Protect me from what I want
Importante: Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o
quasi) di reale. Tom e Bill
non fanno (e non hanno fatto) nulla di quanto
raccontato in queste pagine. È presente una componente
TWINCEST. Vi ho avvertiti prima: non vi piace, non
leggete.
Questa storia potrebbe
essere vista come il seguito della mia precedente storia sui gemelli: Verbrennen. Dico
“potrebbe”, perché non è necessariamente un seguito, si può leggere anche da
sola (però tanto che ci siete, perché non leggete anche quella? ^_-).
PROLOGO
And both of us sentenced to time
And now we're all alone
(Protect me from what I want – Placebo)
****
20 Ottobre
2010
Ti odio.
Lo
scrivo così chiaramente perchè voglio che tu lo sappia. Non voglio essere
frainteso. Non voglio darti la possibilità di nasconderti davanti alle mie
parole.
Forse
soffrirai. Anche solo un po’. Forse ti dispiacerà. O forse te ne dimenticherai.
Forse
ti sei addirittura dimenticato di me.
Io no.
E non chiederti perché io faccia tutto
questo dopo tre anni – tre anni, mio Dio, e sembra ieri-. Non saprei darti una
risposta. Ma potrei ripeterti che ti odio. E che mi sembrava giusto fartelo sapere. Perché
ad un certo punto uno deve affrontare la realtà. In un certo senso deve
chiudere i conti con il passato per poter andare avanti.
Tu sei il
mio conto in sospeso.
Non
mi aspetto nulla da
questa lettera. Non mi aspetto nulla da te. Non più, ormai.
Mi
avevi promesso che nessuno ci
avrebbe divisi. Mi avevi giurato che saremmo stati
sempre e comunque uniti. Che saremmo
stati forti insieme. Che avremmo riso, pianto,
vissuto insieme.
Mentivi.
E
questo non posso
dimenticarlo. Come non posso dimenticare te.
Non
voglio rivederti. Non voglio sapere come stai.
Non
voglio niente. Se
non eliminarti completamente dal mio cuore. E se sfogare tutto ciò che ancora
porto dentro può servire a qualcosa… ben venga.
Ti
odio. E vorrei che tutto ciò che ho dovuto sopportare
a causa della tua assenza possa riversarsi su questo foglio. Vorrei che il
dolore e le lacrime marchiassero in modo indissolubile questa lettera.
Sai
cosa mi ha fatto andare avanti senza di te? La rabbia. La
rabbia che tu hai causato.
Vaffanculo.
Alla
fine sono riuscito e terminare questa lettera. Con un ritardo di due giorni. Ma l’ho finita.
E ho deciso di mandartela. Nonostante tutto, so ancora dove abiti. Nonostante tutto non
riesco a dimenticare.
E
forse sarà una contraddizione (solo due giorni fa ho affermato il contrario), ma vorrei rivederti almeno una volta. Perché
così ti colpirei in modo tanto violento che penseresti di morire. (E Dio solo sa quante volte ho sperato di vederti sul serio
sparire dalla faccia della terra).
Poi,
molto probabilmente ti bacerei.
Sai
perché?
Sono
un idiota.
****
E dire
che tecnicamente Verbrennen
doveva essere la mia prima e unica storia sui gemelli. E dire
che *mai* avrei pensato ad un seguito. E invece eccolo
qui. In un modo o nell’altro questa storia è collegata all’altra. Ma, come detto all’inizio, non è prettamente necessario aver
letto Verbrennen per capirla. Ci saranno dei piccoli riferimenti in futuro…
ma nulla di esagerato. Comunque,
per capirla meglio, ovviamente vi invito a leggere anche quella storia (sono
solo 3 capitoli poi^^).
Allora… proprio come per l’altra ff la canzone-colonna sonora è Rette Mich. Il
testo è letteralmente perfetto per questa storia. Oltre a questa, va citata
anche un’altra canzone che dà il titolo alla ff: la
splendida Protect me from what I want dei Placebo. *_*
Bellissima. (Ascoltatela
e leggete il testo, è perfetto!)
Ultima cosa: grazie a tutte le
persone che hanno commentato Verbrennen. Questo seguito è dedicato a voi.
Alla prossima.