Thanks for the memories
Disclaimer: Tom e Bill non mi
appartengono in alcun modo. La maggior parte delle cose riportate qui sono solo
il frutto della mia fantasia, non corrispondono quindi alla verità. E,
ovviamente, non me ne viene in tasca nulla.
Thanks for the memories
even though they weren't so great
(Thanks for the memories - Fall Out Boy)
CAPITOLO UNO
Ho sempre vissuto in un’illusione bellissima. Le
illusioni lo sono sempre. Ti avvolgono. Ti cullano. E ti fanno arrivare in
luoghi a cui non avresti mai pensato.
Le illusioni si nutrono di te. Dei tuoi sogni e
speranze. Ti prendono per mano e ti accompagnano. E ti succhiano tutta
l’energia che hai. Tutto viene invischiato dentro di loro. Perché loro vogliono
tutto. Non si accontentano di piccole parti o di avanzi. No.
Si nutrono di te fino alle ossa. E quando
arrivano lì, ancora non si fermano.
Le illusioni ti sbriciolano completamente. Ma
sono subdole e bastarde e si camuffano con la realtà, rendendo il tutto troppo
complesso per poterlo afferrare realmente.
Le mie illusioni sono state molte.
Ma ce n’è una. Una che mi ha scavato
dentro, raschiandomi via tutto. Tutto quello che avevo.
Mi ha strappato dalle mani la mia stessa vita,
perchè anche quella faceva parte di lei. Ogni tassello, ogni dettaglio, ogni
pezzo del puzzle era suo.
Di mio non c'era niente, proprio niente.
Forse solo il mio amore.
Ma non il suo.
Quello, era l'illusione più grande.
*
La mia bellissima illusione si è frantumata in
mille pezzi il ventotto aprile duemilasedici. Dieci giorni fa. Fino
a quel momento era ancora mia. Fino a quel momento mi apparteneva, e io
appartenevo a lei. Si nutriva di me e mi coccolava, mi faceva sentire bene, mi
accontentava, mi proteggeva, mi amava.
Per finta.
Perchè le illusioni sono stupende, ma mai reali.
La mia si è rotta quella sera. Si è rotta e io
non posso ricomporla.
La differenza tra la realtà e un'illusione è che
nella prima, uno può sempre provare a rimediare. Ce la mette tutta. E anch'io
ci avrei provato, perchè Dio, lo amavo. E lo amo. Lo amo tutt'ora, perchè non
puoi smettere di voler bene ad una persona dopo dieci giorni.
Lui c'è riuscito.
Ma lui non mi ha amato. Quindi credo che sia
tutto completamente diverso.
*
Ho sempre sognato un matrimonio da favola. Con un
principe azzurro da favola. E una vita da favola.
Però non ero stupida, allora. Non lo ero affatto.
Sapevo perfettamente che le favole non venivano vendute al supermercato.
Quindi me la sono costruita da sola. Ci ho
lavorato. Mi sono sporcata le mani e ho sputato sudore, ma mattone dopo mattone
ho avuto tutto.
Ho avuto il mio matrimonio. E il mio principe. E
la mia vita.
Solo che mi ero dimenticata la cosa più
importante.
Il lieto fine.
A quello, proprio, non ci avevo pensato.
E allora, ci ha pensato lui a crearsi il
suo. Prendendo la mia favola e plasmandola per lui, solo per lui,
affinchè potesse avere tutto, proprio tutto ciò che desiderava. Non
preoccupandosi del fatto che fosse già mio. Che fosse mio e doveva rimanerlo.
L'avevo costruito io. Con le mie forze, solo con le mie forze.
Lui è arrivato e mi ha
portato via tutto.
No. Non è vero. Arrivato vorrebbe dire che
prima non c'era.
In realtà sono io che sono arrivata. Io, prima,
non c'ero. Lui sì. Lui c'è sempre stato.
E dannazione a lui, vorrei ucciderlo.
Si è preso il mio matrimonio. Si è preso il mio
principe. Si è preso anche la mia vita.
E ha frantumato, con uno sfioramento delle dita,
la mia illusione.
Non potrò mai perdonarlo. Mai.
Lo odierò per sempre. Perchè se lui non ci
fosse stato, io adesso sarei ancora felice.
Sarei ancora con lui. E avrei continuato ad
amarlo finchè morte non ci separi.
Invece sarà una promessa che non verrà mai
mantenuta.
Lui ci ha separato, non la
morte.
Lui se l'è ripreso, dopo che me
l'aveva lasciato sfiorare, che me l'aveva donato.
E a me non ha lasciato nulla. Proprio più nulla.
Se non una fottuta favola senza lieto fine e
un'illusione in frantumi sul pavimento.
E allora vaffanculo. Io non voglio niente di tutto
ciò.
*
Quando lo vidi per la prima volta non mi sembrò così
bello.
Sembrava un ragazzo normale.
All'inizio non riuscii neppure a riconoscerlo.
Forse erano i vestiti leggermente diversi. O i rasta raccolti sulla nuca. Non
lo so. O forse ero semplicemente stanca, perchè dopo quattro ore in piedi
dietro ad un bancone, qualsiasi persona diventa quantomeno scazzata.
Io ero proprio così. Scazzata.
Lui, invece, era Tom Kaulitz.
E se l'avessi mandato al diavolo quella sera,
adesso non avrei il cuore a pezzi. Adesso starei bene. Di sicuro non avrei
questa voglia di gridare e l'impossibilità di farlo. Perchè non posso.
Io non posso fare proprio niente.
Neppure parlare.
Perchè sono coraggiosa. Ma solo certe volte.
E io, la forza di parlare, di dire quello,
di gridarlo a tutti, di urlarlo al mondo, non ce l'ho.
Forse mi ritengo coraggiosa, ma sono solo una
codarda.
Un po' come tutti, in questa storia.
A partire da loro.
*
"E' la terza sera che sono qui, me la dai
una chance per uscire?"
Me lo chiese così. Seduto su di uno sgabello,
l'aria affaticata, e sempre quei suoi rasta pesantemente maltrattati.
Alla terza sera, sapevo chi avevo di fronte.
Sapevo tutto. E mi sentivo un po' stupida perchè
la prima volta neppure ci avevo fatto caso a quel tipo che beveva una birra
nell'angolo del locale. Non l'avevo neppure servito io. Non mi ero avvicinata.
Ma l'avevo visto.
Quello sì.
Perchè anche in quella sua versione normale, era
impossibile non notarlo. Non lanciargli un'occhiata, anche solo fugace, quasi
come un battito di ciglia, e registrarlo.
Tom Kaulitz, per quanto si sforzasse e per quanto
ce la mettesse tutta, non sarebbe mai diventato completamente invisibile.
Questa è stata una cosa che ho scoperto molto
tempo dopo, però.
E non era un pregio. Non aveva nulla di positivo
tutto quello.
Ognuno di noi vorrebbe essere invisibile qualche
volta nella sua vita.
Ognuno.
Perchè ognuno, in qualche momento, vorrebbe
semplicemente sparire dalla faccia della terra.
Tom Kaulitz non c'è mai riuscito. Non c'è
riuscito neppure quella sera.
*
Il mondo in cui Tom parla, fa sembrare il mondo
un posto assolutamente semplice in cui vivere.
Ogni cosa ha una sua collocazione, bisogna solo
saperla trovare.
Tom non girava mai attorno alle cose.
Tom amava gli approcci diretti.
La prima sera in cui mi parlò -la terza sera al
Bayern- finimmo a letto insieme. Come da copione. Il suo, di sicuro. Il mio...
beh forse potevo anche riscriverlo.
Tom Kaulitz voleva qualcosa e se la prendeva.
Tutto. Proprio tutto.
In quel momento voleva me.
E non ci volle molto prima che mi mettesse un
lucchetto attorno al collo e buttasse via la chiave.
Perchè dopo un anno divenni effettivamente sua.
Sua. Solo sua e di nessun altro.
Dopo solo un anno.
Cazzo. Dovevo essere impazzita.
Invece no. Ero lucida. Sapevo cosa stavo facendo
e lo volevo.
Ero solo innamorata. Solo quello. Solo quello,
dannazione.
E ancora non ho capito cos'ho fatto di male.
Perchè non posso essermi veramente meritata tutto questo.
Non posso.
Ne sono sicura.
*
Mi ricordo cosa accadde la sera in cui mi chiese
di uscire.
Molto semplicemente, non uscimmo affatto.
Quando finii di lavorare, lui era ancora lì, che
mi aspettava. Ero troppo stanca ed era troppo tardi per andare in qualsiasi
altro locale.
Così rimanemmo a parlare fuori, seduti sugli
scalini e fumando.
Ha una bellissima voce. Fu
questo il primo pensiero che mi colpì sentendolo parlare e lamentarsi delle
sessioni di registrazione.
Ha una bellissima voce.
Lo penso ancora. Solo che adesso non saprei che
farmene di un pensiero del genere.
In quel momento, invece, mi piaceva starlo ad
ascoltare.
"Che poi dico, dobbiamo registrare questo
cazzo di album? Dovrebbero almeno preoccuparsi di non stressarci troppo, no? Un
album stressato fa schifo..."
Io non me ne intendevo. Non sapevo nulla di
sessioni di registrazione o di arrangiamenti musicali. Però Tom mi fece ridere.
Mi fece ridere in un modo molto spontaneo, molto
dolce.
Anche se non avevo capito praticamente nulla, o
quasi, del suo discorso.
Però Tom era diretto. Era un'autostrada che
puntava in un luogo specifico.
Dopo un'ora trascorsa a parlare sugli scalini
d'entrata del Bayern, arrivò al dunque.
Dopo solo un'ora.
E io non pensai neppure di rifiutarlo.
Perchè non mi interessava.
Insomma, sapevo che fama avesse Tom Kaulitz. Non
mi preoccupai minimamente di smentirla.
"Abiti da sola?"
"Sì, perchè?"
Sapevo il perchè. Lo sapevo. Ogni ragazza,
davanti a uno come Tom, l'avrebbe saputo.
Ma mi piaceva flirtare con lui. Fare finta che
lui fosse interessato. Interessato veramente.
Era una sensazione piacevole pensare 'Tom Kaulitz
vuole proprio me. Solo me.'
E non mi importava se era solo per una notte. Non
m'importava nulla.
"Perchè qui inizia a fare freddo... se non
abiti lontano possiamo scaldarci da te..."
Non abitavo lontano.
Cinque minuti in macchina e dieci a piedi.
E sì. Quella sera ci scaldammo parecchio
da me.
E io non pensai a nient'altro, se non che tutte
le storie che si sentivano su di lui, sul Sex Gott dei Tokio Hotel, erano vere.
*
A ripensarci adesso, a ripensarci in questo
momento, fui stupida già in quell'istante.
Fui stupida perchè non pensai a nulla, se non che
avrei di sicuro trascorso una serata piacevole, una serata diversa, una serata
tra le braccia di Tom Kaulitz. E mi andava bene.
Fui stupida perchè non mi venne in mente nessuna
obiezione e nessuna domanda.
Nessuna.
Neppure la più semplice e scontata.
"Ma tu non abiti da solo?"
Sì che abitava da solo. Abitava da solo in un
residence meraviglioso.
Abitava in un appartamento enorme per una persona
sola.
Invece ci rintanammo nel mio semplicissimo
trilocale. Senza spendere una parola di troppo. Senza neppure un perchè.
E allora me lo chiedo adesso. Perchè?
Perchè non siamo andati a casa tua, Tom?
Io lo so. Lo so, dannazione. Lo so adesso,
ma allora non ci avevo neppure mai pensato.
Lui sì.
Lui aveva pensato proprio a tutto.
*
La mia favola iniziò quel giorno. Iniziò con una
scopata e la consapevolezza che non sarebbe successo proprio niente di più.
Invece Tom tornò al Bayern la sera successiva. E
anche quella dopo.
E finivamo sempre nel letto di casa mia.
Era tutto molto semplice.
E in me, piano piano, si faceva strada l'idea che
gli piacessi. Che non fosse solo sesso. Che magari ero ciò che cercava.
Ero piccola e stupida.
Lui non stava cercando proprio niente. Aveva già
tutto.
Gli serviva solo una maschera.
E quella maschera gliela fornii io.
*
Il primo giorno che mi chiamò al telefono, non lo
riconobbi subito.
Stavo studiando, ero totalmente immersa nei
libri, e il cellulare squillò. Non guardai neppure il nome sul display. Risposi
cercando semplicemente di trasmettere tutto il mio disappunto per essere stata
interrotta.
Cambiai letteralmente umore quando capii chi
fosse.
Quando mi resi conto che stavo parlando con Tom.
E che non stava cercando di portarmi a letto.
Anzi.
Mi aveva telefonato perchè si ricordava che il
giorno successivo avrei avuto un esame. Voleva farmi gli auguri.
E a me sembrò di impazzire dalla felicità.
Mi sembrò irreale e assurdo che lui si
preoccupasse di qualcosa del genere. Che si preoccupasse di qualcosa di così
stupido.
Lui stava incidendo l'ennesimo album, dove lo
trovava il tempo di pensare a me? La barista del Bayern che si scopava da due
settimane?
Era dolce Tom. E gentile. Era di una gentilezza
impressionante, per uno che aveva la fama di essere un bastardo con le donne.
Non lo era. Non lo era affatto.
Per tutto questo tempo non ha fatto altro che
ricoprirmi di attenzioni. Di soddisfare ogni mio desiderio.
Dio, proprio il ritratto del principe azzurro.
Solo che nelle favole è tutto diverso.
Il principe azzurro sposa la principessa e vivono
per sempre felici e contenti.
Nella mia favola, invece, il principe azzurro
sposa la principessa. Però vive felice e contento con lui.
Non c'è un solo, singolo, aspetto di questa
storia che sia giusto.
E' tutto, proprio tutto, sbagliato.
E io non me ne sono mai accorta.
Mai.
*
So come la vedono le persone esterne.
La stronza che si è approfittata della rockstar
per fare carriera.
La stronza che adesso l'ha lasciato.
Certo.
Io sono la stronza.
Lui è quello che è stato tradito.
Tutto questo continuerà ad essere il pensiero di
tutti, solo perchè io non ho la forza di dire la verità.
Essere la moglie di Tom Kaulitz è stato
bellissimo.
Una F.A.V.O.L.A.
Finchè è durato.
Perchè nelle favole, il principe azzurro non ha
un fratello.
Nelle favole, tutto finisce bene.
Nelle favole, la principessa non ha nulla da
temere.
Ma nella realtà il principe azzurro corre
lontano. E si rifugia tra le braccia dell'amorevole fratellino.
E la principessa diventa la strega cattiva.
Mentre la strega cattiva diventa la nuova
principessa.
Nella realtà è tutto sbagliato.
*
E non mi interessa cosa dicono tutti quanti. Loro
non sanno. Non lo sanno cosa vuol dire.
Non lo sanno.
Non sanno il significato di avere il cuore a
mille e le lacrime agli occhi perchè il ragazzo più speciale di questa terra ti
chiede di sposarti.
Non lo sanno.
Non sanno il significato di vivere con lui,
essere riverita come nel più splendido dei sogni e amata in un modo unico.
Non lo sanno.
Non sanno il significato di scoprire che tutto
era solo una bella illusione e una maschera di scena.
Non lo sanno.
E non lo sapranno mai.
*
Fu la prima telefonata il vero inizio di tutto.
Perchè poi iniziò a chiamarmi sistematicamente. E
a raccontarmi cosa stava facendo. E mi chiedeva cosa facevo io. E trascorrevamo
tantissimo tempo così, al telefono.
E poi ci vedavamo alla sera.
Finivamo a letto insieme.
E il giorno dopo tutto ricominciava.
Mi chiamava di nuovo. E parlavamo. Di tutto,
proprio di tutto.
E poi abbiamo iniziato ad uscire. Ad uscire
veramente.
Ad andare fuori a cena nel mio giorno libero.
Al cinema durante i pomeriggi.
In un cafè a fare colazione.
Stavamo diventando una specie di coppia.
Una specie, però. Perchè nella sua vita io non
c'ero ancora entrata.
Non avevo incontrato i suoi amici e tutto ciò che
sapevo era solo attraverso i suoi racconti e le sue parole.
Non avevo, soprattutto, ancora incontrato Bill.
Dopo un mese che ci eravamo conosciuti, non avevo
ancora stretto la mano al suo adorato fratellino.
Avrei dovuto trovarci qualcosa di strano.
Invece neppure mi fermai a riflettere.
Prima o poi l'avrei incontrato. Pazienza.
Già.
Pazienza.
E in effetti quel momento arrivò. Solo che fu
totalmente diverso rispetto alle mie aspettative.
Per quanto ne sapevo, Bill per me era ancora un
pezzo di carta che un'adolescente attaccava alla porta.
Non corrispondeva ad una persona o ad una
personalità.
Era solo un poster. O una copertina di un CD. O
un'apparizione in tv.
Non era reale.
E mi rendo conto di una cosa. Adesso lo so.
Adesso lo capisco.
Il Bill che ho conosciuto in questi anni, non ha niente
del vero Bill.
Anche lui non era reale.
Perchè ancora adesso, io non so chi sia.
Chi sia veramente.
Per me rimane tutt'oggi un poster attaccato alla
porta.
E lo stronzo che ha tenuto con sè mio marito.
****
Note dell'autrice: Se
pubblico ora, è colpa di ana. Perchè lei è angosciata e quindi ha deciso che
l'angoscia dev'essere condivisa. Prendetevela con lei.
Questa storia nasce l'11 febbraio. Ovvero il
giorno prima del mio esame.
Il 12 febbraio l'ho iniziata. Il 13 il primo
capitolo era concluso. Ora è concluso pure il secondo.
Non sarà una storia lunghissima, spero di
cavarmela in fretta. E sì, so che ho altre due storie da pubblicare, era per
quello che volevo rimandare questo... ma ana la voleva XD. Il bannerino è
spettacolare... e il perchè lo capirete col secondo capitolo <3. Comunque,
spero domani o dopo di pubblicare anche il capitolo nuovo di Look Closer, visto
che oggi ne ho scritto metà (e mi sono innamorata dell'espressione 'realtà
monocolore' XD). Ma oggi ho pure ripreso i corsi... ergo: tempo dimezzato ç_ç
*disperata*
Poi... io amo Bill. Io amo *questo* Bill. E il
Bill dei prossimi capitoli. Perchè è troppo adorabile (... sto scherzando... ma
lo amo comunque *.*).
Come struttura forse molti di voi riconosceranno
*qualcosa* di 'Protect me from what I want'... la cosa è voluta ovviamente XD
E' stata pensata così fin dal principio... semplicemente perchè la prima
persona era necessaria e il passato anche.
E con questo chiudo... fatemi sapere che ne
pensate di questa piccina <3