RASPBERRY SEASON
Disclaimer: Questa
storia non è mia, ma di cynical_terror, che mi ha dato
il permesso per tradurla. Né io né lei possediamo in
alcun modo i Tokio Hotel e nessuna delle due ci guadagna qualcosa da quanto
descritto in queste pagine.
CAPITOLO 2
Tom geme e porta la coperta sopra la testa. La
coperta ripara i suoi occhi dal sole del pomeriggio, ma non può fare nulla per
attutire i rumorosi bang.
Uno, e poi un altro, e un
altro ancora. Non vuole sentire, così scivola ancora
più in profondità nei suoi sogni.
È sul tour bus con la band.
No, non con tutti. Solo con Bill. Stanno campeggiando sul
pavimento, hanno costruito un fortino di cuscini. Bill ha le caramelle gommose e delle macchie
di sporco sul viso. Hanno dodici anni, e tutte le volte che Tom cerca di
parlare, suo fratello gli ficca un’intera caramella nella bocca, soffocando le
sue parole. Sta cercando di dire a Bill che vuole fare il gioco dei lillà. Bill
appoggia le sue dita contro le labbra di Tom.
“Non mi piace giocare con te,”
dice Bill. Riesce a leggere la sua mente. È piccolo, ma la sua voce è matura,
profonda. Le sue dita si spingono oltre i denti di Tom fino a raggiungere le
gengive.
E poi il tour bus si scontra con
qualcosa. Cadono insieme e le loro teste sbattono sul
pavimento.
Bang, bang, bang.
Tom è sveglio adesso, rannicchiato malamente sul divano del soggiorno, con le gambe incastrate
tra i cuscini, mentre il suo intero corpo è un fascio di nervi.
“Gesù Cristo,” gracchia.
Lancia via le coperte dalla sua faccia, strizzando gli occhi per la luce nella
stanza, e cercando di mettersi diritto. Guarda in basso e la sua tazza di Chai
è appoggiata al pavimento. “Birra,” mugugna. Lui e
Bill si erano piuttosto ubriacati fuori, accanto al focolare. E poi erano entrati e si erano addormentati sul divano. Ma Bill
si era di sicuro spostato nella sua camera, perché Tom non lo trova da nessuna parte.
Un altro bang.
Tom sussulta, la sua testa sta
per esplodere. Si alza, traballando sui piedi, e cerca di andare verso la fonte
del rumore. Non appena incespica in cucina, si rende conto che il rumore non è
altro che qualcuno che bussa alla porta. E non è
neppure così forte, solo che nel povero martellante cervello di Tom tutto
sembra amplificarsi.
‘Chi diavolo potrebbe
essere?’ pensa, fissando la pesante porta di legno. È diventato prudente
nell’aprire le porte. Le fangirl invasate gli hanno insegnato che se non hai
idea di cosa ci sia dall’altra parte, devi essere molto, molto prudente. Ma Tom è abbastanza sicuro che non ci siano fangirls in giro
per la campagna. E poi non sta neppure bene e vuole
far smettere il rumore.
Con un sospiro pesante, apre la porta e cerca di non
vomitare nel momento in cui il sole lo assale. Lo vorrebbe, ma sarebbe decisamente rude rimettere addosso al vicino di casa dei
suoi nonni. Mr. Kroner, un agricoltore che sta in fondo alla via, è in piedi
all’entrata, e sembra vecchio come un tempo.
‘Quest’uomo non invecchia mai. E’
sempre vecchio come un fottuto vecchio zozzone,’ pensa
Tom.
“Ah, sapevo che c’era qualcuno,”
lo accoglie Mr. Kroner. Tom si stampa addosso un
sorriso che assomiglia più ad una smorfia. “Mio Dio, come sei cresciuto.”
Tom annuisce. “Salve, Mr. Kroner.”
“Non ti vedo girare qui intorno da anni. Sei più alto di me adesso, vero?” Mr. Kroner è un signore
con un’enorme barba grigia e puzza di concime di mucca e di terra. Da piccolo
Tom pensava che fosse Babbo Natale, sebbene quell’odore non lo convincesse. Questo,
ovviamente, è stato anni fa. Tom non crede più in
queste cose da fammi credere.
“Io e Bill siamo qui in vacanza,”
dice Tom. “Ha bisogno di qualcosa?”
“Odio dover chiedere favori,”
dice Mr. Kroner. “Ma ho perso una mucca.”
“Una mucca?” chiede Tom, corrugando un sopracciglio.
“Non posso permettermi di perderla, e credo che
potrebbe essere nella proprietà dei tuoi nonni,”
continua. “Normalmente chiederei a tuo nonno di aiutarmi a cercare la vecchia
guastafeste, si ripropone lo stesso problema ogni
volta, come vedi. È più problematica di quello che vale, quella.”
Tom capisce dove tutto questo andrà a parare.
L’ultima cosa che vuole è trascinarsi in giro nell’enorme proprietà dei suoi
nonni, con un post-sbronza e sudando, cercando una stupida mucca. Vuole
veramente spiaccicare la porta addosso alla faccia di Mr. Kroner e scivolare di
nuovo a letto. Beh, o meglio, aprire il divano e lasciarsi
cadere sul materasso sfondato. Ma quelli sono
la casa dei suoi nonni e il vicino dei suoi nonni, e non può rischiare di
passare per il coglione che vorrebbe essere in quella situazione.
“Vado a prendere le scarpe,”
dice Tom. Si gira e lascia Mr. Kroner all’entrata. Supera le sue scarpe e la sua borsa, piazzate in salotto, e salta sugli scalini per
arrivare al primo piano di quella vecchia casa. Gli scalini protestano contro i
suoi saltelli, scricchiolando e traballando, come se fossero stati i cani da
guardia di Bill.
Perché Tom sta decisamente
andando a svegliare Bill, in modo che suo fratello possa soffrire con lui. Spinge
la porta della camera degli ospiti e trova Bill profondamente addormentato,
spaparanzato sulla schiena e con addosso ancora i vestiti
sporchi del giorno prima. Una parte dei suoi capelli sono
appiccicati alle sue labbra, mentre il resto è un ammasso disordinato. Più o meno un anno fa sarebbe stata l’acconciatura ideale
per Bill. Adesso invece, suo fratello cerca di tenerli più in ordine, cercando di pettinare via tutti i nodi. È diventato un
essere umano piuttosto preciso sotto questo aspetto, e
Tom pensa, osservando le palpebre di suo fratello tremolare con i sogni, che è
perché cresciuto.
“Tempo di crescere ancora un po’,”
mormora Tom e spalanca le veneziane, e la luce si infrange all’interno della
stanza. Bill geme e Tom gli scuote la spalla.
“Fottiti,” dice Bill. Si
arriccia sul fianco e sprofonda la testa tra le sue braccia. “Dev’essere… così
presto.”
“È mezzogiorno passato,”
replica Tom. “E dobbiamo andare ad aiutare Mr. Kroner a trovare la sua fottuta
mucca.”
“Babbo Natale?” domanda Bill confuso, e Tom sorride.
“Proprio lui.”
“È ancora vivo? Uh,” dice
Bill. Sbadiglia e si rannicchia, diventando una palla ancora più piccola.
“Digli di andare a fanculo.”
“Non posso,” risponde Tom.
Bill non risponde e lui aspetta qualche istante,
fino a quando non sente suo fratello russare piano. Si
siede accanto a lui e gli scuote nuovamente una spalla.
“Avanti, Bill. Sono serio. Non ho nessuna intenzione
di camminare in mezzo alle fottute erbacce da solo.” Sposta la mano lungo la
spalla di Bill e gli tocca la gola.
Bill si sveglia di scatto e spinge la mano di Tom
via da lui. “Uh, Tom. Non ci vengo là fuori. Odio le mucche e odio te.” E la sua voce è insicura, ma
affilata. “Ho i postumi da sbornia e sono pieno di erba,
grazie a te.”
“Ma se ti è piaciuto stare seduto vicino al fuoco,” dice Tom, offeso dalle parole di Bill.
“Ti stavo assecondando. Faceva freddo ed è stato
penoso.” Bill porta una mano alla testa. “Adesso
lasciami in pace.”
È abbastanza per Tom. Non vuole
litigare con Bill. La voce di suo fratello ha quella specie di caratteristica
lamentosa che lo porta a fare tanto rumore per nulla. ‘Sarebbe
troppo per lui riuscire a crescere,’ pensa Tom. Si alza in piedi e si gira
verso Bill.
“Che c’è?” dice Bill,
rispondendo allo sguardo.
Tom sospira e solleva il medio verso di lui. Esce
dalla stanza, senza sentire i commenti maligni di Bill mentre
scende le scale. È arrabbiato, adesso, e si mette le scarpe velocemente.
Incontra Mr. Kroner fuori, sul portico.
“Okay,” dice Tom.
“Io vado lungo la strada, guardo lungo i fossati e
così via,” dice Mr. Kroner. “Tu vai allo stagno?”
Tom annuisce, guardando oltre i cespugli di lillà e
il focolare, verso i campi pieni di fiori ed erba.
“Suona il campanaccio se la trovi, io arrivo subito,” dice Mr. Kroner.
Si incamminano e le spalle
di Tom si abbassano sotto il peso della stanchezza e del dolore causato dall’aver
dormito sulla terra dura. Si ricorda di quella sensazione da
quando era più giovane. Bill pretendeva sempre di montare una tenda
accanto al focolare. Portavano le coperte e le torce nella tenda e stavano lì
per una lunga notte di sopravvivenza. Ed ogni volta
Bill prometteva a Tom che sarebbero stati fuori tutta la notte. E tutto iniziava bene, rimanevano sotto le coperte insieme,
sussurrando le loro conversazioni, come se la notte possedesse orecchie, e
raccontando storie familiari di fantasmi. Così familiari che neppure facevano
paura, alla fine, ma loro facevano comunque finta.
Ogni tanto, intorno alle due o alle tre del mattino,
Bill svegliava Tom con delle spinte urgenti,
costringendo Tom ad uscire dalle coperte. Bill aveva sentito un rumore, oppure era
troppo buio e voleva tornare dentro.
Tom avrebbe potuto provare a ribattere, ma suo fratello metteva la mano nella
sua, e la discussione moriva sul nascere. Bill lo
riportava in casa, stringendo la sua mano per farlo muovere.
E allora finivano con lo scivolare
insieme nel letto degli ospiti, con Bill che premeva il naso nella spalla di
Tom e si addormentava. Tom stava sempre sveglio delle ore dopo tutto quello, cercando di elaborare il dolore ai muscoli e
quello tremolante e accartocciato nel suo stomaco. Ma
avrebbe fatto qualsiasi cosa per Bill.
Ora, Tom è solo irritato. La sua testa sta ancora
pulsando e il sole continua a bruciare. È un calore secco, quel tipo di caldo
che lo porta a leccarsi le labbra per idratarle.
“Dannazione, Bill,”
mormora. Pesta i piedi a terra con forza, mentre cammina, ma quando arriva nei
pressi del focolare, con le bottiglie di birra ancora sparpagliate nell’erba
infestante, non può fare a meno di sorridere leggermente.
E in quel momento una mano si
appoggia sulla sua spalla.
Si gira e Bill lo sta guardando attraverso gli
occhiali da sole. È un disastro. “Sei arrabbiato?” chiede.
Tom ride, sia per lo shock che
per il divertimento. Bill sembra completamente fuori posto con quei suoi enormi
occhiali firmati. “Non più,” risponde Tom. Ed è vero,
il solo vedere Bill ha calmato la sua rabbia. “Vieni?”
Bill annuisce e camminano fianco a
fianco nell’erba alta del campo. Tom ricorda quando
suo nonno falciava dei piccoli labirinti nell’erba. Loro passavano ore correndo
attraverso l’erba, perdendosi e ritrovandosi in continuazione. Quando erano
molto piccoli, l’erba si ergeva sopra le loro teste e
Tom faceva finta di essere un leone, facendosi largo furtivamente nell’erba per
balzare su Bill.
“Andiamo giù al lago?” chiede Bill, mentre schiaccia
un insetto.
“Sì.”
“Non posso credere che siamo passati dal suonare davanti a centinaia di fan ad
inseguire una mucca,” dice Bill.
Tom gli dà un colpetto sulla spalla. “Diva.”
Bill non se ne cura. “Tutto questo sarebbe stato
molto meno doloroso se tu non mi avessi fatto
ubriacare la scorsa notte.”
“Se mi ricordo bene, sei tu quello che voleva più
birra,” dice Tom. E questa volta è Bill a colpirlo.
Camminano in silenzio per un po’, iniziando a percorrere una piccola discesa,
mentre lo stagno inizia a farsi vedere. “Non è stata poi una brutta serata,
no?” chiede finalmente Tom.
“Uhm, no.” Le loro mani si
sfiorano e Tom tira via la sua. “Solo non mi piacciono… gli insetti. E il caldo. Ed essere lontano da
tutto.”
“Credo che sia solo noioso,”
dice Tom. “Ma hey, stiamo vivendo un’avventura adesso, giusto?”
“Non credo che potrei chiamarla così.”
Hanno raggiunto i piedi della collina e Tom sta
pensando, ‘Fa che la mucca non sia qui, fa che la
mucca non sia qui, fa che la mucca non sia qui.’
“Ho visto quella cazzo di
mucca,” dice Bill. E anche Tom la vede. È dietro una grande quercia e sta ruminando dell’erba. “E adesso?”
“Suoniamo il campanaccio.” Tom cerca di avvicinarsi
all’animale, ma Bill lo tira indietro.
“Non puoi solo…” Bill aggrotta le sopracciglia. “Non
possiamo andare a cercare Mr. Kroner?”
Tom rotea gli occhi e spinge via
Bill. “È solo una mucca.” L’animale non batte ciglio mentre
Tom si avvicina a lei.
“Sta attento!”
“Penso che sia troppo pigra per
fare qualcosa,” dice Tom. Appoggia una mano sul fianco ruvido
dell’animale. “È quasi carina.”
“Gesù, suona la campana,”
dice Bill. Si sta strizzando le mani.
Tom lo fa. Aspettano qualche minuto e poi la suona
di nuovo.
“Dov’è finito?” chiede
Bill.
“Credo che possiamo aspettare qui un pochino,” risponde lui. Accarezza l’animale e guarda verso Bill.
“Non vuoi toccarla?”
“Non prendermi in giro, sto quasi male,” dice Bill, incrociando le braccia al petto. “E sembra sporca.”
“Tu sei
sporco,” osserva Tom. E Bill lo è, ha ancora una
macchia di sporcizia sul viso, in ricordo della notte passata.
Bill si acciglia e si siede sull’erba. “Cosa vuoi fare
più tardi?”
“Potremmo andare in città, possiamo prendere il
camion,” suggerisce. “Voglio
“Tu puoi andare,” dice
Bill.
“Non volevi tornare nella civiltà?”
“Le persone in città ci conoscono,”
dice Bill. Inizia a studiarsi le unghie. “Pensano che siamo strani.”
“Come fai a saperlo?” Tom lascia
perdere la mucca e si siede accanto a Bill. La mucca rumina il suo cibo
e li guarda con i suoi occhi marroni, quasi chiusi.
“Eh?”
“Ho sentito mamma parlare con la nonna al telefono,” dice Bill. “Prima di venire qui.
Ha detto a nonna di nascondere le chiavi, così non potevamo andare in città.”
Tom ride piano e gli occhi di Bill si scuriscono.
“Non è divertente,” dice
Bill. “Sono stufo di dover spiegare alle persone come sono. E non siamo neppure
così tanto strani.”
“Non saprei. Tu lo sei abbastanza.”
Bill non è divertito per niente. Distoglie lo
sguardo da Tom e si mette a fissare lo stagno.
“Non volevo dirlo,” dice
Tom.
“Taci, mi stai irritando,”
risponde Bill. “Avrei dovuto farti venire qui da
solo.”
Tom vuole dire qualcosa, ma scorge Mr. Kroner oltre
la spalla di Bill. “Bene,” è tutto ciò che dice. Si
alza in piedi e spazzola i suoi pantaloni. “È quaggiù!”
***
Tom è stravaccato sul divano, con due ventilatori puntati verso di lui. E fa
sempre e comunque troppo caldo. Bill l’ha ignorato per
tutto il pomeriggio, rimanendo nascosto nella sua stanza. Ma per Tom fa comunque troppo caldo per preoccuparsene ancora. Bill sa
essere veramente un bambino se vuole, quindi può aspettare fino a quando il sole non tramonterà e il cervello di Tom
inizierà a raffreddarsi.
I suoi occhi si chiudono, mentre un sonno pesante e
fastidioso inizia a pervaderlo. E poi, la sua tasca
vibra.
“Che?” geme. Tuffa la mano
nella tasca, recuperando il suo cellulare. Ha portato in giro il suo telefono
per ore, sperando di trovare la linea, ma non ha avuto fortuna. E ora ha una tacca e un nuovo messaggio.
È di Raquel.
Che fai? Stai già per impazzire?
Le dita di Tom si muovono prima che lui riesca a pensare. Cancella il messaggio
e chiude gli occhi.
Il sonno torna nuovamente a fargli visita, sprazzi di sogni fluttuano al di sotto delle sue palpebre chiuse, quando il suo
cellulare inizia a vibrare odiosamente sul suo petto. Lo colpisce
maldestramente e cerca di ignorarlo. E quello si ferma
e riprende di nuovo.
“Gesù,” grugnisce. Qualcuno lo sta chiamando. Tira
fuori il cellulare e lo apre. “Seh?” La sua lingua sembra carta vetrata.
“Mi dispiace.”
Chiude gli occhi. “Bill.”
“Ho appena chiamato Andreas, e ha detto
che stavo facendo lo stronzo. Quindi probabilmente lo sono sul serio e mi
dispiace.”
“Uh,” geme Tom. “Stavo
quasi dormendo.”
“Mi dispiace,” ripete suo
fratello.
“Dove sei? Perché non sei venuto qui?”
chiede.
“Pensavo che fossi arrabbiato con me,” risponde Bill. E suona come se
avesse cinque anni.
“Bill…” Tom si mette a sedere, strofinandosi gli
occhi. “Cazzo se fa caldo. Dove sei?” Riesce a sentire un
rumore nella cucina. “Sei in cucina?”
“Non hai mai accettato le mie scuse,” è tutto quello che dice Bill. “Sai, è stato bello solo…
beh, chiacchierare con te, la scorsa notte.”
“Sì, va bene,” dice Tom. Si
alza, traballando leggermente. “Sei in cucina?”
“Forse,” risponde suo
fratello. E lui riesce a sentire l’ombra leggera di
una risata nella sua voce.
Tom sospira. “So che sei in cucina. Mi hai chiamato
da lì?”
“Forse.”
Tom incespica fuori dal
soggiorno, con i piedi nudi che si trascinano lungo il pavimento in legno. Bill
è seduto al tavolino di legno, accanto alla finestra. I suoi piedi sono
rannicchiati sotto il suo corpo, e sta tenendo in mano
una mela mezza mangiata. Tom gli sorride.
“Ciao,” dice. Bill alza lo
sguardo e morsica un pezzetto di mela. “Trovato.”
“Ciao,” dice Bill. E Tom riesce a sentirlo due volte a causa dell’eco che
riecheggia dal telefono fino al suo orecchio. “Vuoi venire?”
Tom sbatte le palpebre e Bill morsica nuovamente la
mela. E Tom sente Bill masticare nel suo orecchio.
“Sei occupato?” chiede Bill.
Tom scuote la testa e si avvicina. E qualcosa si contorce nel suo stomaco, caldo e sempre più
forte e sempre più stretto. Bill mette giù la mela, ma continua a tenere il
telefono all’orecchio.
“Stai venendo o no?”
Tom non è sicuro se Bill sta giocando. Perchè è un
gioco pericoloso al di fuori dei lillà.
“Sto venendo,” dice Tom. Vuole
giocare. Mette in tasca il suo telefono e rimane di fronte a Bill. “Sei
occupato?”
Bill scuote la testa due volte e Tom si china in
avanti, baciandolo dolcemente sulla bocca. E poi si
tira indietro, tracciando con la lingua l’angolo delle sue labbra. Le ciglia di
Bill si chiudono e arriccia la bocca. E Tom lo bacia
di nuovo, solo che questa volta Bill risponde al bacio.
Stringe forte la spalla di Bill e lascia che la
lingua di suo fratello scivoli nella sua bocca. E questo è un gioco completamente nuovo, realizza Tom. Bill
fa scorrere la lingua sui suoi denti e si tira indietro, ansimando.
“Oddio, il caldo mi dà veramente alla testa,” dice Bill. E le sue guance sono
attraversate da un rossore carino. “Sono completamente fuori.”
Tom si strofina le labbra con il palmo della mano.
“No, è solo un gioco,” dice.
Tom non è sicuro se dovrebbero giocare a questo
gioco di nuovo. Andava bene fino a quando erano più
piccoli, ma ormai non lo sono più e Tom non riesce a trovare una
giustificazione per ciò che hanno appena fatto. Non può più rivendicarla come
una curiosità innocente.
Bill tocca le sue labbra con le dita e abbassa gli
occhi sulla sua mela. “Sai, se stanotte c’è, lo sai, troppo caldo… puoi stare
nella mia stanza.” Mormora Bill. “Si sta bene sul
serio lì dentro.” Bill sta ancora arrossendo.
E Tom non sa proprio dire se
stanno ancora giocando.
Note: Ecco
qui finalmente il secondo capitolo.
Non ho molto da dire se non che
ringrazio nuovamente liz per il retaggio e per i commenti lol (la mucca <3)
e tutti quelli che hanno letto e apprezzato lo scorso capitolo. E anche chi ha commentato, ovvio. Grazie sul serio.
E non posso fare altro che
augurarvi Buon Anno, visto che di sicuro ci risentiremo nel 2009. Divertitevi
domani sera. Io probabilmente giocherò a… PES/Twister/Dubito/Chiama il
2/Taboo/Buzz/molto altro ancora. E mangerò *annuisce* XD. Fate lo stesso anche
voi. O anche altro, purché vi divertiate <3
Al prossimo capitolo!