Twin - Shirts

 

Disclaimer: Niente di quanto raccontato qui corrisponde a realtà. I personaggi citati non mi appartengono in nessun modo e io non ci guadagno proprio nulla. E si ringrazia Ang Lee e il suo ‘Brokeback Mountain’ per avermi fatto rivedere la magnifica scena da cui nasce questa scemenza.

 

 

Capitolo unico.

 

Dal momento in cui i gemelli hanno iniziato a distinguersi nell’ambito dell’aspetto, hanno iniziato anche ad avere gusti differenti nell’ambito della moda. E no, non è la stessa cosa. Sono due facce, forse, di una stessa medaglia, di sicuro collegate tra loro. Ma i loro abiti, il loro abbigliamento è una questione a parte.

E non è che a Tom non interessino i grandi stilisti. Solo che per la maggior parte del tempo se ne frega. Anche se questo non vuol dire mettersi addosso i primi stracci trovati per caso e che abbiano una taglia sufficientemente abbondante per soddisfarlo. No. Anche lui ha le sue brand di fiducia. Solo che è tutta roba molto meno sofisticata di quella che indossa Bill.

A Bill piace spendere cifre assurde per le sue magliette. E i pantaloni. E i giubbotti. E quel paio di stivali stringati in pelle nera che lo fanno sembrare una pornostar. A Bill piace essere bello, piace essere guardato. A Bill piace anche guardarsi, di questo ne sono tutti consapevoli. E d’altra parte è difficile ignorarlo fare commenti su se stesso mentre si rivede in video.

Comunque, gli stili dei due gemelli sono troppo diversi per essere riuniti in qualche aspetto. Forse nell’ambito degli occhiali da sole. Ma anche qui, il più delle volte, Bill, mentre si guarda allo specchio con addosso i Dolce&Gabbana di Tom, li trova o troppo grandi, o troppo scuri, o troppo poco valorizzanti per il suo viso.

Gli altri solitamente in queste occasioni stanno zitti. Nessuno si sente in diritto o in grado, o abbastanza coraggioso, da farsi avanti e dire: “Ma Bill, Tom ha il viso uguale al tuo!”

Così tutti stanno zitti e annuiscono. E lo ascoltano borbottare, mentre ripone nuovamente quegli occhiali nella loro custodia, prima di riafferrare un paio dei suoi, quelli di Prada per la precisione.

La cosa divertente in sé è che nessuno, ad esempio, nota quello scambio fugace di occhiate tra Bill, che regge uno specchietto per controllarsi il viso, e Tom, stravaccato su un sedile del tourbus. Nessuno nota quello sguardo. Ma anche se lo facessero, nessuno ci vedrebbe niente di male. E quando una cosa non ti colpisce, non la registri. I gemelli hanno capito tutto questo, e sanno ormai come sfruttarlo per i loro scopi.

Gli stili dei gemelli, quindi, non sono intercambiabili. Georg e Gustav possono scommettere sul fatto che il cervello se lo contendono, il più delle volte, ma gli abiti no. D’altra parte ognuno ha le sue priorità, e loro due non hanno mai voluto entrare nelle questioni dei gemelli.

È per questo motivo, comunque, che Gustav non è riuscito a spiegarsi il perché di quella maglietta. Ma forse è solo un caso. Forse in un impeto di disordine, una maglietta di Tom si è ritrovata nella valigia di Bill. Tutto qui. Capita. E Bill, sempre in un impeto di disordine non si è accorto che quella T-shirt non fa parte del suo guardaroba.

Gustav ha preferito non pensare al fatto che quella maglietta fosse verde e fin troppo visibile in quella valigia. O al fatto che Tom fosse molto ordinato. O che Bill facesse passare i vestiti contenuti nella sua valigia quotidianamente, per trovare l’abbinamento più adatto.

Gustav ha solo preso il laptop appoggiato sopra il bagaglio aperto nella camera di Bill ed è tornato nella propria.

In realtà, se avesse osservato meglio, si sarebbe accorto che quella che non era solo una maglietta. Non era una, soprattutto.

Però, anche in quel caso, non avrebbe saputo ricostruire la sua vera storia. La vera storia di quella T-shirt. D’altra parte nessuno la sa. Come nessuno sa che anche Tom ha qualcosa di simile all’interno della sua valigia.

 

*

 

I gemelli non si sono mai fatti regali. per il compleanno, né per Natale, né per altre occasioni. Non ne sentono la necessità.

Sì, ok, c’è stata quella volta in cui Bill ha regalato una collanina a Tom. ma avevano, quanti anni?, cinque? Sei?, e in fondo è stato solo un caso isolato, che si perde nella moltitudine degli anni successivi.

Non vuol dire molto.

Quindi Tom si è trovato un po’ spiazzato, quando Bill gli ha chiesto in regalo una maglietta.

Gliel’ha detto proprio così, “Tomi, mi regali una maglietta?” e lui è rimasto a guardarlo in silenzio per qualche istante, prima di sorseggiare il suo drink ed annuire.

Tom non ha capito la domanda, però ha accettato.

E nonostante la musica, la poca luce, il rumore e l’alcool in corpo, ha subito iniziato a fantasticare su che tipo di maglietta prendere a Bill. Ne ha così dannatamente tante. È una richiesta assurda. E fuori luogo. La sua maglietta-regalo si sarebbe persa all’interno dell’enorme mucchio che costituiva il bagaglio di suo fratello. Che senso poteva avere prendergli una maglietta qualsiasi?

Forse può puntare su uno degli stilisti preferiti di Bill, qualcosa di costoso. Ma si rende conto dell’idiozia del suo pensiero. Bill è Bill, e lui, Tom, non ha bisogno di comprarlo.

È già suo, del resto.

Così alla fine glielo chiede. Si sente molto stupido, ma vuole dare la colpa all’alcool.

Ma perché vuoi che ti prenda una maglietta?”

Bill lo guarda. E mentre le sue sopracciglia si aggrottano, i suoi occhi si allargano. “Ma io non voglio che me la prendi. Voglio una delle tue”

Tom rimane inebetito.

Però il sorriso che Bill pone alla fine della frase lo distoglie da qualsiasi risposta. Così si limita a fare suo quel sorriso e a tornare a sorseggiare il suo drink.

 

*

 

Così, Tom ha accontentato suo fratello per il loro diciannovesimo compleanno. Gli è sembrato un buon motivo per regalare una sua maglietta a Bill.

Ne ha scelta una verde, con una scritta in bianco sul davanti. L’ha scelta a caso, perché casuale la voleva Bill.

L’ha messa in un sacchetto nero di carta e gliel’ha data in mano, entrando nella sua camera d’albergo. Bill ha capito subito, non ha dovuto neppure sbirciare con la coda dell’occhio nel sacchetto. Gli ha sorriso, raggiante, e l’ha fatto entrare, richiudendosi poi la porta della camera alle spalle.

È stato in quel momento che Tom l’ha notata. Una magliettina nera, troppo piccola per essere indossata da lui, ma sfoggiata in più di un’occasione da suo fratello. È ripiegata accuratamente sul letto. E colpisce subito Tom perché il resto della stanza è perfettamente in ordine.

Quindi quella maglietta non è un caso. È voluta.

“Questa è per te. Visto che mi hai dato una tua maglietta, è giusto che anche tu ne abbia una mia”

Tom osserva la stampa rossa della t-shirt, prima di girarsi verso Bill.

E non può fare a meno di chiedere, “Come facevi a sapere che te l’avrei data oggi?”

E Bill si stringe nelle spalle, evitando una risposta. A volte suo fratello è prevedibile. Però rimane molto dolce. Quindi Bill sa già in anticipo cosa farà. Lo conosce come le sue tasche. E le sue tasche non lo possono ingannare.

Tom comunque non si mette troppo a discutere sulla questione, e neppure Bill. Anzi, appoggia il sacchetto nero sul letto, accanto alla propria t-shirt, che ora ha cambiato proprietario, e si avvicina a Tom.

Poi lo bacia, con la naturalezza che accompagna sempre i loro momenti.

E si lascia baciare nello stesso identico modo.

E poi le due magliette possono solo scivolare per terra con un leggero tonfo. Talmente leggero che non viene percepito da nessuno dei due. Ma d’altra parte sono troppo impegnati in quel momento per accorgersi del resto.

Bill sorride, mentre allunga una mano per spegnere la luce.

“Buon compleanno, Tomi”

È un mormorio leggero, che colpisce la pelle di Tom come se fosse una farfalla. È leggero, ma non per questo inesistente.

Così, si china verso suo fratello e appoggia le labbra dove sa essere la bocca di Bill e gli sussurra direttamente nel suo respiro la propria risposta.

 

*

 

E uno potrebbe pensare, se sapesse tutta la storia, che quelle due magliette rimangono semplicemente custodite nelle valigie dei gemelli. Talismani, portafortuna, ricordi del profumo di casa o di un amore.

In realtà quelle magliette non sono mai sole.

I gemelli non hanno mai parlato del perché abbiano deciso di regalarsele a vicenda. O meglio, Tom non ha mai chiesto a Bill il motivo. Forse perché sotto sotto lo sa da solo, o forse perché lo immagina comunque.

Comunque quelle magliette non sono mai sole, a differenza loro.

A volte capita che non possono stare insieme come vorrebbero. A volte ci sono le interviste. A volte ci sono i concerti. A volte ci sono gli amici. A volte c’è il lavoro. Poche volte ci sono loro e basta.

Così, quasi per caso e all’unisono, hanno fatto abbracciare quelle loro magliette. Le hanno fatte abbracciare, perché non possono farlo loro due, non di continuo.

E poi la maglietta di Tom sembra essere perfetta per inglobare la maglietta di Bill, così piccola in confronto.

Sono quattro magliette in tutto. E sono distribuite equamente: due per valigia. Due per Bill e due per Tom.

Così, quando dopo un concerto Bill si ritrova da solo ed impossibilitato a stare con Tom, guarda quella maglietta verde inglobare una sua maglietta rossa e sorride.

E lo stesso fa Tom, nell’osservare una sua maglietta bianca abbracciare quella maglietta nera di Bill.

Ed entrambi si addormentano un po’ meno tristi e un po’ più vicini, perché è come se si stessero abbracciando loro due. I loro profumi mischiati e il calore che si fonde.

A volte basta un po’ di fantasia per riuscire ad essere felici. O per addormentarsi sereni.

Bill e Tom l’hanno capito.

Gustav, che naviga su internet con il laptop di Bill perché il suo ha la batteria scarica, forse non ancora.

O forse, guardando con un sorriso lo sfondo del portatile – una foto dei gemelli, sorridenti e felici -, lo intuisce.

 

***

 

Note: a) avevo la febbre e stavo male; b) avevo la febbre e stavo male; c) stavo guardando Brokeback Mountain (e avevo la febbre e stavo male). L’ho scritta settimana scorsa nel delirio, appunto, della febbre, della tosse, della malattia in generale. Mentre sputavo un polmone sulla tastiera, inveivo contro i tempi verbali che uscivano al passato (mentre io li volevo al presente), e mi tormentavo con l’idea che non esiste un pov e quindi sbarellavo. Comunque sia, lode ad Ang Lee per avermi allietato nella malattia con quel suo capolavoro (facendomi ogni volta dimenticare l’orribile – a mio parare – racconto da cui è nato). Era da secoli che volevo scrivere qualcosa sulla scena finale in cui Ennis guarda con amore la sua camicia e quella di Jack (le camicie abbracciate <3). La febbre ha creato il tutto. Quindi se non ha molto senso (io continuo a pensarlo), sapete perché.

E io dovrei studiare.

Adios.