Protect me from what I want
Importante:
Tutto ciò che è descritto in questa storia è frutto
della mia fantasia, ergo: non c’è niente (o quasi) di reale. Tom e Bill non fanno (e non hanno
fatto) nulla di quanto raccontato in queste pagine. È
presente una componente TWINCEST. Vi ho avvertiti prima: non vi piace, non leggete.
CAPITOLO
4: Because I want you
Warum
bist du abgehaun?
Komm zurück!
Nimm
(Rette mich – Tokio Hotel)
****
Se l’amore fosse qualcosa di semplice, allora non si chiamerebbe amore.
Ancora
prima di vederlo, lo sentì.
Come
l’aveva sempre sentito. Come l’aveva sempre percepito. La sua presenza era
impossibile da non riscontrare per Tom.
Bill.
Nella sua
disarmante semplicità.
Era tutto
ciò che il suo corpo e il suo intero essere stava
aspettando. Da tre lunghissimi anni. Tre anni senza poterlo sfiorare. Dio,
senza nemmeno poterlo vedere.
Tre anni
d’inferno.
Ma
era lì. Proprio in quel bar. Proprio dove c’era lui.
Bill.
E di
nuovo il suo stomaco si attorcigliò su se stesso quando
incontrò di sfuggita i suoi occhi. Quando lo vide avanzare
verso il suo tavolo.
Con
quella sua camminata unica. E quel suo atteggiamento
fiero.
E
tutta la forza di volontà di questo mondo.
Sei sempre stato tu il più forte tra di noi, Bill…
Era di
nuovo lì.
Di nuovo
davanti a lui.
E Tom si sentì semplicemente morire quando
lo vide sedersi di fronte a lui.
Per una volta, devo provare ad
essere coraggioso anch’io…
Lo guardò
negli occhi.
Devo farlo per te. Te lo devo, Bill.
****
L’aveva
riconosciuto subito. Prima aveva percepito la sua presenza. E un secondo dopo l’aveva individuato. Là. Era appena entrato dalla porta.
I capelli
erano diversi da com’erano l’ultima volta che l’aveva visto. Erano più corti.
Lisci. Con alcune ciocche poste davanti agli occhi.
Gli
occhiali scuri. Il giubbotto nero. I jeans
strettissimi. Tutto questo invece era esattamente come allora.
Come tre anni prima.
Gli mancò
il respiro quando lo vide.
Immaginarselo
era un conto… ma rivederlo…
Non
pensava che Bill riuscisse a fargli quell’effetto dopo tutto quel
tempo.
Ancora.
Di nuovo. Come allora. Come se non fosse mai passato neanche un secondo da quando si era richiuso quella dannata porta alle spalle,
lasciando suo fratello dolorante e ferito al di là. Da solo.
Bill
era ancora strabiliante come allora. Gli stessi capelli. Gli stessi vestiti. La
stessa camminata.
Aveva
desiderato scomparire dalla faccia della terra quando
si era voltato verso di lui. Quando suo fratello l’aveva
visto seduto al tavolo, da solo.
Se fosse esistito un modo per fermare il tempo e svanire nel nulla,
l’avrebbe fatto.
Bill
si era voltato in un modo così sicuro che, Tom ne era certo, anche lui doveva aver avvertito la presenza
del fratello.
Erano
ancora legati.
Che lo
volessero o meno, nemmeno la lontananza e l’odio erano
riusciti a separarli sul serio.
C’era
qualcosa di più forte che li teneva legati.
C’era
qualcosa che non sarebbe mai sparito.
Qualcosa
a cui non erano mai riusciti a dare un nome appropriato.
****
Doveva
essere impazzito. Per forza. Non c’erano altre soluzioni. Doveva essere
completamente fuori di testa. Perché
una persona normale non avrebbe mai chiamato
Bill. Mai. Ma proprio mai mai.
Ma
lui aveva sempre avuto dei problemi con la normalità.
Avrebbe
potuto spedirgli quel pacco di fogli che aveva compilato così attentamente,
cercando di analizzare ogni sua singola mossa falsa. Cercando di dissezionare ogni sbaglio, per ricercarne la più profonda
causa.
Avrebbe
potuto semplicemente mandargli il tutto e
basta.
Attendere
una successiva risposta, magari.
Ma
non avrebbe mai dovuto prendere il telefono e comporre il suo numero di
cellulare –intrecciando le dita nella speranza che non l’avesse cambiato-.
Ma
soprattutto, non avrebbe mai dovuto dargli
appuntamento in quel bar.
E invece
l’aveva fatto.
Era
completamente un idiota. Altro che Bill.
****
La prima
volta gli aveva sbattuto giù il telefono.
Non
appena suo fratello aveva sentito la sua voce
mormorare “Bill…”, aveva premuto sul tasto rosso del
cellulare.
Stop alla
conversazione.
Forse
avrebbe dovuto arrendersi al primo tentativo.
Già.
Avrebbe dovuto.
Ma
come molte altre volte nella sua vita, aveva perseverato.
L’aveva
richiamato così tante volte che aveva perso il conto. Ma
Bill non gli aveva mai risposto.
Due
giorni dopo, però, qualcosa era cambiato.
Due giorni dopo.
Incredibile come entrambi avessero un periodo di riflessione della durata di due
giorni.
A lui
erano serviti quei giorni per capire che sì, Bill lo
aveva effettivamente baciato e che no, non era uno scherzo.
A Bill erano serviti per decidere di rispondere al telefono.
Di starlo
ad ascoltare.
E di
mormorare un “Non lo so” in risposta alla sua domanda.
Che
poi, era anche una domanda stupida.
****
Verrai?
****
Tom
era convinto di no.
Però Bill l’aveva sorpreso. Alla fine quello con le palle
rimaneva lui.
Si era
presentato in quel bar quando Tom
aveva ormai perso le speranze.
Era
comparso sulla porta.
E
tutto era ricominciato daccapo. Come tre anni prima. Di nuovo. Quel battito
accelerato del cuore e la testa che si rifiutava di seguire le sue diterrive.
Stupidi
metabolismi umani.
Che
l’amore rendesse idioti ormai gli era chiaro… ma non
ci si sarebbe mai abituato.
****
Poteva
ritenersi fortunato. Suo fratello non l’aveva ancora preso a pugni. Anzi. Si
era seduto. Aveva tolto gli occhiali. L’aveva guardato. E… basta, più o meno.
Negli
occhi di Bill non c’era nessuna emozione.
E ora che
lo guardava bene gli sembrava profondamente diverso.
La luce
che l’aveva sempre contraddistinto l’aveva abbandonato.
Forse me la sono portata via io
quel giorno…
“Come –maledetta gola secca- come stai?”
Risultava
patetico e pietoso perfino alle sue orecchie. Sembrava stesse
chiedendo l’elemosina. Invece stava semplicemente
parlando con suo fratello.
Già.
Fratello.
E una
parola pesava più di una tonnellata. Proprio come allora.
Bill
sorrise. Il sorriso più cattivo,
non trovava un’altra parola per descriverlo, che avesse mai visto sul volto di Bill. Proprio lo stesso volto che
tre anni prima ospitava tranquillamente il sorriso più dolce. L’unico al mondo capace di farlo sciogliere come un dodicenne alla
prima cotta.
Anche
allora risultava patetico, solo che non se n’era mai
accorto.
“Oh… alla
grande direi” rispose Bill, alla fine. Ironico.
Pungente.
Ma da
quando Bill era così?
Quello
ironico non doveva essere lui?
Perché,
per quale fottuto motivo, ora si erano scambiate le
parti?
La sua
non gli piaceva per niente… ancora meno quella di suo
fratello.
Il cinico
bastardo non faceva per lui.
Tom
abbassò gli occhi. Non sapeva cosa dire. Voleva sparire sul serio dalla faccia
della terra. Sparire da Bill.
Proprio come allora.
Tom
rialzò lo sguardo. I suoi occhi si puntarono in quelli identici,
ma truccati del fratello.
Più ti sono vicino e più vorrei
scappare via… ma quando sono lontano vorrei solo essere con te… se sai dirmi
perché, fallo, ti prego…
“Io… ho
ricevuto la tua lettera”
Bill
sembrò turbato per la prima volta. Ma suo fratello era
sempre stato un ottimo bugiardo. Ci fu un solo secondo in cui Tom giurò di aver visto Bill
irrigidirsi. Un solo secondo. E poi tutto era di nuovo
come prima.
“Lo
immaginavo” rispose freddamente. “Cosa vuoi?”
Quella
domanda fu come una doccia gelata in pieno inverno.
Inopportuna.
Il
ghiaccio gli scivolò addosso lentamente.
Già. Che cosa voleva?
****
C’era
stato un tempo in cui aveva voluto una bicicletta blu. E
l’aveva avuta,
C’era
stato un tempo in cui aveva voluto una chitarra nuova. E
l’aveva avuta.
C’era
stato un tempo in cui aveva voluto una ragazza. E
l’aveva avuta.
C’era
stato un tempo in cui aveva voluto Bill. E l’aveva avuto.
Ora non
aveva più la bicicletta blu.
Non aveva
più quella, ormai vecchia, chitarra.
Non aveva
più quella ragazza.
Non aveva
più Bill.
Già.
Che
cosa poteva desiderare ora?
****
“Non lo
so” rispose.
Era l’unica
cosa di cui era sicuro. Non sapeva più nulla.
Bill
sembrò spazientito. Tom non seppe dargli torto.
Ma non andartene come ho fatto io…
Bill
si sporse verso di lui. Tom scollegò il cervello nel
momento in cui percepì il profumo distintivo di Bill.
Dio, aveva dimenticato quanto poteva mandarlo in estasi la sola vicinanza di
suo fratello. Aveva dimenticato quanto potente poteva essere Bill, nel suo magnetismo.
“Se non sai cosa vuoi, perché mi hai chiamato? Perché ti sei fatto vivo? Io non voglio
nulla da te…” gli disse, pieno di rabbia.
Tom
poteva sentirla. Mentre scorreva nelle vene del
fratello e gli riempiva la mente.
La
rabbia. La delusione. Gran brutta bestia.
Orribile,
in effetti.
Io non voglio nulla da te…
Neppure io Bill.
Neppure io voglio qualcosa
da te.
Voglio te.
E basta.
****
Poi molto probabilmente ti
bacerei…
L’aveva
scritto lui.
Proprio lo stesso Bill che ora aveva davanti
a sé.
E
allora perché non lo faceva?
Forse non
l’aveva colpito con un pugno, ma si sentiva talmente male che l’effetto, ne era sicuro, sarebbe stato lo stesso.
E allora perché non si decideva a passare oltre. Perché?
Dio Bill,
baciami… o sparisci per sempre dalla mia vita…
****
Tom
tirò fuori dalla tasca una busta. La mise sul tavolo,
davanti a Bill.
“Questa è
la mia risposta”
Bill
osservò attentamente la busta, senza prenderla in mano. Sembrava che stesse
valutando cosa fare.
Tom
era sicuro che suo fratello era indeciso se
scaraventare quella lettera dall’altra parte del locale oppure afferrarla.
Per un
istante spero nella prima ipotesi.
Sarebbe
stato più facile.
Ma Bill, lo sorprese ancora una volta.
Afferrò
la lettera.
La mise
nella tasca del giubbotto.
E così come era arrivato, se ne andò.
Si alzò
dalla sedia. Percorse il breve tratto fino alla porta. E sparì al di là di essa. Portandosi dietro ciò
che restava del cuore di Tom.
Bill
se n’era andato.
****
Gli
sembrava di impazzire.
Voleva Bill.
Lo voleva
disperatamente.
Rivoleva
suo fratello. La persona con cui era cresciuto.
La persona con cui aveva giocato da bambino. Con cui aveva
condiviso le prime marachelle. Con cui aveva parlato
delle sue paure. Con cui aveva discusso di ragazze.
Con cui aveva trascorso tutti i momenti più importanti della sua vita.
Lo
rivoleva.
Ma
cosa poteva pretendere?
Si faceva
schifo da solo per ciò che aveva fatto a Bill.
Cosa
poteva anche solo sperare di ricevere in cambio da lui?
****
La cosa più
sconvolgente dell’amore, è che a volte bussa alla porta… ed è talmente tanto
insistente, che tu non puoi far altro che farlo
entrare nella tua vita.
“Prendimi
in giro e ti ammazzo”
Non c’era
alcuna dolcezza in quelle parole. Non c’era nemmeno un qualcosa di spiritoso.
Erano la
pura e semplice verità.
Bill
l’avrebbe fatto. Bill era un uomo di parola.
L’avrebbe
ucciso.
Ma solo
se necessario.
****
20 minuti prima
Quel
rumore era fastidioso.
Si era
accorto solo successivamente che quel rumore era il
campanello della sua casa.
Imprecando
si alzò svogliatamente dal letto. Erano solo le undici del
mattino, non aveva senso alzarsi.
Voglio proprio sapere chi è quel coglione…
Si infilò
la prima maglietta raccattata in giro e si diresse alla porta.
Se
avesse saputo che lui era alla sua
porta, non gli avrebbe mai aperto in quello stato. Maglietta, boxer e ciabatte. Aggiungendo l’aria di
uno che si è appena alzato dal letto.
In
pratica faceva schifo.
Grandioso…
****
“Bill…”
Suo
fratello non si mosse di un millimetro quando se lo
ritrovò davanti.
Non
subito. Ma quando si mosse accadde qualcosa di
totalmente inaspettato.
Tom
sentì un dolore acuto alla mandibola. Non cadde a terra solo perché ebbe la
prontezza di spirito di aggrapparsi allo stipite della
porta.
Bill
l’aveva appena colpito in pieno volto con un pugno.
Alla fine
aveva mantenuto la promessa.
Quando
riuscì a riportare la sua attenzione su Bill
lo vide esattamente dove l’aveva lasciato. Era ancora sulla porta. Una mano era
corsa a coprirgli gli occhi. Sembrava che stesse tremando.
Tom
non riuscì a capire se fosse per la rabbia o per il dolore.
“Bill…”
Suo
fratello lo guardò negli occhi. E Tom
si sentì morire sul serio.
Bill
aveva gli occhi lucidi. Gli occhi di chi stava
cercando con tutto se stesso di non piangere.
A volte
l’orgoglio era anche peggio di tutto il resto.
“Non
dovevi farlo”
La voce
di Bill era poco più di un sussurro. Così
profondamente diversa dalla voce di Bill del giorno
prima.
Per un
istante Tom si chiese di cosa
diavolo stesse parlando sul fratello. Solo dopo si ricordò della
lettera.
La sua lettera.
Quei fogli di carta che gli avevano portato via intere notti di sonno.
Quei
fogli in cui erano racchiusi tutti i suoi sbagli.
“Non
volevo farti soffrire”
E quella
frase era così a metà strada tra il passato e il presente che anche lui stesso si irrigidì.
Non l’ho mai voluto, Bill…
Bill
sembrò profondamente indeciso su cosa fare. Tom non
poteva biasimarlo.
Si passò
stancamente una mano sugli occhi, prima di tornare a guardare suo fratello.
“Io… non
sarei dovuto venire qui…”
Bill
non diede il tempo a Tom di fermarlo. Si girò e
iniziò a correre giù per le scale.
Questa
volta fu Tom ad essere stato abbandonato. Dolorante e
pieno di ferite.
Da solo.
È quello che ti meriti per ciò che
gli hai fatto…
Ma per un
istante, aveva sul serio sperato che Bill mantenesse anche la seconda promessa.
****
Cinque
minuti dopo aveva di nuovo aperto la porta.
Di nuovo Bill era davanti a lui.
“È vero?”
Tom
non riuscì a capire.
Bill
parve spazientito. La sua espressione era così
chiara. Non voleva essere lì. Gli stava costando un’enorme fatica.
Ma
probabilmente, proprio come aveva fatto Tom, aveva
alcune cose che doveva fare. Non c’era scampo.
“Ciò che
hai scritto sulla lettera, è vero?”
Tom
annuì debolmente. Bill abbassò gli occhi.
“Quindi mi ami…”
Lo disse
con così tanta insicurezza e dolcezza che Tom ebbe
l’istinto di abbracciarlo, come non faceva da tempo.
“L’ho
sempre fatto…” Bill non riuscì a reprimere una smorfia “…anche se non mi credi”
****
Aveva
spalancato gli occhi quando Bill
l’aveva afferrato con forza per le spalle. E quando
con forza l’aveva sbattuto contro il muro.
E poi
aveva sentito le labbra di suo fratello sulle sue. E
aveva desiderato che il tempo si fermasse, perché non riusciva a ricordarsi
bacio più dolce e passionale allo stesso tempo.
Bill
non l’aveva mai baciato così.
O
forse era solo una sua impressione.
Ma,
Dio, aveva realmente importanza in quel momento? L’unica cosa che voleva era di
nuovo tra le sue braccia.
Di nuovo
c’era Bill.
Il mondo
avrebbe potuto anche sparire, non l’avrebbe lasciato andare mai più. Mai.
Preso
dalla foga, non si accorse delle lacrime che iniziarono a scendergli lungo le
guance.
Altrimenti
si sarebbe dato mentalmente dello stupido.
****
Ma
alcune lacrime non esprimono dolore.
Alcune sono pura gioia.
E a
volte bisogna piangere un po’ per riuscire a rivedere il sole.
****
Bill
si staccò leggermente da lui per riprendere fiato.
“Prendimi
in giro e ti ammazzo”
Non c’era
alcuna dolcezza in quelle parole. Non c’era nemmeno un qualcosa di spiritoso.
Erano la
pura e semplice verità.
Bill
l’avrebbe fatto. Bill era un uomo di parola.
L’avrebbe
ucciso.
Ma
solo se necessario.
“Non lo
sto facendo…”
E Tom sapeva che Bill gli stava
credendo. Lo vedeva nei suoi occhi.
Bill
appoggiò la testa sulla sua spalla. “Non dovevo venire… tutto questo è sbagliato… e io ti odio…”
Tom lo
strinse a sé.
Se
quello era l’odio era veramente come lo descrivevano.
Era
proprio come l’amore.
****
Sì, Bill non avrebbe mai dovuto presentarsi a casa sua.
E non
avrebbe mai dovuto baciarlo.
E
forse lui non avrebbe mai dovuto rispondere a quel bacio.
Ma
più probabilmente non avrebbero dovuto lasciarsi andare, come allora.
Ma
erano passati tre anni.
Tre anni.
In cui
l’unico pensiero fisso di Tom era stato poter
riabbracciare Bill.
E in cui l’unico pensiero fisso di Bill era
stato poter riabbracciare Tom.
Così,
quando Bill aveva sentito le mani di Tom sulla sua schiena non si era
posto nessuna domanda.
Che
tutto andasse al diavolo.
Erano
passati tre anni.
Un’ora di
felicità se la potevano permettere.
Solo
un’ora.
****
Era come
se lo ricordava. Il suo profumo. La sua pelle. I suoi
capelli. La sua voce.
Era
esattamente il Bill dei suoi ricordi.
Il Bill che lo baciava piano, facendogli
perdere la testa.
Il Bill che faceva scorrere le dita
lungo le sue braccia, facendogli venire i brividi. Il Bill che non era mai riuscito a dimenticare.
E in
quella stanza, tra i sospiri e i gemiti, le lenzuola di cotone e la finestra
chiusa, gli sembrò di rivivere quella notte di tre anni prima, in cui Bill era stato suo… e in cui lui era stato
di Bill.
E
proprio come allora gli sembrò di impazzire, prima di morire lentamente tra le
sue braccia.
Perché
non c’era posto in cui desiderasse stare di più al mondo.
Perché
Bill era di nuovo con lui.
****
Sì, era
sbagliato.
Sì,
avrebbero dovuto prima di tutto parlare.
Sì, i
problemi di tre anni prima si sarebbero ripresentati.
Ma in
quel momento non aveva importanza.
Nulla
aveva importanza.
Tom
era di nuovo di Bill.
Bill
era di nuovo di Tom.
Il filo
del destino li aveva di nuovo farti scontrare. E loro
non avrebbero potuto opporsi.
****
Tom
si svegliò all’improvviso. Il letto intorno a lui era freddo.
Mancava
qualcosa. O meglio, qualcuno.
Bill…
Si mise stancamente
a sedere, cercando nella stanza qualcosa che testimoniasse la presenza di Bill. Ma non vi trovò nulla.
Gli passò
per la testa che potesse essere stato tutto un sogno.
Ma quando si accorse di essere ancora nudo e i suoi
vestiti sparsi per la camera, realizzò semplicemente che Bill
doveva essersi già alzato.
Si
rivestì in fretta. Magari Bill era
in cucina… magari stava mangiando…
Ma
quando arrivò alla porta capì che in casa era da solo.
Sentì il
suo cuore spezzarsi.
In quel
momento, realizzò sul serio cosa avesse dovuto provare
Bill tre anni prima.
E si
odiò profondamente.
****
Lo vide
solo in un secondo momento. Un bigliettino bianco accuratamente piegato e posto
sopra il tavolo.
Cos’è, la tua lettera d’addio?
Non
riusciva a provare nulla. Niente. sembrava che il suo
cuore e la sua mente fossero spariti dal suo corpo.
Ma
quando lesse il bigliettino, con le mani tremanti e già il pensiero di cosa
poteva esserci scritto, si sentì tornare alla vita.
Sorrise.
Anch’io sono un idiota, Bill…
Sono andato a
prendere qualcosa da mangiare… per noi due.
Sì, torno. E sai perfettamente perché…
Sono un idiota.
Bill
****
Ebbene sì, questa storia è virtualmente finita. Manca solo un piccolo
epilogo.
Comunque, che ve ne pare?
A me è piaciuto molto scrivere
questo capitolo, ci sono delle frasi che mi colpiscono particolarmente.
Ringraziatemi perché tecnicamente
questo capitolo doveva finire diversamente, non si doveva capire che biglietto
avesse lasciato Bill a Tom
(se positivo o negativo)… ma poi mi piaceva l’idea che
entrambi finissero col pensiero di essere un idiota, che per chi non l’ha
capito sta ad indicare chiaramente una dichiarazione del tipo “sono ancora
innamorato di te” XD.
Titolo del capitolo come al solito è una canzone dei Placebo.
Bene… detto questo, purtroppo ho
zero tempo per scrivere i commenti… ringrazio tutti tutti! Mi spiace non rispondervi ma
devo finire assolutamente il capitolo de gli eletti entro stasera >_<
Grazie comunque a: Ginny002, Whity, MissZombie, mY LadY oF SoRRoW
(grazie a te per
le splendide parole!!), Judeau (che bellissima recensione *_* sono quasi
commossa! Grazie grazie grazie! Posso
chiederti se sai come si dice in tedesco: “Io mi oppongo”?), Hysteria (purtroppo ho scritto 8
pagine su 13 de gli Eletti: non posso pubblicare ç_ç
mi spiace. Al mio ritorno però sarà on line al
più presto! Grazie di tutto!!).
Ci sentiamo il 12/13 agosto quando sarò tornata dalla montagna. Buone vacanze a
tutti!
Alla prossima… mi fate sapere cosa
ne pensate del capitolo e della storia in generale ora
che è praticamente finita? ^_-