dirmelo
subito! Per me… per me va bene, Tomi, sul serio… però… perché non me l’hai
detto? Lo sospettavo, sai… lo immaginavo, però…” Bill
continuava a torturarsi le dita delle mani. E Tom riusciva
solo a pensare a quanta voglia avesse di abbracciarlo
stretto.
Era suo. Era suo
dannazione!
Doveva
essere suo… e invece Bill…
Per Bill non è così, è chiaro.
E i baci? E gli abbracci? E
le toccatine fugaci? E i ‘mi piaci’? Che diavolo significavano?
“Comunque…”
riprese a parlare suo fratello “Sono contento per te, sai?” si girò a guardarlo
e si sforzò di sorridergli “Sono contento e… e niente… spero che sia perfetta
per te…”
…
Come?
“B-Bill?”
balbettò, insicuro su cosa dire. Insicuro anche su cosa pensare. “Ma… ma tu di che stai parlando?”
Suo fratello aggrottò
le sopracciglia. “Della tua ragazza, no?”
“EH? Ma…
ma non ho nessuna ragazza! Come ti salta in mente, scusa?”
strillò.
C’era ancora speranza.
Forse c’era ancora speranza.
DIO! C’era ancora speranza!! Poteva risparmiarsi il collasso! Era ancora vivo! E Bill… Bill
lo voleva! Lo voleva!
… beh, forse…
“Ma
se sei sempre al telefono! E parli e poi… e poi quando arrivo io metti sempre giù, quindi è ovvio che non parli con mamma, o
con Andi. E non fai che
scrivere messaggi. E…” Bill si bloccò all’improvviso “… ma quindi non c’è nessuna ragazza?” chiese,
con una punta – una punta? Sembrava un iceberg! – di speranza nella voce.
“Certo che non c’è
nessuna! Ma se…” … ma se mi piaci tu, cazzo?
“Oh…” Bill sembrava essersi tranquillizzato, tanto che un sorriso
stava iniziando a comparire sulle sue labbra “… ma
allora con chi è che parli sempre?” concluse, sinceramente interessato.
Ecco. E ora come glielo spiegava che aveva sua cugina come
confidente sentimentale?
Che figura ci faceva? Insomma, sembrava un cretino, lo
sapeva. Mentre voleva che Bill
lo considerasse un figo, un eroe, il migliore…
… ma
poteva pure darla a bere ad altri, ma la verità era che, beh, Bill lo conosceva bene. Quindi…
quindi chi cavolo doveva impressionare?
“Io…” abbassò lo
sguardo per un istante, vergognandosi a morte, prima di ripuntare
gli occhi addosso a Bill “… parlo
spesso con Hanneke, sai, nostra cugina…”
Bill non fece una piega. “Hanneke?”
Tom annuì. “Sì…”
“E perché dovresti passare
così tanto tempo al telefono con lei?”
Beh…
… beh lei mi aiuta a conquistarti. Suona malissimo,
ma è così.
E mi ha aiutato a non impazzire.
E a capire.
E a rivalutare leggermente – pochissimo eh –
le fangirl. Ma questo non so
se ti interessa…
“Perché…
perché le ho raccontato di noi due…” bisbigliò, nella speranza che suo fratello
non sentisse.
Cosa che,
ovviamente, non accadde.
E figuriamoci.
Era pur sempre Tom Kaulitz. Numero uno nella
lista nera di ogni possibile divinità presente
nell’universo.
Bill aggrottò le sopracciglia. “Cosa?”
“Sì ecco… io… beh… le
ho raccontato di noi e… e di me. E lei… mi ha aiutato.
Un po’…”
Bill lo guardò a lungo, prima di sospirare e passarsi
una mano tra i capelli. “L’hai usata come confidente, quindi?”
“Sì.”
Ecco. Ora era pronto
per il cataclisma finale. Il Big Bang. L’Apocalisse.
Il Diluvio Universale.
… forse aveva visto
troppi film catastrofici. Ma non era colpa sua se Georg aveva una passione per quel genere di film!
Così, quando vide Bill scoppiare a ridere, ci rimase, giustamente, di merda.
Probabilmente si era di
nuovo perso un passaggio.
Forse suo fratello
l’aveva presa bene?
“Che
piccola stronza…” mormorò Bill
tra una risata e l’altra.
“No beh, dai… guarda
che è stata carina eh…”
Bill si sforzò di riprendere fiato,
prima di guardarlo, ancora sorridente. “Tom…
c’è una cosa che non ti ho mai detto ed è che… beh, Hanneke
era anche la mia confidente…”
ridacchiò, portandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
“Piccola stronza!” sbottò.
A Tom
sembrò che un sacco di particolari andassero al loro
posto. Come il fatto che Hanneke
fosse sempre così sicura di ciò che pensava Bill.
O come il fatto che sua cugina avesse avvertito Bill, e non lui, quando era andata a trovarli. O come…
… ma
in fondo aveva importanza?
“Quindi… quindi vuoi dire che entrambi siamo andati a confidarci da una
quindicenne pazza?”
Bill annuì, ridendo, prima di sporgersi verso di lui e
abbracciarlo. “Si vede che siamo gemelli, eh…”
Tom
sorrise, passando una mano sulla schiena di Bill e godendosi
la sensazione di averlo nuovamente tra le braccia. Di averlo lì, per lui e solo per lui.
Forse era veramente
suo. Suo e solo suo.
Bill si separò leggermente da lui, puntandogli addosso i suoi bellissimi occhi e Tom
si chiese se ciò che stava vedendo lui era lo stesso di ciò che stava vedendo Bill.
E si chiese anche da dove gli uscivano certi pensieri
da romanzo adolescenziale per ragazzine in calore.
Bill gli sfiorò le labbra con le sue e Tom non potè contrastare quella
sensazione che sempre si formava dentro di lui, condita da un brivido lungo la
schiena, manco a rimarcare quanto fosse proprio un cretino. Un cretino,
deficiente, idiota. Uno che, era chiaro e lampante e lapalissiano – tanto per utilizzare una parola figa
e per mostrare in giro che sì, anche lui possedeva un vocabolario forbito -, non ci stava più con la testa. Ma
era una sensazione talmente bella, talmente forte, talmente… talmente
entusiasmante che…
… che se ne
fregava, ecco.
E il fatto che fosse da tempo indefinibile in comunicazione
con il suo cervello – peraltro interpretato da un criceto – sembrava sempre
passare in secondo piano.
Perché la
pazzia uno poteva pure curarla, forse. Ma quello che gli era successo… probabilmente no.
La verità era che
neppure desiderava una cura.
La verità era che a lui
andava bene così.
“Credo che dovremmo
ringraziarla in qualche modo…” mormorò Bill quando si separò da lui, con suo enorme disappunto.
Perché, insomma, ora
che avevano chiarito veramente tutto – più o meno -,
che bisogno c’era di parlare?
Nessuno!
Nessuno nessunissimo!
Quindi, largo alle
danze!
E invece no! No perché suo fratello
continuava a mettere in mostra la sua terrificante logorrea, anche nei momenti
meno opportuni.
Ad esempio
mentre cercava con nonchalance di infilare la sua
benedetta lingua tra le labbra di suo fratello. Un’operazione difficoltosa se il suddetto non
collaborava un minimo, ecco.
“Cosa?”
balbettò confuso.
“Hanneke.”
Rispose lapidario Bill “In fondo è
grazie a lei se alla fine siamo così,
no?”
Così come, scusa?
Così nel senso, ‘insieme’?
Avrebbe voluto
chiederglielo, ma si morsicò la lingua – maledicendosi
immediatamente perché, cazzo, gli sarebbe servita! O almeno… ci sperava -.
“Uhm… le mandiamo un
messaggio?” propose incerto.
Bill arricciò le labbra e Tom
si rese conto ancora di più di quanto le trovava irresistibili. E non capiva proprio perché. Insomma, erano proprio le stesse labbra di qualche mese prima, non era cambiato
nulla, no?
Ecco. Forse la cosa preoccupante era proprio quella.
Che, alla fin fine,
non era proprio cambiato niente.
“Io credo che si meriti
qualcosa di più…”
Tom strabuzzò gli occhi per un istante. “Hey! Già tra noi due le cose potrebbero essere complicate” davvero? “Ma aggiungerci pure una cugina,
non so se mi va!”
Bill spalancò la bocca, esterrefatto. “Dio, quanto sei cretino! Io…” si fermò un istante, mentre avvicinava
nuovamente il viso al suo “… io pensavo a qualcosa come una piccola
dimostrazione…”
…
“… vuoi registrare un
porno?”
Bill si tirò indietro immediatamente e gli schiaffeggiò
un braccio. “Idiota!”
Infilò la mano nella
tasca dei jeans e ne estrasse il suo preziosissimo
cellulare all’ultima moda. Trafficò un istante con i tasti e poi tornò a
guardarlo.
“Intendevo dire, una
semplice foto…”
Bill si sporse nuovamente verso di lui e tornò a
baciarlo, questa volta permettendogli di giocare con il suo piercing
alla lingua. E Tom non ci
pensò proprio due volte. Ma neppure una. Neppure
mezza.
Forse è vero. Forse Hanneke
se la merita una ricompensa.
Perché è grazie a lei se ora ho Bill.
Se è mio.
Mio mio
e di nessun altro.
Tom sospirò, mentre la sua mano scivolava lenta tra i
capelli di suo fratello, premendo contro la sua nuca
per avvicinarlo ancora di più. Aveva il sapore più dolce che
Tom avesse mai gustato sulle proprie labbra. Sapeva
di zucchero. Zucchero come le caramelle. E poi, oltre
a quello, c’era semplicemente la fragranza inconfondibile di Bill.
E lui l’amava.
Ed era completamente perso in tutto quello. Così perso e abbandonato e in estasi che neppure si accorse che Bill stava facendo la foto.
Non se ne accorse perché era proprio concentrato su altro. O forse
non era proprio concentrato su niente, visto che dubitava che Hamtaro che ballava ‘Hot
Stuff’ alla Full Monty, in preda
all’euforia del momento, potesse considerarsi ‘concentrarsi su qualcosa’.
Suo fratello si staccò
da lui, quel tanto che bastava per poterlo guardare negli occhi, prima di
sfiorargli nuovamente le labbra e allontanarsi ancora un po’.
Gli mise sotto il naso
il cellulare, dove ora capeggiava una foto…
… beh, cazzo, io sarò un
pervertito con gli ormoni fuori controllo, ma questo al porno ci assomiglia parecchio.
“Non siamo carini?”
mormorò Bill rannicchiandosi contro di lui per poter
osservare la foto.
Beh, a giudicare da ciò
che era in corso nel suo basso ventre, non l’avrebbe messa in quei termini,
però…
Però sì, erano carini.
Bill aveva gli occhi chiusi e la testa inclinata e le
guance tinte di rosa, mentre lui… lui era proprio uguale a Bill.
Erano nella stessa identica posizione. L’unica differenza era la sua mano nei
capelli di suo fratello, ma per il resto…
“Sì. Siamo piuttosto fighi…”
Bill strofinò il naso contro la sua mandibola,
sorridendo. “Io credo che questa foto dica proprio tutto… e credo anche che ad Hanneke farebbe piacere vedere il frutto del suo lavoro,
ecco.”
Tom annuì, prima di prendere il cellulare dalle mani di
suo fratello. “Però il messaggio lo scrivo io, ok?”
Bill non rispose. Si limitò a stringersi ancora di più
addosso a lui e ad appoggiare la testa sulla sua spalla, in modo da poter
vedere cosa stava facendo.
Tom lanciò un’ultima occhiata alla foto, prima di
iniziare a scrivere il messaggio.
‘Non provare a pubblicarla da qualche parte,
tanto la prenderebbero per un fotomontaggio. Grazie di tutto, T&B’
Bill annuì, approvando il messaggio e Tom premette il tasto per inviarlo.
“Fatto.”
“Siamo proprio due
bravi cugini…”
Tom ridacchiò, mentre appoggiava il cellulare sul
letto. “La maggior parte delle persone non la penserebbe così”
Bill gli sorrise, muovendo le
gambe in modo tale da trovarsi a cavalcioni sopra Tom. “Beh, perché non capiscono un cazzo…”
Tom gli sfiorò le labbra con il polpastrello,
sorridendo. “Che brutte parole. Bill
Kaulitz non dovrebbe dire certe cose.”
“E
cosa dovrebbe dire?”
“Non ne ho idea… ma sono sicuro che riuscirai a trovare qualcosa per
compensare…”
Bill gli baciò comicamente la punta del naso, prima di
far scivolare le labbra contro le sue. “Mi piaci tantissimo, Tomi…” sussurrò
direttamente contro la sua bocca.
Dio. Dio. Dio.
Posso morire? Posso? Per favore?
Per favore, per favorissimo?
A me saltano le coronarie, io lo
so…
Non gli rispose. Perché era un idiota, cretino, deficiente e pure codardo.
E perché Hamy è
momentaneamente fulminato a terra, e hai voglia a rimetterlo in moto?
Forse sarebbe servito Jerry. Magari avrebbe potuto dargli un bacino e svegliarlo
come se fosse stato
Ma Tom non ci pensò troppo.
In quel momento era impegnato ad avere il suo
bacino del risveglio, quindi il resto poteva pure scomparire, non aveva
eccessiva importanza.
Bill stava letteralmente vibrando tra le sue braccia e Tom si ritrovò a pensare che non gli
dispiaceva affatto come sensazione, anzi.
Sarebbe potuto rimanere
in quella posizione per una quantità indefinita di tempo.
Perché sembrava
tutto giusto, tutto perfetto.
Tranne il piccolo
particolare che… beh, ancora una volta si era lasciato sfuggire l’occasione di dirglielo.
Di dirgli cosa
gli provocava. Come lo faceva
sentire. Come lo rendeva… eccitato, sì.
Ma soprattutto perso. Perso con la testa, con il
corpo, con il cuore…
Avrebbe dovuto
dirglielo, però…
Però, insomma, la sua lingua in quel momento era
impegnata a fare altro che non parlare, quindi…
Quindi rimani un codardo, Tom
Kaulitz.
E Tom, sinceramente, non
riuscì proprio ad opporsi a quella pessima battuta che Hamy,
con le zampette incrociate e il musetto corrucciato, gli aveva propinato.
Era la verità, ecco
tutto.
*
Tom fece scivolare le mani sulla schiena di Bill fino a raggiungere lui.
L’oggetto – o uno dei tanti – di perversione che più
elettrizzava quelle pazze delle fangirl di Bill.
Il suo fondoschiena.
Perché, lui lo avrebbe ripetuto fino alla morte, era
piccolo, ma c’era. C’era e, per la
miseria, in quel momento era tra le sue mani.
È mio. Mio come la bocca, le labbra, la lingua, i
capelli, le mani, i piedi, tutto! Tutto mio. Fuori dalle
palle gli altri!
E con Bill abbandonato addosso a lui, le sue labbra premute
contro le proprie, mentre le dita affusolate e veloci di suo fratello gli
accarezzavano il collo e il viso, beh non avrebbe proprio saputo chiedere di
più dalla vita.
Ovviamente fino
a quando Bill non decise che fosse il momento di
tornare a tormentarlo.
Si staccò da lui e lo
guardò fisso negli occhi, e Tom si chiese se avesse
fatto qualcosa di male perché lo sguardo di Bill gli
metteva un po’ paura.
Era uno sguardo alla ‘tu, piccola merda
che non sei altro, non farmi esplicare il motivo per
cui dovrei prenderti a calci nel culo’.
Le licenze poetiche
ovviamente erano frutto della sua testa – con copyright di Hamy -, ma il concetto era
quello.
Solo che… che lui non
aveva proprio fatto niente!
Si era limitato ad
abbracciarlo, coccolarlo, baciarlo e perdersi un po’. Tutte
cose, per altro, che non gli era sembrato dispiacessero poi tanto a Bill.
“Che c’è?” chiese titubante con un filo di voce.
Faceva proprio schifo.
Doveva trovare un altro aggettivo per indicare la sua situazione, perché
zerbino non sembrava più adatto. Andava oltre, ormai. Si era perfino superato.
Cane da passeggio? Chihuahua da compagnia?
Bill assottigliò gli occhi e inclinò la testa di lato,
senza smettere di guardarlo fisso.
Tom sospirò, abbassando per un attimo lo sguardo.
… innamorato. Ecco la fottuta
definizione. E fa anche più paura che essere
paragonato ad un carlino di una vecchietta.
“È mio” rispose
finalmente Bill, afferrandogli saldamente i polsi e
spostando le mani dal suo sedere.
“Come?” chiese lui sgranando
leggermente gli occhi. Probabilmente si era perso un passaggio.
Non che fosse una
novità, ma uno sperava come minimo di migliorare nel tempo, e invece…
“Il culo… è mio. Non ti permetto di toccarlo
quando vuoi, sai? È di mia proprietà, quindi devi chiedermi il permesso
per poterci mettere su le tue manacce” dichiarò Bill, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Come se,
insomma, non avesse sparato una cazzata delle sue.
“… io… non credo di
aver capito…” balbettò incerto, mentre osservava le proprie mani intrappolate
dalle dita di Bill.
“Guarda che non è
difficile. È come se… che ne so, mi mettessi a ravanare
nelle tue cose senza chiederti il permesso…”
… tutto tuo, baby!
Tom lo guardò per qualche istante, indeciso su cosa
rispondere. E, alla fine, optò semplicemente per
l’opzione più facile. Non disse nulla. Si sporse verso di lui e lo baciò,
annullando sul nascere qualsiasi altra protesta che avrebbe potuto tirare fuori
suo fratello sul fatto che anche le labbra erano le sue, così come tutto il
resto.
Si staccò da lui con un
sospiro, solo per permettergli e per permettersi di
respirare.
“Mi stavi prendendo in
giro, Bill?” mormorò.
Bill ridacchiò, lasciando finalmente andare i suoi polsi
e intrecciando le mani dietro al suo collo. “Penso di sì”
“Pensi, eh?”
Il sorriso di Bill si allargò ancora di più, mentre faceva affondare il
naso nei suoi rasta, strusciandosi contro di lui e
permettendogli di sentire contro di sé tutto
il suo corpo.
Ma proprio tutto. Tutto
tutto.
Tanto che
dovette ricordarsi di respirare per riuscire a focalizzare nuovamente la sua
attenzione su Bill. O meglio, sul viso di Bill. Perché in effetti la sua
attenzione in quel momento era proprio da tutt’altra
parte.
Geograficamente posizionata un po’ più in basso.
E, merda, odio essere un
adolescente con gli ormoni al di sopra della media. Lo
odio.
Bill fece scorrere le labbra sul suo orecchio, prima di
baciare dolcemente il lobo e sussurrargli con quella sua voce da finto-sexy “E comunque tu puoi
toccare quello che vuoi, eh…”
Tom
sorrise, mentre le sue mani scivolavano leggere sulla schiena di suo fratello. “Non è più proprietà privata?”
Bill premette le labbra contro la sua guancia,
schioccando un bacio su di essa, prima di allontanarsi
leggermente per guardarlo negli occhi. “Lo è. Ma diciamo
che è… opinabile, ecco…”
E poi… e poi afferrò nuovamente le sue mani – intente a tastare un’altra volta la consistenza del suo
sedere – e le staccò dal suo corpo.
Sì, va beh… va bene scherzare, però adesso bas-
Il pensiero gli si interruppe a metà, come un idiota.
E, poco ma sicuro, anche la sua faccia in quel
momento non doveva essere molto migliore.
Insomma, si considerava
un gran figo, ma ogni tanto poteva permettersi momenti di defaillance. E sicuramente, Bill che faceva
appoggiare le sue mani proprio lì –
no! Non lì sul culo, ma lì da un’altra parte -, poteva essere
considerato un buon motivo. Ottimo, in effetti.
“Non ti serve il mio
permesso, Tomi”
E Tom l’unica cosa che si
chiese fu dove aveva imparato suo fratello quelle frasi da pornostar
navigato.
Ma poi decise che no. Non
voleva saperlo. Che non gliene fregava niente, così come tutto
il resto.
Tranne Bill, ovviamente.
E allora riprese a
baciarlo con così tanto trasporto che quasi non si
schiantò contro di lui per la foga di assaggiare le sue labbra di nuovo, mentre
Bill non faceva che stringersi addosso a lui,
facendolo vibrare in un modo che non aveva mai sperimentato. Se
non con lui.
E io voglio sapere se esiste una parola per
tutto questo.
Una parola che non inizi per ‘A’,
perché io non ci credo. Io non ci credo a quella parola, e non voglio che un
qualcosa di inesistente classifichi tutto questo.
Quindi, voglio che qualcuno mi trovi una parola che
inizi per… ‘C’.
C come… culo.
È un bella parola.
Tom sospirò contro le labbra di Bill,
mentre sotto le sue dita prendeva consistenza la pelle
della schiena di suo fratello. Si lasciò andare contro il legno della cuccetta
con un tonfo e chiuse nuovamente gli occhi, staccando ancora una volta la spina
del tapis roulant di Hamy.
C come coglione. Perché io sono un coglione, poco da fare.
… perché questo potrà pure
non essere una A, potrà pure non esserlo però… però, per non esserlo, ci
assomiglia parecchio.
Parecchio tanto.
Parecchio troppo.
Tanto che probabilmente lo è…
Bill si staccò da lui e Tom
aprì gli occhi, giusto nel momento in cui suo fratello gli
sorrise, raggiante.
E Tom non seppe dire il
momento in cui il suo stomaco si trasformò in uno stormo di farfalle però… però
accadde.
Accadde e forse, più
semplicemente, le farfalle c’erano sempre state, ma lui aveva cercato di metterle a tacere.
Perché era un coglione, ovvio.
Ma in quei secondi
lunghissimi che trascorsero durante il percorso che fece il suo viso per
arrivare a quello di Bill, si disse
che non aveva importanza. Non ne aveva.
Fine.
…
…
… sì. Col cazzo. Io voglio
sapere in che razza di mostro mi sto trasformando! Ho un criceto nel cervello e
le farfalle nello stomaco… se mi ritrovo anche un
serpente al posto di qualcos’altro…
E Tom quasi riuscì a sentirlo. Il piccolo Jerry con la
vocina di Bill e gli occhi assottigliati che gli rispondeva con il tono di chi sapeva sempre tutto.
‘Nessun mostro, Tomi. Semplicemente umano. Sei
semplicemente umano.’
E beh, se lo diceva Bill,
intento a farlo sdraiare sotto di lui, doveva crederci.
Per forza.
Doveva crederci e…
Doveva pure fare
qualcos’altro. Doveva, però…
Anche tu mi piaci tantissimo, Bill.
Non era difficile, alla
fin fine. A pensarlo gli veniva piuttosto bene.
Quanto a dirlo…
Mi piaci.
Mi. Piaci.
Forse ci sarebbe
arrivato dopo un pochino di tempo.
Bill gli sorrise, raggiante,
quasi avesse sentito perfettamente l’urlo disperato che si alzava da Hamy.
Mi. Piaci.
E poi, lo baciò di nuovo. E
ancora. E ancora. E ancora.
Come a dirgli Anche tu. Anche tu.
Anche tu.
Era una comunicazione
molto topesca, ma aveva realmente
importanza?
No. In fondo non ne aveva proprio. L’importante era il concetto… e quello…
beh, quello era proprio chiaro.
Quello era stato chiaro
e lampante e luminoso fin dal principio.
Forse avevano
semplicemente aspettato un po’ troppo nell’accendere la luce.
FINE
( 5
Gennaio 2008 – 13 Giugno 2008)
****
Note dell’autrice: OMG. È finita. È finitaaaaaaaaa
ç______ç Disperatevi con me, please XD
A parte gli scherzi,
l’ultima parola che ho scritto di questo capitolo è
stato ‘luminoso’ (alla penultima
riga), perché ho cambiato una parola… e nel momento in cui avevo finito di
digitare ero tipo: ‘OMG °_° Ma è finita!”
Allora… visto che è
l’ultimo capitolo, mi permetto pure di tergiversare un pochettino.
XD
Capitolo dedicato ad Ana (sia perché è il suo compleanno, e io speravo
tanto di finirlo per oggi, sia perché IBD e NS le devono tanto, perché lei è la pusher di trame de LOL), a Lokex
(<3) e un po’ a tutte voi che avete sopportato questa follia di Tomi XD.
Tra l’altro oggi è
anche il compleanno di un’altra piccolina… la mia amata Verbrennen
(tra l’altro featured fic
della settimana *__*) compie infatti un anno!!! *___*
(sì, ne parlo come se io mi ricordassi le date, ma in realtà me l’hanno fatto
notare altre XD). Voglio dire, è da un anno che scrivo sui 4 puccini. E Sar@ mi ha
fatto un regalo bellissimissimo e io non posso non
ringraziarla ç__ç (E io sono commossissima ç___ç) Liz mi ha addirittura mandato un messaggio oggi pomeriggio
per avvertirmi del regalo <3
Allora… poi poi poi…
Fergie è stata fortemente voluta da me perché volevo
un collegamento musicale con il primo capitolo di IBD e perché doveva esserci
il passaggio tra l’inizio di tutto e la fine.
(Una nota a parte con Tony e i coltelli. Lo ammetto, il
tutto è molto autobiografico XDD Io *amavo* guardare Tony che tagliuzzava *.* Non
chiedetemi perché, mi sento cretina da sola, ma, parlando con dei miei amici, ho scoperto di non essere la sua unica fan! *___*)
Poi, che dire? Mi
mancheranno questi Tomi e Bill. Mi mancherà
Hanneke, così come mi è mancata Liza. E mi mancheranno Hamy e Jerry. Tanto tantissimo ç_ç Io con chi sfogo i pensieri deliranti???
*piange disperata*
Voglio poi ringraziare
tutte voi fanciulle per aver letto e seguito questa
storia <3 Danke schoooon!
E… e niente. Siamo veramente alle battute finali.
Sappiate però che in futuro potreste trovare un
piccolo tributo a tutto questo, MA NO, non iniziate a pensare a Missing Moments (anche se, lo
ammetto, ho una quantità di scene non utilizzate sia per IBD che per NS ancora
salvate sulle conversazioni msn) o a sequel. Niente di questo genere. Perché, sia chiaro, mi
dispiace tanto lasciarla, ma sono anche della filosofia che una storia VA
chiusa prima o poi. E questa ha compiuto il suo fangirloso dovere <3 (Ma comunque
se qualcuna di voi volesse sfruttare tutto questo per scopi personali e fagirlistici, faccia pure XDDD)
E ora, fanciulle, è il momento degli arrivederci. *ciau ciau*
Ci vediamo presto presto con Look Closer, e prestissimissimo
(ipotizzo di iniziare metà settimana prossima) con una nuova storia,
Mezzanotte, che latita nel pc
da troppo tempo XD
*Abbraccio gigante*
<3