Protect me from what I want
Importante:
Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto
della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non fanno (e non hanno
fatto) nulla di quanto raccontato in queste pagine. È
presente una componente TWINCEST. Vi ho avvertiti prima: non vi piace, non leggete.
CAPITOLO
3: Song to say goodbye
Sag das das nicht wahr ist,
Sags mir jetzt.
Vielleicht hörst du irgendwo,
Mein SOS im Radio!
(Rette mich – Tokio Hotel)
****
21 Novembre 2010
La cosa che fa più male è ripercorrere tutto. Tutto. I momenti felici e quelli tristi.
E accorgersi che ogni istante che passa è sempre
peggio… sempre peggio…
Vorrei sul serio poterti rivedere anche solo una
volta, ma non pretendo nulla.
Se vuoi continua ad odiarmi,
ma ti prego, non dimenticare quanto siamo stati felici un tempo.
Non riuscirei a sopportarlo.
*
Mi manchi.
Banale, semplice e quant’altro…
è sempre la solita storia. Ma è la verità.
Mi manchi terribilmente, Bill.
Che tu lo voglia o no,
continui a essere mio fratello. Mi scorri nelle vene. Sei profondamente
ancorato a me. E io non ho la forza per mandarti via. Né
la volontà.
Voglio che la tua presenza continui a invadere la mia vita, anche se questo fa male.
Voglio mantenere la speranza che qualcosa, tra
noi due, ci sia ancora.
Perché
qualcosa, ci sarà sempre. Deve essere
così.
E non provare a
negarlo.
Fa male a te.
Fa male a me.
Fa male a tutte le persone che ci sono intorno.
Ma c’è.
Non negarlo.
*
Non avresti mai dovuto dirmelo. O forse, era semplicemente il momento sbagliato.
Non ero pronto, te l’ho
già detto.
Non avevo la forza per sentirmelo dire in faccia.
Ero troppo stupido, Bill. Ero troppo infantile.
Io non cercavo l’amore.
Ma ho trovato te.
Trovato. Come se fosse stato possibile perderti.
Il punto è, comunque,
che con tutta la tua forza d’animo mi sei piombato addosso come un macigno.
Quelle parole mi hanno spaventato a morte.
Più delle tue lacrime.
Più della nostra notte insieme.
Più di tutti i baci, i momenti, gli sguardi…
Più di tutto.
Quella sera tu mi hai rovesciato addosso tutto ciò che provavi.
Ma sentirmi dire “Ti amo” per me era inaccettabile.
*
E, ancora una volta, non ti avevo capito.
Ancora una volta è colpa mia,
lo so.
Ma ho preso quelle due
parole alla lettera. Ho preso quelle due parole come una dichiarazione.
Una dichiarazione sbagliata.
Per me tutto
stava diventando sbagliato.
E non ero riuscito a
cogliere il significato che tu ci
avevi dato.
Per te era qualcosa da dire. Qualcosa
che ti portavi dentro. Qualcosa che doveva semplicemente cercare di
esprimere ciò che provavi.
Per me significò una condanna a morte.
Anzi. Forse era anche peggio.
*
Non so se ti ricordi. Ma quando mi sono presentato
nella tua camera per avere delle spiegazioni dopo che mi avevi baciato… mi hai fatto un discorso su quanto fosse impossibile classificare i
tuoi sentimenti all’interno di parole comuni come il “voler bene” e “l’amore”…
E io pensavo di essere
al sicuro.
Pensavo che non ti saresti mai rivolto a me con
qualcosa del genere. Sapevamo entrambi cosa c’era tra di
noi… e sapevamo entrambi che non era qualcosa di normale, quindi non era qualcosa che si poteva dire a voce.
Ma la verità è che nessuno aveva
mai detto di amarmi… e nessuno aveva mai avuto la pretesa di una mia
risposta.
Tu avresti dovuto attenerti alle regole del
nostro tacito accordo, Bill.
Non avresti mai
dovuto dirmelo.
Perché ho adorato il modo in cui l’hai
pronunciato. Ho adorato il modo in cui hai inclinato la
testa. Il modo in cui sei arrossito. Il modo in cui i tuoi occhi si sono
fissati nei miei.
Ma subito dopo la verità
mi ha colpito dritta nello stomaco.
Ho odiato tutto di te.
Ho odiato anche le tue parole.
Perché l’amore dovrebbe essere qualcosa
di normale…
Ma tra di noi, di
normale, non c’era proprio nulla.
La consapevolezza di tutto ciò mi ha investito
all’improvviso. E io non ero preparato all’impatto.
*
Non pensare che io stia dando
la colpa a te. Non è così. Solo che ogni tanto ho il bisogno
di scrollarmi di dosso alcune responsabilità. Sono troppe. E sono pesanti. Ogni giorno di più mi schiacciano a terra… e
io non so cosa fare per risollevarmi.
Perché ci sei sempre stato tu.
La tua mano era sempre lì, pronta ad afferrarmi
prima di cadere.
Non mi hai mai abbandonato.
E ancora adesso non
riesco a capacitarmi di ciò che ho fatto io.
Sono fuggito.
La cosa più stupida di tutta la mia vita. E l’ho fatta a te.
*
Se tu non fossi stato mio fratello. Se
non avessimo avuto alcune legame di sangue. Se ti avessi conosciuto un giorno, per caso.
Adesso saremmo ancora insieme.
Ma tutti questi se non possono essere cancellati.
Continueranno a riempirci la testa e a farci del male. Proprio come allora.
Dio Bill, avevo il terrore che qualcuno lo scoprisse… che
qualcuno ci scoprisse.
Noi due. Insieme. In un letto.
Ci hai mai pensato?
Io sì. È
stato il mo pensiero fisso dal momento in cui hai deciso di sconvolgermi ancora
di più con le tue parole.
Non riuscivo a cancellare l’idea dalla mia mente.
Qualcuno
poteva scoprirci.
Dio, la
mamma. Come avrebbe potuto sopportare qualcosa del genere? Come avrebbe
potuto accettare qualcosa di tanto sbagliato?
È stato più facile spezzarle il cuore dando la colpa della nostra separazione ad un litigio.
È stato meglio così.
Piuttosto che farle scoprire la verità.
Che in
noi c’era qualcosa di sbagliato. Qualcosa
di profondamente malato… che ci spingeva a gettarci senza sosta l’uno nelle
braccia dell’altro. E baciarci. Abbracciarci.
Amarci. In un modo totalmente estraneo al rapporto fraterno.
Come puoi spiegare ad una madre che i suoi figli si amano?
Come puoi dirle che
vanno a letto insieme?
È stato meglio così.
*
Ti ho ferito. Lo so. Dio, Bill,
non avrei mai voluto, ma dovevo farlo. Dovevo
andarmene. Era l’unica soluzione.
Non potevamo stare insieme. Quella non era una
storia. Non eravamo due semplici ragazzi. Tu eri –sei- mio fratello. Non potevamo pensare solo a noi due… Georg, Gustav… la mamma… e tutte
le persone che avevamo intorno… non avrebbero mai accettato
qualcosa del genere.
Non riuscivo ad accettarlo io, che ne ero immerso fino al collo, come
avrebbero potuto loro?
Era tutto così sbagliato, Bill.
Era tutto così ingiusto.
Siamo stati condannati all’infelicità… e non abbiamo
avuto nessuna via d’uscita.
Una storia tra noi due ci avrebbe semplicemente
portato alla pazzia.
*
La cosa che mi fa più male è che adesso non ne
sono così sicuro.
Ho sperimentato cosa vuol dire starti lontano. Cosa vuol dire vivere da solo.
E ho desiderato
profondamente morire.
E mi sono accorto che
forse c’era un’altra soluzione, all’epoca. Che forse avrei
dovuto parlartene. Che avremmo dovuto decidere insieme.
Ma ho fatto di testa
mia. E sì, ho
sbagliato.
In quel momento non ho semplicemente abbandonato
la persona che amavo.
Ho gettato via mio fratello.
E questo è qualcosa che
non potrò mai perdonarmi.
*
Ci sono stati momenti in cui ho pensato di
impazzire. Ci sono stati momenti in cui ho desiderato
impazzire.
Senza di te, tutto sembrava vuoto. Senza
significato.
Perfino la musica non era più nulla.
Suonare la chitarra non era più che un mero
passatempo, se non potevo accompagnare la tua
voce.
Tutta la passione che scorreva nelle mie vene era
improvvisamente sparita.
Era rimasta con te, in quella stanza… la stanza
in cui ti avevo lasciato.
Tutte le cose belle conquistate
nella mia vita sono state spazzate via dal vento che proveniva dalla finestra
aperta.
Tu sei rimasto in quella stanza.
La tua voce è rimasta lì.
La mia musica.
Le uniche cose che sono riuscito a portare via sono stati gli sbagli. Ma non
le sofferenze, purtroppo. Quelle si sono radicate al tuo corpo, vero Bill?
Mi dispiace.
Credimi.
*
Nei primi tempi passati lontano da te, ho
trascorso le mie serate sul cesso a vomitare tutto l’alcool che avevo ingerito.
Pensavo che fosse l’unico mezzo per riuscire a
dimenticarti.
Ma tutto questo ha un che di ironico…
più bevevo, più vomitavo ovviamente… e ogni volta che vomitavo mi tornavi in mente
tu.
Tu che solitamente rimanevi con me in bagno fino a quando non smettevo. Tu che mi passavi
un bicchiere d’acqua fresca per sciacquarmi la bocca. Tu che mi
sorreggevi fino al letto quando avevo finito. Tu che mi sfioravi il collo con le tue mani fresche. Tu che passavi piano le tue labbra sulle mie guance.
Tu. Sempre
tu.
Nella mia mente c’era posto solo per te.
E più ti pensavo, più
bevevo, nella vana convinzione di poter affogare il tuo ricordo nell’alcool.
Ma quello non voleva
saperne di scomparire.
Era sempre lì.
Non ha fatto altro che sopravvivere.
Ancora adesso è dentro di me.
E non se ne andrà mai.
Mai.
È la mia condanna.
E forse non sono
l’unico a dover portare questa croce, vero Bill?
*
Un anno e mezzo fa ho deciso di cambiare
strategia.
Basta alcool.
Basta.
Basta con tutto.
Volevo dire basta anche alla vita.
Ma tu sei venuto a salvarmi. E nemmeno lo
sai. Ma sei stato proprio tu a farmi capire che non
dovevo fare stronzate più grosse di quelle che avevo
già fatto.
Ho pensato a te. Ho pensato a
cosa stessi facendo in quel preciso momento. Non avevo nessuna risposta,
ma l’idea che tu fossi nelle mie stesse condizioni mi
ha fatto andare avanti.
Tu potevi
farcela.
Io potevo
farcela.
Ancora una volta eravamo insieme, e neppure lo
sapevamo.
*
Mi fa male saperti lontano Bill.
Mi ha sempre fatto male. Ma non potevo tornare, riesci
a capirlo?
Dovevo starti lontano.
Dovevo farlo.
Anche se
era contro la mia volontà.
Anche se
era contro la tua volontà.
Anche se i
ragazzi non desideravano altro che riformare il gruppo e tornare a suonare.
Non potevo.
E mi sembra ieri. Mi
sembra ieri quando ti trovavo nella camera accanto
alla mia, mentre canticchiavi una nuova canzone.
Mi sembra ieri quando
andavamo a scuola insieme.
Mi sembra ieri quando
abbiamo incontrato Georg e Gustav.
Mi sembra ieri quando
tutto è iniziato. Quando i Tokio Hotel hanno sfondato.
E invece non è ieri. E
l’oggi è troppo diverso da ciò che
vorrei che fosse.
Non c’è niente di bello nella mia vita ora. Non
c’è nessuna luce a portarmi sulla giusta via.
Non ci sei più tu. Non posso aggrapparmi a
qualcun altro Bill, lo trascinerei a fondo come ho
fatto con te. È un errore che non posso più commettere.
È qualcosa che non avrei mai
dovuto fare in assoluto.
Forse è stato tutto uno sbaglio. Forse siamo noi,
forse sono solo io… ma c’è, ci deve essere, qualcosa
di sbagliato.
Forse era quel noi –io e te insieme- che non era giusto.
Forse.
Ma sei stato il migliore
sbaglio di tutta la mia vita.
*
Ti ho ferito. Ti ho fatto del male.
E ho ferito me stesso,
nello stesso identico modo.
Capisci cosa intendo? Colpendo te con una
pugnalata, ho colpito me stesso.
Siamo legati per sempre.
Avevo bisogno
di te. Ho bisogno di te. È qualcosa che non riesco
a cambiare.
Nessuno c’è riuscito.
Tutta la mia vita aveva te come punto fermo.
Tre anni fa ho avuto la presunzione di pensare
che potevo farne a meno.
Ma come avrei potuto sul
serio vivere senza di te?
Non lo so.
È per questo che non
ho vissuto.
È per questo che mi
sono lasciato trascinare.
La vita va avanti. In un modo o nell’altro.
Ma è andata avanti da
sola. Io, nelle mie speranze, sono rimasto con te.
*
Ti ricordi quando
cantavi la nostra canzone? Quando la cantavi per me. Nella mia camera. Sdraiati entrambi sul letto a guardare il soffitto mentre la tua
voce riempiva l’aria. E io che lottavo contro me
stesso per non interromperti… per non iniziare a baciarti senza sosta.
Mi manca tutto quello.
Mi manca la tua
presenza fisica nella mia vita.
Mi manca la tua voce.
Mi manchi tu.
È davvero necessario elencare tutto?
È davvero utile stare qui a riempire fogli su fogli di scuse patetiche per qualcosa che ho fatto?
Per qualcosa che non riuscirai
a dimenticare?
Ha davvero un senso tutto questo?
Probabilmente no.
*
Ma c’è mai stato un senso
a quello che ci è successo?
*
Non voglio che tu legga tutto questo. Non voglio.
Ho paura di cosa potresti fare.
Penseresti che sono solo
un mucchio di scuse per ripulirmi la coscienza, non è vero?
Ma non è così.
Tutto quello che ho scritto, lo penso sul serio.
Avevo il bisogno di mettere nero su bianco tutto
quello che mi frullava nella testa.
Ma non voglio che tu lo
sappia.
Ma dall’altra parte…
vorrei che tu leggessi tutto questo, che corressi qui e che mi affrontassi.
Io sono troppo codardo per
farlo.
E se solo ci fosse
stato un giorno in più nel nostro passato insieme, avrei voluto sentirti
cantare di nuovo la nostra canzone. Solo per me.
Sarebbe stato il nostro addio.
Anche se poi, tra di
noi, un addio non potrà mai esserci.
*
Bill, se un giorno mi troverò di fronte a te… vorrei che mi colpissi forte con un
pugno.
Per sentire quanto è forte il tuo odio…
Poi,vorrei che mi
baciassi.
Per sentire se riesci ancora ad amarmi…
*
Questo è l’unico desiderio che porterò per sempre
con me.
*
Ok. Finito anche questo capitolo. Che dire? Qui è tutto sempre più triste…
Questa
è tecnicamente l’ultima delle 3 lettere di risposta scritta
da Tom. nelle mie idee ci sono ancora il
capitolo finale e l’epilogo. Ma non so di preciso cosa
scriverò… quindi non vi assicuro niente.
Bene…
dopo aver scritto questo capitolo, aver letto HP7 (*_* yeah…
Drunk 4ever!), posso finalmente andare a scrivere il capitolo per Gli Eletti, mia fanfiction
su Harry Potter. Visto che
il 1° Agosto parto e per 12 giorni non ci sarò, devo scrivere quel capitolo, ha la
priorità assoluta (non si discute… quindi non provate a impietosirmi, non ci
riuscirete mai). Ergo: dovrei riuscire ad aggiornare il 31 questa storia, ma
non vi assicuro, incrociate le dita e sperate tutti
insieme che nei prossimi due/tre/quattro giorni io riesca a scrivere tutto
quello che ho in testa per HP… vorrebbe dire trovare il prossimo capitolo di
questa storia in una data ragionevole.
Detto
questo: grazie a tutti quelli che hanno commentato!
My LadY
oF SoRRoW: ti ringrazio davvero molto.
In questo periodo non ho molto tempo purtroppo (tra lavoro,
scrivere, uscire, leggere HP, preparare le valige…)… spero di leggere la
tua storia al mio ritorno!
Bel Oleander: la
tua recensione è a dir poco bellissima… ti ringrazio sul serio per le parole
che mi hai scritto… sono così profonde. Grazie. Non posso dire altro.
MissZombie: oddio
il mio intento non è far piangere, ma sono contenta. Significa che ciò che
scrivo rimane, in qualche modo. Grazie mille.
Piska:
grazie XD *me onorata di essere la tua idola*. Come faccio a scrivere così? non
lo so. Ma ho sempre considerato la scrittura l’unico
modo per esprimere tutto ciò che ho dentro. Scrivere è sul
serio il mio mondo, non lo faccio tanto per fare. Ci metto sempre e comunque l’anima. Sono contenta che tutto
questo arrivi alle persone.
Cioccorana: XD
sembra che questa storia abbia il potere di abbattere un po’ tutti quelli che
la leggono. Sono contenta che riesca a colpire così tanto.
Grazie mille.
Lisachan:
Tata!! no, non voglio
ucciderti. XD però ci ho preso gusto^^ *scherzo*. Sono veramente, veramente contenta che ti piaccia quello che sto
scrivendo. Grazie di tutto.
Hysteria: no
che non vi voglio morti! Figurati se mi dai fastidio! Ma che ti viene in mente???? mi ha fatto un enorme piacere!
Quando ritrovo le persone che seguono altre storie
anche in altri lidi non può che farmi piacere! *_* grazie mille di tutto… sei
sempre gentilissima! <3 e che dire? Sono contenta di aver fatto il miracolo!
XD
Ginny002: oh
una che non pensa che io vi voglia tutti morti XD grazie mille per i
complimenti… e boh, non ho idea di come
escono fuori i capitoli o le storie. È che in un certo momento ho questi
flash improvvisi… e devo scrivere ciò che ho in testa. E
la storia inizia a prendere forma. Ma, come spesso dico, è tutto molto
nebuloso… non pianifico praticamente nulla di ciò che
scrivo, se non l’inizio e la fine. Poi come va, va^^
Whity: beh
non credo che la questione sia se Tom vuole o meno parlare con Bill… ma
piuttosto il contrario… se Bill vuole parlare con Tom… bah questi due mi stanno dando un bel da fare.
Riuscire a descrivere tutto quel casino che hanno in testa non è facile XD *sto
parlando come se fosse tutto vero -_-* Ciao ciao
Jejje: in effetti è perfettamente riagganciabile all’altra (ci sono
alcune allusioni che forse non sarebbero chiarissime se non si ha letto Verbrennen…)… grazie mille!
E anche questo è finito. Ancora una volta
il titolo del capitolo è una canzone dei Placebo (*_*)…
Che dire? Alla prossima!