Verbrennen
Importante: Tutto quello che leggerete qui è frutto della
mia (malata) fantasia. Niente di vero, quindi. Tom e Bill Kaulitz non sono miei e non
fanno nulla di quanto qui descritto.
In questa storia è presente una
forte componente TWINCEST, nulla di sconvolgente, non fanno cose sconce,
ma siete avvisati. Se non vi piace, non leggete.
Dedicata a Lisachan:
la dedica è dovuta perché se lei non scrivesse quelle
perle sui gemellini, questa storia non esisterebbe.
*Tata sono così felice che ti piaccia^^*
CAPITOLO 3
Ich will
da nicht allein sein
Lass uns gemeinsam
In die Nacht
(In die Nacht – Tokio Hotel)
****
Non riusciva a capire. Si ricordava chiaramente
del dolore che aveva provato. Di quel dolore continuo e bruciante dentro di
lui. Quel qualcosa che lo distruggeva lentamente.
Se lo ricordava bene.
Solo che non provava più nulla del genere. E non riusciva realmente a capire.
Era tutto confuso. La sua testa si rifiutava di
formulare pensieri coerenti. Sapeva solo che ora tutto il suo corpo era immerso
nella tranquillità. Come se dopo un’estenuante corsa fosse
finalmente giunto in vetta.
Come se avesse ritrovato ciò che aveva
perso.
Come se fosse di nuovo con Bill.
Bill.
Era così vicino a lui. Sentiva il suo profumo.
Aveva un profumo così particolare suo fratello. L’avrebbe riconosciuto in mezzo
a migliaia di persone, solo annusando l’aria che lo circondava.
L’avrebbe riconosciuto comunque,
semplicemente perché avrebbe sentito
che lui si trovava lì.
Bill…
Tom aprì gli occhi di
scatto.
Ci mise qualche secondo a mettere
a fuoco l’immagine davanti a lui. A riordinare le idee.
Osservò il volto pallido di suo fratello. Dormiva tranquillamente, costantemente seguito dai bip che provenivano da un monitor.
Costantemente seguito da lui.
Non si era mosso da quella stanza da quando gli avevano dato la possibilità di passare del
tempo con suo fratello.
In effetti, non era mai andato a casa e basta. Se fosse stato per lui, avrebbe indossato ancora la
maglietta sporca di sangue e vomito. Per fortuna David si era ripresentato in
ospedale con una borsa e dentro qualche vestito.
Si tirò leggermente su a sedere. Solo in quel
momento si accorse di stringere nella sua mano destra, quella di Bill. Era così priva di vita. Così morta. Così diversa dalla mano con cui spesso lo sfiorava. Con cui gli accarezzava la schiena. Con
cui giocherellava con i suoi dread. Con cui lo
mandava a fanculo quando si arrabbiava… e con cui, un attimo dopo, si
aggrappava alla sua maglietta mentre le loro bocche erano intente
a fare pace.
Ho
bisogno di te, Bill... non ce la faccio più a stare da solo.
Fece scorrere il pollice sulle lunghe dita della
mano di Bill. Il contatto con la sua pelle… era
ancora come la ricordava. Morbida. Fresca. Curatissima. No… quello
no. Osservò le unghie della sua mano. Le infermiere
avevano malamente tolto lo smalto nero.
Tom sospirò.
Gli sembrò una cosa tanto stupida, ma si sentì
male al pensiero di come quelle persone avevano trattato le mani di suo
fratello. E sembrò una sciocchezza a lui stesso – in confronto a salvare la
vita a suo fratello, le unghie erano ancora così importanti?-
ma questo non riuscì a consolarlo.
Forse era il fatto che
sì, suo fratello era ancora bloccato in un letto d’ospedale, e a lui mancava
terribilmente.
Forse era perché non sopportava più il bip che proveniva dal monitor.
Ma più probabilmente,
era sul serio solo una sciocchezza.
La goccia che fece traboccare il vaso.
Una lacrima solitaria gli attraversò la guancia.
****
2
Mesi prima
Forse c’era in ballo anche la questione del
proibito. La sfida, il gioco, il rischio.
Forse suo fratello era semplicemente ubriaco. In effetti era l’idea più logica. Quella
che avrebbe di sicuro preso in considerazione. Se non
fosse stato che quella sera, nessuno di loro due era uscito a far casino.
Anzi. Avevano trascorso una calma e tranquilla serata insieme a Georg e Gustav. Avevano parlato,
riso, scherzato e giocato un po’. E poi avevano deciso
di tornare ognuno nella propria camera. Ogni tanto andare a letto ad un orario
decente non era una cattiva idea.
Tutto molto semplice. Una serata in hotel come
tante. Una serata tranquilla.
Fino a quando Tom non
era arrivato a bussare alla porta della sua camera.
Un suono leggero, come per paura di farsi
scoprire. E una voce altrettanto bassa, quasi un
sussurro.
“Bill…”
Bill sospirò. Si era
appena messo a letto, la sua voglia di rialzarsi era praticamente
minima. Si spostò di dosso le coperte, accese la luce e aprì la porta. Gli
occhi scuri di Tom si fissarono nei suoi.
“Tom…”
Suo fratello sorrise, imbarazzato. “Posso
entrare?”
Bill annuì e si fece da
parte. Tom scivolò dentro la stanza, accompagnato dal
fruscio dei jeans.
Richiuse la porta, cercando di non far rumore. Quando concentrò di nuovo l’attenzione sul fratello, lo vide
esattamente nella posizione in cui l’aveva lasciato.
“Tom, c’è qualcosa che
non va?”
Tom scosse la testa. “No…
volevo solo… salutarti…”
Forse fu il modo in cui Tom
trascinò l’ultima parola. O forse furono i suoi occhi
puntati nei suoi. Ma ancora prima di riuscire a
formulare un pensiero coerente, stava già premendo le labbra su quelle di suo
fratello.
Vacci
piano Bill o un giorno o l’altro ci rimani secco… gli ricordò la sua mente.
Si staccò da Tom prima
di approfondire il bacio. Suo fratello non sembrava particolarmente soddisfatto.
In effetti neanche lui lo era. Dio solo sapeva quanta
voglia aveva di andare avanti a baciarlo per tutta la notte. Ma
sapeva che doveva darsi un limite. E doveva riuscire a
non oltrepassarlo.
Tempo dopo si sarebbe accorto che nel suo
ragionamento c’era una falla. E anche bella grande.
Non poteva controllare Tom. Poteva
costringersi di non abbandonarsi a lui, ma non poteva imprigionare anche suo
fratello.
Suo fratello gli sorrise,
mentre ancora le sue mani erano appoggiate attorno alla sua vita. I
polpastrelli di Bill invece scivolarono lentamente
lungo il volto di Tom. Gli sfiorò le labbra. Il piercing. Il mento. La mandibola. Il collo. Tutto così lentamente che Tom pensò di
impazzire.
Fece scattare le sue mani e bloccò i polsi di Bill. “Non torturarmi in questo modo” mormorò.
Bill ridacchiò, ma non
c’era una vera nota felice in quel suono. Sembrava più una risata forzata. “Di solito sei tu che mi torturi…”
Tom non riuscì a
ribattere. Bill aveva ragione. Non
che gli piacesse farlo impazzire. Ma era
assolutamente incapace di non farlo. Forse anche quello era uno dei motivi per cui si era presentato nella sua camera. Perché andarci piano era sicuramente giusto. Ma schiacciare sull’acceleratore era qualcosa che gli faceva
battere il cuore a mille. E sapeva che anche per Bill era così. Nonostante cercasse sempre
di fermarsi prima di perdere quel poco di controllo che ancora aveva.
“Posso restare qui?”
Bill si staccò leggermente
da lui e sgranò gli occhi. “Sei venuto per chiedermi questo?”
Tom annuì, incerto.
“Tom…” Il tono con
cui pronunciò il nome di suo fratello fu totalmente
nuovo. C’era così tanto in quelle tre lettere. C’era
molto di più di quello che poteva sembrare ad un primo ascolto. Non era solo un
tono lamentoso. Non c’era solo una sfumatura di tristezza. C’era qualcos’altro,
ad un livello più profondo. C’era la volontà di urlare SÌ, senza pensarci un istante di più. C’era la paura per qualcosa
che neanche lui avrebbe saputo definire. C’era il terrore di essere scoperti da
David… o da Georg… o da Gustav…
o da una decina di altre persone. C’era…
Sospirò. In fondo c’erano solo loro
due. E, realmente, non avrebbe potuto desiderare
di più.
Bill gli
sorrise debolmente. Lo prese per mano e lo fece
sedere sul suo letto. “…anch’io voglio stare con te…”
C’era così tanta dolcezza in quelle parole, che Tom pensò che –se solo fosse stato un po’ più sensibile-
gli sarebbe venuto da piangere. Ricacciò giù a forza il blocco che aveva nella
gola.
Bill si sporse verso di
lui e fece di nuovo incontrare le loro labbra. Di nuovo un semplice tocco. Ma andava bene così. Andava bene per Bill.
E andava bene anche a Tom.
Per quella sera sarebbe andato bene tutto.
Tom si sfilò il cappello
e iniziò a spogliarsi, non notando lo sguardo di Bill.
Si accorse che c’era qualcosa di strano solo quando
incrociò per caso i suoi occhi. Gli bastò quello per capire cosa
stesse pensando suo fratello. Le gote arrossate. Le mani strette attorno
ai pantaloni della tuta con cui dormiva. I denti che
torturavano il labbro inferiore.
Calmati
Bill, non voglio farti niente…
Lanciò un’occhiata ai suoi vestiti lanciati per
terra. Lanciò un’occhiata anche a quelli che aveva ancora indosso – poca roba
in effetti… solo jeans e boxer- Sospirò.
“Bill…” Gli occhi di
suo fratello lo guardarono in faccia. “… dormo sempre in boxer…”
mormorò Tom, quasi a volersi giustificare.
Bill arrossì e distolse lo
sguardo. “Certo! Lo so…” rispose in fretta.
Tom sospirò di nuovo e si
risedette sul letto. “Bill, non ti farò
niente… mi sto semplicemente preparando per dormire…”
Bill annuì, sempre senza
guardarlo. Tom gli fece voltare il volto verso di
lui. “Sul serio…”
“Lo so…” chiuse gli occhi per
un istante “È solo che…”
… il
momento prima mi sento la persona più forte di questo
mondo, mentre il momento dopo vorrei fuggire…
… ho
paura di tutto ciò che mi fai provare, perchè più mi convinco
che è sbagliato, più vorrei non lasciarti andare mai più…
…
semplicemente non saprei dirti di no. Ed è questo che mi spaventa.
Tom si strinse a lui. Gli
accarezzò piano i capelli, la schiena… e poi di nuovo i capelli. Mentre le mani di Bill si aggrappavano
alle sue spalle nude. Gli baciò una guancia, ancora arrossata a causa
dell’imbarazzo.
“Se vuoi dormo così, non
m’importa…”
Bill scosse la testa. Si
separò da lui, giusto quel tanto per riuscire a guardarlo negli occhi. “No, va
bene…”
… non
sarebbe comunque la prima volta che ti vedo in boxer,
anzi… ma ogni giorno diventa tutto più difficile…
Tom lo guardò negli
occhi. L’imbarazzo non voleva andarsene, ma sapeva che Bill
stava dicendo la verità.
E va bene…
Tom si rialzò dal letto e
si tolse i jeans. Li lanciò insieme agli altri
vestiti. Prima di sdraiarsi a letto, appoggiò le labbra su quelle di Bill. “Buonanotte”
“Buonanotte Tom”
Bill spense la luce e si
sdraiò accanto a lui. Solo quando fu immerso nel silenzio
si accorse che il suo respiro era decisamente più veloce del normale.
Devo
calmarmi…
Poteva anche chiudere gli occhi. Sforzarsi,
imporsi di non pensare a Tom disteso accanto a lui…
ma non poteva ignorare la sua presenza. Più che altro perché, anche volendo,
non poteva ignorare Tom. La sua mente non faceva che
cercarlo in continuazione, come poteva imporsi di eliminarlo dai suoi pensieri quando sentiva la sua mano sfiorargli il braccio?
Mi
sento sempre come se mi stessi buttando nel vuoto… una volta in più cosa può
farmi?
Si girò su un fianco. L’oscurità gli permetteva
solo di immaginare il profilo di suo fratello. Gli sembrò che trattenesse il
respiro. Sorrise inconsciamente. Allora non era l’unico a non sapere come
comportarsi certe volte…
Respirò profondamente e si avvicinò a lui. Stacco
la spina del suo cervello. Agì semplicemente come il suo
cuore gli comandava. Gli mise la testa sulla spalla e una mano sul petto.
Sentiva la sua pelle. Sentiva il pulsare del cuore.
Tom lo strinse tra le sue
braccia. Fece scorrere le mani sulla sua schiena, in un abbraccio strettissimo.
Il cuore di Bill prese
a battere più forte. E lo stesso fece quello di Tom. Bill sorrise nel sentire il cuore del fratello al di sotto della sua mano. Erano così profondamente uniti
in tutto. Così connessi l’uno all’altro. Perfino i battiti dei loro cuori erano
gli stessi.
Chiuse gli occhi, cercando di non pensare.
Cercando di far sparire la paura. Ma non ci riuscì.
Da una parte si sentiva in paradiso. Se avesse potuto sarebbe stato così per sempre. Abbracciato a Tom. Loro due da soli.
Ma dall’altra… più si diceva
che dovevano rallentare, più il loro rapporto correva. Sempre di più.
Si chiese cosa sarebbe successo se un giorno Tom avesse trovato una ragazza. Una
ragazza vera, non una con cui passare una notte di sesso. Una ragazza di
cui innamorarsi.
L’avrebbe lasciato. E
poi sarebbe stato solo. E sarebbe stato giusto. Perché
Tom si meritava di essere
felice. E se la sua felicità sarebbe arrivata da questa
fantomatica ragazza… l’avrebbe accettato. Avrebbe dovuto accettarlo. Non aveva
scelta.
Però… lui? Che cos’avrebbe fatto?
Da solo non poteva andare avanti. Non ci sarebbe
riuscito. E più si attaccava a Tom,
più sarebbe stato difficile lasciarlo andare un giorno. Perché
sapeva che sarebbe accaduto. Ne era sicuro.
Si accucciò ancora di più contro Tom. Non si accorse delle lacrime che iniziarono a scendere
lungo le sue guance. Non si accorse che Tom cercò di
consolarlo stringendolo più forte e accarezzandolo piano.
Si addormentò ancora prima di smettere di
pensare. Ancora prima di smettere di piangere.
****
Komm und rette
Ich verbrenne innerlich.
Komm und rette
Ich schaffs nicht ohne
dich.
(Rette
****
Sua madre baciò la fronte di Bill.
Gli occhi di Tom erano incollati al volto del
fratello. Voleva farlo anche lui. Voleva anche lui compiere un gesto tanto
semplice. Voleva potergli baciare la fronte, sentire di nuovo il sapore della
sua pelle sotto le sue labbra. Voleva farlo senza
essere giudicato. Senza che gli altri sgranassero gli occhi
disgustati. Senza paura.
E voleva Bill. Lo voleva di nuovo con lui.
Sua madre gli si avvicinò, lo abbracciò forte e
gli diede un bacio sulla guancia.
“Vado a prendere un caffè, vuoi qualcosa?”
Tom scosse la testa. Il
suo stomaco si rifiutava di mangiare qualsiasi cosa.
Aspettò di sentire la porta della stanza
chiudersi dietro di sé, prima di sospirare.
Dove
sei Bill?
Gli sfiorò le lunghe dita della mano. Lentamente,
come a voler gustare ogni istante di quel contatto. Dio, nonostante tutto, non
riusciva a smettere di avere dei brividi ogni volta che lo sfiorava.
Riesci
a sentirmi?
Non c’era mai stato bisogno di troppe parole tra di loro. Si capivano in un istante. Bastava guardarsi. Ed era impossibile mentirsi. Non sulle cose importanti. Non
sui sentimenti. Quelli riuscivano a leggerli fin troppo chiaramente. Erano così
evidenti. Così sbagliati, indecorosi e osceni… ma c’erano. E
il non volerli non era sufficiente per cancellarli dai loro occhi.
Come
faccio a parlare con te se non puoi guardarmi?
Il tocco leggero della sua mano arrivò al
braccio. I suoi polpastrelli sfiorarono la sua pelle.
Sospirò. Immaginò di poterlo di nuovo stringere. Di vederlo di nuovo sorridere.
Di baciarlo. Di spingerlo contro la porta e poi coccolarlo. Di passargli una
mano tra i capelli. Di sfiorargli le labbra con le sue.
“Lo sai che ci sono, vero?” Dimmi che lo senti. Dimmi che mi senti.
Chiuse gli occhi e si impose
di non piangere. Adesso basta, Tom…
Se la immaginava la voce di Bill. E i suoi occhi
scuri, velati da un senso di tristezza.
Bill.
Lui che c’era sempre stato.
Sempre. Anche nei pochi momenti in cui aveva pianto. Bill era lì. Con lui. E l’aveva
consolato. L’aveva ascoltato. L’aveva abbracciato. C’era stato.
Ancora prima di tutto… Bill non si era mai allontanato da
lui. Non abbastanza da non poterlo stringere di nuovo. Bill
c’era sempre stato per lui.
Ma ora aveva sul serio
bisogno di suo fratello. Aveva pianto, senza riuscire a fermarsi. Nessuno poteva
capirlo… perché nessuno sapeva.
Nessuno poteva osare consolarlo…
In qualsiasi modo la mettesse,
semplicemente nessuno era Bill.
Per la prima volta nella sua vita si accorse sul
serio del significato di assenza.
Era qualcosa di troppo doloroso da descrivere. Qualcosa che non vorresti mai provare. Che
pensi di sapere, ma che fino a quando non ci sei completamente dentro, ignori.
“Io non ti lascio, eh…” chiuse gli occhi “…però ti prego torna” sussurrò.
La sua mano si strinse contro il braccio di Bill. Riaprì gli occhi. Si girò verso la porta, sperando
che non entrasse nessuno.
Ne aveva bisogno.
Sospirò. Si avvicinò piano al volto di suo
fratello. E posò le sue labbra sulla fronte di Bill. La sensazione della sua pelle al di sotto delle labbra era qualcosa
a cui non si sarebbe mai abituato. A cui non voleva abituarsi.
Si scostò da lui quel tanto che bastava per poterlo guardare in faccia.
“Lo sai vero?” mormorò “… non
farmelo dire… tanto so che lo sai…” Gli occhi gli si appannarono. “… non
farmelo dire…” –continuava ad avere dei problemi con alcune parole. Ma non ce
la faceva… non riusciva a dirglielo, neanche in quell’occasione-
“…un giorno lo farò… però ti guarderò negli occhi… e
probabilmente mi vedrai arrossire e comportarmi come un idiota… e potrai dire di aver visto Tom Kaulitz in quelle
condizioni…”
… un
giorno ti dirò cosa significa starti vicino… cosa significhi tu… e ti dirò che anche Tom Kaulitz può amare…
“… ma sai già tutto,
vero?”
****
1
mese e mezzo prima
Gli era chiaro come tutto avesse
avuto inizio. Come dimenticare la richiesta di Tom di
dormire nel suo letto? O la figura che aveva fatto mentre
imbarazzato si immaginava atteggiamenti poco consoni da compiere con il proprio
fratello? O Tom che lo
rassicurava?
No. Non poteva dimenticare.
Ma una cosa non gli era affatto
chiara. Com’era diventata un’abitudine? Cos’era successo?
Com’era possibile che quasi ogni sera si ritrovassero a dormire insieme? Che
fosse Tom o lui stesso a scivolare fuori
dalla propria stanza non aveva molta importanza. Il punto era che tutto
quello ormai era… normale.
C’era sul serio qualcosa di normale nel loro rapporto? Sul serio?
Presentarsi alla porta dell’altro, baciarsi piano
mentre la porta si richiudeva, sorridere, mormorare, parlare fino a notte
fonda. E poi dormire abbracciati, sentire il respiro
dell’altro, la pressione del suo corpo. E
infine svegliarsi prima degli altri, ritornare nelle proprie camere. Far finta
di nulla. Ma continuare a sorridere, a mormorare, a guardarsi
e sfiorarsi per tutto il giorno. Fino a quando non
arrivava di nuovo la notte.
Non sapeva spiegarselo, me era
successo.
E ora si ritrovavano a
casa. Nella sua camera. Accuratamente chiusa a chiave. Come la stanza di Tom… vuota. E sembrava proprio la
cosa più normale del mondo.
Bill era sdraiato sul
letto a pancia in su. Le lunghe braccia erano
intrecciate dietro la testa. Sorrideva, mentre ascoltava la voce di Tom raccontare di cos’aveva combinato Georg
durante il giorno.
Stava parlando da tantissimo. Ma
a Bill piaceva ascoltarlo. Gli piaceva anche parlare
in effetti. Ma adorava sentire la voce di suo fratello.
Che poi, ogni tanto, gli sfuggisse qualche particolare
del racconto super dettagliato di Tom… erano
sciocchezze.
I suoi pensieri furono bruscamente interrotti da
un paio di labbra che si impossessarono dolcemente
delle sue.
Bill lo interrogò con gli
occhi.
Suo fratello sorrise. “Non mi ascoltavi…”
“Sì, invece!”
Tom scosse la testa,
divertito. “Allora diciamo che avevo voglia di
baciarti”
Bill lo guardò negli
occhi. “Anch’io ho voglia di baciarti” sussurrò
arrossendo.
“Allora non vedo dove sia il problema”
Tom si chinò nuovamente
su di lui. E si lasciò andare. Tanto per cambiare. Gli
stava capitando un po’ troppo spesso. Ma non poteva
farci niente. Bill riduceva la sua forza di volontà
in poltiglia.
Bill fece scorrere le sue
mani sulla schiena del fratello, mentre sentiva Tom
alzargli leggermente la maglietta, quel tanto che bastava per appoggiarci il
palmo della mano.
Bill lo allontanò
leggermente da sé, cercando di riprendere fiato.
“Vacci piano…” mormorò affannato.
Tom sorrise. “Ogni tanto
mi lascio andare un po’ troppo… scusami…”
Bill chiuse gli occhi,
mentre sentiva il corpo di Tom adagiarsi piano
accanto a lui.
Non
scusarti per qualcosa che mi fa impazzire…
Era sempre così difficile. Lui si
imponeva di darsi una calmata… ma Tom… certe
volte era così imprevedibile. Ed era così terribilmente eccitante
che non riusciva a fermarlo. La sua mente e il suo corpo andavano sempre in
direzioni diverse quando si trattava di assecondare
suo fratello.
Quando
riaprì gli occhi si accorse che Tom lo stava
osservando. O meglio… stava osservando qualcos’altro.
Più in basso del suo viso. Decisamente più in basso.
Bill bloccò i suoi pensieri prima che anche loro arrivassero troppo in basso.
“Promettimi di non fermarmi…” la voce di Tom era stranamente roca. Gli mise i brividi. E una parte
del suo cervello gli urlava di bloccarlo all’istante… ma
la voce di Tom era troppo eccitante.
Si limitò ad annuire.
Di nuovo era completamente in balia di suo
fratello. Di nuovo era stato incapace di fermarlo.
Osservò Tom portarsi
lentamente sopra di lui. Guardarlo negli occhi. E poi
farli scorrere più in basso. Ancora più in basso. Sfiorargli la pelle scoperta
dalla maglietta con i polpastrelli. E arrivare al
bordo dei boxer neri. Scostarli un po’ più in basso.
Bill chiuse gli occhi e
serrò i pugni, mentre un brivido gli percorreva la schiena.
Che
cosa stai facendo Tom?!
Li riaprì di scatto quando
sentì la bocca di Tom sulla propria pelle. Sollevò leggermente la testa,
abbastanza per poter vedere cosa diavolo stesse
facendo suo fratello. La visione davanti a lui fu decisamente
troppo… Tom
aveva appena baciato il suo tatuaggio a forma di stella. Per la precisione la punta rivolta
verso l’alto. E se conosceva bene Tom – sì, lo
conosceva molto bene – aveva una più che precisa idea
della sua mossa successiva.
Tom fece scorrere le sue
labbra lungo un lato della stella, arrivando alla seconda punta, quella rivolta
verso il fianco. Di nuovo un bacio. Di nuovo un brivido lungo la schiena.
Dio, Tom…
Bill si impose
di chiudere gli occhi. Si impose di calmarsi. Di non
pensare a Tom – di nuovo un bacio… e il respiro si
fermò in gola –
Non ci riuscì.
Sentiva il suo respiro sulla pelle. Le sue mani
sui fianchi. Le sue labbra. Lo stava facendo impazzire. Lentamente.
Inesorabilmente. Un turbinio di emozioni si
affollavano intorno a lui. Sarebbe realmente impazzito.
“Tom…” mormorò.
Il ragazzo si fermò, sorridendo leggermente,
mentre le sue labbra sfioravano ancora la pelle di Bill.
Tom sapeva che era
qualcosa di sbagliato. Che ogni cosa che faceva portava suo
fratello e se stesso verso un abisso sempre più profondo. Lo sapeva. Ma, realmente, non riusciva a fermarsi.
Come prima. Aveva visto il tatuaggio di Bill… e l’unica cosa a cui era riuscito
a pensare era come sarebbe stato baciarlo in quel punto. E
l’aveva fatto.
E no, adesso, dopo aver assaggiato
la pelle di Bill… non era pentito.
Aveva fatto scorrere le sue labbra sui corpi di
tante ragazze. Aveva provato mille e più sensazioni. Aveva assaporato tanti
sapori diversi.
Li avrebbe cancellati dopo quello.
Perché tutto ciò non poteva essere
classificato. Era semplicemente troppo.
Gli aveva strappato il respiro dal petto,
scombussolato il cervello e strapazzato il cuore.
Bill riusciva a fare
qualcosa del genere?
Il sapore della sua pelle era qualcosa che gli
faceva dimenticare tutto. Ma non si limitava a questo.
C’era una voce dentro di lui che lo costringeva ad aggrapparsi forte… a non
lasciar andare Bill.
Più stretto lo teneva, più Bill sarebbe rimasto con lui.
Pelle contro pelle.
Incatenati insieme nel limbo tra la dannazione e la grazia eterna.
Non importava.
Sarebbero stati insieme.
****
La luce. Le grida. Le lacrime.
Tutto girava. Tutto era veloce. Non riusciva a fermarlo.
Ma c’era la luce. C’era
la luce.
Il cuore gli batteva all’impazzata. Sentiva
qualcuno stringerlo forte. E le lacrime sul viso. E gli occhi annebbiati.
Ma era felice.
E un mormorio. E due occhi. Come i suoi.
E, Dio, suo fratello.
Singhiozzò dalla gioia.
Dio,
Grazie…
Strinse forte la mano di Bill.
Il mondo là fuori poteva aspettare.
****
32
ore prima
La luce. Le grida. Le lacrime.
Tutto girava. Tutto era veloce. Non riusciva a
fermarlo.
C’era la luce. E c’era
il buio.
Il cuore gli batteva all’impazzata. Sentiva
qualcuno stringerlo forte. E le lacrime sul viso. E gli occhi annebbiati.
Era il dolore.
E un mormorio. E due occhi. come i suoi.
E, Dio, suo fratello.
Singhiozzò.
Perché a lui?
Strinse forte la mano di Bill.
Il mondo là fuori poteva aspettare.
****
“E così ha pensato bene
di spararmi…” mormorò stancamente Bill.
Tom annuì. Il capo
appoggiato sul letto del fratello. Una mano sotto la sua testa. L’altra
fermamente salda attorno a quella di Bill.
“… bella roba essere il frontman”
Tom non riuscì a
sorridere. Chiuse gli occhi. E di nuovo ringraziò Dio
per aver riportato Bill da lui. Non
che ci credesse realmente a Dio. Ma doveva
esserci qualcosa. Per forza. E quel qualcosa si era
accorto di quanto forte era la sua volontà di riavere Bill.
E l’aveva accontentato.
Grazie…
chiunque tu sia… grazie…
“L’avrei ucciso…” disse dopo qualche secondo.
Gli occhi di Bill si
fissarono in quelli di Tom.
“Se tu…” deglutì “… se
tu fossi morto… io l’avrei ucciso…”
“Tom…”
Tom scosse la testa. “Non
m’importa. Puoi dirmi quello che vuoi. L’avrei fatto. Sarei andato a prenderlo
in carcere e l’avrei ucciso…”
Bill sapeva che quella era
la verità. Perché gli occhi di Tom
non mentivano. Perché lui avrebbe fatto lo stesso.
“… per essere arrivato a spararmi… beh, Tom non è normale…”
tentò di calmarlo.
“E sarebbe cambiato
qualcosa? Se tu fossi morto, tutto il mondo là fuori
avrebbe perso importanza… che cazzo me ne frega se
quello non è normale! Nessuno può dividerci… nessuno… tanto più un pazzo che è stato lasciato dalla fidanzata…”
Bill sorrise leggermente.
“Non arrabbiarti però… non voglio vederti arrabbiato…”
Tom scosse la testa. Gli sorrise in risposta. Arrabbiato? Era la persona più
felice della terra. Dio… Bill era di nuovo davanti a
lui. E stava sorridendo. E il
mondo poteva andare a fanculo. Lui aveva di nuovo Bill. Erano di nuovo insieme. Questo gli bastava.
“Che cos’avresti fatto
al mio posto?” mormorò pianissimo. Era sicuro che Bill
avesse sentito. Le cose importanti, Bill le sentiva
sempre.
Bill sospirò. “Probabilmente
la stessa cosa… l’avrei ucciso… perché non posso pensare che qualcuno ti divida
da me e la passi liscia…” Tom sorrise leggermente “…
e poi ti avrei raggiunto… perché non posso immaginare di andare avanti a vivere mentre tu non ci sei più…” Tom
lo guardò negli occhi. “… e una volta ritrovato non ti
avrei più lasciato andare… mai, mai più…”
Tom distolse lo sguardo.
Doveva dirglielo. Quello era un buon momento. Quello era il momento perfetto.
Doveva farlo. Lo doveva a Bill. Dopo quello che gli aveva appena detto… dopo tutto quello che gli
aveva fatto provare… se lo meritava.
Lo doveva soprattutto a se stesso. Doveva fare
chiarezza. Doveva accettare.
“Bill, io…”
Suo fratello lo guardò negli occhi. E gli sorrise. Uno di quei sorrisi
bellissimi che Tom tanto amava. E nonostante i
capelli spettinati, il viso privo di trucco, la fasciatura alla spalla e il
pigiama… Tom lo trovò
adorabile. Lo trovò bello. Forse per
la prima volta nella sua vita si accorse che suo
fratello possedeva un’aurea tutta particolare. Un’aurea che
rappresentava la sua forza. Che lo faceva piacere a
folle adoranti di ragazzine.
Bill gli strinse forte la
mano. “Lo so…”
****
2
settimane prima
Tom sbuffò, senza farsi
vedere dalla giornalista. Intervista decisamente
originale… però… non ne aveva voglia.
“Tutto
sui gemelli Kaulitz”
Cielo,
non poteva scegliere un altro titolo?
La sua mente si riaccese quando percepì
la voce di Bill rispondere alla giornalista. “Tom ha un cuore tenero. Può essere innamorato,
sensibile e triste come me. Solo non
lo fa vedere. Solo a casa lo fa
uscire”
Gli sembrò che la voce di Bill avesse
vaghe sfumature maliziose. Si impose di non pensarci
per non iniziare a fantasticare. Ma dall’occhiata che
gli rivolse il fratello seppe di non esserci andato lontano.
Bill sorrise leggermente. Quell’intervista
non era male… diversa dalle solite di sicuro. E poi
c’erano solo lui e Tom. La cosa non poteva che fargli
piacere. Si sentiva sempre leggermente in imbarazzo a parlare di suo fratello
davanti a Georg e Gustav…
aveva l’impressione che sapessero molto di più di
quanto volessero far intendere. Forse i loro sguardi iniziavano a tradirli.
Forse era tutto molto palese. O forse era
semplicemente lui che si faceva troppi problemi.
“Se un giorno vi doveste
separare? Cos’accadrebbe?”
Bill lanciò un’occhiata
alla giornalista. Si prese molto più tempo per guardare Tom
negli occhi. Vide suo fratello guardarlo con la stessa intensità.
Che
domanda stupida… fu il pensiero di entrambi… noi non ci separeremo…
Bill tornò a guardare la
giornalista. “Ho quest’immagine nella mente. Siamo sul
bordo di un burrone e uno dice "Uno
di noi deve saltare e non tornerà mai più". Sono sicuro che salteremmo
assieme.”
****
Ti
ricordi quel giorno in cui mi hai baciato? Per un istante ti odiai. Forse
perché la consapevolezza di tutto mi investì come un treno in corsa. Ma fu un solo istante. Perché non potrei
mai realmente odiarti. Come non potrei mai realmente lasciarti.
È passato
così poco tempo. Solo qualche mese. E sembra una vita.
Mi
hai fatto capire qualcosa che forse è sempre stato dentro di me. Dentro di noi.
Ma ancora non sono pronto a dirtelo. Un giorno lo
farò. Promesso.
Sai
che mantengo le promesse. Come sai tante altre cose che a me sfuggono.
Non
so cosa ci riservi il futuro. Ma, lo ammetto, ho un
po’ paura. Perché non posso pensare all’idea di essere
lontano da te. Dalla parte di me stesso che è sempre stata
al mio fianco.
Ho
paura.
Però andrò avanti. E lo farai anche tu… che
alla fine sei sempre e comunque quello più forte,
nonostante tutto.
E fino a quando saremo insieme, posso
trovare la forza per vivere tutto quello che ci sta capitando. Posso trovare la
forza per riuscire a bruciare
insieme a te.
“Sono sicuro che salteremmo assieme.”
Ne sono sicuro
anch’io.
FINE
(13 Giugno – 27 Giugno 2007)
****
Eccoci all’ultimo capitolo di Verbrennen. Come avete visto Bill è vivo e vegeto.
Non posso farlo morire ç_ç Il mio patato *doveva essere salvo*.
L’intervista finale, esiste realmente… è un’intervista del giornale Bravo. *_*
Avete visto poi? Capitolo più lungo…
spero che sia degno per il finale di questa storia. Ho avuto dei seri problemi
con la stesura del momento in cui Bill si sveglia.
Non sapevo come farlo. Non volevo qualcosa tipo “lacrime, abbracci, Oh Bill,
oh Tom >_<”… risultava patetico. Quindi mi sono affidata al mio istinto, che di solito non
sbaglia, e mi sono detta: scrivi come
sempre. Scrivi quello che vorresti leggere (che è esattamente la mia
filosofia di scrittura: scrivi solo ciò che vorresti leggere. Ciò significa: niente cose inutili ma solo storie pensate >_<
Ergo: mi autocensuro da sola^^) E io avrei voluto
leggere qualcosa di particolare. Che non si capisse
perfettamente. Qualcosa di confuso perché confuso è Tom… sia mentre Bill si
risveglia, sia mentre Bill è appena caduto a terra
dopo lo sparo. Spero di esserci riuscita^^
Detto questo… OMG. 32 recensioni per
2 capitoli ç_ç Mi avete
fatto morireeeeeee. >_< Grazieeeeeee
*_* siete tutti così gentili! Non mi aspettavo nulla del genere! Sul serio! *_*
Grazie!!!! (18 recensioni O______O OMG)
Fteli: ecco qui l’ultimo capitolo. Beh le
motivazioni del genio che ha sparato sono implicite… io ho la mia versione, non
particolarmente brillante, ma potrebbe essere reale.
Voi provate a trovare la vostra al massimo. Spero che ti sia piaciuto anche
questo capitolo! Grazie mille!
Redundant: oh ti ringrazio *_* sono contenta
che il mio stile ti piaccia ^_^ Oh perché mai dovresti sentirti inutile?
Scrivendo e leggendo si migliora… io stessa quando ho
iniziato a scrivere non arrivavo a questi livelli. E
sono sicura che posso migliorare ancora. Prova e riprova, vedrai che poi i
risultati si vedono! ^_^
Maryy: grazie ^_____^
Lisachan: Tataaaaaa.
E così questa storia è finita ç_ç
Un po’ mi dispiace. Però ne sono veramente
soddisfatta. Al pensiero di come è nata (di notte, a
letto… come tutte le mie storie…)… praticamente per caso… avevo appena letto
qualcosa di tuo mi pare, anche se non ricordo *cosa* di preciso. Oh SCHIATTARE era per dire… non posso far morire Bill.
Non in questa storia perlomeno. Ma c’è da dire che io
sono conosciuta come la sterminatrice di personaggi amati ç_ç
Quindi mai dire mai. >_< Ihihihi. No. Scherzo. Bill è salvo. *_* Un abbracciooooo
Bell_Luna: ti ringrazio sul serio. Sì, ho
cercato di rendere al meglio il particolare legame che c’è tra Tom e Bill… spero di esserci
riuscita. ^_^
Iaia: Ti ringrazio tanto!
Grecobain: oh no
dai… di nuovo piangere? Chissà in questo… *profonde* Ohhhhh ti ringrazio. Adoro quando
la gente rimane in qualche modo colpita da ciò che scrivo. ç_ç
grazie sul serio!
Nausicaa212: anche tu con le lacrime? ^_^ Mi fa piacere^^ Ti ringrazio!
Anachan87: oh bene… ciò significa che sono in
debito, per adesso, solo di due pacchetti *_* Bene bene.
^_^ Oh sono così contenta che quel pezzo ti piaccia. Avevo paura che risultasse banale, e io ODIO essere banale… il fatto che ti
sia piaciuto mi rende veramente molto felice, perché nonostante fino all’ultimo
volessi cambiarlo, io adoravo quelle frasi *_* Naaaaa,
come vedi “schiattare” non era veritiero. Semplicemente fatto finire
all’ospedale, ma vivo e vegeto alla fine ^_^ Billino
adorato *_* Grazie mille!!! ^____^
Mary-Kaulitz: sono contenta di essere stata la
prima nell’intento allora. ^_^ ti ringrazio tanto!
Vanillasky_y: mi sa che non eri l’unica a piangere.
^_- come vedi Bill si è svegliato… non poteva morire ç_ç grazie per i complimenti^^
Castalia: ti ringrazio per i complimenti, mi
hanno fatto un enorme piacere ^_^
DiruInside: ti ringrazio^^
Cioccorana: quando ho iniziato a scriverla c’erano solo le storie della liz e
poche altre, che però non mi colpivano. Così mi sono detta: fai qualcosa tu.
Datti da fare e scrivi ciò che vorresti leggere. Una bella storia. Spero di
esserci riuscita. Io ne sono soddisfatta… perché mi piace rileggerla. Ti
ringrazio per i complimenti… e sì, sono iscritta al forum ufficiale
ma non ho mai scritto… quindi se vuoi lasciare il link
alla mia storia va benissimo. ^_^ ne sarei felice. Ciao e grazie ancora!
Lemonade: oh no, Bill
è realmente più alto^^ Bill è 1.83
(senza capelli)… Tom qualcosa in meno (credo che al
massimo sia 1.80). Se ci aggiungi i capelli Bill è altissimo ^_^ Ti ringrazio per il commento, sono
contenta che la storia ti sia piaciuta!
Dragon-fly: il fatto di essere drammatica… beh
è la mia specialità ^_- *adoro scriverle… e a quanto pare
piacciono pure O_O* Ti ringrazio per i complimenti
per come scrivo^^
Tsumika83: anche a me, purtroppo, i ¾ delle
storie lette non mi hanno colpito (a parte quelle della liz
e poche altre) ç_ç sono contenta che questa sia
riuscita nel suo intento^^ Ti ringrazio per i complimenti!!
Agi: nooooo
niente morte per Bill ç_ç
Assolutamente. I gemelli non possono dividersi >_< Grazie per i
complimenti!!
Ebbene sì. Questa storia è finita. Forse un giorno scriverò
ancora qualcosa sui gemelli… forse sarà domani, forse mai. Non lo so. In
questa sezione mi conoscete da pochissimo… ma chi mi
segue da anni sa che ogni storia che scrivo è il frutto di ragionamenti e di
valutazioni. Ecco perché nel mio account non ci sono
tantissime storie… ma poche e molto lunghe. Ecco perchè non scrivo praticamente mai one-shot. Ho
sempre troppo da dire accidenti ç_ç
Grazie per avermi seguito in questo esperimento. Non avevo mai scritto sui Kaulitz. Non avevo mai scritto slash.
Non avevo mai scritto twincest. E posso dire che come prima volta è andata bene. Ne sono
soddisfatta. Mi piace ciò che ho scritto.
Tirando le fila… questa storia è
giunta alla fine. Avrei in mente anche altre scene da collegare a Verbrennen. Il rientro a casa. Le cure di Tom verso Bill. La convalescenza
in ospedale. Ma non credo che le scriverò. Però sarei felice di leggerle… quindi non si sa mai. Anche se dubito. Ho sempre troppo poco tempo ç_ç
Detto questo vi saluto
sul serio e, di nuovo, vi ringrazio. Avete reso questo esperimento
qualcosa di fantastico.
Adesso tornerò ad occuparmi della
mia storia su HP… e probabilmente scriverò anche un secondo capitolo-shot
per la storia su Billie Joe,
per chi l’avesse letta e fosse interessato.
Grazie di tutto
Meggie