Mezzanotte
Disclaimer: Tom e Bill non mi appartengono in nessun modo, così come i Tokio Hotel. Tutto ciò che è narrato in queste pagine è solo frutto della mia fantasia, e ovviamente non ci
guadagno assolutamente nulla.
Note doverose: Lo dico per voi. Evitate questa fic se il warning vi preoccupa, ok? E se pensate ‘leggo il prologo e poi vedo’, io vi avverto prima, perché il prologo è tutto
fuorché digeribile facilmente. Detto questo, ognuno è
responsabile di cosa legge, ovviamente, di più non posso fare.
Alle Träume sterben [Tutti i sogni muoiono]
Mitternacht - es ist Mitternacht [Mezzanotte.
È mezzanotte]
(Mitternacht – LaFee)
PROLOGO
Tom
le afferra i fianchi, percependo i suoi polpastrelli affondare nella sua pelle. Sente le sue dita attorno ai polsi. La presa è
ferrea, ma lui non ci bada. È come se niente avesse realmente importanza. È
così, ma solo nella sua testa.
Fermati…
Tom
non sente o non vuole sentire. Forse non è neppure in
quel posto, forse è ancora in una cazzo
di discoteca e fanculo al resto, fanculo
al mondo, fanculo a lei, soprattutto.
Fanculo
a lui, lui, sempre e solo lui.
E lei, lei
si muove, si tende, cercando di allontanare le sue mani, le sue dita, la
sua presenza sopra di lei. La sta soffocando con l’odore della sua pelle e il
sudore che gli scivola sulla schiena, la sta soffocando per la presa che sta avendo sul suo cuore, quasi volesse fermarlo stringendolo
semplicemente tra le dita.
Tom
ha anche questo potere.
Cerca di
divincolarsi, piegandosi su un fianco e calciando con forza con la gamba
destra, ma le sue mani si stringono di più attorno ai suoi fianchi, la stringe,
le appoggia il gomito contro lo stomaco e la respinge sul letto.
Lei mormora qualcosa, ma lui neppure la sente.
Non sa il
suo nome.
Non vede
neppure il suo viso, solo i capelli, tanti, sul cuscino e davanti alle labbra.
Sente
solo il suo odore, netto e distinto, che gli scorre nelle narici. Solo quello,
solo il suo profumo.
È solo
una scopata.
In realtà
è solo un modo per allontanare ancora di più lui, per cacciarlo via dalla sua mente.
Per favore… cazzo,
per favore, fermati…
È buio. È
buio pesto. Ed è ubriaco. Così ubriaco che sa che
starà male, ma non importa.
Cazzo,
vuole solo fottersi quella
troia, non gli servono altri particolari, se non sapere che ha un buco in cui
entrerà il suo cazzo.
È colpa sua se è ridotto così.
E in
quel momento non si ricorda di nulla, se non di lui. Proprio di lui. Lui che vorrebbe
cancellare.
Perché lui non esiste.
Fanculo.
No…
Le
allarga velocemente le gambe. Le afferra le ginocchia e le spinge verso il
basso. Si posiziona tra di esse e poi percepisce il
dolore alla mano.
Quella
troia l’ha graffiato.
Basta…
Le mette
una mano davanti alla bocca, quasi premendo le dita tra le sue labbra,
impedendole del tutto di parlare, e non gliene frega un cazzo
se la morderà.
Con la
mano libera le alza i fianchi. Ed entra dentro di lei
con uno strappo deciso. Spinge violentemente il bacino contro il suo, godendo del calore che lo avvolge. È calda e sembra proprio perfetta per lui, e sarebbe veramente
l’ideale per il suo cazzo, che sta chiedendo solo
quello, se non si agitasse così tanto.
Fermati…
Shhhhh.
Non fare così.
Le
sussurra all’orecchio. E prima che possa fermarla,
riesce a colpirlo violentemente sulla guancia, con una forza che riesce quasi a
stordirlo, mentre lo schiaffo si propaga anche nel suo cervello, aiutato
dall’alcool.
Tom
le afferra i polsi e cerca di tenerla ferma. Non la guarda
neanche, non vedrebbe nulla. È buio. Maledettamente buio. Ed è ubriaco.
Vuole
solo scopare e cancellare quello stronzo dalla sua
testa.
No.
Basta.
Si spinge
con forza dentro di lei.
Ah.
Smettila.
Tom
si china verso di lei, ha già dimenticato lo schiaffo, già non se lo ricorda
più, e le morde un fianco. La sente tendersi sotto di lui. La sente scalciare.
Un suo piede si appoggia contro il suo stomaco e
spinge forte. Quasi gli fa male, quella troia senza nome.
Senza neppure rendersene conto, la sua mano la colpisce con violenza sulla
gamba.
Eppure
lei non cede. Non demorde e continua. Ma lui non le
permetterà di dettare le regole in quel gioco.
È solo un
gioco. È solo una scopata. È solo la sensazione di tensione che l’attraversa,
dalla testa ai piedi, per poi arrivare al suo cazzo
duro piantato dentro di lei. Solo quello.
Lei cerca
di divincolare le braccia dalla sua stretta. Mette un piede sulla sua spalla,
questa volta, e cerca di allontanarlo, ma Tom è più
forte.
Tom
non si muove.
Non si
vuole muovere.
Smettila.
Tom
vuole solo scopare e non sentire niente. E quella deve
imparare a tacere.
Gli gira
la testa. Ha bevuto troppo. E tanto. E forse lo schiaffo l’ha veramente stordito.
Ma
vuole scopare.
‘E tu
stai ferma, porca puttana. Stai ferma.’ Pensa mentre
si muove dentro di lei.
Ti prego…
Cosa?
Smettila…
No.
Ti prego.
No.
No.
No.
E l’attimo prima di venire scosso dall’orgasmo ha la sua immagine davanti.
‘Tom.’
‘Mi fai schifo.’
Il suo
sperma si schianta contro di lei. L’istante dopo è già sdraiato sul letto,
mentre ancora il suo petto si alza e si abbassa a ritmo elevato.
Lei è
ancora lì. E l’avrebbe sentita piangere e mormorare e
maledirsi.
Ma Tom sta già dormendo.
Ha
scopato e si sente male all’idea dell’alcool in corpo e delle poche ore di
sonno.
È stanco.
E deve dormire.
Lei
scivola lenta fuori dal letto e si riveste. Rimette
tutti i suoi abiti al buio. Non vuole vedersi.
Apre la
porta della suite.
Ed
esce.
Era mezzanotte quando c’era entrata.
****
[Scritto:
6 Febbraio 2008]
Note dell’autrice: Ok.
Bene. Per il lancio dei pomodori e/o minacce passate più tardi.
Bene. Per
le cose serie. Questa storia nasce sostanzialmente come un
flash, quando, in data 2 Febbraio Sar@ pubblica
qui i testi tradotti di LaFee, tra cui appunto la
canzone ‘Mitternacht’.
Visto che amo particolarmente quella canzone e che non ha un testo
difficilissimo, già sapevo di cosa trattava, ma diciamo
che la traduzione completa mi ha veramente fulminato.
Ed è nato
questo prologo, che poi ha vegetato sapientemente nel mio pc,
in attesa di tempo per poter scrivere il tutto. È nato
proprio come una sorta di flash improvviso, perché mi è venuta una delle mie
classiche domande: ‘E se Tom
violentasse una ragazza?’.
Da questo
punto si sviluppa la storia (già conclusa e composta da
prologo + tre capitoli) che… beh, è stata denominata storia-paura da liz. Fidatevi.
La definizione calza a pennello.
Prima di chiudere, un ringraziamento tutto particolare alla già
sopraccitata liz
e ad Ary
che hanno letto queste pagine in anteprima e ne sono rimaste folgorate. Io, sinceramente, non sono così
fiduciosa (proprio per niente). Personalmente la amo, ma so che potrebbe
destare parecchie perplessità. Va bene, l’importante è che io ne sia
soddisfatta XD.
E fatemi
sapere cosa ne pensate. Questa storia ne ha VERAMENTE
bisogno!
[Edit: Grazie anche a Sar@, perché grazie al suo
commento ho potuto sistemare alcune cose che forse non quadravano, soprattutto
nell’ultimo capitolo. Grazie mille *.*]