Verrückt Nach Dir

 

 

Disclaimer: Questa storia è uno spinoff di Eine krasse Lüge [Es war nur Liebe] - Die einzige Wahrheit [Tod macht frei] 2  e di Beas Ehevermittlungsstelle [Die einzige Wahrheit (Tod macht frei) 3]  di Sar@. Niente di quanto raccontato qui è reale e io non ci guadagno assolutamente nulla. Tom e Bill non mi appartengono in alcun modo, mentre Bea e Leo sono invece di Sar@, e io mi sono permessa di sfruttarli solo per omaggiarla, per una storia che vale veramente la pena leggere.

 

****

 

Sono stato sicuramente meglio, però respiro. La cosa peggiore sarà smettere di fumare. (*)  

 

Gli era sembrata un'eternità, aspettare Tom. E quando poi lui era tornato, il tempo aveva ripreso a scorrere.

Aveva trascorso un'eternità, mille anni, ad aspettarlo. E ne avrebbe aspettati altri mille, se avesse dovuto. Perchè per un amore del genere si sarebbe sentito semplicemente un cretino a non farlo.

Per Tom quello e altro.

E poi stava bene.

E sembrava un'assurdità, quando il suo corpo era quasi tutto ricoperto di gesso e riusciva appena a muoversi. Ma stava bene. Abbastanza.

Ora che Tom era di nuovo con lui stava decisamente meglio. Ora che lo sentiva, che erano di nuovo insieme, che erano di nuovo una cosa sola, stava bene.

Stava perfettamente.

E quei pensieri che l'avevano travolto e distrutto e macinato sembravano proprio scomparsi. Non c'erano più nella sua mente, probabilmente perchè con il sangue che aveva perso e il dolore fisico per tutte quelle fratture - e quel dolore al cuore all'idea di perdere Tom - se n'erano andati.

Bill valeva di nuovo qualcosa agli occhi più importanti di tutti.

I suoi.

E valeva a quelli di Tom, anche se quello forse non era mai cambiato. Ma era stato lui a non riconoscerlo più.

Ora, invece, sembrava funzionare tutto. Funzionare bene.

Bill era un uomo.

Bea era una donna.

No.

Bea era un uomo vestito da donna, ma rimaneva uomo.

Bea era Bill.

Bill era un uomo.

Era questa serie di equivalenze che gli erano sfuggite, fino a ridurre il tutto ad una serie di espressioni lapidarie come: Bill è morto, Bea è viva. Bea è una donna. Bill dev’essere donna. Bill è morto. Bill non è più un uomo.

Bill non è più niente.

Stronzate.

Sono vivo. Io sono vivo, Bea è Bill. Senza Bill, Bea non esiste.

E senza Tom, non esiste Bill.

E ora che era guarita la sua testa avrebbe solo dovuto prendersi un po' di tempo e riaggiustare tutto il resto.

A partire da quelle rossa rotte, che sembravano proprio la metafora di tutto il resto.

Ma anche loro si sarebbero rinsaldate. Avrebbe solo dovuto aspettare un po' di tempo. Ma lui non aveva fretta.

 

 

 

 

Grazie, Georg. Per tutto quello che hai fatto e per averci mandato papà. Mi è mancato tanto. E' mancato tanto anche a Tom.

Gli abbiamo fatto conoscere Buck e gli abbiamo raccontato quello che c'è successo.

Adesso ci facciamo coccolare un pochino.

Forse ce lo siamo meritati, in qualche modo.

 

"Cucino qualcosa di tedesco, oggi, va bene?"

Tom sorrise a suo padre, grato, mentre suo fratello emetteva un urletto dei suoi e prendeva a dimenarsi dalla sua postazione. Ovvero il divano e le sue gambe, su cui aveva poggiato la testa, felice di farsi coccolare un po', in attesa di riempire la pancia.

"Qualcosa di tedesco e di buono!"

Gordon sorrise al minore dei gemelli, prima di scambiare un'occhiata divertita con Tom.

"Vada per qualcosa di tedesco e di buono!"

Bill sorrise, allegro, prima di reclamare le dovute attenzioni della sua mano e tornare a dormicchiare contro le sue gambe.

Quando si risvegliò fu soltanto perchè Tom lo stava sollevando di peso, nella speranza di interrompere quel suo sonno da ghiro.

"Mi hai fatto intorpidire tutte le gambe. Non le sento più"

Bill lo guardò malissimo, prima di farsi aiutare a raggiungere il tavolo apparecchiato. "La prossima volta prendo un cuscino vero, è sicuramente meno stronzo" borbottò, sistemandosi davanti ad un piatto ancora vuoto.

"Le mie gambe e la mia prostata ringraziano" gli scoccò, prima di rivolgersi a Gordon "Vado a pisciare, torno subito. E controlla che non si spazzoli tutto quanto, nel frattempo!"

Bill avrebbe tanto voluto tirargli addosso qualcosa, ma il gesso era veramente troppo e troppo ingombrante. "Che stronzo. Non posso neppure mangiare da solo"

Gordon gli mise davanti un piatto stracolmo e gli sorrise, consapevole che comunque Bill non si sarebbe fatto imboccare da lui, ma da Tom.

"Bill vuoi-"

"No, grazie"

"Ma si raffredda..."

Bill stirò le labbra in un sorriso. "Adesso Tomi arriva"

E quasi l'avesse sentito, Tom sbucò dall'angolo della cucina, andandosi a sedere al proprio prosto ed osservando Bill. E prima ancora di iniziare a mangiare, non ci pensò due volte ad inforchettare una patata dal piatto di Bill e allungargliela davanti al viso.

"Non vorrei che la scrofetta ne risentisse..." ridacchiò, mentre Bill - la bocca piena e l'espressione fintamente offesa - gli mostrava la lingua.

Era qualcosa di molto infantile, ma per due che se n'erano sempre fregati della morale, del buongusto, della religione e di tutto quanto, in fin dei conti, non rappresentava proprio nulla.

Se non un'alchimia del tutto particolare che si esprimeva anche così, giocando e prendendosi in giro e scherzando, come quei bambini piccoli che non erano più.

Erano cresciuti in fretta. Li avevano costretti a crescere.

Però andava bene. Nonostante tutto, Bill si sentiva veramente bene. Aveva uno sguardo sereno, aveva l'espressione felice, si sentiva amato.

Erano belle sensazioni. Scaldavano dentro, in profondità.

Stava bene. Anche con un fratello che era un marito, un amante, un compagno, una vita intera, che giocava a fare lo stronzo, quando proprio non lo era per niente, Tomi. Era dolce e si preoccupava tantissimo per lui.

Si preoccupava prima di lui, poi di se stesso.

Con una persona così accanto, non aveva proprio senso sentirsi meno che importantissimo.

 

 

Ora porto Buck a fare una corsa. Poi dovrò fare il bagno a Bill, perché non sia mai coccoli solo uno degli animali di casa. (*)

 

Io sono pazzo.

Sono innamorato e sono pazzo.

Sono innamorato pazzo.

Bill non riusciva a sentirsi meno che felice. Meno che amato. Meno che deciso a donare tutto l'amore di cui era capace all'unica persona che avrebbe sempre rappresentato il suo intero mondo.

Pensava a questo, mentre Tom faceva scorrere la spugna sul suo corpo, con un'attenzione sconfinata. Bagnando la sua pelle, ma assicurandosi che tutto quel gesso non venisse sfiorato dall'acqua.

Era bellissimo, Tom, con quell'aria tra l'assorto e il devoto, e quelle ciocche bionde ad incorniciargli il viso.

Era bellissimo e in ogni gesto c'era proprio tutta la dolcezza del mondo. E lui era sempre stato l'unico a cui queste attenzioni erano rivolte. Nessun altro aveva mai avuto quello sguardo addosso, o quell'ammirazione, o quella devozione sconfinata.

Sono pazzo di te.

E Bill si ritrovò a pensare a quanto il destino fosse comunque strano. Quanto quel Verrückt Nach Dir fosse stato premonitorio, quasi ci fosse veramente un qualcosa di più grande della morale e della ragione, quasi ci fosse qualcosa a cui nessuno di loro due era riuscito a sottrarsi.

Una pazzia che non uccide, ma fa terra bruciata attorno a sé.

Una pazzia che era dolce e consolatoria e unica, tanto da desiderare di tenerla stretta e di coccolarla. E di farsi coccolare da essa.

Proprio come due cuccioli in pigiama che sgambettavano sorridenti, proprio come allora, proprio come quando erano nella pancia della mamma, semrava strano - ed era comunque bellissimo - vedere non fosse cambiato nulla.

Se non la profondità di un sentimento che sembrava comunque sconfinato.

"A cosa stai pensando?"

Bill inclinò la testa di lato, appoggiandola al braccio di suo fratello. "A niente di particolare... e al fatto che sei bellissimo..." mormorò piano, quasi fossero state le parole pronunciate in un sogno, quasi avesse paura di svegliarsi.

Ma i sogni non erano così caldi e non ti stringevano con tanta violenza da lasciarti secco.

I sogni non avevano nulla di reale.

Tom, per contro, lo era tantissimo.

"Non puoi dirmi queste cose mentre ti sto lavando e sei tutto nudo e pieno di schiuma. Poi l'infermiere inizia a pensare a cosa sconce..."

Bill sospirò, schizzando suo fratello con un po' di acqua e mettendo il broncio. "Tu hai sempre e solo in mente il gioco del dottore, è mai possibile?"

Tom scoppiò a ridere, prima di passargli la spugna umida sul naso. "Si vede che sei un paziente che ispira particolarmente"

"Oppure che tu sei perennemente arrapato"

"Anche"

E la bocca di Tom gli sembrò comunque così bella, distesa in quel sorriso, che un bacio - o due o tre - non riuscì proprio a negarglielo.

 

 

 

Io voglio tenermelo stretto quello che ho, Georg. Io me lo sono guadagnato per davvero. Non me lo dimentico più.(**)

 

"Non muovetevi e tirate fuori un bel sorriso. Buck, fila di corsa da Bill e guai a te se ti agiti!"

Bill sorrise, chiamando a sé il cane, prima di inclinare la testa contro la spalla di Gordon.

"Ok, tre, due, uno..." Tom schiacciò il pulsante e si precipitò da loro, da quel quadretto improvvisato sulla veranda, ma che stava a rappresentare un'intera famiglia.

Serena.

Si sistemò a terra, accanto a Buck, appoggiando un braccio sulle gambe di Bill, quasi a voler rimarcare un'appartenenza che nessuno gli avrebbe comunque mai più contestato.

E poi il flash si accese, illuminandoli completamente, e fissando su quella memory card uno dei tanti momenti felici che erano riusciti a ritrovare. Fissando una famiglia piccola piccola, ma ancora unita, forse più che mai.

"Dai, ne faccio una a voi due" disse Gordon, alzandosi in piedi e raggiungendo la digitale, che Tom aveva posto sopra un tavolino, cercando la posizione migliore per immortalare tutti quelli a cui voleva bene.

Bill annuì, prima di illuminarsi con un sorriso dei suoi, che da solo sarebbe bastato a motivare una foto. E Tom pensò seriamente a quanto gli era mancato, a quanto era stato stronzo nell'abituarsi a non vederlo, al fatto che non sarebbe più dovuto accadere. Mai più.

Ora che l'aveva ritrovato, ora che aveva di nuovo davanti agli occhi cosa voleva dire Bill sereno, non l'avrebbe più perso. L'avrebbe tenuto stretto a sé. Lui, il suo sorriso e la sua pazzia.

Lo cinse alla vita, mentre Bill si accoccolava addosso a lui, incastrando alla perfezione il capo nell'incavo del suo collo, come se quello fosse stato il suo posto da sempre.

Gordon li fissò dal piccolo schermo della digitale e non riuscì proprio a stupirsi quando quei due corpi intrecciati formarono un’unica immagine. Un unico corpo. Vicini vicini. Con Bill e quel suo sorriso luminoso e Tom e l'aria di quel ragazzino che non era più. Erano piccoli ed erano grandi, per un mucchio di motivi diversi.

Erano diventati grandi insieme.

Erano diventati grandi.

Gordon sorrise e scattò la foto, premurandosi poi di mostrarla subito al minore dei gemelli, perchè qualora non fosse venuto bene...

"...avrei dovuto nascondere un po' il braccio, si vede l'ematoma"

Tom scosse la testa. "Tu sei senza speranza, sul serio"

"Io sono pazzo, è diverso" ribatté Bill, mostrandogli la lingua. "E adesso ne voglio una con papà!" proseguì sorridendo.

Tom si trattenne dall'alzare gli occhi al cielo. "Buona fortuna, conoscendolo pretenderà di venire perfetto per rifarsi dalla foto precedente"

Gordon gli sorrise. "Io non ho fretta"

E Tom si sentì bene, si sentì bene veramente, nell'ascoltare quelle parole. Nell'ascoltare forse l'unico modo possibile per ricucire e rinsaldare ancora un po' quella famiglia così strana.

Esserci e basta.

Esserci come c'era stato Bill, come ci sarebbe stato lui e come ci sarebbe stato Gordon.

Ich bin da.

Ci sono. Ci siamo.

Era l'unica cosa veramente importante.

 

 

 

Io avrei dovuto assicurarmi le mie bellissime mani. Perché quella culona della Lopez può assicurarsi il suo fondoschiena e io non non ho mai pensato di assicurarmi le mani?

La mia bellissima mano destra non è più bellissima. E' un orrore disgustoso. La pelle non è più liscia, le unghie non sono ancora ricresciute e il mignolo è storto. Il mio bellissimo dito è storto. Storto stortissimo. E' orribile, non si può guardare.

E Tom è un cretino insensibile perché secondo lui non si nota affatto. Ma non devo certo ricordarti che mio fratello è anche incapace di capire perchè il blu e il nero non si abbinano bene. Certe cose lui non le capisce e basta. E mi prende in giro perchè invece io le capisco, è orribile.

Voglio farmi una manicure pazzesca e voglio che le mie mani tornino bellissime. E voglio anche che quell'imbecille di Tomi la pianti da ridere come un cretino alle mie spalle, in questo momento.

Per piacere, cercate di capirmi almeno voi.

 

 

PS: Compatitemi (Tom, ovviamente)

 

Tom si affacciò alla porta della camera con un sorriso stampato sul volto. Bill era ancora a letto, arricciato tra le lenzuola e i cuscini, alla ricerca della miglior posizione per portare avanti il suo sonno notturno.

"Colazione a letto per il mio culetto di piombo preferito!" esclamò, poggiando delicatamente il vassoio accanto a Bill, attento a non far cadere nulla.

Suo fratello, intanto, si era girato dalla sua parte, stirando le labbra in un sorriso e stropicciandosi gli occhi come un bambino.

Sembrava piccolo, Bill, con quei capelli corti. Sembrava piccolo in quelle lenzuola. Sembrava piccolo mentre dormiva.

Non era piccolo per niente, però.

Era un uomo, era forte ed era bellissimo.

Ed era suo.

Bill si portò a sedere, mugugnando qualcosa di incomprensibile e illuminandosi nel vedere il contenuto del vassoio.

“Da cosa vuoi iniziare?” chiese Tom, sfiorandogli la guancia con le labbra prima di sistemarsi i cuscini dietro la schiena.

Suo fratello scrutò il contenuto del vassoio, prima di inclinare la testa di lato, lasciando che alcune di quelle ciocche un po’ più lunghe gli sfiorassero il naso, e indicare l’angolino destro, come se avesse appena fiutato la propria preda.

Per non essere una donna, Bill, era incredibilmente abile nell’ottenere tutto ciò che desiderava.

“Che cos’è?”

Tom sbuffò. “Non vale, però! Quello doveva essere il gran finale, sei sicuro di volerti rovinare la sorpresa?”

Aveva usato la parola sbagliata, perché Bill lanciò un urletto, prima di accoccolarsi addosso a lui e iniziare a chiedere insistentemente cosa fosse.

Tom gli sorrise, pizzicandogli il fianco nudo. “Perché non ci guardi?”

Bill allungò una mano. La sua bellissima mano recante i segni di tutto ciò che era capitato loro. La sua bellissima mano, che non perdeva comunque un briciolo del suo fascino, ai suoi occhi. Perché rappresentava tutta la forza e la rabbia e la determinazione e l’amore folle di suo fratello.

Distrutta come lui, ma tenuta ancora insieme.

Afferrò quella scatoletta nera e anonima e la studiò, come un gatto, probabilmente, avrebbe guardato una preda.

E chissà, forse Bill aveva già capito tutto. Forse perchè lo conosceva talmente bene da leggergliele in faccia certe cose, forse perchè era proprio lui ad essere stato tarato male e quel tipo di situazioni non riusciva a gestirle senza incartarsi da solo.

Suo fratello, comunque, aprì quella scatoletta con gli occhi che già luccicavano.

E rimase così, a fissare quella fedina sottile e ambigua, che nessuno avrebbe mai scambiato per un anello tipicamente da donna, color platino, con gli occhi e l'espressione più comica del mondo. Ma anche quella più bella, perchè testimonianza di un amore che era stato ritrovato proprio quando sembrava che il destino avesse deciso di strapparglielo dalle mani.

Bill, però, ci aveva rimesso tutto, tutto il corpo, ma il suo amore se l'era tenuto stretto stretto.

"Non dici niente?"

Suo fratello emise uno squittio ancora più comico e ancora più tenero, prima di afferrare l'anellino tra le dita e guardarlo meglio.

E a Tom sarebbe veramente piaciuto saper decifrare l'esatta successione dei suoi pensieri, nel momento in cui si era accorto di cosa aveva fatto incidere all'interno della fedina.

01/09/1989 B.K. - T.K.

Bea Keller?

No. Solo Bill. Bill e Tom Kaulitz. E la data di quando il loro amore aveva avuto inizio.

Dalla pancia della mamma.

Tom sorrise, prima di stringerselo al petto. "Su, dai, smettila di piangere"

Bill, invece di dargli retta, si strinse ancora di più a lui, cercando di attutire i suoi mugolii. "Sei un cretino" gli mormorò, tirando su col naso.

"Oh bene, è proprio la reazione che avrei voluto. Stupido a chi pensa ad un po' di coccole..."

Bill gli tirò un pugno contro la spalla, ma era chiaro che non vi era alcuna intenzione di fargli realmente male, quanto piuttosto la voglia di darsi un tono.

"E comunque, te lo dico subito, non aspettarti cose come serenate o letterine d'amore, eh. Accontentati di ciò che offre il mercato" aggiunse.

Bill si divincolò dal suo abbraccio e lo fulminò con gli occhi, ancora lucidi dalle lacrime. "Certo che tu non sai proprio come ci si dovrebbe comportare, vero? Hai appena fatto una cosa bellissima e devi rovinare il momento con la tua solita delicatezza"

Tom gli sorrise, prima di afferrarlo dietro il collo e tirarlo verso di sé, fino ad incontrare le sue labbra in un bacio dolce. E Bill non disse niente, si lasciò andare contro di lui con un'espressione felice e si lasciò sdraiare da Tom su quel letto sfatto.

E poi attese che suo fratello appoggiasse il vassoio della colazione per terra, prima di ritrovarselo di nuovo premuto contro, con la malizia di chi lo conosceva bene, tanto da sapere perfettamente cosa volesse in quel momento.

Tutto l'amore possibile.

No, non quello del mondo, perché tanto non avrebbe saputo che farsene.

Solo il suo. Il suo e quello di nessun altro.

In fondo, era ciò che aveva sempre voluto e che non era proprio mai riuscito a negargli.

Proprio mai.

Non ci sarebbe riuscito neppure in futuro, di quello era assolutamente certo.

 

 

 

Bill si grattò il mento, pensieroso. Era da un po' che si crogiolava con quell'idea... da un po' che gli ronzava per la testa, ma solo di recente era riuscito a darle una forma concreta.

Un ringraziamento non basta per un amico cui devi tutto, no?

Bill sorrise, guardando Tom lanciare un bastone a Buck, aspettando che il cane lo riportasse indietro.

 

Io sono fortunato. Lo sono. Sono innamorato e sono ricambiato, e ho l'amore più bello del mondo.

Se ce l'ho ancora, questo amore, è anche grazie a Georg.

Anche Georg si merita di essere felice. Se lo merita e lo deve avere.

Si merita una ragazza carina, si merita di innamorarsi sul serio.

 

Abbassò gli occhi sul laptop e riprese a scrivere, pronto per concludere la mail da spedire dall'altra parte dell'Oceano.

Lana è proprio gentile con me, anche se Monica è un po' più carina. Tu, che dici?

Inviò l'email, chiuse il laptop e si rimise ad osservare Tom sulla spiaggia con un sorriso stampato sul volto.

Era quasi ora di cena e la fame iniziava a farsi sentire.

Magari avrebbe potuto chiedere a Tomi i suoi famosi spaghetti. Gli sarebbe proprio piaciuto mangiarli. Magari su quella loro terrazza.

Sì. Avrebbe dovuto chiedere a suo fratello di prepararne un piatto immenso. Così, con la pancia piena, sarebbe anche stato più facile informarlo di alcuni suoi pensieri.

Sarebbe stata una bella cena.

Sarebbe stata anche una bella estate.

Forse le cose sarebbero andate bene, sarebbero andate meglio.

Era felice. Aveva Tom. Aveva anche fame. E aveva anche voglia di fare l'amore.

Aveva tutto. Tutto ciò che desiderava era proprio a portata di mano. Gli sarebbe bastato allungare un po' il braccio.

Anche se ricoperto dal gesso.

 

(1 settembre 2008)

 

****

 

(*) tratto da: Eine krasse Lüge [Es war nur Liebe] - Die einzige Wahrheit [Tod macht frei] 2 di Sar@

(**) tratto da: Beas Ehevermittlungsstelle [Die einzige Wahrheit (Tod macht frei) 3]  di Sar@

 

Note dell'autrice: Mi mancava scrivere spinoff XD. A parte gli scherzi, tutto questo è stato scritto solo perché alla fine di Tod 2 avevo questa scena in mente (se ve lo state chiedendo, quella dell'anello), ma nient'altro. Poi, dopo la lettura di Tod 3, mi è tornata la voglia di buttare giù qualcosa, ma di nuovo il tempo e l'ispirazione mi erano un po' contro.

Ora, visto che ho già mille storie da portare avanti, ho pensato bene di iniziare anche la mille e uno XD Sia mai che io possa fare qualcosa di sensato, qualche volta. Il fatto che oggi sia il compleanno dei gemelli, no, non vuol dire niente, per il semplice motivo che l'ho iniziata già da qualche giorno e il fatto che io l'abbia conclusa adesso è una pura coincidenza. Avrei potuto scrivere altro (tra le mille storie), e ho scritto questo, punto.

Poi, io devo ringraziare tanto tantissimo Sar@, visto che tutto il ciclo di Tod mi ha fatto praticamente impazzire d'amore puro (<3) e so che forse mi sono presa qualche libertà (o licenza poetica) - una su tutte, la so da sola, per dire XD -, ma a fine stesura non me la sono sentita di cambiare niente. Quindi spero che vada comunque bene anche così. Nel caso ci fossero discrepanze troppo evidenti, perdono ç_ç

E ora torno nel mio anfratto a studiare <3

A presto, spero. *incrociamo le dita, ho trovato un internet point e quindi FORSE c'è speranza XD*