La mia dose di Benzina

 

DISCLAIMER: Tom e Bill non mi appartengono, per carità. E non hanno mai fatto nulla di quanto descritto qui (…). E, ovviamente non ci guadagno una lira ù_ù (peccato… anche se non credo che vorrei *realmente* speculare su questa roba XD).

 

Note di inizio capitolo: Note doverose. ù_ù Non mi piace molto scrivere note iniziali, ma qui ci vanno^^. Questa storia non ha senso. E neppure un perché. È una PWP. Punto. Non c’è trama. E io stessa mi stupisco di quanto una cosa del genere possa essere diventata lunga (7 pagine di word O_O). Comunque, realmente, non c’è trama. Ci sono solo Bill e Tom. L’avevo iniziata tempo fa, poi l’avevo lasciata lì… ha avuto una storia travagliata, ma oggi l’ho finita. E ho deciso che, magari, voi donnine perverse avreste apprezzato. E ho deciso anche che è il mio modo di festeggiare la vittoria agli EMA. Detto questo… sedetevi, respirate a fondo, prendete un catino per la bava e… leggete XD

 

CAPITOLO UNICO

 

Gib mir Benzin [Dammi benzina]
Es fließt durch meine Venen [Scorre fra le mie vene]
Es schläft in meinen Tränen [Dorme nelle mie lacrime]

[…]

Ich brauch Benzin  [Ho bisogno di benzina]

 

(RammsteinBenzin)

 

Bisognava mettere fine a tutto quello. Bisognava porre fine a quel continuo rincorrersi, trovarsi, impazzire e allontanarsi.

Bisognava fare un passo avanti. O uno indietro. Ma netto, deciso. Un passo senza via di scampo.

E Dio solo sapeva quanto lui desiderasse progredire. Andare avanti. Avanti.

Verso qualcosa che gli faceva paura, ma Dio se lo voleva!

Bisognava porre fine alle occhiate, ai baci, alle carezze, ai gemiti e tutto…

Oppure bisognava farli evolvere. Perché stava impazzendo.

Guardò Bill davanti a lui.

Non voleva affatto cancellare gli ultimi mesi.

Non poteva.

 

*

 

Bill lo guardò negli occhi. E se Tom non fosse stato ben stabile sul letto, probabilmente avrebbe vacillato. Perché negli occhi di Bill leggeva tutto.

Tutto.

Erano profondi. E vi scorgeva voglie e desideri che non avrebbe mai connesso con suo fratello.

Desideri che in qualche modo neppure voleva riconoscere.

Perché facevano paura.

Perché erano anche i suoi.

E avere lo stesso desiderio, a volte è troppo. Perché diventa onnipresente. Tangibile. Lo puoi vedere, sentire, toccare. È lì, davanti. Pronto per essere colto.

Solo per te.

Solo per lui.

Bill gli si avvicinò, senza mai staccare i suoi occhi. Lento. Quasi esasperante. Ma dannatamente e troppo eccitante. Troppo reale per non sfiorarlo con i polpastrelli. Troppo reale per non sentire le sue labbra premute contro le proprie. Troppo reale per non passare una mano nei suoi capelli. Troppo reale per non sentire la sua lingua scivolare nella sua bocca. Il suo piercing giocare malizioso. Il suo sapore. Quello che sempre ritrovava. Zucchero e menta.

Troppo reale per non impazzire, per non afferrargli le spalle e trascinarlo giù, sul letto, disteso.

Ma se fosse stato semplicemente e solo troppo reale, l’avrebbe comunque lasciato andare, forse.

Forse non sarebbe stato abbastanza.

Ma era di più.

Era il desiderio nei suoi occhi. E, ne era sicuro, nei propri. Ed era l’eccitazione dolorosa e crescente nei suoi boxer. Ed era il desiderio folle di vedere la stessa identica eccitazione su Bill.

Era pazzia.

Era la cosa più bella che avesse potuto desiderare.

 

*

 

Le mani presero a muoversi quasi da sole. Perché il suo cervello era impegnato a registrare i movimenti della lingua di Bill. Ed erano movimenti troppo esperti per non seguirlo in quel turbinio di voglia, malizia ed eccitazione.

E così, mentre la sua bocca era impegnata a non staccarsi da quella di suo fratello, le sue mani scivolarono lente sotto la t-shirt di Bill. Tom percepì la pelle accaldata della schiena. Non riuscì a non gemere di disappunto quando fu costretto a separarsi dalle sue labbra per potergli levare la maglietta.

Non ebbe molti attimi di respiro. Bill era tornato ad impossessarsi di nuovo di lui, gli si era stretto addosso, circondandolo con le sue braccia, e appoggiando le labbra sul suo collo, lasciando una scia di baci, saliva e morsi dall’orecchio fino alla spalla.

Tom si strinse ancora più addosso a lui. Le sue mani tremavano in parte dalla fretta in parte dall’emozione. Ma non ci fece caso. Arrivò al bordo dei jeans e provò inutilmente a strattonarli, ricordandosi solo dopo della stupida cintura. Con le dita che non rispondevano più ai suoi comandi, slacciò freneticamente la fibbia, tirò giù la cerniera e fece scivolare i jeans lungo i fianchi del fratello.

“Mi fai impazzire…” mormorò contro la spalla di Bill, mentre ancora sentiva la sua lingua e il piercing metallico contro il collo.

Bill si staccò leggermente da lui. Quel tanto che bastava per poterlo guardare negli occhi.

“Sei troppo vestito…” gli sussurrò a pochi millimetri dalla bocca.

E senza aspettare altro, Tom si sfilò il cappello e la maglietta, mentre le dita veloci di Bill erano subito andate alla sua cintura. E quasi non aveva ancora tolto i jeans, che già la mano di suo fratello era scivolata all’interno dei suoi boxer per porre fine almeno in parte e quel dolore persistente che aveva all’inguine. O forse solo per farlo aumentare, a giudicare dal movimento lento ed esasperante che la mano di Bill stava riservando alla sua erezione.

Bill…” disse, quasi ringhiando.

Voleva di più.

Aveva bisogno di qualcosa di più.

Tutto quello non era abbastanza. Le mani di Bill non erano abbastanza. La bocca di Bill non era abbastanza.

Aveva bisogno del suo corpo. Di tutto il suo corpo avvolto attorno alla sua erezione.

Lo voleva.

Disperatamente.

Altrimenti sarebbe impazzito.

“Non ti piace?”

Tom chiuse gli occhi. Dio, sì, certo che gli piaceva! La mano di Bill era la cosa più giusta che potesse esistere. Insieme alla sua bocca.

Ma lui era sicuro che qualcos’altro sarebbe stato altrettanto giusto. E migliore. E sconvolgente.

Aveva bisogno di altro. Aveva bisogno di entrare in lui. Di sentirlo tendersi e muoversi attorno a lui. Di sentirlo in suo possesso come mai prima di allora.

Allontanò con dolore la mano di Bill dalla sua eccitazione. Se quella notte doveva venire, voleva venire in lui. In Bill. E in nessun altro modo.

Ribaltò le posizioni sul letto, e fece aderire il suo corpo con quello di Bill, che lo guardava con quei suoi occhi grandi, e profondi. Quelli in cui la gente si perdeva e non riusciva più ad uscirne. Quelli in cui lui stesso, era il primo in cui si perdeva.

Bill…”

“Sì…” annuì debolmente. Come se stesse combattendo contro il suo stesso io. E Tom sapeva che era così. Perché quella era una cosa grande. Importante. Ancora più importante per Bill che per lui. Lo sapeva.

“Se non vuoi…” forse lo aveva detto più per sentirsi a posto con se stesso che per altro. Non era sicuro di potervi rinunciare. Ma Bill spinse il bacino contro il suo, facendo incontrare le loro erezioni, ancora racchiuse dai boxer. E Tom pensò che quello era decisamente un .

Che anche Bill lo voleva, come lo voleva lui.

Lo baciò sulle labbra, dolcemente. Assaporando ancora una volta il suo gusto di zucchero e menta. Il gusto di Bill.

“Perché sei tu… solo perché sei tu…” gli mormorò Bill contro le labbra. Gli occhi chiusi e le gote arrossate da un improvviso imbarazzo.

Lo stavano veramente per fare.

Non c’erano vie di scampo.

Non ce ne sarebbero state più nemmeno in futuro.

Fece scivolare le sue mani lungo i fianchi di Bill, fino ad incontrare l’elastico stretto dei boxer. Prese un respiro profondo e li abbassò, in un unico gesto deciso. Bill inarcò leggermente la schiena quando la sua pelle venne a contatto con l’aria fresca della stanza. Tom non riuscì a non rimanere qualche secondo ad osservarlo.

Aveva il cuore che gli batteva all’impazzata.

Era normale?

Una carezza dolce sulla guancia lo riportò alla realtà. “Spogliati…” gli mormorò Bill con gli occhi lucidi dal desiderio.

Tom non se lo fece ripetere due volte. Si sbarazzò dei suoi boxer, lanciandoli giù dal letto, senza preoccuparsene troppo.

Sfregò la propria erezione con quella di Bill e lo vide sospirare di piacere. Ma non era abbastanza. Bill era rumoroso. Lo sapeva. Lo sapeva fin troppo bene. E quella sera voleva sentirlo gridare. Urlare. Voleva sentire la sua voce esprimere tutto quello che gli passava per la mente.

Anche le cose più oscene. Le cose più volgari.

Bill sapeva essere dannatamente eccitante quando non si imponeva dei freni. Forse perché non era abituato a sentirlo, ma ascoltare la voce di suo fratello mormorargli un certo genere di parole era sufficiente per far diventare la sua erezione ancora più dolorosa.

Lo baciò di nuovo. E a fondo. Lasciò la sua lingua incontrarsi e giocare con quella di Bill. Respirò dalla sua bocca. Gli morsicò le labbra. E gemette quando sentì le mani di Bill scivolare lungo la sua schiena e finire sui suoi fianchi. E gemette ancora più forte quando Bill spinse il bacino contro il suo, così violentemente che Tom potè quasi pregustare come sarebbe stato spingersi lui stesso, questa volta, con altrettanta forza verso Bill.

“Aspetta…”

A malincuore si separò da lui. Notò il disappunto negli occhi di suo fratello e non potè far altro che sorridergli leggermente, prima di andare alla propria valigia e tirare fuori ciò che gli serviva.

“Voglio che lo faccia tu…” gli disse porgendogli un tubetto e un preservativo. Bill si morsicò il labbro inferiore e annuì, imbarazzato.

Tom non riuscì a non trovarlo adorabile.

Con mani tremanti, Bill si preoccupò di fare tutto al meglio, mentre Tom lo osservava massaggiare con un po’ di paura la sua erezione e mentre lui stesso cospargeva le sue dita con il liquido.

“Sei sicuro?”

Bill alzò lo sguardo verso di lui. “Non sono mai stato così sicuro di qualcosa in tutta la mia vita…”

Tom si chinò nuovamente a baciarlo. Lo spinse nuovamente lungo il letto e tornò a sovrastarlo.

Ci siamo…

Bill aprì le gambe, e Tom si posizionò tra di esse. E pensò che tutte le scopate che si era procurato in giro non sarebbero valse neanche la metà di quella. Perché quello non era solo scopare. Non era solo un fattore fisico.

Con Bill era di più che semplice sesso.

L’aveva sempre saputo. E lo sapeva soprattutto in quel momento.

Con una mano prese ad accarezzare l’erezione di Bill, mentre l’altra si insinuava lenta tra le sue gambe. Scivolò dentro di lui con un dito, e sentì Bill tendersi.

“Dimmi se ti faccio male…” gli mormorò senza staccargli gli occhi di dosso “… dimmelo e io mi fermo subito…”

“Continua” sospirò Bill in risposta. Tom fece scivolare due dita dentro di lui, e questa volta Bill non riuscì a trattenersi.

Alcune lacrime scivolarono lungo le sue guance. Tom si sporse verso di lui e gli baciò una guancia, leccando via le lacrime. “Ti sto facendo male… e io odio farti del male…”

Bill scosse la testa. “Non fermarti…”

Bill…”

“Non fermarti” ripetè “… devo solo rilassarmi…”

Bill alzò le braccia fino a circondare le spalle di Tom e stringerlo in un abbraccio un po’ goffo. Ma Tom non riuscì a ridere. Non c’era nulla di divertente.

“Voglio sentirti dentro di me…” mormorò Bill contro la sua spalla.

Tom si sentì arrossire a quelle parole. Il cuore sembrava voler esplodergli nel petto.

Sfilò le sue dita dal corpo di Bill e si preparò per entrare in lui. Questa volta sul serio. Questa volta per davvero.

Dio…

Prese un respiro profondo e chiuse gli occhi per un istante. Entrò lentamente in lui, per fargli il meno male possibile. Si fermò quando vide una smorfia di dolore sul volto di Bill e delle nuove lacrime scendere lungo le guance. Odiava vederlo in quello stato. Odiava vederlo soffrire, soprattutto per qualcosa che lui stava trovando eccezionale.

“Rilassati… cerca solo di rilassarti” gli mormorò nell’orecchio.

Bill sospirò un paio di volte e Tom entrò in lui completamente. Dio, allora era quella la sensazione che si provava a essere dentro Bill.

“Prova a muoverti…”

Tom fece come Bill gli aveva chiesto. Lentamente. Con calma. Voleva che anche per Bill fosse qualcosa di speciale. Voleva vederlo gemere anche lui.

Quando sentì un sospiro provenire dalle labbra di suo fratello, sorrise. L’avrebbe fatto gridare.

Si spinse verso di lui, e fece scontrare di nuovo i loro bacini. Una mano era ancora avvolta attorno all’erezione di Bill. Una lenta e continua carezza. Voleva così tanto che riuscisse a provare ciò che lui stesso sentiva.

Voleva portarlo realmente in un altro mondo. Lo voleva disperatamente.

Si sforzò di mantenere gli occhi aperti. Doveva guardare. Doveva vedere.

Doveva semplicemente percepire il volto di Bill.

E nel momento in cui i suoi occhi si scontrarono con i tratti del viso del fratello, ringraziò chiunque lo stesse ascoltando nella sua mente, per avergli suggerito l’idea di guardarlo.

La schiena leggermente inarcata, la pelle umida di sudore, il collo piegato all’indietro, la curva del pomo d’Adamo, e, ossignore, il viso di Bill.

I capelli leggermente bagnati attaccati alla fronte, il sudore che piano scendeva lungo le sue tempie. Gli occhi chiusi, serrati e l’espressione di piacere misto a una traccia di dolore, che Tom sperò sparisse al più presto. La bocca dischiusa che mormorava parole sconnesse. Parole che Tom non riusciva a percepire, ma che, ne era sicuro, sarebbero state eccitanti almeno tanto quanto la… visione che aveva davanti agli occhi.

Perché non aveva un’altra parola per descrivere tutto quello.

Bill era semplicemente qualcosa che non aveva mai visto.

Forse non possedeva le curve di un corpo femminile. Ma questo non faceva assolutamente sminuire ciò che riusciva a trasmettergli.

Bill era totalmente abbandonato a lui.

Non era come le ragazze con cui era stato. Non era né timido né possessivo. Non voleva comandare né farsi sottomettere. Non voleva qualcosa di eccitante ne qualcosa di dolce.

Bill si fidava semplicemente di lui.

Era totalmente abbandonato nelle sue braccia.

Era qualcosa di così totale, così puro, che Tom non riuscì a spiegarselo se non con il fatto che, molto semplicemente, tra loro due, era sempre stato così.

Non era una questione di sesso.

Non era una questione d’amore.

Era una questione di legame.

Tom avrebbe dato la vita per Bill e viceversa. Questa consapevolezza, questa fiducia totale nell’altro, non permetteva a Bill di dubitare che Tom si sarebbe preso cura di lui.

E Tom lo sapeva.

Ma avere il corpo tremante, sudato ed eccitato di Bill tra le proprie braccia, era comunque una sensazione strana.

Probabilmente la migliore della sua dannatissima vita.

Tom si sporse fino a sfiorare il petto di Bill con le proprie labbra. Sentì le mani del fratello scivolargli lentamente sulla schiena, per poi fermarsi. E poi risalire di nuovo, in una lenta, estenuante carezza.

Tom appoggiò le labbra sulla pelle accaldata di Bill. Scivolò con la lingua lungo il suo petto, lasciando una leggera scia umida al suo passaggio. Senza neanche rendersene conto fece scorrere una sua mano lungo il fianco del fratello, lentamente, ma senza fermarsi, mentre la sua lingua era impegnata a lasciare un segno su quel corpo… ad assaporare la sua pelle… a ricordargli che sì, tutto quello era reale e che Bill era realmente la persona che in quel momento era disteso sotto di lui.

Nell’istante in cui la sua mano arrivò ad accarezzare il fianco di Bill, percepì un gemito provenire dalla sua bocca.

E Tom capì che nessun suono era mai stato così emozionante. E così eccitante. 

E che voleva sentirlo ancora.

Voleva sentirlo gemere.

Di nuovo.

Più forte.

E ancora.

E gridare.

Solo e soltanto il suo nome.

Solo il suo.

Lo voleva disperatamente.

Tom continuò a muoversi. E Bill lo seguiva, come se non avessero fatto altro tutta la vita. Si sentiva così dannatamente bene. Pensò che non si era mai e poi mai sentito in quel modo.

Il corpo di Bill era bollente. Era bollente sotto le sue mani. Era bollente sotto la sua bocca. Era bollente mentre la sua pelle sfregava contro quella di Tom.

Era bollente sotto di lui.

E intorno a lui.

E Tom in quel momento riuscì solo a pensare che voleva che tutto quello continuasse il più possibile. Perché adorava quel tipo di calore. E adorava che fosse Bill a procurarglielo.

E adorava il modo in cui gli si stringeva addosso. Il modo in cui aveva allacciato le sue gambe sulla sua schiena. Il modo in cui era. Perché era l’unico modo possibile.

Dio, gli sembrava di impazzire. Bill era così dannatamente caldo. Ed era così dannatamente giusto. Così dannatamente stretto. E avvolgente. E confortante.

Si spinse più a fondo verso i fianchi di Bill e lo sentì sussultare, mentre le sue mani correvano lungo la sua schiena, alla ricerca di un appiglio.

Tom lo baciò lentamente sulla bocca. Sfiorandogli le labbra con la lingua. Invitandolo a lasciarsi accarezzare da essa. A lasciarsi gustare e assaporare.

“Tomi…”

Gli mordicchiò il labbro inferiore e quando lo sentì gemere, sorrise. E morsicò un po’ più forte, sentendo le unghie lunghe del fratello conficcarsi nelle sue spalle.

Hey…”

Bill aprì gli occhi. “Sei tu…”

Tom lo baciò di nuovo, mentre allontanava leggermente il bacino da lui, per poi scontrarsi ancora e più violentemente con i fianchi di Bill.

Bill tremò.

E Tom capì che non era un’impressione quando incontrò gli occhi di suo fratello.

Ma non era paura.

No.

Era altro.

Qualcosa di molto diverso. Qualcosa che con la paura non aveva proprio nulla a che fare.

“Che c’è?” gli chiese con una voce dolce che stentò a riconoscere.

Bill scosse piano la testa. “Nulla…”

Appoggiò la guancia contro la sua. Bill non smetteva di tremare. Poteva sentirlo sotto le sue mani. Poteva sentirlo attorno al suo corpo.

“Che c’è?” ripetè.

Bill sospirò. E Tom alzò di nuovo la testa, per guardarlo negli occhi. E quando li vide, non si meravigliò di trovarli lucidi. Non si meravigliò di veder Bill mordersi il labbro. Non si meravigliò di vedere la fronte corrugata.

Gli diede un bacio sulla guancia. “Fa ancora male?” sussurrò direttamente nel suo orecchio.

Bill gemette come in risposta e scosse la testa. “Dio, no…” mormorò.

Tom sospirò contro il suo orecchio.

“Ci sono quasi…”

Bill chiuse gli occhi e annuì. Tom sapeva che anche lui ci era vicino. Lo sentiva nella sua mano.

Voleva venire insieme a lui. Perché poteva solo immaginare cosa potesse essere venire dentro Bill, mentre lui stesso veniva scosso dall’orgasmo.

Sentì le mani di suo fratello stringersi sulle sue spalle e un calore fin troppo familiare nella sua mano destra e, invece, qualcosa di totalmente nuovo attorno alla sua erezione.

Dio…

Inarcò leggermente la schiena e chiuse gli occhi, prima di venire anche lui.

Dio…

Non ebbe neanche il tempo di pensare. Collassò sul petto di Bill, sfinito. Sentì le mani di suo fratello accarezzargli lentamente la nuca e il collo, in un gesto così dolce che Tom ebbe quasi voglia di gridare. O di piangere.

Nessuno, a parte la loro madre quando era più piccolo, gli aveva riservato dei gesti tanto dolci. Nessuno a parte Bill.

Affondò il viso nell’incavo del suo collo e appoggiò le labbra sulla sua pelle. Non si preoccupò del fatto che tutto il suo peso era premuto contro il corpo di suo fratello. Non se ne preoccupò perché Bill lo stava avvolgendo in un abbraccio talmente stretto che gli era praticamente impossibile anche solo pensare di spostarsi.

Non che lo volesse realmente. Ma doveva.

Tom sospirò e, facendo forza sulle braccia, riuscì a far allentare la presa delle braccia di Bill. Uscì lentamente da lui e si adagiò al suo fianco.

Si girò a guardarlo. Perché la sua mente gli ripeteva che ne sarebbe valsa la pena.

… e quello che vide fu molto di più di ciò che la sua mente si poteva aspettare.

Bill era disteso accanto a lui, completamente inerme sul letto. Tom fece scorrere lo sguardo sul corpo accaldato e sudato di Bill. Osservò il petto alzarsi e abbassarsi velocemente, a causa del respiro ancora affannato. Osservò il sudore rendere lucida la sua pelle. Osservò le sue mani, appoggiate stancamente sul suo stomaco.

… ma si impose di non osservare altro, più in basso. O sarebbe veramente impazzito.

Sospirò, e i suoi occhi salirono fino al volto di suo fratello. Non riuscì a non rimanere imbambolato come un idiota tredicenne alle sue prime esperienze.

Dio…

Bill aveva ancora gli occhi chiusi. E la bocca era leggermente aperta. E si vedevano gli enormi sforzi a cui si stava sottoponendo per riuscire a riprendere un minimo di controllo.

… ma era difficile, e Tom lo sapeva fin troppo bene.

Non riuscì a staccargli gli occhi di dosso. Era concentrato sul suo profilo. Sulla fronte. Il naso. La bocca. Il mento. Tutto.

Tutto.

E si rese conto perché suo fratello attirava così tanto l’attenzione.

No. Non erano i capelli, in quel momento disordinati e sudati.

No. Non erano gli occhi, in quel momento chiusi e struccati.

No. Non erano le sue labbra piegate in un sorriso, in quel momento semplicemente dischiuse.

No.

Era ben altro.

Era il fatto che Bill era.

E aveva.

E questi due verbi significavano tutto.

Tutto ciò che gli altri non capivano.

Bill aveva qualcosa attorno a sé, qualcosa che non era descrivibile, perché non si vedeva.

E definire Bill bello, sarebbe stato sbagliato.

Non perché suo fratello fosse brutto, anzi, ma la bellezza era qualcosa di momentaneo e sfuggevole. Qualcosa che con il tempo sarebbe scomparso. Qualcosa di futile.

Quello che suo fratello possedeva, era la capacità di riempire le persone.

Tom chiuse gli occhi e sorrise.

Si rendeva conto dell’assurdità dei suoi ragionamenti, ma lui la pensava così.

… o forse era solo un idiota che si era innamorato di suo fratello.

Si girò su un fianco, e senza smettere di sorridere ritornò a fissarlo.

Non ci poteva fare niente, suo fratello era magnetico. In quel momento più che mai.

Lo guardò sospirare e non riuscì a fare a meno di pensare.

Era lui la causa.

Era lui, Tom Kaulitz l’artefice di… quello.

Era lui, solo e soltanto lui.

Nessuno aveva mai visto suo fratello in quelle condizioni. Nessuno.

E nessuno l’avrebbe visto in futuro.

Era solo lui.

Solo lui aveva avuto il privilegio.

E ne era la causa.

Era stato lui a farlo tremare, gemere e gridare. Era stato lui a stringerlo tra le braccia e baciarlo e leccarlo e morderlo. Era stato lui.

Lui. Lui. Lui.

Sì. Era egoista.

Gli occhi di Tom brillarono a quel pensiero.

Non poteva farci nulla. L’idea di essere l’unico ad aver provato quanto suo fratello avesse preso da lui a letto… beh lo riempiva d’orgoglio.

Tutte le ragazzine adoranti. I gay. Gli etero. Il mondo.

Guardate e soffrite…

Era lui, l’unica persona a cui era stato concesso averlo tra le braccia.

Non l’avrebbe lasciato andare a nessuno.

Era suo. Solo e soltanto suo.

Era ciò che lo faceva impazzire… e accaldare… e bruciare. E nonostante il fuoco che aveva sempre dentro di sé, quando si trattava anche solo di pensare a Bill, non era che una misera fiamma paragonata a ciò che diventava quando suo fratello era realmente presente.

Era benzina. Benzina sul fuoco. E lui non faceva che ritrovarsi ancora più sconvolto e scombussolato. Ma non poteva farne a meno. Ogni tocco, ogni sfioramento, ogni sguardo di Bill era una goccia di benzina che andava ad alimentare quella… cosa, che si portava dentro.

Era come una droga.

Aveva bisogno di Bill. Forse, più di quanto Bill avesse bisogno di lui.

E, ne era sicuro, potevano cambiare molte cose, ma quello mai.

Baciò per l’ultima volta le labbra di Bill prima di addormentarsi.

Il fuoco dentro di lui era più vivo che mai.

 

FINE

 

Note dell’autrice: -_- sul serio… si possono scrivere 7 pagine per una scena del genere? O_O

Va beh. Ehm… siete ancora vive? XD sappiate che non ho idea di come sia ù_ù Perché non ne ho mai scritte… e credo che di one shot del genere non ne vedrete più uscire dalle mie mani (a meno che i Tokio Hotel non decidano di mettersi a vincere anche un VMA o un MMA XD cosa che dubito ù_ù). Per il lancio dei pomodori… vi lascerò il mio indirizzo in futuro, magari. Per i complimenti ci sono sempre XD.

Il titolo, parliamo di quello… viene dalla canzone dei RammsteinBenzin”. Canzone citata anche all’inizio (con traduzione non mia, ma dal sito italiano). Canzone che giaceva da tempo immemore nel pc… e che ho deciso che ben si sposava con questa ehm… cosa (chiamarla storia mi pare troppo).  Ringrazio Lokex che, utilizzando un’altra canzone dei Rammstein per una sua storia (Spielt mit mir), mi ha fatto ricordare di avere questo testo sepolto in una cartella XD.

Bene. Ora posso tornare a lavorare –più o meno- al capitolo 5 di IBD XD.

Ciao ciao^^

Un abbraccio